Il saggio di Francesco Saverio Romano, edito Rubbettino, nasce da una domanda semplice ma tutt’altro che scontata: perché continuiamo a organizzare le vite delle persone attorno a soglie anagrafiche rigide, diciotto anni per votare, sessantasette per la pensione, limiti impliciti o espliciti per l’accesso a ruoli di responsabilità, quando la ricerca sociologica dimostra da tempo che l’età cronologica è un misuratore sempre meno affidabile delle capacità reali di un individuo?
Il concetto di transage
Da questa domanda nasce il concetto chiave del libro, transage: una teoria che propone di sostituire la “logica delle soglie” con quella delle competenze, riconoscendo che il contributo di una persona alla società non ha un’età prestabilita. L’autore approfondisce àmbiti molto diversi tra loro: il lavoro e la previdenza, l’istruzione, la politica, l’urbanistica, l’intelligenza artificiale, la spiritualità, l’arte, lo sport, le aree interne italiane.
Alcuni esempi: Mattarella, Meloni, Ikea
Il punto di maggior interesse è l’uso sistematico di casi concreti. Alcuni sono istituzionali e riconoscibili, come per esempio Sergio Mattarella quale «volto emblematico di longevità attiva», Giorgia Meloni ed Elly Schlein quali esempi di leadership “precoce”, o ancora Nelson Mandela eletto presidente a settantacinque anni e Alexandria Ocasio-Cortez entrata al Congresso statunitense a soli ventinove.
Altri esempi sono aziendali (la BMW che sperimenta linee produttive con soli operai over 50, ottenendo un aumento di produttività del 7%; IKEA e le sue politiche di inclusione intergenerazionale); altri ancora sono piccole storie di territorio, come il borgo di Santo Stefano di Sessanio in Abruzzo rigenerato grazie a un albergo diffuso nato dall’incontro tra giovani architetti e anziani maestri artigiani.
L’esclusione digitale, nuovo fattore di marginalità
Dal punto di vista dei dati, il richiamo a Eurispes, per esempio, mette in evidenza come l’esclusione digitale rappresenti oggi «un nuovo fattore di marginalità sociale»; un dato che l’autore utilizza per ricordare che le tecnologie emergenti, pur avendo il potenziale di abbattere le barriere generazionali, rischiano di creare nuove disuguaglianze se non accompagnate da politiche di accesso e alfabetizzazione digitale diffuse.
I capitoli su previdenza e diritti riportano la narrazione sulle criticità del sistema italiano (mutui negati agli over 60, incentivi fiscali riservati alle start up giovanili, pensioni fissate per soglie anagrafiche anziché per condizioni funzionali), mentre la parte dedicata al confronto tra modelli culturali nel mondo (dalla venerazione confuciana per gli anziani al culto californiano del “giovane genio”) offre una visione comparata.
Le pagine sulle aree interne, invece, che immaginano borghi spopolati come possibili “laboratori transage” di coabitazione tra generazioni, propongono una lettura originale del rapporto tra demografia e rigenerazione territoriale.
L’età non è una barriera ma una variabile
Nel complesso, dunque, Transage è un saggio propositivo che intreccia dati, storie ed esempi per sostenere una tesi chiara: l’età – scrive l’autore nelle conclusioni – deve smettere di essere una barriera e diventare «semplicemente una delle tante variabili che compongono le biografie».

