Coronavirus, le pandemie sono colpa dell’uomo. WWF: “Abbiamo distrutto la natura”

C’è una relazione diretta tra la pandemia del Coronavirus che sta terrorizzando il Pianeta e le dimensioni epocali della perdita di natura.
Il report del WWF Italia, reso noto qualche giorno fa, spiega come l’emergenza sanitaria globale provocata dal nuovo Coronavirus, che ha molti elementi comuni con altre cosiddette “malattie emergenti” ‒ Ebola, Aids, Sars, Influenza aviaria ‒ sia anche la conseguenza del nostro impatto sulla natura.
Lo studio dell’associazione ambientalista evidenzia come spesso le zoonosi, ovvero le malattie trasmesse dagli animali all’uomo, sono direttamente collegate a comportamenti sbagliati dell’uomo, in particolare alla distruzione di ecosistemi naturali e al commercio di animali selvatici.
All’origine del nuovo Coronavirus c’è il fenomeno dello spillover, il salto che permette al patogeno di passare da una specie all’altra: in questo caso, dall’animale all’uomo.
Gli scienziati di tutto il mondo stanno studiando la pandemia. Al momento, non se ne conosce ancora l’origine. Secondo molti esperti, tra i più probabili serbatoi del virus potrebbero esserci alcune specie di pipistrelli, ma resta anche l’ipotesi che a consentire il transito sia stato il pangolino, curioso e poco conosciuto animaletto, a rischio estinzione, dal corpo ricoperto di scaglie le quali, secondo antiche credenze, avrebbero effetti curativi. Su un dato gli scienziati sono d’accordo: il passaggio dall’animale all’uomo. Passaggio che, secondo il WWF, è strettamente legato al commercio di animali selvatici e ai cambiamenti del clima.
Gli ecosistemi naturali hanno un ruolo fondamentale nel sostenere e alimentare la vita, ma anche nel regolare la trasmissione e la diffusione di malattie infettive. La distruzione dell’habitat naturale rompe gli equilibri ecologici, riduce le barriere naturali al contagio.
La deforestazione – per nuove edificazioni, creazione di nuovi pascoli, o produzione di carta e legname – ha, di fatto, cancellato parte di quelle specie animali che rappresentavano un argine tra i virus e l’essere umano, aumentando i rischi di contagio. Insomma, la relazione diretta tra i comportamenti sbagliati dell’uomo, la perdita dell’habitat naturale, i cambiamenti climatici e la diffusione di malattie sembra evidente.
Il rapporto dello scorso anno dell’IPBES, il Comitato Internazionale e Intergovernativo che, per conto dell’ONU, si occupa di biodiversità ed ecosistemi, è chiaro: il 75% dell’ambiente terrestre e il 66% di quello marino hanno subìto significative modifiche, e circa un milione di specie animali e vegetali sono a rischio estinzione. A questo va aggiunto che nell’ultimo mezzo secolo la popolazione mondiale è raddoppiata, di conseguenza anche il bisogno di risorse. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: pian piano si è verificato un impoverimento delle risorse naturali, cambiamenti climatici e aumento dell’inquinamento.
L’allarme lanciato negli ultimi decenni da scienziati e associazioni ambientaliste è rimasto inascoltato dai più, perché proteggere gli ecosistemi naturali, frenare i cambiamenti climatici, insomma, invertire la rotta, ha un costo e richiederebbe il ripensamento di molte politiche a livello globale. Oggi che questa nuova pandemia ha sconvolto il Pianeta, oggi che stiamo pagando un costo elevatissimo, insopportabile in termine di vite umane, oggi che siamo di fronte a una malattia che ha cambiato le nostre abitudini, il nostro lavoro, le nostre vite, non c’è più tempo da perdere. Questo il senso del nuovo allarme lanciato dal WWF: quando avremo superato l’emergenza sanitaria, sarà necessario impegnarsi per proteggere e conservare le aree incontaminate del Pianeta; ricostruire gli ecosistemi danneggiati; frenare il cambiamento del clima; contrastare il consumo e il commercio di specie selvatiche.
Quest’anno l’evento globale del WWF, Earth Hour, che mira a sensibilizzare l’opinione pubblica sulla crisi climatica e il riscaldamento globale attraverso lo spegnimento, per un’ora, dei principali monumenti del mondo e in tutte le abitazioni, arriva in un momento drammatico che impone straordinarie misure di sicurezza. Non potranno esserci manifestazioni e piazze gioiose, come negli anni passati, ma ci sarà comunque, il 28 marzo, una voce forte che chiederà di invertire la rotta verso un futuro sostenibile. “Insieme” sarà la parola d’ordine: insieme per chiedere alle Istituzioni, all’economia e a tutti i cittadini un’assunzione di responsabilità per attuare concretamente l’Accordo di Parigi sul clima e per impegnarsi, insieme – dice la Presidente del WWF Italia, Donatella Bianchi – per un New Deal for People and Nature che scriva nuove regole per il nostro rapporto con il Pianeta. La manifestazione di piazza si trasformerà in una grande attivazione digitale che coinvolgerà il maggior numero possibile di cittadini.
Un’ora per la Terra, un’ora per l’Italia, questo il nome della grande maratona di spegnimento che caratterizzerà la giornata del 28 marzo alla quale i cittadini potranno partecipare postando sui profili social personali il video della propria giornata per il clima. Ad Eart Hour 2020, realizzata con il patrocinio della Camera dei Deputati, del Senato, della Presidenza del Consiglio e dell’ANCI, è stata conferita la Medaglia dal Presidente della Repubblica come riconoscimento per il valore della manifestazione.
Come si svolgerà la manifestazione del 28 marzo? Dalle prime ore del mattino sui canali web e social del WWF Italia saranno trasmesse foto e video degli spegnimenti dei monumenti nelle principali città del mondo. Si alterneranno contributi di artisti e musicisti, volti noti ed emergenti, che interpreteranno brani ispirati alla natura.

Ultime notizie
Relazione DIA
Criminalità e contrasto

Relazione Semestrale DIA, la mafia si insinua anche grazie ai traffici di droga e di armi

La Relazione DIA relativa al primo semestre 2023 è stata resa nota questa mattina. Le mafie emergono come fenomeni sempre più mutevoli che cambiano forme e modalità di azione, adattandosi ai contesti socio-economici. Il traffico di droga resta la fonte maggiore di profitto per i clan, mentre si rileva la presenza di un traffico di armi, anche da guerra.
di redazione
Relazione DIA
economia africana
Mondo

Come va l’economia africana? La realtà del Continente al di là dei macro-dati

L’economia del Continente africano crescerà tra il 3,8% e il 4% nel 2024 e sarà la seconda economia a livello mondiale dopo quella asiatica, ma i dati reali, non meramente legati a fattori economici, descrivono una realtà più incerta e mutevole, determinata dai conflitti, dall’instabilità politica e da disastri naturali ed eventi climatici, come la siccità.
di Emanuele ODDI*
economia africana
rimesse economiche
Immigrazione

L’importanza sociale delle rimesse economiche dei migranti

Le rimesse economiche dei migranti rappresentano una risorsa per il paese d’origine che le riceve, oltre a un diritto e un mezzo di emancipazione di molte famiglie dalla povertà. Ma allo stesso tempo, queste possono creare squilibri nel tessuto sociale: una ricchezza, dunque, che andrebbe guidata da progetti di investimento strutturati.
di Marco Omizzolo*
rimesse economiche
Intervista

Neuroscienze della narrazione, lo storytelling nell’era dell’Intelligenza artificiale

“Neuroscienze della narrazione” è il saggio di Marco La Rosa, pubblicato da Hoepli, che analizza presente e futuro dello storytelling nell’era dell’IA. Oltre al rischio di un eccessivo appiattimento dei contenuti, come già accade per le immagini generate da IA, La Rosa allerta sulla condizione dell’“uomo di vetro”, ovvero privato della sua riservatezza.
di Massimiliano Cannata
migrazione e asilo
Europa

Nuovo Patto europeo su migrazione e asilo, manca un vero equilibrio tra responsabilità e solidarietà

Il nuovo Patto europeo su migrazione e asilo ha generato notevoli perplessità sul fronte dei diritti umani e della solidarietà tra Stati Ue, in particolare sul trattamento dei minori e sulla possibilità data agli Stati membri di rifiutarsi di ospitare i richiedenti asilo in cambio di un contributo finanziario alla gestione dei processi di rimpatrio.
di Ugo Melchionda*
migrazione e asilo
violenza di genere
Società

Giovani e violenza di genere. I dati della Direzione Centrale della Polizia Criminale

Violenza di genere, un report del Servizio Analisi Criminale delle Forze di Polizia analizza il fenomeno in una ottica generazionale. I delitti in àmbito affettivo e familiare sono in calo, ma troppo spesso riguardano vittime e autori con meno di 34 anni, con prevalenza di giovani adulti. Il 76% delle donne vittime di violenze sessuali ha meno di 34 anni.
di redazione
violenza di genere
competenze digitali
Lavoro

Competenze digitali e nuove priorità nel mondo del lavoro, l’appuntamento Adnkronos Q&A

Attrarre nuovi talenti, valorizzare la formazione specifica e investire sulle persone: questi i temi al centro del nuovo appuntamento Adnkronos Q&A, con focus su parità e gender gap
di redazione
competenze digitali
Rapporto Italia
Rapporto Italia

Rapporto Italia, presentati i dati dell’Eurispes per il 2024

Rapporto Italia 2024, nelle parole del Presidente dell’Eurispes Gian Maria Fara un Paese al bivio, che ha bisogno di coraggio nelle scelte. Ma bisogna innanzitutto superare il “presentismo” che ha contraddistinto gli ultimi anni per scegliere con consapevolezza tra conservazione o futuro.
di redazione
Rapporto Italia
concessioni balneari
Diritto

Giurisprudenza amministrativa su concessioni balneari

Sulle concessioni balneari c’è bisogno di meno proroghe e più regole certe, ragionevoli e trasparenti, in quanto non è più possibile affidarsi solo agli esiti della giurisprudenza. I provvedimenti dovranno tenere in conto l’esperienza professionale e il know-how delle imprese, nonché tutelare gli eventuali investimenti già effettuati.
di giovambattista palumbo*
concessioni balneari
baby gang
Sicurezza

Baby gang tra realtà e percezione. Intervista a Stefano Delfini, Direttore Servizio Analisi Criminale della Direzione Centrale della Polizia Criminale

Il 36% degli italiani denuncia la presenza di baby gang nel proprio territorio, come emerge dal Rapporto Italia 2024. Ma non bisogna confondere realtà e percezione, afferma Stefano Delfini, Direttore del Servizio Analisi Criminale, che nel corso dell’intervista traccia un quadro del fenomeno criminale minorile nel nostro Paese.
di Susanna Fara
baby gang