HomeCultura & TurismoDiffusione e prospettive dei Partenariati Speciali Pubblico-Privati in Italia

Diffusione e prospettive dei Partenariati Speciali Pubblico-Privati in Italia

di
Marco Marucci*

L’Italia detiene un patrimonio storico-architettonico di straordinaria ampiezza: circa 219.188 beni immobili di interesse culturale, con una forte presenza nelle aree interne (circa il 40% dei luoghi culturali), di cui oltre 81.000 sottoposti a vincolo di tutela e 61 siti iscritti nella Lista del Patrimonio Mondiale UNESCO, il numero più alto al mondo.  Eppure, a questa eccezionale ricchezza non corrisponde una capacità gestionale e di valorizzazione adeguata.

La ricchezza del patrimonio italiano si scontra con un “paradosso culturale”

Persistono criticità strutturali come la frammentazione proprietaria, lo stato di conservazione spesso critico, le carenze informative e un profondo disallineamento tra strumenti giuridici tradizionali e l’elasticità di una moderna gestione partecipata, sempre più richiesta. Questo contribuisce a coltivare quello che potremmo definire il “paradosso culturale italiano”: a fronte di un patrimonio stimato in oltre 1.100 miliardi di euro, i livelli di investimento pubblico restano bassi e la spesa pro-capite dei Comuni in cultura è ancora distante dai livelli pre-Covid. Parallelamente, solo il 35% circa dei cittadini risulta coinvolto in attività culturali, con rendimenti economici nettamente inferiori rispetto ad altri paesi europei.

Le forti potenzialità dei Partenariati Speciali Pubblico-Privati (PSPP)

I Partenariati Speciali Pubblico-Privati (PSPP) rappresentano una risposta perfetta per questa sfida. Introdotti nell’ordinamento italiano con il Codice dei beni culturali (artt.112 e 115), lo strumento è stato progressivamente rafforzato dal Decreto Semplificazioni del 2020 e poi recepito nell’art.134 del Nuovo Codice dei contratti pubblici (D.lgs. 36/2023), in un contesto più organico che ne consolida la vocazione collaborativa e orientata all’interesse generale.

A differenza dei partenariati pubblico-privati tradizionali, non si basano su una logica di scambio economico, ma su una “comunione di scopo”

I PSPP si configurano come strumenti giuridici ibridi che consentono forme di collaborazione tra enti pubblici, privati e Terzo settore. A differenza dei partenariati pubblico-privati tradizionali, non si basano su una logica di scambio economico, ma su una “comunione di scopo” orientata all’interesse generale. Il rapporto recentemente pubblicato da Eurispes sottolinea le forti potenzialità dei PSPP come strumenti innovativi di governance territoriale finalizzati alla valorizzazione del patrimonio culturale. Il tema si inserisce nel più ampio dibattito europeo sull’amministrazione condivisa, la cui diffusione è stata richiamata e promossa dalla Convenzione di Faro nel 2005 e, più recentemente, dalla Nuova Agenda Europea per la Cultura (2018).

La prima ricognizione censuaria dei PSPP in Italia

Il contributo presenta, in mancanza di un archivio ufficiale nazionale, una prima ricostruzione dei PSPP attivati in Italia tra il 2018 e il 2025, attraverso l’analisi degli avvisi comunali nel database ANAC ed uno scouting puntuale su tutti i Comuni italiani. La ricognizione, seppur scontando alcuni limiti dovuti alle difficoltà di accesso ai dati amministrativi, rappresenta ad oggi la base conoscitiva più completa disponibile.

Dal 2018 – anno del primo PSPP, attivato dal Comune di Bergamo con la cooperativa Teatro Tascabile per il recupero del Monastero del Carmine – la diffusione dello strumento ha seguito una traiettoria esponenziale: inizialmente con un utilizzo sporadico e sperimentale fino al 2021, dopo una forte accelerazione a partire dal 2022 ha registrato un picco nel 2025 facilmente interpretabile come segnale di definitiva istituzionalizzazione. Questa crescita è stata fortemente legata agli incentivi offerti da alcune misure del PNRR: il Bando Borghi (Linea B) e il programma NextAppennino per le Aree Sisma (Fondo Complementare) in modo particolare.

La distribuzione territoriale risulta fortemente disomogenea, con concentrazioni significative in alcune province (Macerata, Ascoli Piceno, Rieti, Lecce, Fermo), interpretabili come presenza di ecosistemi amministrativi più ricettivi e maggiore capacità progettuale degli enti locali, mentre ampie aree del Paese restano scarsamente rappresentate, confermando il carattere non ancora sistemico dello strumento.

L’approfondimento di alcuni casi studio confermano sfide e opportunità dello strumento

L’analisi qualitativa è stata condotta su quattro casi studio, due localizzati nel Nord (Bergamo e Cuneo) e due nel Sud (Sepino, in Molise, e Lentini, in Sicilia), ed hanno permesso di approfondire le dinamiche operative dei PSPP e di mettere a confronto contesti istituzionali, territoriali e organizzativi molto differenti. Tutti i casi analizzati (Bergamo, Cuneo, Molise, Sicilia) mostrano come i PSPP funzionino come dispositivi di rigenerazione territoriale basati su capitale relazionale e capacità progettuale.

Il recupero dell’ex Monastero del Carmine da parte del Teatro Tascabile di Bergamo ha rappresentato il caso esplorativo-pionieristico

Il recupero dell’ex Monastero del Carmine da parte del Teatro Tascabile di Bergamo ha rappresentato il caso esplorativo-pionieristico, caratterizzato da governance condivisa, fundraising misto e forte integrazione con il territorio. La riqualificazione dell’ex chiesa di Santa Chiara a Cuneo da parte della compagnia teatrale Il Melarancio (ora Dispari Teatro) ha evidenziato opportunità di semplificazione ma anche alcune criticità legate all’anticipazione delle risorse finanziarie e ai vincoli imposti delle Soprintendenze.

Il caso della cooperativa Badia Lost&Found a Lentini, in provincia di Siracusa, ha interessato il recupero di un’ex caserma, trasformata in spazio culturale e sociale

Il caso di Sepino rappresenta invece un esempio significativo di applicazione del PSPP in un’area interna del Mezzogiorno: l’impresa culturale “Just MO” ha riqualificato il Palazzo Tiberio con l’apertura del MAT – Museo del Matese, un luogo polifunzionale in cui trovare spazi espositivi, infopoint, archivi, hub di comunità e che rappresenta il nodo di una rete territoriale estesa all’intera area del Matese. Infine, il caso della cooperativa Badia Lost&Found a Lentini, in provincia di Siracusa, ha interessato il recupero di un’ex caserma, trasformata in spazio culturale e sociale. Il PSPP si configura in questo piccolo comune della Sicilia come strumento di innovazione sociale, oltre che culturale.

Il PSPP come “moltiplicatore condizionato” di sinergie territoriali

I risultati del rapporto consentono di configurare il PSPP come uno strumento ad alto potenziale ma ad alta complessità, il cui successo dipende in misura determinante da fattori che vanno al di là della sola correttezza procedurale. Esso funziona soprattutto quando riesce a trasformarsi da “procedura” a “patto di cura” di lungo periodo, consentendo a soggetti del terzo settore e imprese culturali di assumere un ruolo co-progettuale e non meramente esecutivo: i PSPP funzionano quando esiste fiducia tra attori e un forte radicamento territoriale degli enti che avviano il processo di valorizzazione sottostante. In assenza di tali condizioni e di sufficiente “valore reputazionale” degli attori coinvolti, lo strumento tende a fallire. I limiti strutturali che emergono con chiarezza da una lettura trasversale dei casi studiati sono essenzialmente tre. Il primo è lo sbilanciamento finanziario a carico del partner privato che rende lo strumento difficilmente replicabile senza sufficienti reti di garanzia e senza capacità organizzative avanzate, soprattutto in contesti periferici. Il secondo è la dipendenza dalla capacità amministrativa dell’ente localee dalla sua stabilità politica. Il terzo è la forte incidenza dei vincoli di tutela e di alcune complessità procedurali, che rallentano la rifunzionalizzazione e le capacità trasformative necessarie.

Le Linee guida del Ministero della Cultura in materia di PSPP rappresentano un passo significativo verso la standardizzazione delle pratiche

Sul piano prospettico, le Linee guida del Ministero della Cultura in materia di PSPP, pubblicate nel 2025, rappresentano un passo significativo verso la standardizzazione delle pratiche, riducendo l’incertezza giuridico-amministrativa che ha spesso frenato il ricorso a tale strumento. L’ulteriore sfida è quella di costruire un registro nazionale dei PSPP, rafforzare le pratiche di rendicontazione e promuovere una maggiore integrazione con le politiche di coesione territoriale. Solo attraverso questo consolidamento istituzionale il PSPP potrà esprimere pienamente il suo potenziale di acceleratore di processi di rigenerazione culturale e sociale nei territori italiani.

*Marco Marucci, CNR-Ircres

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