Gates, Zuckerberg, Bezos, Dangermond: gli evangelisti del Terzo millennio

Sono questi i quattro evangelisti della rivoluzione digitale che attraversa il Terzo millennio. Dal più giovane, Mark Zuckerberg, ai due quasi coetanei Bill e Jeff (Gates e Bezos), al più avanti negli anni, e meno presente sui media, Jack Dangermond. Quest’ultimo è l’uomo che bracca il Coronavirus: lo insegue e lo traccia con le mappe geografiche costruite con gli scienziati della Johns Hopkins University e con i dati forniti dall’OMS.
Gli Stati Uniti – il paese più colpito dalla pandemia – sono la patria comune di questi “evangelisti”. Zuckerberg è di White Plains, Contea di New York alle foci del fiume Hudson; Bill Gates di Seattle, dove si costruiscono i Boeing messi a terra dal virus. Quasi profeticamente, Gates aveva detto «non sarà la guerra a minacciare il mondo, ma un virus». Oggi fa il filantropo e mette a disposizione il suo patrimonio per trovare il vaccino anti-Covid da regalare al mondo. Jeff Bezos, mister Amazon, nasce ad Albuquerque, città dove Gates mise la prima fabbrica di Microsoft. Oggi, Bezos, è l’uomo più ricco del mondo; con la sua imbattibile rete di e-commerce ha permesso al mondo di respirare e di approvvigionarsi nelle prime settimane del contagio, dando lavoro a migliaia di persone.
Meno noto alle cronache, ma un vero guru negli Stati Uniti, è Jack Dangermond, da Redlands (California), un 75enne dal valore di oltre 5 bilioni di dollari, ingegnere ambientale, padre incontrastato dei sistemi di informazione geografica (GIS). Partito con un gruzzoletto di appena 1.100 dollari ora controlla oltre il 40% del mercato mondiale della digital geography, la cosiddetta geolocalizzazione. Se degli altri tre cavalieri dell’apocalisse digitale conosciamo vita, morte, miracoli e gossip (vedi Bezos), vale la pena soffermarsi un po’ sulla figura di Jack Dangermond, che attraverso la Esri Inc. ha diffuso nel mondo quella che ha definito la “Science of Where”, la “Scienza del Dove”. La sua si può definire un’azienda familiare. Lo affianca (dal 1969) nello sviluppo della tecnologia geografica, la moglie Laura, con la quale gestisce una fondazione (Jack and Laura Dangermond Preserve) che ha finora investito 165 milioni di dollari per salvare le coste del Pacifico. Come per gli altri “evangelisti”, la filantropia si trasforma sempre in qualcosa di concreto per il proprio paese. Dangermond non ha esitato, quando è stato necessario, a scendere in campo contro una pandemia che gli Stati Uniti non avevano pensato fosse così virulenta. Le piattaforme della Esri hanno mostrato al mondo la terribile avanzata del Covid-19, elaborata dagli ingegneri della Johns Hopkins University sui dati dei contagiati e dei decessi nel mondo, certificati dall’OMS. Nella mappa geografica dell’Esri è possibile individuare i casi dei contagi, indicati con pallini rossi. Più grandi sono i pallini, maggiore è la concentrazione delle vittime del contagio. Con una pressione del dito sulla mappa si accede ai singoli casi che possono essere analizzati con un dettaglio che va dalla regione alla singola città. Ma, quello che chiameremo il “mondo di Jack”, non è solo questo.
La “Scienza del Dove” ha un traguardo importante da raggiungere: quello di essere la guida della trasformazione digitale. Per primo Jack Dangermond ha capito il valore che si può estrarre dalla enorme mole dei dati geografici che provengono dalle varie fonti e che rivoluzioneranno velocemente il nostro pianeta. Secondo stime del 2020 il mercato del GIS (Geographic Information System) vale 500 miliardi di dollari. Su 350mila aziende del settore digitale, il 75% di esse lo useranno. Gli utenti saranno almeno sei milioni (di cui oltre 100mila in Italia). Le tecnologie geo-spaziali guideranno i cambiamenti della vita quotidiana e delle abitudini di milioni di persone. Dopo la pandemia gli abitanti del “mondo di Jack” vivranno un nuovo Rinascimento.

Emilio Albertario, giornalista, già Direttore della Rubrica Costume e Società Tg2 Rai, Vice Presidente della Associazione Stampa Romana, docente di Giornalismo Radiotelevisivo alla Facoltà di scienza della Comunicazione, Roma Sapienza.

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