L’incidenza dello smart working in pandemia e oltre

smart working

La crisi del Covid-19 ha creato un’improvvisa necessità per le aziende e i loro dipendenti di iniziare o aumentare lo smart working. Facilitando il lavoro da casa, le tecnologie dell’informazione e della comunicazione (TIC) sono state fondamentali per consentire alle attività economiche di proseguire e per consentire a una parte significativa di individui di continuare a guadagnare. Il report compilato dall’OECD dal titolo “Measuring Telework in the Covid-19 Pandemic” (“Misurare il telelavoro durante la pandemia da Covid-19”) raccoglie informazioni su come si sia evoluto lo smart working nel corso delle restrizioni dovute alla pandemia. In particolare, esamina quali aziende e individui sono stati in grado di sfruttarlo per continuare a lavorare. Vengono inoltre esaminate definizioni e veicoli di indagine alla base delle statistiche presentate.

Tutti i paesi hanno registrato un aumento dei tassi di telelavoro durante la pandemia di Covid-19, sebbene l’entità degli aumenti vari ampiamente tra i paesi e si sia evoluta nel tempo, probabilmente in risposta alle mutevoli linee guida del governo e alla percezione della gravità del rischio sanitario. Australia, Francia e Regno Unito hanno visto circa il 47% degli occupati in smart working nel 2020. In Francia, il telelavoro è più che raddoppiato, aumentando del 25% rispetto ai livelli pre-pandemia. In molti paesi, i tassi di picco sono stati vicini al potenziale massimo per lo smart working stimato in base alle caratteristiche dei posti di lavoro (Dingel e Neiman, 2020).

Le differenze sullo smart working sorgono tra i settori e le professioni in base ai diversi gradi di digitalizzazione

I settori delle TIC, dei servizi scientifici, professionali, tecnici e finanziari, nonché delle pubbliche amministrazioni, hanno raggiunto tassi più elevati di telelavoro durante la pandemia, come del resto il settore del management e le risorse umane.

Anche le caratteristiche personali possono influenzare l’incidenza del telelavoro. Durante la pandemia, lo smart working è aumentato di più tra i giovani rispetto ai più anziani e per le donne più che per gli uomini. Una domanda chiave è se queste tendenze persisteranno dopo la pandemia. Le prove disponibili in alcuni paesi suggeriscono che sia i dipendenti che i datori di lavoro intendono fare un uso maggiore del telelavoro rispetto a prima della pandemia. Il report dell’OCSE ha cercato di studiare in che modo l’incidenza del telelavoro si sia evoluta in risposta all’impulso senza precedenti creato dalla pandemia. Sebbene tali informazioni siano disponibili solo per un piccolo numero di paesi OCSE, sono comunque in grado di dare delle indicazioni.

In Italia i tassi dello smart working sono ancora bassi

I tassi di smart working, come riportato dalle imprese, sono più bassi in Italia e hanno raggiunto il 9% dei dipendenti a marzo-aprile 2020, 8 punti percentuali in più rispetto a prima della pandemia (gennaio-febbraio 2020).

Tuttavia, i dati del telelavoro aziendale per l’Italia sono accompagnati dalle risposte a una domanda che chiede alle imprese di stimare la percentuale di personale aziendale che svolge mansioni che possono essere svolte in remoto o in smart working (ISTAT, 2020). Questo fornisce una stima alternativa del potenziale del telelavoro in Italia, – 9% dei dipendenti in tutte le imprese. In Italia tutti i settori si sono avvicinati al raggiungimento del loro potenziale di smart working segnalato nel marzo-aprile 2020, ma la maggior parte si è ridotta a quasi la metà del potenziale con l’allentamento delle restrizioni a maggio-giugno dello stesso anno.

In particolare, ad aver raggiunto e applicato il proprio potenziale di smart working (nel periodo marzo-maggio 2020) sono soprattutto il settore delle comunicazioni (50% del potenziale), attività professionali, scientifiche e tecniche (38%) educazione (32%), servizi elettrici, gas e altre (32%), assicurazioni e finanza (28%). Le stime calano sensibilmente con la fine delle restrizioni del primo lockdown, ovvero da maggio a giugno. Ultime per applicazione dello smart working, come prevedibile, tutte le attività lavorative legate alla socialità e alla ristorazione, ma anche alle arti e alla condivisione.

Come è stato evidenziato più volte, è probabile che almeno parte della variazione nei dati sullo smart working sia determinata da differenze concettuali per le “unità di misura” (ad es. lavorare da casa/smart working; lavoratori dipendenti/lavoratori autonomi), le fonti (ad es. sondaggi su individui/sondaggi sulle imprese) e altre variazioni “di routine” nella metodologia di indagine come modelli e dimensioni del campione, formulazione delle domande e la guida precisa fornita agli intervistati per aiutarli a comprendere e compilare le domande.

Le imprese di alcuni settori sono più digitalizzate di altre (OCSE, 2019). In alcuni settori è quindi probabile che lo smart working possa continuare oltre la pandemia e finché la maggior parte dei dipendenti disponga di supporti tecnologici e accesso remoto ai sistemi di lavoro. In altre parole, una parte significativa dei lavori in alcuni settori è già svolta “su un laptop” e può quindi essere svolta sul posto di lavoro o altrove con difficoltà relativamente basse. Al contrario, alcuni settori sono caratterizzati dalla fornitura fisica di servizi, come l’alloggio, il cibo, i trasporti e i servizi di stoccaggio. Sebbene la pandemia sembri aver incentivato più aziende in questi settori a offrire il telelavoro e la quota di dipendenti che lavorano da casa è aumentata notevolmente, molti ruoli semplicemente non possono essere svolti da casa.

Leggi anche

Lo smart working, pur variando ampiamente tra i lavoratori di diverse fasce di età e occupazioni e per livello di qualifiche, sembra che sia stato distribuito in modo relativamente inclusivo in termini di disponibilità sia per gli uomini che per le donne.

Ci si chiede se i cambiamenti osservati all’indomani della pandemia verranno sostenuti anche in seguito. Le prove disponibili suggeriscono che circa un terzo degli occupati spera di continuare ad avere l’opportunità di lavorare da casa e che una quota maggiore di imprese sono propense allo smart working rispetto a prima della pandemia, con una proporzione maggiore di dipendenti che dovrebbe avvalersi dell’opzione del telelavoro. Le azioni dei governi hanno svolto un ruolo importante nel creare l’impulso per un’implementazione massiccia dello smart working, creando le premesse da parte dei datori di lavoro in questa direzione. A questo punto, i responsabili delle politiche del lavoro dovrebbero considerare le azioni da intraprendere per sostenere i benefici del telelavoro in futuro; garantire alle imprese e ai loro dipendenti la flessibilità di cui hanno bisogno per guidare la ripresa economica e sociale e per raggiungere un maggiore benessere, dopo gli eventi che hanno cambiato il mondo nel 2020.

Ultime notizie
Last 20
Diritti umani

Last 20*: sono gli ultimi l’altra faccia del nostro Pianeta

“Last 20, gli Ultimi della Terra”, sono i 20 paesi più poveri al mondo, in contrapposizione a quelli del G20. La distanza tra questi due blocchi è abissale, e cresce di anno in anno, alimentata da crisi internazionali e guerre. Ai Last 20 è dedicato un Comitato e un ciclo di incontri.
di Tonino Perna** e Ugo Melchionda***
Last 20
idrogeno
Italia Domani

Idrogeno verde, alleato della decarbonizzazione dei processi industriali in Ue

In Europa e in Italia, i progetti legati all’idrogeno stanno crescendo in ogni ambito e rappresentano una soluzione per decarbonizzare i processi industriali e i comparti economici in cui la riduzione delle emissioni di carbonio è urgente e allo stesso tempo difficile.
di Claudia Bugno*
idrogeno
scuola paritaria
Scuola

Il contributo della scuola paritaria al sistema nazionale di istruzione: numeri, problemi, possibilità

La scuola paritaria in Italia accoglie 817.413 studenti in 12.096 scuole ogni anno, contribuendo al sistema nazionale di istruzione. Eppure, le scuole paritarie sono ancora escluse da sostanziosi finanziamenti e progetti del Ministero, anche quelli previsti dal PNRR.
di Elena Ugolini
scuola paritaria
pace
Attualità

Tempo di uccidere

Nella nostra cara, felice e ricca Europa, nessuno ci credeva. Ma, insomma, si chiedeva la gran massa delle persone, questi si vogliono davvero...
di Luciano Maria Teodori
pace
Laboratorio Europa
Intervista

Laboratorio Europa, alimentare il confronto su Istituzioni europee e sulla necessità di un’Europa sociale. Intervista al Prof. Umberto Triulzi

Laboratorio Europa dell’Eurispes, gli esperti si riuniscono per il primo incontro del 2023, attualmente coordinato dal Prof. Umberto Triulzi, economista, e docente di Politica economica europea, intervistato rispetto ai temi di discussione: Istituzioni europee, integrazione in ambito internazionale, Europa sociale.
di Silvia Muscas
Laboratorio Europa
complottismo
Attualità

Il dubbio e il burattinaio. Complottismo all’italiana

Cronaca e intrigo: anche per l’arresto di Matteo Messina Denaro, non sono mancati sospetti, dubbi, perplessità oltre l’accertamento dei fatti, con il risultato di offuscare il senso di una vittoria importante dello Stato contro la mafia. Il dovere di dubitare è una pratica essenziale nella società democratica, tuttavia bisogna contrastare il rischio dello scetticismo aprioristico e distruttivo.
di Angelo Perrone*
complottismo
editoria
Cultura

Editoria italiana: ricavi, geografia e nuove prospettive

L’editoria italiana ha registrato un calo del 2,8% nel 2022, ma i dati restano favorevoli rispetto al 2019. Crescono lettori e case editrici al Sud, pur restando al di sotto della media nazionale: lettori e case editrici si concentrano al Nord e al Centro, in Lazio e Lombardia ha sede il 38% delle case editrici italiane.
di Roberta Rega
editoria
bilancio energetico
Italia

Bilancio Energetico Nazionale, differenze regionali e potenzialità inespresse

Bilancio energetico nazionale, l’Italia ha un grande potenziale confermato da una quota del 20% di energie rinnovabili sul totale registrato nel 2020. A frenare la transizione ecologica però ci sono burocrazia e regionalismi che rischiano di allungare i tempi di decarbonizzazione dell’economia.
di Ludovico Semerari
bilancio energetico
prezzi della benzina
Fisco

Possibili profili speculativi sull’aumento dei prezzi della benzina e la marginalità delle cause fiscali

L’aumento del prezzo della benzina, di cui si parla molto ultimamente, è determinato da una serie di fattori che non limitano il dibattito alle semplici accise. A incidere è soprattutto la quotazione Platts, che viene decisa dalle compagnie in base al valore effettivo dei prodotti raffinati in un determinato momento.
di Giovambattista Palumbo*
prezzi della benzina
città
Futuro

La città nell’orizzonte della rivoluzione digitale

Le città raccontano chi siamo e che futuro vogliamo costruire: la rigenerazione urbana può essere la chiave per riconquistare gli spazi sottratti dalla pandemia, e costruire un universale urbano aperto al libero attraversamento di popoli ed etnie per una società sempre più fatta di migrazioni.
di Massimiliano Cannata
città