Luciano Canfora all’Eurispes: “I fascismi hanno immense praterie a loro disposizione. Gli aiuti europei? Vengano utilizzati contro le disuguaglianze sociali”

Si può anche non condividerne il pensiero, appartenere ad altre ideologie, avere visioni altre del mondo, ma le riflessioni, le provocazioni e gli spunti al dibattito politico e sociale offerti da Luciano Canfora rimangono di estremo interesse. Definirlo un “intellettuale” potrebbe suonare oltremodo riduttivo e quindi offensivo, ed eviteremo accuratamente di farlo, per rispetto nei confronti dei suoi studi e della sua sterminata bibliografia. Canfora è invece, e soprattutto, una voce importantissima della cultura perché parla di ciò che conosce e lo fa con il coraggio, il sarcasmo e la lucidità di chi ha sempre coltivato la curiosità e l’interesse per le cause dei fenomeni sociali, politici, economici, in una vita dedicata ai libri, all’approfondimento e al sapere. L’Eurispes lo ha intervistato.

Professor Canfora, in queste settimane che hanno seguito il lockdown dovuto al Covid-19 si è molto parlato di populismo sanitario, del connubio scienza e politica, della prevalenza della prima sulla seconda in fatto di scelte, condizionamenti e decisioni…

Abbinare il termine populismo alla scienza, alle sue regole e alle sue procedure non ha alcun senso. È una formula ridicola: la scienza può essere più o meno mediocre o eccelsa ma non può mai essere populista, e quindi assecondare umori, esigenze e priorità che non le appartengono. Non avrebbe alcun senso. Diverso è il discorso della prevalenza della logica del profitto sul diritto alla salute che in alcuni casi, purtroppo, è stata perpetrata. Si guardi al caso della Regione Lombardia che ha preteso, nonostante la persistenza dei contagi, la riapertura delle aziende, desiderose di rimettere subito in moto la macchina produttiva. E allora, diciamo bene come sono andate le cose: nella gestione e nella organizzazione dell’emergenza sanitaria nata dalla diffusione del Coronavirus, alcune regioni si sono comportate bene, altre meno bene. La Regione Lombardia ha fatto pietà e alcuni notiziari hanno cercato in tutti i modi di nascondere questa verità.

Qual è il suo giudizio sull’azione del governo Conte rispetto alle misure di contenimento del virus?

Il Governo nazionale ha fatto il meglio che potesse fare.

Come giudica le manifestazioni di piazza, le proteste di diverse categorie di lavoratori alle prese con una vera e propria emergenza sociale, occupazionale ed economica?

Il mio auspicio, ma non sono molto ottimista in tal senso, è che questa rabbia sociale riesca a imporre all’attenzione un malessere profondo che attraversa il Paese, vissuto dalle fasce più deboli della popolazione, sostanzialmente abbandonate a se stesse. La diffusione del virus ha evidenziato ancor di più le laceranti disuguaglianze e le divisioni sociali. Quando subentra una crisi, chi sta male economicamente ne soffre più degli altri. Ma si tratta di una situazione che non riguarda tutti…

A chi si riferisce?

Alcuni giorni fa, in un servizio del telegiornale, la rappresentante degli albergatori della zona del Garda disse, con le lacrime agli occhi, che nella stagione passata il comparto aveva realizzato un fatturato complessivo di due miliardi e mezzo di euro. Una sorta di dichiarazione dei redditi involontaria e retroattiva. Ebbene, esistono classi sociali che vivono nella disperazione e altre che possono lamentare una riduzione dei profitti. Sono situazioni ben diverse.

In che modo si può intervenire?

Un modo potrebbe essere quello di un impiego intelligente dei quattrini europei che, anziché servire alla digitalizzazione del caffè e del salone da barba, dovrebbero essere impiegati in favore di chi non ha i soldi per vivere. Ma, molto probabilmente, questi aiuti europei non ce li daranno o solo a condizioni ben precise. La richiesta di una digitalizzazione completa del Paese è ridicola. Ursula von der Leyen, Presidente della Commissione Europea, ci dica esattamente quali sono le riforme e il tipo di modernizzazione che ritiene imprescindibili per la concessione di tali risorse. Credo che nessuna condizione di questo tipo possa essere arbitrariamente stabilita o imposta da uno degli interlocutori.

Alcuni studiosi e opinionisti hanno intravisto nella diffusione planetaria del Covid-19 la fine della globalizzazione e delle sue logiche o un suo ripensamento. Che cosa ne pensa?

“Globalizzazione” è una parola abusata. Se ci riferiamo alla logica del mercato sarebbe bene ricordare la guerra dell’oppio nella quale il Regno Unito impose con le cannonate all’impero cinese di aprirsi al commercio dell’oppio che partiva dall’India inglese. Ebbene, i cinesi sconfitti sul campo di battaglia, dovettero arrendersi e aprirono all’oppio; e regalarono a Sua Maestà persino l’Isola di Honk Kong. Un esempio illuminante di globalizzazione, nel lontano 1856.

Altri modelli di sviluppo, più sostenibili e meno pervasivi, non riusciranno ad affermarsi, sulla scorta delle trasformazioni dovute alla diffusione planetaria del virus?

Non credo, almeno nel medio periodo. Sono ben consapevole della potenza del mercato e del profitto e dei loro cantori. Il “Dio-Capitale” ha i suoi adoratori, i suoi sacerdoti, i suoi seguaci. Poter vendere la merce in ogni angolo del mondo e far viaggiare il danaro nel modo più veloce sono i loro obiettivi. Tutto il resto è secondario. Credo che le cose riprenderanno esattamente così come erano prima del virus. Purtroppo.

In questo scenario di grandi disuguaglianze sociali ed economiche, i populismi, con le loro fake news, i loro slogan e le loro ricette miracolose trovano un terreno fertile?

Più che un terreno fertile, delle vere e proprie praterie. Ma non parlerei tanto di populismi quanto di politica fascistoide. Il rischio di un ritorno del fascismo è dietro l’angolo. L’eternal fascism, l’Ur-Fascism di cui ci parlò, fra gli altri, Umberto Eco. Nel fascismo si sprofonda per slittamenti progressivi. Il fascismo spesso appare rispettabile, normale ai benpensanti, tanto liberali quanto conservatori, nonostante l’evidenza di alcuni suoi tratti fondamentali e ineliminabili quali la soppressione dei partiti, la fine della libertà di espressione, l’aizzamento e la conseguente mobilitazione contro un nemico su cui convogliare una ostilità di massa, forme demagogiche e incisive di Stato sociale che però non disturbi troppo il ceto proprietario.

Il caso di George Floyd, ucciso a Minneapolis da un poliziotto, il suo grido “I can’t breathe” che fa il giro del mondo. Il razzismo con Trump sembra essersi risvegliato…

Donald Trump e Jair Bolsonaro – (Presidente del Brasile n.d.r) – sono i due leader del fascismo del ventunesimo secolo. Razzismo, sopraffazioni, ingiustizie, corruzione, non possono che essere alimentati a dismisura da due personaggi di questo genere. La speranza è che il prossimo tre novembre – data delle Presidenziali – , gli americani possano cacciare Trump dalla Casa Bianca ma non sarà facile: gli States sono un paese che non ha ancora raggiunto un livello minimo di democrazia. Il suffragio universale lì è messo in discussione sia dal certificato elettorale che il cittadino-elettore deve richiedere, sia dalle modifiche e dai giochi sui collegi elettorali che mortificano la volontà popolare.

 

Luciano Canfora è nato a Bari nel 1942. Storico, filologo classico e saggista, è considerato uno fra i più importanti conoscitori del mondo culturale classico. Dal 1975 è Professore di Filologia greca e latina presso l’Università di Bari, dove ha insegnato anche Papirologia, Letteratura latina, Storia greca e romana. Membro dell’Institute for the classical tradition di Boston e della Fondazione Istituto Gramsci di Roma, dirige la rivista Quaderni di storia e la collana “La città antica”. Scrittore prolifico, i suoi numerosissimi studi sono stati tradotti in varie lingue. Ha scritto fra l’altro: Storia della letteratura greca (1986), Filologia e Libertà (2008), Il destino dei testi (1995). I suoi numerosissimi studi, tradotti in varie lingue, innovativi e a volte provocatori, spaziano in molteplici àmbiti: letteratura greca e latina (Storia della letteratura greca, 1986; Vita di Lucrezio, 1993; Un mestiere pericoloso. La vita quotidiana dei filosofi greci, 2000), filologia (Filologia e libertà, 2008), problemi di storia e di storiografia (Tucidide continuato, 1970; Totalità e selezione nella storiografia classica, 1972; Storici della rivoluzione romana, 1974; Manifesto della libertà, 1994; La storiografia greca, 1999; Giulio Cesare. Il dittatore democratico, 1999; La democrazia. Storia di un’ideologia, 2004; Tucidide tra Atene e Roma, 2005; Il papiro di Dongo, 2005; Il mondo di Atene, 2011; La guerra civile ateniese, 2013; La crisi dell’utopia. Aristofane contro Platone, 2014; Augusto figlio di Dio, 2015; Gli occhi di Cesare. La biblioteca latina di Dante, 2015; Tucidide. La menzogna, la colpa, l’esilio, 2016), modi di conservazione e trasmissione del sapere (La biblioteca scomparsa, 1986; Il destino dei testi, 1995; La biblioteca del patriarca, 1998; Il papiro di Artemidoro, 2008; Il viaggio di Artemidoro. Vita e avventure di un grande esploratore dell’antichità, 2010; Noi e gli antichi, 2002; 1956. L’anno spartiacque, 2008; La storia falsa, 2008; La natura del potere, 2009; Gramsci in carcere e il fascismo, 2012; “È l’Europa che ce lo chiede!”. Falso!, 2012; Intervista sul potere, a cura di A. Carioti, 2013; La maschera democratica dell’oligarchia, con G. Zagrebelsky, 2014; Gli antichi ci riguardano, 2014; La schiavitù del capitale, 2017; Cleofonte deve morire, 2017; La scopa di don Abbondio. Il moto violento della storia, 2018; nel 2019, Fermare l’odio e Il sovversivo: Concetto Marchesi e il comunismo italiano.

 

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