L’universo nel Metaverso. Intervista a Barbara Caputo, Ordinaria di Intelligenza Artificiale al Politecnico di Torino

metaverso

Una conversazione sul Rapporto Italia 2022 con la Professoressa Barbara Caputo, Ordinaria di Intelligenza Artificiale al Politecnico di Torino e autrice del saggio del Rapporto costruito attorno alla dicotomia Metaverso/Universo. L’intervista è stata realizzata dal Prof. Alberto Mattiacci, Presidente del Comitato Scientifico dell’Eurispes.

 

Abbiamo invitato la Professoressa Caputo a condividere con noi le idee che ha presentato in questo saggio sperando di capire di più proprio da una persona che è sicuramente più esperta, occupandosi nella propria vita professionale di Intelligenza Artificiale. Barbara benvenuta e comincerei proprio con una domanda secca, per far capire in un modo semplice che cos’è questo benedetto Metaverso.

Allora il Metaverso è il tuo gioco preferito sulla PlayStation in cui tu entri dentro e quando ci entri dentro (cioè proprio come la stanza che tu hai intorno) diventi il protagonista del videogioco e tutto quello che succede nel videogioco capita a te. Quindi sei seduto sulla tua poltrona e il tuo videogioco preferito è FIFA e fai goal, sei felice perché fai goal e quindi sei tu che tiri il calcio. Se però ti fanno un fallo da ammonizione te lo prendi tu, oneri e onori. Una realtà virtuale il più realistica possibile in cui noi agiamo, esploriamo, costruiamo un mondo e troviamo qualcosa di costruito e tutto quello che succede lì succede proprio sulla pelle, cioè lo percepiamo da un punto di vista sensoristico come se ci stesse capitando nella nostra vita reale. Questo è quello che si vuole sia il Metaverso; la parola viene da un racconto di fantascienza che quando uscì in pochi, devo dire, notarono ma che poi questi smanettoni del computer della Silicon Valley hanno tirato fuori in cui si immagina questo mondo nuovo digitale che dovrebbe nascere come democratico, un po’ come quando si aveva l’aspirazione del West in cui tutti potevano andare, questo nuovo terreno questo mondo nuovo che si va a colonizzare e, quindi, dove si può inventare una vita nuova. Poi anche nel racconto di fantascienza si scopriva che avere l’avatar più bello, avere l’avatar con una risoluzione maggiore, la linea più veloce, alla fine dipendeva anche da quanto pagava il tuo abbonamento per cui in realtà in questo Metaverso si ritrovava lo specchio, una trasposizione di quella che era la vita che avevamo del nostro mondo reale.


 

Quindi, da quello che intendo, è comunque un mondo parzialmente costruito, parzialmente definito, nel quale io, tendenzialmente, posso contribuire a ridefinirlo, in qualche modo, con la mia azione.

Dobbiamo fare una premessa. Si parla molto di Metaverso in questo momento, però si parla di qualcosa che oggi non c’è. Il Metaverso ci sarà, lo si sta costruendo, l’idea è di creare queste realtà virtuali molto immersive: quindi, di nuovo, il videogioco in cui io entro dentro, ma non ho più la percezione di essere seduta sul divano e lo schermo della televisione lì, mi metto dei sensori, dei guantini o qualcosa indosso, per cui io lo sto vivendo e lo sento sulla pelle, annuso l’odore dell’erba sul prato, diventa molto molto vero. Però oggi non c’è, è qualcosa che si vuole fare. Quello che ci raccontano è di una struttura, una piattaforma che ci darà qualcosa, delle forme e poi la possibilità per singoli così come per aziende di andare e creare qualcosa. Quindi così come leggiamo di Gucci che apre un negozio, organizza una sfilata di moda, io, Barbara, posso entrare nel Metaverso con il mio avatar e costruire una casa, esattamente come hanno fatto i pionieri del West.

I pionieri del West avevano zappa e fucile qui, se capisco bene, servono dei device tecnologici perché questo Metaverso abbia vita. Dei device e degli strumenti dietro. Qual è il mondo tecnologico che consente al Metaverso di esistere?

Di mondi tecnologici ce ne sono vari e sono interessanti. Sicuramente c’è stato un progresso dal punto di vista del software, quindi la realtà virtuale, questo un po’ noi lo vediamo come consumatori, chi è della nostra generazione Pac-man se lo ricorda, quello che si trova sulla PlayStation adesso è un’altra cosa è completamente un altro mondo. I cartoni animati degli anni Settanta rispetto a quello che oggi Disney e Pixar immettono sul mercato potrebbe essere un altro esempio: c’è stato un bellissimo progresso rispetto alla realtà, alla capacità di generare modelli in 3D in più molto, molto realistici, quindi molto velocemente; c’è stato un grandissimo progresso tecnologico nella miniaturizzazione di processori, quindi microprocessori che dovrebbero rendere per me possibile mettere sulla stanghetta degli occhiali (stiamo parlando di un qualcosa della grandezza di un semino di sesamo) un qualcosa che mentre cammino mi proietterà davanti sovrapposto a quello che al mio mondo reale c’è nel Metaverso in questo spazio. E poi, visto che parlavamo della possibilità di costruire, sono state introdotte le blockchain e le criptovalute, quindi io non avrò una zappa virtuale ma dovrò con qualche cosa di codificato in questo mondo virtuale comprare la possibilità di far girare il programma che crea la casa, che crea un avatar per il cane, che crea l’avatar il vestito, se voglio comprare la borsa di Gucci nel Metaverso. Quindi fare cose nel Metaverso significa crearlo dalla parte di chi lo crea e poi come strumenti per noi per entrarci c’è tutto questo mondo dei Bitcoin, delle criptovalute e la certificazione di quello che è che passa per la blockchain. Una visione, questo va detto, che va ad intersecare tutto quello che in qualche modo è nato nell’ultimo decennio di nuovo, di frontiera, nel mondo digitale che andrebbe a convergere in un mondo che forse volevamo pensare come parallelo, però la grande scompaginazione del Metaverso è che non è parallelo, io te lo proietto, te lo mescolo, con il tuo mondo reale.

Io uso spesso la metafora del cappuccino per spiegare la nuova dimensione esistenziale che abbiamo. Noi siamo nati in un mondo dove c’era il caffè, poi è diventato un caffè macchiato (le prime e-mail), man mano la quantità di latte è aumentata, oggi abbiamo un cappuccino dove non è più neanche sensato distinguere dove comincia il caffè e dove finisce il latte. Mi sembra che questa cosa vada nel verso della costruzione di questo nuovo piano dell’esistenza. Una domanda che mi viene anche su questo, visto che tu ti occupi di Intelligenza Artificiale ed è un’altra grande paura dell’età contemporanea. Questo grande mondo dell’Intelligenza Artificiale intanto se ce lo puoi tratteggiare brevemente: di che si tratta e che cosa c’entra poi, nella costruzione del Metaverso e del cappuccino?

L’Intelligenza Artificiale la possiamo vedere, soprattutto per questa discussione, come l’automazione della comprensione di un dato. Pensiamo alla catena di montaggio, agli operai in fabbrica; negli anni Settanta la robotica è iniziata ad entrare nella fabbrica per automatizzare il lavoro manuale. E quelli sono stati gli anni in cui è entra anche nella nostra vita: io rivendico felicemente il mio essere esperta di Rai e donna e ringrazio i santi che hanno inventato la lavatrice e la lavapiatti che sono automazione del lavoro ed hanno cambiato la vita delle persone. Una volta esisteva il mestiere della lavandaia o i panni si lavavano in casa. La robotica è stata l’automazione del lavoro, ripeto sempre lo stesso gesto e lo posso fare più velocemente. L’Intelligenza Artificiale è l’automazione dell’analisi del dato: sta parlando qualcuno in questa registrazione? Sì, no, sì, no, è sempre la stessa risposta. E posso scrivere un programma calcolatore che fa questa cosa. Per esempio, nel parcheggio c’è qualcuno che corre? Sì, no, sì, no e dalle immagini di sorveglianza posso scrivere un programma calcolatore che mi guarda queste cose. Perché chiamiamo intelligenza un programma calcolatore che fa questa cosa? Perché quando queste cose le facciamo noi le facciamo grazie all’intelligenza e quindi per noi fare queste cose, capire se qualcuno sta correndo e se corre in un parcheggio forse è perché qualcun altro lo sta attaccando perché sta succedendo qualcosa di strano, tutto questo è un qualcosa che solo un animale evoluto, intelligente come l’uomo riesce a fare. Il rischio che si corre però è che sempre più cose stanno diventando dato digitale; siccome i sensori sono sempre di più e sempre più economici, lo spazio di quello che è digitale, di quello che noi registriamo, sta aumentando. Un esempio che io faccio molto spesso è quello dei satelliti: il programma “Copernico” è costituito da satelliti che ogni giorno acquisiscono immagini di tutto il mondo, immagini che vengono messe, sottoforma di dati, sotto i pavimenti dell’ESA e stanno lì; è come se ogni giorno ti spedissero a casa da leggere un milione di libri, forse ne prendi uno, però il giorno dopo ne hai un altro milione da leggere, e alla fine non sono più niente, a meno che non automatizzi la lettura di queste pagine, di questo milione di libri, non in maniera intelligente, ma quanto meno con qualcosa che ti dica “ho bisogno di leggere qualcosa sulle rose, mi tiri fuori tutti i libri che parlano di rose?”. Se lo posso automatizzare, come posso automatizzare nella catena di montaggio il robot che avvita il bullone, allora riusciamo a gestire questa valanga gigantesca di dati.

Sintetizzo: il Metaverso è questo universo parallelo ma simultaneamente incidente sulla nostra realtà quotidiana che prende forma per la concomitanza di tante tecnologie che fanno capo all’informatica, al digitale, eccetera. Detto ciò noi in Eurispes ci impegniamo a studiare l’evoluzione italiana da tre punti di vista, politico, economico e sociale; proviamo, dunque, a fare un esercizio di fantasia. Politica: questo Metaverso, secondo te, potrà in qualche modo esercitare un’influenza sulle modalità, sull’essenza stessa del gioco democratico, della rappresentatività, della politica, dei partiti?

Tutti i ragionamenti che facciamo naturalmente li facciamo nell’ipotesi che il Metaverso sia una storia di successo, cosa che naturalmente non è scontata perché in questo momento se ne parla molto ma, come abbiamo detto, ancora in realtà non esiste. Quindi, una delle cose che potremmo scoprire fra tre anni è che è una delle tante previsioni del futuro che poi non è stata mantenuta, un po’ come la macchina con guida autonoma o che vola e che al 2022 ancora non è stata realizzata. Supponiamo, però, che il Metaverso parta, quindi possiamo immaginare tranquillamente che ci saranno comizi e campagne elettorali nel Metaverso. Questo significa che mentre ora se un politico vuole visitare di persona i suoi elettori deve fisicamente andare in un posto (in una campagna elettorale si gira l’Italia) qualsiasi italiano, nel Metaverso, entra e trova nella piazza il comizio del politico. Ricordiamoci che quando noi andremo nel Metaverso l’interazione è realistica, cioè avrò proprio l’impressione che in 10 secondi sono nello studio televisivo dove c’è il dibattito, sono lì, li sento, li vedo, ho una reazione emotiva immediata. Ci sarà una capacità di raggiungere e, speriamo anche dal lato del cittadino di poter chieder conto al proprio eletto delle promesse elettorali, perché se siamo così velocemente raggiungibili speriamo anche di poter raggiungere con la stessa rapidità. Un’altra cosa è che dato che per entrare nel Metaverso avremo dei sensori che ci permettono di percepire molto realisticamente quello che viene simulato, chissà se questi sensori registreranno anche in tempo reale la nostra reazione istintiva. In questo momento, sui social media, vediamo che molto spesso, forse troppo, l’umore del Paese viene, in qualche modo, misurato (una notizia che prende i “likes”, il senso di sdegno, ecc.) e non sempre la politica è capace di tenere a bada alcuni umori. In questo caso sarà assolutamente immediata e posso dire anche involontaria. Se oggi leggo su Twitter una notizia provocatoria, ho comunque la scelta di manifestare o meno esplicitamente l’emozione che ha suscitato positiva o negativa, però è una mia scelta. Se io ho un orologio o qualcosa di attaccato e il battito cardiaco parte, quindi i parametri fisiologici dicono che la mia reazione è stata di un certo tipo, quell’informazione è in linea nel Metaverso, io non la controllo più. Che impatto avrà questo in una campagna elettorale in cui si vogliono catturare emozioni, suscitare emozioni? Le risposte non ce le ho, però credo siano domande a cui vale la pena fare attenzione.

Viene anche da dire che la capacità di interazione effettiva che ti consentono queste tecnologie può cambiare un po’ anche il rapporto fra il candidato e i potenziali elettori che di solito sono anonimi ma che lì non lo sarebbero. Cambiando chiave di lettura andiamo sulla società. Se il Metaverso funzionerà, avrà successo, che tipo di cambiamento potrà portare in un mondo fatto di animali sociali?

I cambiamenti possono essere di molti tipi, la facilità di interazione sarà grandissima. Voglio veramente guardare rosa; veniamo da due anni pesantissimi in cui quello che ci è mancato più di ogni altra cosa è stata l’interazione e la distanza fisica tremenda che abbiamo dovuto avere nei confronti delle persone anziane, dei nostri cari, dei parenti lontani. Abbiamo visto i nostri familiari e i nostri amici andare in ospedale e non sapevamo se sarebbero tornati. Con il Metaverso non sarebbe stato così. Se la tecnologia sarà quello che noi vorremmo che sia, noi sentiremo il calore della pelle, l’odore. Cosa sarebbero stati questi due anni se avessimo avuto una tecnologia che oltre a poterci permettere di fare videochiamate con i nonni avesse permesso ai nonni e ai nipoti di abbracciarsi tutti i giorni, se avesse permesso di stare vicino ai malati in ospedale e tenergli la mano sempre e toccarli come se fossimo stati lì. Ovviamente tutto questo può anche essere spinto all’estremo e sfociare in cose molto violente, però c’è un potenziale di umanità che in un periodo come quello che abbiamo appena affrontato ci sarebbe servito davvero, dobbiamo cercare solamente di usare bene questo potenziale.

L’economia in senso lato (l’economia dell’impresa, tu hai citato alcuni brand che stanno giocando con gli NFT, o alcuni artisti), come potrà essere rivoluzionata? L’aspettativa è quella, chiaramente, di un boost positivo, tu cosa ne pensi?

Ti confesso che non sono completamente convinta, ma è possibile che sia una mia mancanza personale, che un’economia del Metaverso, ovvero compro per il mio avatar la borsetta esclusiva, compro per la mia casa virtuale l’opera d’arte esclusiva, ecco su questo non so cosa pensare, sospendo il giudizio. Nel breve periodo vedo due cose delle quali sono ragionevolmente certa che funzioneranno: il retail, tutto quello che è servizio al cliente, sicuramente l’interfaccia al cliente, nel Metaverso, sarà un enorme passo avanti, anche perché l’interesse verso il retail è enorme e lo abbiamo visto anche con l’impennata che c’è stata in questi anni di Covid dell’e-commerce, ma ancora oggi la grande sfida del settore è quello che viene mandato indietro, quindi, per limitare la quantità di resi se io posso andare nel negozio virtuale e provarmi il vestito prima di acquistarlo e poi decido se lo tengo o meno, se io posso andare nel negozio e sfogliare il catalogo, quindi tutto quello che faremmo davvero in un negozio fisico, vedere e toccare i prodotti nel negozio del Metaverso e poi ordinarli, la speranza è che il numero di resi e quindi anche di CO2 sia drasticamente limitata. Ovviamente tutto questo si coniuga con sensori sempre più avveniristici, perché si parla di far sentire gli odori nel Metaverso, di fare degustazioni di vini. C’è un ultimo aspetto: quello delle esperienze sociali. Tu puoi vedere il Metaverso come il social media per eccellenza, in 3D, immersivo, ecc. Quante informazioni di noi lasceremo nel Metaverso? Se scrivendo, caricando foto, e mettendo likes facciamo capire così tanto di noi, immaginiamo che tesoro rappresentano le nostre reazioni a determinate esperienze, che scelte facciamo in una situazione piuttosto che in un’altra. Tutti questi dati, da un punto di vista economico, se è vero che i dati che diamo adesso ai social sono oro, non oso pensare quei dati, ed in questo momento c’è un buco normativo, perché non si sa ancora bene cosa sia il Metaverso. Quindi bisogna fare molta attenzione.

Se la politica intesa in senso alto è organizzazione del patto sociale, del modo di stare insieme, mi pare che sia ancora molto indietro rispetto all’evoluzione del modo di stare insieme che la tecnologia ci sta portando. Questo è un tema molto delicato che credo vada messo in cima all’agenda delle Istituzioni. Ti saluto e ti ringrazio anche a nome dell’Istituto e spero che tutti quelli che ti ascolteranno, in modo particolare i giovani, siano spronati a studiare e ad intervenire per essere partecipi attivamente di questa nuova realtà.

Grazie a voi di avermi invitato.

 

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