Una donna alla guida della Wto. È la prima volta

«Se vuoi che qualcosa venga detto, chiedi a un uomo; se vuoi che qualcosa venga fatto, chiedi a una donna». Lo ripeteva Margareth Thatcher, primo ministro del Regno Unito dal 1979 al 1990 e prima donna ad aver ricoperto tale incarico. E chi meglio di lei può essere indicata come modello di donna di potere in un mondo di uomini che decidono il destino del mondo? Ma le cose sono cambiate da un pezzo. La rotta è segnata. Sino a qualche anno fa, era solo una profezia alla quale pochi credevano ma quella delle donne al potere e sempre di più in posti di comando sembra rivelarsi una realtà.

L’ultimo caso è emblematico e non lascia dubbi a scetticismi o a interpretazioni: Ngozi Okonjo-Iweala guiderà la Wto (World Trade Organization), l’organizzazione mondiale del commercio come segretaria generale. L’organismo, che ha sede a Ginevra e che è stato fondato nel 1995 per regolamentare gli accordi commerciali fra 164 Stati membri, è un vero e proprio centro di potere globale, che fissa le regole, controlla e gestisce numerosi accordi commerciali e rappresenta oltre il 94% del commercio mondiale di beni, servizi e proprietà intellettuali. Ngozi Okonjo prende il posto del brasiliano Roberto Azevedo, dimessosi nell’agosto del 2020, un anno prima della fine naturale del mandato. La maggior parte del lavoro attuale dell’Organizzazione deriva dai negoziati del 1986-1994 denominati “Uruguay Round” e dai precedenti negoziati nell’ambito dell’Accordo generale sulle tariffe e il commercio (GATT).

La Wto Si occupa della progressiva abolizione o della riduzione delle barriere tariffarie e interloquisce direttamente con il Fondo monetario internazionale o con la Banca mondiale. Tra i suoi compiti, la negoziazione sul commercio internazionale e la risoluzione delle controversie. Da oggi in poi la dirigerà una donna, africana, già Ministro delle Finanze e degli Esteri in Nigeria, ministro coordinatore dell’economia della Nigeria, che ha lavorato nel suo paese modernizzando i sistemi di gestione finanziaria e introducendo la trasparenza e la pubblicazione dei conti pubblici, avvalendosi della tecnologia per contrastare le perdite e combattendo in modo efficace la corruzione. Da diversi mesi si indicava il suo nome ma il vero ostacolo alla sua nomina era Donald Trump che aveva posto il veto, non leggerissimo, di un Paese come gli States. Decisivo è stato il passo indietro della sua diretta rivale, la coreana Yoo Myung Hee ma soprattutto l’appoggio del neo presidente Joe Biden.

Una nomina storica: è la prima volta che una donna dirige questo organismo, e si tratta di una nomina fortemente meritocratica. La Casa Bianca ha infatti sottolineato il «suo patrimonio di conoscenze in economia e diplomazia internazionale». Chapeau. Non è un elemento trascurabile la sua provenienza: il fatto che sia africana vuol dire che da ora in poi il continente nero avrà molte più chances di quante ne abbia mai avute sul fronte del commercio mondiale, con una intensificazione degli scambi commerciali e nuove opportunità di crescita.

Crescono quindi a vista d’occhio i posti di potere nel mondo occupati da donne, preparate, forti, in grado di affrontare situazioni di grande conflittualità e a gestire risorse miliardarie, mezzi, e a individuare obiettivi e strumenti per conseguirli. Tra le più importanti ancora in sella, Angela Merkel, prima donna a diventare Cancelliera della Germania, donna dal “polso di ferro” e ancora oggi ago della bilancia nei rapporti tra i paesi membri dell’Unione europea. Di grande importanza anche la carica e le funzioni di Ursula von Der Leyen, tedesca anch’essa, oggi presidente della Commissione Ue. E che dire di Christine Lagarde, la francese a capo della Banca Centrale Europea? Completano il quadro Greta Thunberg, l’attivista svedese sostenitrice di campagne globali in difesa dell’ambiente, Kamala Harris neo Vicepresidente Usa, Nancy Pelosi presidente della Camera dei Rappresentanti Usa, Susan Wojcicki Ceo di Youtube, Nicola Sturgeon primo Ministro della Scozia.

Merita una citazione la regina Elisabetta che ha attraversato il secolo con carattere e fermezza ma il percorso di uguaglianza fra donne e uomini nello scacchiere del potere mondiale potrà dirsi davvero realizzato solo quando una donna siederà alla Casa Bianca. Hillary Clinton ci è andata vicino ma è chiaro che non dovremo attendere chissà quanto e che molto presto a Washington ci sarà una Madame President.

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