Web tax: il 2021 sarà l’anno della svolta?

Il tema della tassazione dei grandi colossi del Web è da tempo al centro del dibattito mondiale. Queste multinazionali (Google, Apple, Facebook e Amazon, solo per citare le più famose) godono di una non più ammissibile omessa tassazione su quelli che sono profitti miliardari (cresciuti in maniera esponenziale durante il periodo della pandemia). Se per tutti gli Stati appare sempre più necessaria l’introduzione di una web tax, dall’altro lato è quantomai arduo delimitare i confini del digitale, definendo una legge sulla base di confini nazionali o territoriali. Insomma, l’approccio al fisco del mondo digitale deve essere darwiniano. Nel senso che vi deve essere un’evoluzione giuridica al passo con quella tecnologica. Infatti, chi opera – e di conseguenza guadagna – in un paese deve sottostare alle leggi nazionali di quello Stato, come tutti i normali cittadini e le imprese fisiche. Del resto, anche l’Europa ha capito da tempo l’ineluttabilità di trovare una soluzione operando, principalmente, in due direzioni: tassazione sul fatturato da un lato, evoluzione del concetto di stabile organizzazione dall’altro. La stabile organizzazione, in particolare, costituisce la codificazione del principio per cui uno Stato può tassare gli utili di impresa solo qualora il non residente eserciti la propria attività in tale Stato mediante una sede fissa di affari.

 

Web tax, Europa: imperdonabile ritardo. Milioni di euro non intercettati dall’erario e utenti che “pagano” con i propri dati

Ma di quale sede fissa hanno bisogno gli operatori del Web?

Il 13 dicembre 2018 il Parlamento europeo ha votato, ed approvato, due relazioni che chiedevano all’Europa di introdurre un sistema comune di tassazione per i servizi digitali. L’obiettivo era quello di colmare il divario tra la tassazione dei ricavi digitali e quella dei ricavi tradizionali laddove, in media, le imprese digitali sono soggette a un’aliquota fiscale effettiva pari solo al 9,5%, rispetto al 23,2% per i modelli d’impresa tradizionali.

La strada della tassazione di tali tipi di attività sta comunque per essere intrapresa, o è già stata intrapresa, singolarmente, da vari Paesi. Come sta accadendo, ad esempio, con la Digital service Tax inglese rivolta in modo particolare a quelle digital business activities, i cui proventi ammontino, globalmente, a più di 500 milioni di sterline l’anno, di cui almeno 25 milioni derivino da transazioni connesse alla partecipazione di un cittadino residente sul territorio britannico e con soglia di esenzione fino ai primi 25 milioni di sterline. Anche la Francia ha predisposto una sua web tax, operativa a partire dal 2021. Il tributo è stato già denominato “GAFA tax” (dalle iniziali di Google, Apple, Facebook e Amazon) e il Ministro delle Finanze francese ha riferito di puntare a far entrare nelle casse dello Stato almeno 500 milioni di euro l’anno. Anche in questo caso saranno i ricavi generati dalla pubblicità, dalle piattaforme e dalla vendita di dati personali.

Web tax: le proposte di Stati Uniti, Regno Unito, Francia, Germania

E l’Italia a che punto è?

L’Italia, a dire il vero, era stata la prima a muoversi su tale terreno, approvando già nel corso della Legge di Bilancio 2018, una sua web tax, rimasta in sospeso per mancanza di decreti attuativi. Nel 2019 è stata avanzata una nuova soluzione – che si sarebbe dovuta concretizzare entro il 30 aprile 2019, ma che poi non ha visto la luce. La Legge di Bilancio 2020 (legge n.160/2019) ha, infine, modificato ulteriormente l’imposta italiana sui servizi digitali. Rispetto alla versione precedente, con la nuova disposizione sono stati precisati alcuni servizi digitali non soggetti a tassazione, meglio individuate alcune caratteristiche relative alla realizzazione della fattispecie impositiva e dei ricavi soggetti a tassazione, introdotti nuovi obblighi contabili. La web tax è, del resto, già entrata in vigore (dal 01/01/2020), anche se ancora si attendono le modalità applicative. La stessa web tax nazionale sarà abolita però nel momento in cui entreranno in vigore eventuali accordi in sede internazionale in materia di tassazione dell’economia digitale. L’imposta va a colpire i ricavi ottenuti tramite la prestazione di specifici servizi resi tramite interfaccia digitale, come ad esempio, la veicolazione di pubblicità mirata agli utenti dell’interfaccia; la messa a disposizione di interfaccia digitale multilaterale che consenta agli utenti di interagire tra loro (anche al fine di facilitare la fornitura diretta di beni e servizi); la trasmissione di dati raccolti da utenti, generatisi tramite l’utilizzo dell’interfaccia digitale.

I riflessi geopolitici dell’introduzione di una tassazione condivisa

È chiaro che la questione non riguarda solo una tematica di policy fiscale, ma ha veri e propri riflessi geopolitici. Gli Stati Uniti hanno costantemente manifestato la propria contrarietà all’introduzione di una misura unilaterale da parte dei vari Stati europei sulla tassazione delle imprese digitali, e si sono fortemente opposti all’ipotesi di giustificare qualsiasi misura unilaterale. La linea americana è, dunque, quella di soprassedere all’applicazione di una web tax fino a quando non sia raggiunto un accordo globale a livello OCSE. E, se questo non avvenisse – cosa molto probabile, quanto meno nel breve/medio termine – sono state (neanche velatamente) minacciate ritorsioni in termini di politica doganale.

Chissà se ora, con il cambio alla Casa Bianca, tale linea muterà. Certamente non cambierà l’opposizione delle multinazionali. Il 2021, forse complice anche il Covid-19, potrebbe essere comunque l’anno della svolta.

 

*L’avv. Giovambattista Palumbo Dirige l’Osservatorio Eurispes sulle Politiche Fiscali

 

Ultime notizie
Last 20
Diritti umani

Last 20*: sono gli ultimi l’altra faccia del nostro Pianeta

“Last 20, gli Ultimi della Terra”, sono i 20 paesi più poveri al mondo, in contrapposizione a quelli del G20. La distanza tra questi due blocchi è abissale, e cresce di anno in anno, alimentata da crisi internazionali e guerre. Ai Last 20 è dedicato un Comitato e un ciclo di incontri.
di Tonino Perna** e Ugo Melchionda***
Last 20
idrogeno
Italia Domani

Idrogeno verde, alleato della decarbonizzazione dei processi industriali in Ue

In Europa e in Italia, i progetti legati all’idrogeno stanno crescendo in ogni ambito e rappresentano una soluzione per decarbonizzare i processi industriali e i comparti economici in cui la riduzione delle emissioni di carbonio è urgente e allo stesso tempo difficile.
di Claudia Bugno*
idrogeno
scuola paritaria
Scuola

Il contributo della scuola paritaria al sistema nazionale di istruzione: numeri, problemi, possibilità

La scuola paritaria in Italia accoglie 817.413 studenti in 12.096 scuole ogni anno, contribuendo al sistema nazionale di istruzione. Eppure, le scuole paritarie sono ancora escluse da sostanziosi finanziamenti e progetti del Ministero, anche quelli previsti dal PNRR.
di Elena Ugolini
scuola paritaria
pace
Attualità

Tempo di uccidere

Nella nostra cara, felice e ricca Europa, nessuno ci credeva. Ma, insomma, si chiedeva la gran massa delle persone, questi si vogliono davvero...
di Luciano Maria Teodori
pace
Laboratorio Europa
Intervista

Laboratorio Europa, alimentare il confronto su Istituzioni europee e sulla necessità di un’Europa sociale. Intervista al Prof. Umberto Triulzi

Laboratorio Europa dell’Eurispes, gli esperti si riuniscono per il primo incontro del 2023, attualmente coordinato dal Prof. Umberto Triulzi, economista, e docente di Politica economica europea, intervistato rispetto ai temi di discussione: Istituzioni europee, integrazione in ambito internazionale, Europa sociale.
di Silvia Muscas
Laboratorio Europa
complottismo
Attualità

Il dubbio e il burattinaio. Complottismo all’italiana

Cronaca e intrigo: anche per l’arresto di Matteo Messina Denaro, non sono mancati sospetti, dubbi, perplessità oltre l’accertamento dei fatti, con il risultato di offuscare il senso di una vittoria importante dello Stato contro la mafia. Il dovere di dubitare è una pratica essenziale nella società democratica, tuttavia bisogna contrastare il rischio dello scetticismo aprioristico e distruttivo.
di Angelo Perrone*
complottismo
editoria
Cultura

Editoria italiana: ricavi, geografia e nuove prospettive

L’editoria italiana ha registrato un calo del 2,8% nel 2022, ma i dati restano favorevoli rispetto al 2019. Crescono lettori e case editrici al Sud, pur restando al di sotto della media nazionale: lettori e case editrici si concentrano al Nord e al Centro, in Lazio e Lombardia ha sede il 38% delle case editrici italiane.
di Roberta Rega
editoria
bilancio energetico
Italia

Bilancio Energetico Nazionale, differenze regionali e potenzialità inespresse

Bilancio energetico nazionale, l’Italia ha un grande potenziale confermato da una quota del 20% di energie rinnovabili sul totale registrato nel 2020. A frenare la transizione ecologica però ci sono burocrazia e regionalismi che rischiano di allungare i tempi di decarbonizzazione dell’economia.
di Ludovico Semerari
bilancio energetico
prezzi della benzina
Fisco

Possibili profili speculativi sull’aumento dei prezzi della benzina e la marginalità delle cause fiscali

L’aumento del prezzo della benzina, di cui si parla molto ultimamente, è determinato da una serie di fattori che non limitano il dibattito alle semplici accise. A incidere è soprattutto la quotazione Platts, che viene decisa dalle compagnie in base al valore effettivo dei prodotti raffinati in un determinato momento.
di Giovambattista Palumbo*
prezzi della benzina
città
Futuro

La città nell’orizzonte della rivoluzione digitale

Le città raccontano chi siamo e che futuro vogliamo costruire: la rigenerazione urbana può essere la chiave per riconquistare gli spazi sottratti dalla pandemia, e costruire un universale urbano aperto al libero attraversamento di popoli ed etnie per una società sempre più fatta di migrazioni.
di Massimiliano Cannata
città