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Eures: trent’anni di mobilità del lavoro nel mercato unico europeo e italiano

di
Antonio Casella*

Nata nel 1994 per sostituire l’ormai obsoleto sistema SEDOC, la rete Eures (European Employment Services) rappresenta oggi il braccio operativo della Commissione Europea per garantire uno dei quattro pilastri fondamentali dell’Unione: la libera circolazione dei lavoratori. A trent’anni dalla sua fondazione, Eures si trova ad operare in un mercato del lavoro radicalmente trasformato, passando dalla gestione della disoccupazione strutturale e geograficamente confinata alle sfide globali contemporanee. Per comprendere il valore del servizio per l’impiego di Eures, bisogna fare qualche passo indietro e prendere in considerazione le vicende storico-economiche del nostro continente. L’ente nasce in un contesto definito dagli economisti con il termine  “Eurosclerosi”: l’Europa dell’inizio degli anni Novanta era afflitta da una crescita stagnante e da tassi di disoccupazione che in paesi come la Spagna superavano il 20%. Da qui la necessità di fare della mobilità uno strumento economico per mitigare questi fenomeni asimmetrici, permettendo alla forza lavoro di spostarsi da regioni in crisi verso aree dove si registrava una grande richiesta di manodopera. Tutto ciò garantendo trasparenza sulle offerte di lavoro; assicurando una mobilità equa prevenendo il dumping salariale; abbattendo le barriere amministrative e linguistiche.

La migrazione intra-Ue ha sostenuto la crescita del Pil dell’area euro, mitigando le fasi critiche in settori chiave come le costruzioni e l’ICT

Attualmente la rete Eures copre 31 paesi (UE-27 più Islanda, Liechtenstein, Norvegia e Svizzera), è coordinata dall’Autorità Europea del Lavoro–ELA (quest’ultima costituita nel 2019 ha sede a Bratislava, in Slovacchia) e si avvale di una capillare struttura di servizi all’occupazione. Al suo interno operano circa mille consulenti che gestiscono oltre un milione di utenti e un portale digitale dove sono pubblicati oltre quattro milioni di offerte di lavoro. L’Italia rappresenta un nodo cruciale e complesso nella rete. I dati aggiornati al 2025 mostrano una struttura nazionale Eures composta da 75 Advisers supportati da una rete di circa 500 Assistants distribuiti nei Centri per l’Impiego regionali. Il coordinamento nazionale di Eures opera in piena autonomia ed a sede presso il Ministero delle politiche del Lavoro e delle Politiche Sociali mentre il coordinamento nazionale delle attività formative al lavoro (Eures Training Coordinator Italy) ha sede a Torino, presso la Regione Piemonte.

Eures Italia opera su un doppio binario: supporta la mobilità in uscita dei giovani verso paesi con maggiore domanda e cerca di attrarre talenti esteri in settori carenti

Il contributo del servizio Eures al mercato del lavoro italiano emerge con chiarezza quando si considera che la situazione del nostro Paese, nel periodo post-Covid, evidenzia un paradosso strutturale, meglio conosciuto come mismatch: infatti, da un lato, abbiamo un tasso di occupazione (61,5% nel 2023) significativamente inferiore alla media Ue (70,4%), sia pure con una disoccupazione giovanile che, sebbene sia in calo, resta critica (sopra il 20%); ma, dall’altro, una domanda insoddisfatta di competenze specifiche. In questo scenario, Eures Italia opera su un doppio binario: supporta la mobilità in uscita dei giovani verso paesi con maggiore domanda (Nord Europa) e, parallelamente, viene attivata per attrarre talenti esteri in settori carenti come il turismo, la sanità e le discipline STEM. Regioni come il Lazio o l’Emilia-Romagna, per esempio, utilizzano la rete per colmare i divari stagionali e tecnici, integrando i servizi Eures nelle politiche attive del lavoro locali.

La presenza della rete Eures supporta e integra i servizi per l’impiego italiani riducendo i disallineamenti tra domanda e offerta

Il ruolo dell’Eures non è più quello di una semplice bacheca di annunci ma una struttura in grado di offrire servizi di Career Management avanzati tra cui: a) Targeted Mobility Scheme, programmi finanziati che coprono le spese di viaggio per colloqui, corsi di lingua e, in alcuni casi, indennità di trasloco per il lavoratore; b) supporto alle PMI, assistenza alle piccole imprese che non possiedono dipartimenti per le Risorse Umane (HR) internazionali; c) European Online Job Days, in pratica delle fiere del lavoro virtuali che permettono il reclutamento remoto su larga scala. La presenza della rete Eures, quindi, supporta e integra l’opera dei servizi per l’impiego italiani ed offre un vantaggio socioeconomico tangibile: riducendo i disallineamenti tra domanda e offerta, di fatto contribuisce a migliorare l’efficienza allocativa del capitale umano. Studi del Fondo Monetario Internazionale fanno emergere come la migrazione intra-Ue abbia sostenuto la crescita del Pil dell’area euro, mitigando le fasi critiche in settori chiave come le costruzioni e l’ICT.

Nel futuro dell’Eures troviamo due parole chiave: digitalizzazione e automazione

Guardando al futuro, invece, troviamo due parole chiave: digitalizzazione e automazione. Le politiche nazionali ed europee puntano a digitalizzare interamente le procedure amministrative per i cittadini mobili, eliminando la necessità di ripresentare documenti già in possesso della PA, mentre l’Autorità Europea del Lavoro (ELA) ha elaborato scenari di previsione (foresight) al 2030 in cui le sfide principali saranno quelle di evitare la probabile situazione di una crisi permanente prodotta dall’ Intelligenza Artificiale, e di bilanciare il disallineamento tra domanda e offerta puntando, invece, verso l’affermazione di un valido, efficace sistema di politiche proattive. In questo contesto Eures, oltre ad aver avviato una fase di sperimentazione utilizzando l’Intelligenza Artificiale per un matching predittivo delle competenze, ovvero anticipando le transizioni verde e digitale anziché subirle, si muove in una direzione di ampliamento delle relazioni con altri enti che operano sul territorio. Un esempio in tal senso viene da Eures Training Coordinator Italy con una recente iniziativa promossa il 15 gennaio 2026 insieme con Eurispes il quale, in occasione di un seminario di formazione-aggiornamento, ha presentato e discusso con i partecipanti i risultati della ricerca condotta sul tema “I mercati del lavoro regionali di fronte alle trasformazioni digitali”. Forte di un’esperienza trentennale e di una fitta rete di relazioni territoriali, Eures si appresta pertanto a diventare non solo un intermediario efficiente tra domanda e offerta, ma un hub strategico per la resilienza del mercato del lavoro italiano ed europeo.

*Antonio Casella, ricercatore, esperto di Studi sociali e del lavoro.

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