Lo sportello bancario, luogo dove un piccolo imprenditore discute le condizioni di un finanziamento, dove una famiglia chiede un mutuo, un anziano ritira la pensione, dove si versano incassi e si fanno pagamenti, questo luogo in molti comuni italiani appartiene già ai ricordi del passato. Secondo il XV rapporto dell’Osservatorio sulla desertificazione bancaria di First Cisl, basato su dati di Banca d’Italia e Istat, al 31 dicembre 2025 gli sportelli bancari in Italia erano 19.140, contro i 19.656 di un anno prima: 516 in meno in dodici mesi. I comuni italiani totalmente privi di sportelli sono 3.457, pari a quasi 44% del totale e, in un ulteriore 24%, ne rimane solo uno, il che si traduce in 4.889.380 di persone prive di un presidio finanziario di prossimità e 6.580.531 appese all’ultimo rimasto, con il rischio di perderlo alla prossima riduzione.
Fino al 2008 il sistema bancario italiano ha attraversato una lunga fase di espansione territoriale con gli sportelli passati da 22.133 nel 1993 a 34.139 alla fine del 2008
Fino al 2008 il sistema bancario italiano ha attraversato una lunga fase di espansione territoriale con gli sportelli passati da 22.133 nel 1993 a 34.139 alla fine del 2008 e i comuni serviti da almeno uno sportello saliti da 5.479 (67,6% del totale) a 5.922 (73,1%). La crisi finanziaria globale del 2008 ha segnato l’inizio di un periodo di contrazione – prima più graduale – con una perdita complessiva di 3.296 unità fra il 2009 e il 2014 (in media 659 sportelli l’anno) e una successiva accelerazione nel periodo 2015-2025 traducibile in una riduzione media di 1.112 sportelli l’anno che ha trasformato quello che appariva un ridimensionamento fisiologico post-crisi in una ridefinizione strutturale del sistema bancario territoriale.
In Molise l’83,8% dei comuni è senza banca, in Calabria il 74,5%, in Valle d’Aosta il 74,3%, in Piemonte il 65,8%, in Abruzzo il 61,3%
Guardando alla geografia del fenomeno, le regioni più colpite nel 2025 sono state le Marche (-4,3%), la Toscana (-3,5%), la Calabria e il Veneto (-3,2% entrambe), ma è la percentuale di comuni totalmente privi di sportello a descrivere meglio il divario territoriale: in Molise l’83,8% dei comuni è senza banca, in Calabria il 74,5%, in Valle d’Aosta il 74,3%, in Piemonte il 65,8%, in Abruzzo il 61,3%; Liguria, Campania, Lazio e Basilicata registrano anch’esse percentuali superiori al 50%, mentre si scende sotto la media nazionale in Sicilia, Lombardia, Marche, Umbria, Sardegna, Friuli Venezia Giulia, Puglia e Veneto (percentuali fra il 39% e il 20%), fino a valori minimi in Trentino-Alto Adige (14,8%), Toscana (11,4%) ed Emilia-Romagna (8,2%). Questo dato mostra che la desertificazione bancaria non colpisce solo il Mezzogiorno, ma i suoi effetti si intensificano laddove la carenza di sportelli si somma a dispersione abitativa, spopolamento, collegamenti stradali inadeguati, maggiore distanza dai poli di servizio, perdita di altri servizi essenziali (si pensi a scuole e presìdi sanitari), invecchiamento della popolazione residente e minore dotazione digitale, sia in termini infrastrutturali che di competenze.
Nella fascia 65-74 anni, la più svantaggiata dalla desertificazione bancaria, l’internet banking è utilizzato dal 36,7% della popolazione italiana
Se infatti l’obiezione più frequente a chi solleva il problema della desertificazione bancaria è che ormai il principale canale di accesso ai servizi finanziari sia quello digitale, tale motivazione decade quando la chiusura dell’ultimo sportello si verifica in contesti dove il peso della popolazione anziana è elevato e la sostituzione dello sportello fisico con quello digitale incontra limiti concreti. E questa fascia di popolazione si concentra soprattutto nei comuni periferici e ultra-periferici, quelli già distanti dai poli dei servizi essenziali. Secondo i più recenti dati Istat solo il 60,6% delle famiglie composte esclusivamente da anziani dispone di una connessione Internet in casa (dato superiore al 94% nelle altre tipologie familiari); fra i 65 e i 74 usa internet il 68,1% della popolazione e oltre i 75 anni si scende al 31,4%, contro quote oltre il 93% in altre fasce d’età. Se poi si guarda alla sola bancarizzazione digitale, il divario appare ancora più netto: nella fascia 65-74 anni l’internet banking è utilizzato dal 36,7% della popolazione italiana, dato inferiore di venti punti rispetto alla media nazionale e lontano dalla media europea per la stessa fascia d’età che raggiunge il 47,9%.
L’abbandono dei territori da parte del sistema bancario italiano sembra determinato più da scelte strategiche di massimizzazione che da una naturale evoluzione tecnologica
Gli anziani italiani partono inoltre da un gap di competenze digitali di base che li distingue dai coetanei europei (19,3% i 65-74enni in possesso delle competenze digitali di base contro una media europea del 28%) e si amplifica ulteriormente fra le donne e chi ha titoli di studio inferiori. Il confronto europeo smentisce anche l’idea che in presenza di competenze e adozione del canale digitale, l’internet banking sostituisca automaticamente lo sportello fisico, diventando invece complementare ad esso: in Francia, ad esempio, il tasso di bancarizzazione digitale della popolazione è al 78,3% e l’uso di internet banking dopo i 64 anni era superiore al 56% già nel 2024 (33,9% per ltalia nello stesso anno), ma la rete di sportelli conta 48 filiali ogni 100.000 abitanti, mentre in Italia si scende a 33 e, anche la Spagna, con tassi di adozione dei servizi finanziari digitali simili a quelli francesi, non ha vissuto una desertificazione bancaria paragonabile a quella italiana. L’abbandono dei territori da parte del sistema bancario italiano sembra quindi determinato più da scelte strategiche di massimizzazione a discapito della funzione sociale del credito, che da una naturale evoluzione legata al progresso tecnologico.
La desertificazione bancaria colpisce soprattutto le piccole e le micro imprese, per le quali gli sportelli bancari sono una vera e propria infrastruttura operativa
Oltre ad alcune fasce di popolazione, la desertificazione bancaria colpisce soprattutto le piccole e le micro imprese, per le quali la presenza bancaria di prossimità è una vera e propria infrastruttura operativa. Solo nel 2025, le imprese con sede in comuni privi di sportello bancario sono aumentate di 16.800 unità, portando il totale a quasi 300.000; se a queste si aggiungono le centinaia di migliaia localizzate in comuni con un unico sportello superstite, appare evidente che una porzione non trascurabile del tessuto produttivo italiano si trova ad operare in condizioni di crescente fragilità finanziaria. Nel caso delle piccole imprese, l’impatto qualitativo della perdita dello sportello fisico risiede soprattutto nella perdita del patrimonio di fiducia e conoscenza che caratterizza la relazione impresa-banca nei territori più periferici: la chiusura di una filiale si traduce nell’impossibilità per l’imprenditore di interloquire con un soggetto che conosce la storia della sua impresa, la sua stagionalità e le sue possibilità di crescita, costretto ad interfacciarsi con istituti di credito collocati in capoluoghi di provincia o sedi regionali la cui valutazione del merito può penalizzare le realtà più piccole e meno formalizzate.
La chiusura di una filiale si traduce nell’impossibilità per l’imprenditore di interloquire con un soggetto che conosce la storia della sua impresa e le sue possibilità di crescita
Secondo quanto evidenziato dallo stesso Osservatorio sulla desertificazione bancaria e da alcune associazioni di categoria, le piccole imprese localizzate in territori desertificati sperimentano tempi di risposta più lunghi, minore disponibilità di finanziamenti e una progressiva difficoltà nell’accesso a servizi di consulenza fondamentali per la gestione quotidiana dell’attività. Il fenomeno assume connotati più gravi nel Mezzogiorno, dove il tessuto produttivo è composto in misura preponderante da microimprese: in Calabria circa 30.000 imprese hanno sede in comuni privi di sportelli e altre 20.000 circa operano in comuni con un unico punto di accesso; in Puglia 11.000 imprese si trovano in comuni completamente desertificati con il 65% che ha perso l’ultimo sportello nell’ultimo decennio, e 23.000 servite da un unico sportello, una platea cresciuta di 3.650 unità nel solo 2025; sebbene anche in Piemonte il fenomeno colpisca anche aree tradizionalmente ben servite: le imprese in comuni senza banca sono 47.000, in crescita di 2.700 in dodici mesi, alle quali si aggiungono 35.000 aziende in comuni con un unico sportello.
Le scelte strategiche dei gruppi creditizi sono aggravate dalla forte concentrazione che caratterizza il nostro Paese. In meno di trent’anni il numero di istituti di credito operanti in Italia si è ridotto da 934 (1998) a meno di 400 (2024) e, le prime cinque banche del Paese, controllano oggi circa il 50% del mercato domestico, mentre le grandi fusioni e acquisizioni hanno generato sovrapposizioni territoriali risolte con la chiusura degli sportelli meno redditizi.
Sta diventando fondamentale il ruolo svolto dalle Banche di credito cooperativo che rappresentano il principale argine alla desertificazione bancaria
In questo contesto, sta diventando fondamentale il ruolo svolto dalle Banche di credito cooperativo che, pur non potendo da sole invertire il trend nazionale, rappresentano il principale argine alla desertificazione bancaria. Non a caso, a fine del 2025 il gruppo Iccrea ha superato per la prima volta Intesa Sanpaolo per numero di sportelli e il credito cooperativo da solo conta 4.099 sportelli (21,4% della rete nazionale); il 31% dei suoi sportelli è localizzato in aree interne e il 30,6% in comuni ultra-periferici, costituendo l’unica presenza bancaria in 808 comuni dei quali l’81,9% conta meno di 5.000 residenti. Ma la loro presenza non è solo territoriale: quasi un quinto del credito alle microimprese passa dalle BCC, quota arriva quasi al 25% nel turismo, in agricoltura, nell’artigianato e nella piccola manifattura. Più che un sistema di nicchia le BCC sembrano l’unica infrastruttura finanziaria che continua a garantire prossimità bancaria nei luoghi dove il mercato non ritiene più conveniente restare, ma è un argine che da solo non può compensare il ritiro del resto del sistema.
La chiusura degli sportelli bancari non è un fenomeno inevitabile né un prezzo necessario della modernizzazione ma il frutto di scelte precise
La desertificazione bancaria non è un fenomeno inevitabile né un prezzo necessario della modernizzazione, ma il frutto di scelte precise degli operatori che rischia di diventare un’ulteriore variabile di esclusione economica, finanziaria e sociale. È difficile auspicare un’improbabile inversione di tendenza, ma appare necessario aspirare alla definizione di una soglia minima accettabile di servizi finanziari ai cittadini, al di sotto della quale la chiusura di uno sportello si trasforma, da legittima scelta aziendale, in sottrazione di un servizio essenziale alla comunità.
*Mariarosaria Zamboi, ricercatrice dell’Eurispes.

