Il contrasto alla violenza contro le donne si fonda su un solido impianto normativo internazionale ed europeo. La Convenzione del Consiglio d’Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica, meglio nota come “Convenzione di Istanbul”, ratificata dall’Italia con legge 27 giugno 2013, n.77, qualifica la violenza contro le donne come «una manifestazione dei rapporti di forza storicamente diseguali tra i sessi» e richiede agli Stati misure integrate di prevenzione, protezione e repressione.
La violenza contro le donne è qualsiasi atto di violenza di genere perpetrata nei confronti di donne, ragazze o bambine in quanto tali
A livello europeo, la Direttiva UE 2024/1385 del 14 maggio 2024 stabilisce norme minime per prevenire e combattere la violenza contro le donne e la violenza domestica, definendo la “violenza contro le donne” come qualsiasi atto di violenza di genere perpetrata nei confronti di donne, ragazze o bambine in quanto tali, o che colpisce le donne, le ragazze o le bambine in modo sproporzionato, che provochi o possa provocare danni o sofferenza fisica, sessuale, psicologica o economica. Il legislatore italiano ha recentemente introdotto significative novità con la legge n.181 del 2 dicembre 2025, che ha istituito il delitto autonomo di femminicidio all’articolo 577-bis del codice penale, punito con l’ergastolo quando l’omicidio di una donna è commesso come atto di odio o di discriminazione o di prevaricazione o come atto di controllo o possesso o dominio in quanto donna, o in relazione al rifiuto della donna di instaurare o mantenere un rapporto affettivo. La stessa legge ha introdotto circostanze aggravanti specifiche per i reati di maltrattamenti, lesioni, stalking e diffusione illecita di immagini quando commessi come atto di odio o di discriminazione o di prevaricazione o come atto di controllo o possesso o dominio in quanto donna.
Il Codice Rosso ha introdotto una corsia preferenziale per i reati di violenza domestica e di genere
Un passaggio normativo fondamentale (FU) è rappresentato dalla legge 19 luglio 2019, n.69, nota come Codice Rosso, che ha introdotto una corsia preferenziale per i reati di violenza domestica e di genere. La normativa impone al pubblico ministero, quando procede per delitti come maltrattamenti, stalking, violenze sessuali, lesioni aggravate e femminicidio tentato, di assumere personalmente informazioni dalla persona offesa entro tre giorni dall’iscrizione della notizia di reato, salva la possibilità di delega motivata. Il Codice Rosso ha inoltre stabilito termini processuali accelerati: il PM deve valutare la richiesta di misure cautelari entro trenta giorni dall’iscrizione nel registro delle notizie di reato, e il giudice deve provvedere entro venti giorni dal deposito dell’istanza cautelare. Le modifiche al codice di procedura penale introdotte dalla recente legge n.181 del 2025 hanno ulteriormente rafforzato le tutele procedurali per le vittime di violenza, prevedendo l’obbligo di audizione personale da parte del pubblico ministero, comunicazioni tempestive alla persona offesa dei provvedimenti cautelari, sequestro conservativo preventivo e limitazioni all’applicazione di riti alternativi. Particolare rilevanza assume la presunzione relativa di cui all’articolo 275 comma III, c.p.p., che impone l’applicazione di misure cautelari custodiali salvo l’acquisizione di elementi che escludano le esigenze cautelari, nonché l’obbligo di comunicazione immediata alla vittima di ogni provvedimento che revochi o sostituisca le misure cautelari o autorizzi il distacco temporaneo dello strumento elettronico di controllo, assicurando alla persona offesa una tempestiva informazione sui movimenti del procedimento che possano incidere sulla sua sicurezza.
La dimensione quantitativa del fenomeno della violenza contro le donne
L’indagine Istat sulla “Sicurezza delle donne” condotta nel 2025 fornisce il quadro più completo e aggiornato del fenomeno della violenza di genere in Italia. La rilevazione, effettuata tra marzo e agosto 2025 su un campione di circa 17.500 donne italiane di età compresa tra 16 e 75 anni intervistate telefonicamente, evidenzia che il 31,9% della popolazione femminile in questa fascia d’età, ha subìto almeno una violenza fisica o sessuale nel corso della vita a partire dai 16 anni di età. Disaggregando il dato per tipologia di violenza, emerge che il 18,8% delle donne ha subìto violenze fisiche, mentre il 23,4% ha subìto violenze sessuali. All’interno di quest’ultima categoria, le molestie con contatto fisico non voluto hanno riguardato il 19,2% delle donne, mentre stupri o tentati stupri sono stati subìti dal 5,7% delle intervistate, pari a oltre un milione di donne. Queste violenze si manifestano tanto all’interno della coppia quanto al di fuori di essa. Il 26,5% delle donne ha subìto violenza da parenti, amici, colleghi, conoscenti o sconosciuti, mentre il 12,6% delle donne che hanno o hanno avuto un partner ha subìto violenza fisica o sessuale nell’àmbito della relazione di coppia.
Gli ex partner risultano i principali responsabili delle violenze fisiche o sessuali
Particolarmente significativa è la distribuzione delle violenze rispetto alla tipologia di autore. Gli ex partner risultano i principali responsabili delle violenze fisiche o sessuali, con il 18,9% delle donne che al momento dell’intervista riferisce di aver subito violenza da un ex partner. Le donne attualmente in coppia hanno invece subito la violenza dal marito, convivente o fidanzato nel 2,8% dei casi. Va inoltre considerato che lo 0,3% delle donne ha subìto violenze sia dall’attuale partner sia da partner precedenti. Un dato particolarmente grave riguarda la violenza sessuale nelle sue forme più severe. Secondo i dati Istat del 2025, il 63,8% degli stupri è commesso da partner o ex partner della vittima, percentuale che si scompone in 59,1% da parte di ex partner e 4,7% da parte del partner attuale. Solo il 6,9% degli stupri risulta opera di estranei alla vittima, mentre il 19,4% è perpetrato da conoscenti e il 10,9% da amici. I tentati stupri presentano una distribuzione parzialmente diversa, con gli ex partner responsabili del 29,9% dei casi, i conoscenti del 24,1%, gli amici del 13,4% e gli estranei del 17,2%.
La violenza psicologica, costituita da situazioni di denigrazione, controllo, segregazione e intimidazioni riguarda il 17,9% delle donne
Accanto alle violenze fisiche e sessuali, l’indagine ha rilevato altre forme di violenza ugualmente pervasive. La violenza psicologica, costituita da situazioni di denigrazione, controllo del comportamento, strategie di segregazione e intimidazioni, ha riguardato il 17,9% delle donne che sono o sono state in coppia. Nello specifico, il 3,5% delle donne attualmente in coppia vivono situazioni di violenza psicologica da parte del partner, mentre il 27,9% delle donne l’ha subita da un ex partner. La violenza economica, definita come l’insieme di comportamenti quali l’impedimento di conoscere il reddito familiare, di avere una carta di credito o un bancomat, di usare il proprio denaro o di lavorare, nonché il danneggiamento delle cose e degli oggetti personali, ha interessato il 6,6% delle donne che sono o sono state in coppia, con l’1,1% che la subisce dal partner attuale e il 10,2% che l’ha subita da partner precedenti.
L’evoluzione temporale del fenomeno
Il confronto tra i dati dell’indagine Istat 2025 e quelli dell’edizione precedente del 2014 permette di cogliere l’evoluzione del fenomeno nell’arco di undici anni. Per garantire la piena comparabilità dei dati, il confronto è stato effettuato considerando le donne di età compresa tra 16 e 70 anni di cittadinanza italiana. La prevalenza di violenze fisiche o sessuali subite nei cinque anni precedenti l’intervista risulta sostanzialmente stabile, passando dall’11,2% del 2014 all’11% del 2025. Dietro questa apparente stabilità del dato complessivo si celano tuttavia variazioni significative per specifici sottogruppi di popolazione. I dati Istat 2025 evidenziano un aumento preoccupante delle violenze subite dalle giovanissime, con le donne di età compresa tra 16 e 24 anni che passano dal 28,4% del 2014 al 37,6% del 2025, registrando un incremento di 9,2 punti percentuali. L’aumento riguarda in particolare le violenze sessuali, che crescono dal 17,7% al 30,8%. Andamenti simili si riscontrano anche per le studentesse, la cui percentuale di vittimizzazione sale dal 26,5% al 36,2%. Per questo gruppo, la violenza sessuale passa dal 16,9% al 29,1%.
I dati Istat 2025 evidenziano un aumento preoccupante delle violenze subite dalle giovanissime
L’aumento tra le giovani interessa tutti i tipi di autore, ma risulta più marcato per le violenze perpetrate dagli ex partner, che passano dal 5,7% nel 2014 al 12,5% nel 2025, e per quelle commesse da uomini non partner, che salgono dal 15,3% al 28,6% nello stesso periodo. Considerando le singole forme della violenza agite dall’ex partner, i dati mostrano una diminuzione delle violenze fisiche, mentre aumenta lievemente la percentuale di stupri e tentati stupri, che passa dallo 0,7% all’1,1% delle donne con ex partner.
L’82,3% delle donne giudica l’episodio di violenza molto o abbastanza grave, contro il 77,7% del 2014, un dato che indica una maggiore consapevolezza del male inflitto
Sul versante opposto, si registra una diminuzione significativa delle violenze subite dal partner con cui la donna vive, che passano dal 2,8% del 2014 all’1,6% del 2025. La riduzione riguarda tutte le forme di violenza sia fisica sia sessuale. Anche la violenza psicologica dal partner mostra una diminuzione, passando dal 21,6% del 2014 al 18,7% del 2025, con riduzioni particolarmente marcate per l’isolamento (-2,5%) e il controllo (-2%). Un altro dato in diminuzione riguarda la gravità fisica delle violenze. La quota di vittime che riporta ferite rispetto all’ultimo episodio di violenza subita da partner o ex partner è pari al 29,8% nel 2025, contro il 40% del 2014. Analogamente diminuisce la percezione soggettiva del pericolo per la propria vita, che passa dal 33,4% al 28,9% negli ultimi cinque anni. Tuttavia, aumenta la percezione della gravità attribuita dalle vittime alle violenze subite: l’82,3% delle intervistate nel 2025 giudica l’episodio molto o abbastanza grave, contro il 77,7% del 2014, un dato che è possibile leggere alla luce di una maggiore consapevolezza del male che è stato inflitto.

