HomeEuropaAllargamento senza difesa: la contraddizione strategica dell’Europa

Allargamento senza difesa: la contraddizione strategica dell’Europa

di
Gabriele Cicerchia*

L’integrazione all’ombra dell’ordine atlantico

L’Unione europea è una delle espressioni più avanzate dell’ordine liberale costruito dopo la Seconda guerra mondiale. Il suo sviluppo si è inserito nel sistema internazionale di Bretton Woods, caratterizzato dalla centralità delle istituzioni multilaterali, dalla progressiva apertura degli scambi e dall’idea che il diritto e la cooperazione potessero limitare la competizione tra gli Stati. La pax europea non derivava soltanto dalla riconciliazione tra le potenze del continente, ma anche da una cornice internazionale sostenuta dall’egemonia statunitense e dalla protezione militare assicurata dalla Nato.

Questa condizione ha reso materialmente possibile l’espansione dell’Unione. Per decenni, le istituzioni europee hanno potuto concentrarsi sull’integrazione economica, sulla trasformazione normativa e sulla modernizzazione istituzionale dei paesi candidati senza dover garantire autonomamente la difesa militare dell’intero spazio che progressivamente incorporavano. La sicurezza strategica e l’integrazione comunitaria procedevano su binari distinti ma complementari: l’Unione ampliava il proprio ordinamento, mentre l’Alleanza atlantica contribuiva a stabilizzare e proteggere lo spazio euro-occidentale.

Le condizioni irripetibili dell’allargamento a Est

Il grande allargamento verso Est fu reso possibile anche da una particolare configurazione dei rapporti di forza.

La Federazione russa, indebolita dal crollo dell’Unione sovietica e impegnata in una complessa transizione politica ed economica, non disponeva della capacità di impedire l’integrazione euroatlantica dei paesi precedentemente aderenti al Patto di Varsavia.

In quella fase Mosca guardò inizialmente con minore ostilità all’espansione dell’Unione europea rispetto a quella della NATO, ritenendo che la crescita economica dei paesi dell’Europa centrale e orientale potesse generare benefici anche per le proprie relazioni commerciali.

Competizione tra potenze e riorientamento americano

Il contesto attuale è radicalmente diverso. La cooperazione resa possibile dall’egemonia statunitense sta lasciando spazio a una crescente competizione tra grandi potenze.

L’interdipendenza economica, invece di neutralizzare le rivalità, viene sempre più utilizzata come strumento di pressione. Energia, infrastrutture, semiconduttori, tecnologie, materie prime, sistemi finanziari e catene del valore sono diventati elementi della competizione strategica. La guerra è tornata sul continente europeo, mentre gli Stati Uniti hanno progressivamente spostato una parte rilevante della propria attenzione verso l’Indo-Pacifico e richiesto agli alleati europei una maggiore assunzione di responsabilità.

Il cosiddetto “pivot to Asia”, avviato durante la presidenza Obama e proseguito, con forme e intensità differenti, nelle amministrazioni successive, ha evidenziato un graduale disallineamento tra le priorità strategiche americane e quelle europee. La presidenza Trump ha accentuato questo processo, mettendo in discussione il carattere automatico dell’impegno statunitense, sollecitando un aumento della spesa europea per la difesa e adottando politiche economiche più apertamente protezionistiche anche nei confronti degli alleati.

Ampliare lo spazio senza poterlo proteggere

L’Europa si trova così di fronte a una contraddizione. Da un lato, la necessità di ampliare e organizzare il proprio spazio politico è divenuta più urgente; dall’altro, la cornice di sicurezza che aveva accompagnato i precedenti allargamenti appare meno stabile e meno scontata.

L’Unione è chiamata a estendere la propria influenza verso aree esposte alla pressione militare, politica ed economica di potenze esterne senza aver ancora sviluppato una piena capacità autonoma di difendere lo spazio che intende integrare.

La domanda centrale non è quindi soltanto se l’Ucraina, la Moldova o i paesi dei Balcani occidentali soddisfino le condizioni richieste per aderire. È necessario domandarsi se l’Unione sia in grado di assumere le responsabilità strategiche derivanti dall’estensione dei propri confini politici. Può l’Europa ampliare il proprio spazio senza acquisire anche la capacità di proteggerlo?

Autonomia strategica e allargamento

L’interrogativo investe direttamente il concetto di autonomia strategica.

La dichiarazione del cancelliere tedesco Olaf Scholz, che nel febbraio 2022 definì l’aggressione russa una «Zeitenwende», un cambiamento d’epoca, riconobbe che la guerra aveva modificato i presupposti sui quali si era fondata la politica europea di sicurezza. Nella stessa direzione si collocano l’invito di Josep Borrell a un «risveglio geopolitico» dell’Unione europea e la proposta francese di costruire un’Europa più sovrana, strategica e capace di agire.

L’autonomia strategica auspicata non implica necessariamente la separazione dagli Stati Uniti né l’abbandono dell’Alleanza atlantica. Indica, piuttosto, la capacità dell’Unione di prendere decisioni indipendenti sulle questioni essenziali, riducendo le dipendenze eccessive e mantenendo al tempo stesso la possibilità di cooperare con partner affidabili.

Anche l’allargamento deve essere riletto alla luce di questo obiettivo. L’ingresso di nuovi Stati non comporta soltanto un aumento della popolazione o della superficie dell’Unione. Può estendere la base industriale, agricola, energetica e militare europea; rafforzare il controllo sui corridoi logistici; ampliare l’accesso a infrastrutture e risorse; modificare la proiezione dell’Unione verso il Mar Nero, il Caucaso e l’Asia centrale. Ma può anche accrescere l’esposizione a conflitti, dipendenze e tensioni territoriali.

L’allargamento, pertanto, non è strategico soltanto perché riguarda paesi collocati in aree geopoliticamente sensibili. È strategico perché modifica la distribuzione delle risorse, delle responsabilità e delle vulnerabilità dell’Unione.

Il limite della pace attraverso l’integrazione

La guerra in Ucraina ha inoltre mostrato il limite di una delle convinzioni più profonde dell’integrazione europea: l’idea che la pace possa essere estesa attraverso la progressiva espansione del diritto, del mercato e delle istituzioni. La conservazione della pace tra gli Stati membri rappresenta una delle conquiste storiche dell’Europa unita. Per decenni, allargare l’Unione ha significato ampliare una zona nella quale il conflitto militare tra gli Stati era divenuto non soltanto improbabile, ma politicamente inconcepibile.

L’aggressione russa non smentisce questa capacità pacificatrice all’interno dell’Unione. Dimostra, tuttavia, che essa incontra un limite nel rapporto con le potenze esterne.

L’espansione di uno spazio politico e normativo non avviene in un ambiente neutrale: modifica gli equilibri regionali, altera le aspettative degli attori e può entrare in conflitto con le preferenze strategiche di una potenza confinante.

Riconoscere questo dato non significa giustificare l’aggressione russa, accettare il principio delle sfere d’influenza o attribuire all’Unione la responsabilità della guerra. Significa piuttosto ammettere che la promessa europea di pace non può essere estesa indefinitamente senza dotarsi degli strumenti politici e militari necessari a proteggerla.

La trasformazione in corso può, quindi, essere descritta come il passaggio da un’Europa che organizzava l’interdipendenza a un’Europa chiamata anche a difendersi dentro l’interdipendenza.

Il diritto, il commercio e le istituzioni continuano a rappresentare elementi essenziali del modello europeo, ma non possono più essere considerati sufficienti, da soli, a garantire la sicurezza dello spazio continentale. È in questa trasformazione che la prospettiva di un’ulteriore allargamento assume una natura pienamente geopolitica.

*Gabriele Cicerchia, analista e ricercatore dell’Eurispes 

Bibliografia

Consiglio europeo, Strategic Agenda 2024-2029.

J. Borrell, discorsi sul “Geopolitical Europe” e sul “Geopolitical Awakening” dell’Unione.

E. Macron, discorso alla Sorbona (2017) e discorso sulla Comunità politica europea (2022).

O. Scholz, discorso del 27 febbraio 2022 sulla Zeitenwende.

Per rimanere aggiornato sulle nostre ultime notizie iscriviti alla nostra newsletter inserendo il tuo indirizzo email: