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Etica dell’Intelligenza artificiale: come le norme internazionali del lavoro possono orientarla

di
redazione

Perché l’etica dell’Intelligenza artificiale riguarda il lavoro

Ogni innovazione tecnologica di portata storica ridefinisce non soltanto i processi produttivi, ma anche i rapporti di potere, le forme di riconoscimento sociale e le aspettative di equità che regolano la vita lavorativa. L’Intelligenza artificiale non fa eccezione: quando un algoritmo seleziona i candidati, misura la produttività o assegna i turni, interviene su ciò che la sociologia del lavoro ha sempre considerato cruciale, ovvero chi decide, con quali criteri e con quali garanzie per chi subisce la decisione. È in questo spazio che si colloca il dibattito sull’etica dell’Intelligenza artificiale, oggi al centro di un nuovo contributo dell’Organizzazione internazionale del lavoro.

IA e norme del lavoro

Da Ginevra, l’Organizzazione internazionale del lavoro (ILO) ha pubblicato un nuovo working paper dedicato al rapporto tra etica dell’IA e sistema delle norme internazionali del lavoro. Lo studio, firmato dai ricercatori Jordi Agustí-Panareda e Daniel Samaan, mette a confronto i principi di etica dell’IA più diffusi con i valori, i principi e i diritti che sorreggono il quadro normativo dell’ILO.

Il punto di partenza è una semplice constatazione: negli ultimi anni sono proliferate le linee guida sull’etica dell’IA, come i principi dell’OCSE sull’intelligenza artificiale o la Raccomandazione dell’UNESCO sull’etica dell’IA, ma molte restano generali e volontarie, con scarse indicazioni su come governare l’IA in specifiche situazioni lavorative. Secondo la ricerca, il consolidato impianto delle norme dell’ILO offre, invece, un riferimento centrale per tradurre i principi etici in casi concreti del mondo del lavoro.

Dove l’etica dell’IA incontra le norme del lavoro

I ricercatori confrontano cinque principi ampiamente riconosciuti dell’etica dell’IA – giustizia, beneficenza, non maleficenza, autonomia ed esplicabilità – con i fondamenti etici del sistema normativo dell’ILO. Le aree di convergenza sono significative e riguardano in particolare equità, dignità umana, benessere e prevenzione del danno.

L’analisi mette in luce anche una differenza sostanziale. I quadri di etica dell’IA tendono a enfatizzare l’autonomia individuale, la privacy e la trasparenza; il sistema dell’ILO richiama, invece, l’attenzione su dimensioni e diritti collettivi, tra cui la libertà di associazione, la contrattazione collettiva e il dialogo sociale. Secondo il documento, queste componenti collettive mancano spesso nel dibattito dominante sull’etica dell’IA, nonostante siano decisive per stabilire come le nuove tecnologie vengono introdotte e governate nei luoghi di lavoro.

Nuove sfide per i diritti dei lavoratori?

Il documento esamina, inoltre, come l’IA ponga interrogativi che possono richiedere un’attenzione rinnovata nell’applicazione delle norme internazionali del lavoro. Tra i temi indicati figurano la raccolta e l’utilizzo dei dati personali dei lavoratori, la gestione algoritmica, la sorveglianza sul posto di lavoro e la trasparenza delle decisioni occupazionali assistite dall’IA.

Un esempio chiarisce bene la posta in gioco. Quando sistemi di IA vengono impiegati per selezionare i candidati o valutare le prestazioni, comprendere come vengono prese le decisioni e quali dati sono stati utilizzati diventa essenziale per garantire responsabilità e correttezza delle procedure, in coerenza con le norme internazionali del lavoro. Gli autori suggeriscono che etica dell’IA e norme dell’ILO possano rafforzarsi reciprocamente: i diritti del lavoro già consolidati possono orientare la discussione sulla governance dell’IA nei luoghi di lavoro, mentre i nuovi principi etici sull’IA, e le preoccupazioni che essi evidenziano, possono contribuire all’applicazione delle norme man mano che la tecnologia evolve.

Verso un approccio alla governance dell’IA centrato sulla persona

I risultati della ricerca sottolineano il possibile contributo del sistema delle norme internazionali del lavoro e della struttura tripartita dell’ILO ai dibattiti in corso sulla governance dell’IA. Riunendo governi, datori di lavoro e lavoratori, l’Organizzazione offre un quadro in cui considerare non soltanto gli aspetti tecnici e individuali dell’IA, ma anche le sue implicazioni per le condizioni di lavoro, la rappresentanza collettiva e la giustizia sociale.

Gli autori auspicano ulteriori ricerche e un confronto più ampio su come etica dell’IA e norme internazionali del lavoro possano operare congiuntamente a sostegno di un approccio al cambiamento tecnologico centrato sulla persona. Sul tema, l’ILO ha attivato l’Osservatorio su IA e lavoro nell’economia digitale, mentre in Europa il quadro regolatorio di riferimento è l’AI Act dell’Unione europea.

Lavoro futuro: un’incognita che non polarizza

Se a livello internazionale la riflessione si concentra su come governare l’IA nei luoghi di lavoro, resta da capire come i lavoratori stessi percepiscano la trasformazione in corso. I dati Eurispes sull’Italia restituiscono un quadro tutt’altro che univoco.

Quale sarà, nei prossimi anni, l’impatto dell’IA sul settore professionale degli italiani? Le valutazioni di impatto contenuto (“per niente” e “poco”) raggiungono il 40,8%, superando di poco quelle che indicano un’influenza significativa (“abbastanza” e “molto”), pari al 38,1%. Il divario tra le due posizioni risulta dunque limitato, segno di un orientamento non polarizzato ma distribuito su entrambi i versanti. A questo si aggiunge una quota non trascurabile di intervistati che non lavorano (21%), che riduce ulteriormente la base di chi può esprimere una valutazione diretta.

Le differenze più marcate emergono per fasce d’età. Il contrasto più evidente riguarda le fasce 25-34 e 35-44 anni, dove le valutazioni di impatto rilevante superano stabilmente quelle più contenute (rispettivamente 53,4% contro 38,5%, e 53,3% contro 40,8%). Nella fascia 45-64 anni, invece, le due posizioni tendono ad allinearsi (43,3% contro 49,6%), riducendo in parte la distanza tra aspettative di impatto e valutazioni più caute. 

Una questione di democrazia industriale

L’innovazione tecnologica non è mai un fatto puramente tecnico: è un processo sociale, attraversato da conflitti, negoziazioni e rapporti di forza. Ridurre l’etica dell’IA a una questione di scelte individuali, di consenso informato o di trasparenza del singolo algoritmo significa lasciare in ombra ciò che storicamente ha reso tollerabili le trasformazioni del lavoro, cioè la capacità dei lavoratori di organizzarsi, rappresentarsi e negoziare. Lo stesso dibattito sul capitalismo della sorveglianza ci ha mostrato quanto l’asimmetria informativa possa tradursi in asimmetria di potere.

La lezione che se ne ricava è che la governance dell’IA è anche una questione di democrazia nei luoghi di lavoro: se i principi etici restano dichiarazioni volontarie, il rischio è che il governo degli algoritmi rimanga prerogativa di pochi; se invece essi dialogano con diritti consolidati e con strumenti di dialogo sociale tripartito, allora possono diventare criteri effettivi di giustizia sociale. 

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