Beni confiscati alle mafie, Presidente Eurispes, Gian Maria Fara: “Creare una holding per gestire l’immenso patrimonio”

La crescente attenzione ai temi del contrasto patrimoniale al crimine ‒ che fa da contraltare alla connotazione sempre più economica delle più moderne forme di criminalità ‒ ha spinto studiosi e operatori ad approfondire le questioni concernenti la restituzione dei proventi illeciti alla collettività.

In linea di massima, il dibattito può essere sintetizzato come segue. Vi è:
– chi preferisce monetizzare il valore dei beni sequestrati e confiscati con finalità meramente contabile e in un’ottica di mercato;
– chi invece destina a fini sociali i beni sequestrati e confiscati anche allo scopo di fornire alla collettività un segnale di virtù civica.

Ve ne è poi una terza, che l’Eurispes intende sostenere, che postula l’idea che l’enorme patrimonio accumulato con le confische debba essere messo a frutto e gestito con criteri manageriali, come si farebbe con una azienda o un insieme di aziende – considerando che i beni confiscati sono di diversa natura e disseminati su territori diversi e spesso distanti tra di loro – facenti capo ad un unico soggetto finanziario. Insomma, una vera e propria holding.

È ormai diffusa, infatti, la consapevolezza che non è sufficiente “confiscare” i beni ai criminali. Si rende, piuttosto, necessario evitare che la ricchezza, che quei beni possono rappresentare per la collettività, vada perduta. Di conseguenza, va promosso ogni sforzo affinché i beni confiscati vengano reimmessi nel circuito “virtuoso” dell’economia legale.
L’evoluzione normativa in tema di gestione e destinazione di beni confiscati è rivolta, quindi, a valorizzare aspetti tipicamente imprenditoriali, professionali ed aziendalistici in grado di assicurare, ove possibile, la sopravvivenza e la produttività a fini sociali dei capitali sottratti ai gruppi criminali.

Il sequestro, la confisca, la gestione e la destinazione dei beni confiscati costituiscono pertanto i momenti più significativi di finalizzazione dell’attività di prevenzione e repressione nei confronti della criminalità economica e mafiosa.
In linea con questa riflessione, non può dubitarsi della portata altamente strategica, in punto di diffusione della cultura della legalità e di scardinamento dei sistemi mafiosi, della destinazione o utilizzazione ai fini sociali proprio di quei beni frutto dei proventi delle attività delittuose che rendevano “influente” e “potente” questo o quel clan malavitoso nelle aree interessate dalla presenza dei sodalizi criminali.

Tuttavia, pur essendo soddisfatti dei grandissimi successi in termini quantitativi, che segnalano la crescita in modo esponenziale del numero delle confische ed il valore quantitativo dei beni confiscati, non risulta allo stato ancora adottata alcuna linea strategica e programmatica per far sì che i miliardi di euro rappresentati dai beni sottratti al crimine organizzato siano destinati ed impiegati per politiche economiche di reale e ragionato sviluppo del territorio.

Gli importi delle confische richiedono, oggi, una complessiva gestione strategica che non soltanto si contrapponga simbolicamente al vulnus creato dalle mafie alle nostre società, bensì generi le condizioni per un riscatto morale ed una tenuta macroeconomica proprio dei tessuti finanziari, imprenditoriali e produttivi interessati negativamente dal fenomeno mafioso.

La confisca rappresenta, così, per gli “uomini d’onore” la perdita di prestigio nel loro stesso ambiente, ben più gravosa della stessa detenzione, perché non consente più loro di esercitare alcuna forma di condizionamento delle realtà socio-economiche tradizionalmente occupate e soffocate dalla presenza delle loro risorse e del loro controllo.

L’esperienza pratico-applicativa ha però evidenziato aspetti di particolare complessità che ingenerano difficoltà nell’azione giudiziaria ed amministrativa in questo settore. Si pensi, a titolo di esempio, alle aziende interessate dal sequestro giudiziario e dalla confisca che, spesso, conservano una spiccata vitalità soltanto fino a quando sono nella disponibilità dei mafiosi ‒ i quali garantiscono alle stesse accesso al credito, commesse, clientela. Questa vitalità, al contrario, in mancanza di una gestione improntata a canoni di imprenditorialità, rischia di scomparire del tutto.

Il salvataggio delle imprese a conduzione mafiosa ‒ industriali, edili e, in particolare, agricole ‒ è, quindi, obiettivo decisivo se si vuole colpire, sia sul piano simbolico sia su quello concreto, un potere mafioso che appare altrimenti pervicace nonostante gli interventi repressivi delle Istituzioni.

L’attività imprenditoriale va, infine, salvaguardata in ogni caso per scongiurare il pericolo della scomparsa dell’azienda e della sua funzione sociale della perdita di posti di lavoro in realtà geografiche già storicamente svantaggiate.

 

Ultime notizie
Relazione DIA
Criminalità e contrasto

Relazione Semestrale DIA, la mafia si insinua anche grazie ai traffici di droga e di armi

La Relazione DIA relativa al primo semestre 2023 è stata resa nota questa mattina. Le mafie emergono come fenomeni sempre più mutevoli che cambiano forme e modalità di azione, adattandosi ai contesti socio-economici. Il traffico di droga resta la fonte maggiore di profitto per i clan, mentre si rileva la presenza di un traffico di armi, anche da guerra.
di redazione
Relazione DIA
economia africana
Mondo

Come va l’economia africana? La realtà del Continente al di là dei macro-dati

L’economia del Continente africano crescerà tra il 3,8% e il 4% nel 2024 e sarà la seconda economia a livello mondiale dopo quella asiatica, ma i dati reali, non meramente legati a fattori economici, descrivono una realtà più incerta e mutevole, determinata dai conflitti, dall’instabilità politica e da disastri naturali ed eventi climatici, come la siccità.
di Emanuele ODDI*
economia africana
rimesse economiche
Immigrazione

L’importanza sociale delle rimesse economiche dei migranti

Le rimesse economiche dei migranti rappresentano una risorsa per il paese d’origine che le riceve, oltre a un diritto e un mezzo di emancipazione di molte famiglie dalla povertà. Ma allo stesso tempo, queste possono creare squilibri nel tessuto sociale: una ricchezza, dunque, che andrebbe guidata da progetti di investimento strutturati.
di Marco Omizzolo*
rimesse economiche
Intervista

Neuroscienze della narrazione, lo storytelling nell’era dell’Intelligenza artificiale

“Neuroscienze della narrazione” è il saggio di Marco La Rosa, pubblicato da Hoepli, che analizza presente e futuro dello storytelling nell’era dell’IA. Oltre al rischio di un eccessivo appiattimento dei contenuti, come già accade per le immagini generate da IA, La Rosa allerta sulla condizione dell’“uomo di vetro”, ovvero privato della sua riservatezza.
di Massimiliano Cannata
migrazione e asilo
Europa

Nuovo Patto europeo su migrazione e asilo, manca un vero equilibrio tra responsabilità e solidarietà

Il nuovo Patto europeo su migrazione e asilo ha generato notevoli perplessità sul fronte dei diritti umani e della solidarietà tra Stati Ue, in particolare sul trattamento dei minori e sulla possibilità data agli Stati membri di rifiutarsi di ospitare i richiedenti asilo in cambio di un contributo finanziario alla gestione dei processi di rimpatrio.
di Ugo Melchionda*
migrazione e asilo
violenza di genere
Società

Giovani e violenza di genere. I dati della Direzione Centrale della Polizia Criminale

Violenza di genere, un report del Servizio Analisi Criminale delle Forze di Polizia analizza il fenomeno in una ottica generazionale. I delitti in àmbito affettivo e familiare sono in calo, ma troppo spesso riguardano vittime e autori con meno di 34 anni, con prevalenza di giovani adulti. Il 76% delle donne vittime di violenze sessuali ha meno di 34 anni.
di redazione
violenza di genere
competenze digitali
Lavoro

Competenze digitali e nuove priorità nel mondo del lavoro, l’appuntamento Adnkronos Q&A

Attrarre nuovi talenti, valorizzare la formazione specifica e investire sulle persone: questi i temi al centro del nuovo appuntamento Adnkronos Q&A, con focus su parità e gender gap
di redazione
competenze digitali
Rapporto Italia
Rapporto Italia

Rapporto Italia, presentati i dati dell’Eurispes per il 2024

Rapporto Italia 2024, nelle parole del Presidente dell’Eurispes Gian Maria Fara un Paese al bivio, che ha bisogno di coraggio nelle scelte. Ma bisogna innanzitutto superare il “presentismo” che ha contraddistinto gli ultimi anni per scegliere con consapevolezza tra conservazione o futuro.
di redazione
Rapporto Italia
concessioni balneari
Diritto

Giurisprudenza amministrativa su concessioni balneari

Sulle concessioni balneari c’è bisogno di meno proroghe e più regole certe, ragionevoli e trasparenti, in quanto non è più possibile affidarsi solo agli esiti della giurisprudenza. I provvedimenti dovranno tenere in conto l’esperienza professionale e il know-how delle imprese, nonché tutelare gli eventuali investimenti già effettuati.
di giovambattista palumbo*
concessioni balneari
baby gang
Sicurezza

Baby gang tra realtà e percezione. Intervista a Stefano Delfini, Direttore Servizio Analisi Criminale della Direzione Centrale della Polizia Criminale

Il 36% degli italiani denuncia la presenza di baby gang nel proprio territorio, come emerge dal Rapporto Italia 2024. Ma non bisogna confondere realtà e percezione, afferma Stefano Delfini, Direttore del Servizio Analisi Criminale, che nel corso dell’intervista traccia un quadro del fenomeno criminale minorile nel nostro Paese.
di Susanna Fara
baby gang