L'opinione

Il diritto, tra autodisciplina e impresentabili

164

I fatti accaduti prima e dopo le ultime elezioni amministrative, con riguardo in particolare alla vicenda dei cosiddetti “impresentabili”, suscitano più di qualche riflessione, e molte – forse troppe – ne sono state fatte, e si continueranno a fare, in varie sedi.

Forse è opportuno, da parte del giurista, formulare qualche considerazione in ordine alla valenza dogmatica di corpus di regole, come quelle contenute nel (famigerato) “Codice di autoregolamentazione in materia di formazione delle liste” emanato dalla Commissione Parlamentare Antimafia nel settembre 2014. Così come tutti i Codici di “autodisciplina”, va premesso, esso non costituisce una fonte del diritto, a meno che non venga espressamente richiamato da norme di rango primario oppure, laddove si debba applicare a situazioni che regolano la vita dei cittadini, non se ne preveda in qualche modo la vincolatività per quell’ambito della “costituzione materiale” che si dovessero trovare a disciplinare.

In altre parole, un Codice di autodisciplina può diventare vincolante solo se i soggetti dai (e per i) quali è redatto – in genere appartenenti a una comunità o a un gruppo sociale ben individuato – decidono che lo diventi per tutti coloro che intendono beneficiare dell’appartenenza a quel gruppo o consesso, con tutte le conseguenze che ne derivino.

È l’esempio classico del Codice di Autodisciplina delle società quotate in Borsa che prevede una serie di regole per le società e i loro organi di governo, orientate alla trasparenza e alla correttezza dei comportamenti sui mercati borsistici. Ma il Codice non contempla nessuna sanzione a fronte del suo inadempimento, se non la circostanza fattuale di trovarsi sul mercato ed essere additati come “non ossevanti” un insieme di regole di natura amministrativa. Sanzione reputazionale, probabilmente più forte di quella legale.

Ancora penso ai Codici di Autoregolamentazione delle imprese, come quello di Confindustria Sicilia, che prevedeva la sanzione dell’espulsione dalla struttura associativa dei soggetti che fossero stati scoperti a pagare il pizzo. Ma si parlò allora di “abusi” proprio perché si paventava una intromissione del privato in vicende giuridiche, la cui sorte era per l’appunto affidata (e non può dirsi diversamente) ad un potere statuale.

Anche qui, comunque, la sanzione “reputazionale”, unica che si possa – ancorchè con qualche forzatura terminologica – definire tale, è quella che è legittimo attendersi da simili decisioni.

Venendo al dunque, il Codice (che chiameremo per brevità “Antimafia”) è ben lungi dal costituire, come dicevamo, una fonte del diritto dotato di autonoma precettività, così come invece il “vero” Codice Antimafia.

Da ciò deriva che a chiederne l’applicazione, proprio perché ad adesione volontaria, non può intervenire nessun Organo dello Stato, se non la stessa Commissione che lo ha redatto, ma sempre in ottica di “moral suasion”. I partiti che lo hanno sottoscritto devono uniformarsi, pena la sola sanzione “reputazionale”, e nulla più. Il problema, qui, è però peculiare rispetto a quello che si pone nella fase di applicazione delle altre forme di autoregolamentazione citate, nonché di tutte quelle della specie. A decidere sulla eventuale “incandidabilità” sono i pertiti, che a loro volta devono seguire norme di legge che impediscono ad un cittadino ritenuto “indegno” di essere inserito nelle liste elettorali. Ma qui scatta il vuoto normativo, che urge colmare. Allo stato, non esistono regole di rango primario che permettono l’esclusione (anzi, la mancata inclusione) nelle suddette liste. La più volte invocata “legge Severino” prevede, al contrario di quanto probabilmente il cittadino medio abbia compreso, che una persona con problemi “giudiziari” possa essere sospesa dall’incarico qualora eletta, ma non vieta la candidatura (e la conseguente elezione) di costei o costui.

A ciò si aggiunga che – come ha ricordato lucidamente Raffaele Cantone – non esiste una legge che fornisca la definizione di soggetti “impresentabili” né tanto meno la prevede il Codice di Autodisciplina della Commissione Parlamentare. La quale – riprendendo ancora Cantone – «è fatta di politici» mentre i processi, come noto, spettano alla magistratura, la quale dovrà accertare ex post (non avendo nemmeno essa possibilità di farlo ex ante) la rispondenza alla legge, e solo a questa, dei futuri (e quelli in carica) amministratori pubblici.

Altre opinioni dell'Autore
Gioco

Esport, il gaming scoppia di salute dopo il Covid. Olimpiadi più vicine

Che cosa è accaduto nel mondo del gaming nel periodo della pandemia del Covid-19? Secondo le ultime previsioni, l’emergenza sta rappresentando una incredibile opportunità di crescita per il settore degli E-Sports.
di Valentina Renzopaoli
Cultura

Fellini-Sordi a 100 anni dalla nascita. La mostra dell’Archivio Riccardi a Spazio 5

Il 20 gennaio e il 15 giugno di quest'anno Federico Fellini e Alberto Sordi avrebbero compiuto 100 anni. Per celebrarne il genio e il peso avuto nel panorama cinematografico italiano e non solo, è stata organizzata la mostra: "Fellini-Sordi, 100 anni per i protagonisti del cinema italiano".
di redazione
scuola

Il ritorno dell’educazione civica nelle Scuole: italiani favorevoli

L’importanza di reintrodurre l’insegnamento dell’educazione civica nelle scuole ha trovato il favore della maggior parte degli italiani (67,8%) nell’ultima indagine condotta sul...
di redazione
Osservatori

Iva e scuola: nei Tg l’anticipo di campagna elettorale. Azzolina al centro delle polemiche. Sileri e il dilemma del Mes

L’analisi dell’Osservatorio Tg Eurispes e Coris Sapienza dal 22 al 26 giugno – Il dibattito tra le forze politiche su molti fronti...
di Eurispes e Coris Sapienza
Europa

Superare la “democrazia del ricatto”. Un Piano per la prossima generazione Ue

Il Piano anticrisi dell’Unione rappresenta un passo piccolissimo, ma comunque importante perché rompe un tabù ed indica una nuova direzione di marcia per l’Europa, con un profondo significato politico. Restano però molti nodi aperti in Europa, dove ancora ci sono paesi che usano il diritto di veto come un’arma per impedire che gli altri avanzino.
di Carmelo Cedrone*
Criminalità e contrasto

Abbassare la soglia di spendibilità del contante davvero favorisce la lotta al riciclaggio?

Il contante rappresenta, da sempre, il principale canale di riciclaggio dei proventi di attività illecita e contingentarne l’uso ha dato nel tempo risultati strategici, apprezzabili anche in termini di prevenzione e contrasto al finanziamento del terrorismo internazionale. Quanto maggiore è stata l’attenzione investigativa verso il contante, tanto più le organizzazioni criminali hanno saputo diversificare la forma di manifestazione di quei proventi in un complesso processo di dematerializzazione delle attività criminali.
di Giuseppe Miceli*
Cultura

Luciano Canfora all’Eurispes: “I fascismi hanno immense praterie a loro disposizione. Gli aiuti europei? Vengano utilizzati contro le disuguaglianze sociali”

Luciano Canfora nell'intervista rilasciata all'Eurispes auspica, senza ottimismo, che “questa rabbia sociale riesca a imporre all’attenzione un malessere profondo che attraversa il Paese, vissuto dalle fasce più deboli della popolazione, sostanzialmente abbandonate a se stesse”.
di Alfonso Lo Sardo
Cultura

Riscopriamo l’etica pubblica per uscire dalla crisi

Il quarto shock è il titolo di un interessante scritto del filosofo della politica, Sebastiano Maffettone, sulla “filosofia del presente”. «Il virus ha cambiato il nostro modo di vedere e abitare il mondo, stiamo acquisendo la consapevolezza che bisogna fare qualcosa perché il modo in cui abbiamo proceduto nell’ultimo periodo storico non ha funzionato».
di Massimiliano Cannata
Innovazione

Lo sviluppo della telemedicina: una opportunità da non perdere

L’utilizzo della tecnologia elettronica in àmbito sanitario costituisce una delle componenti fondamentali del futuro modello di governance alla cui implementazione si dovrà provvedere sollecitamente per garantire al meglio, e in modo uniforme, la tutela della salute delle persone.
di Francesco Giulio Cuttaia
Società

Fase 3. Il Sindaco di Latina, Damiano Coletta: “Le risorse stanziate dal Governo per i Comuni non basteranno”

«Le somme stanziate dal Governo per i aiutare i Comuni ad affrontare l’emergenza e la ripartenza non basteranno: le minori entrate legate ad una capacità fiscale ridotta andranno in qualche modo compensate». L'intervista al sindaco di Latina, Damiano Coletta.
di Valentina Renzopaoli