L'opinione

Il diritto, tra autodisciplina e impresentabili

85

I fatti accaduti prima e dopo le ultime elezioni amministrative, con riguardo in particolare alla vicenda dei cosiddetti “impresentabili”, suscitano più di qualche riflessione, e molte – forse troppe – ne sono state fatte, e si continueranno a fare, in varie sedi.

Forse è opportuno, da parte del giurista, formulare qualche considerazione in ordine alla valenza dogmatica di corpus di regole, come quelle contenute nel (famigerato) “Codice di autoregolamentazione in materia di formazione delle liste” emanato dalla Commissione Parlamentare Antimafia nel settembre 2014. Così come tutti i Codici di “autodisciplina”, va premesso, esso non costituisce una fonte del diritto, a meno che non venga espressamente richiamato da norme di rango primario oppure, laddove si debba applicare a situazioni che regolano la vita dei cittadini, non se ne preveda in qualche modo la vincolatività per quell’ambito della “costituzione materiale” che si dovessero trovare a disciplinare.

In altre parole, un Codice di autodisciplina può diventare vincolante solo se i soggetti dai (e per i) quali è redatto – in genere appartenenti a una comunità o a un gruppo sociale ben individuato – decidono che lo diventi per tutti coloro che intendono beneficiare dell’appartenenza a quel gruppo o consesso, con tutte le conseguenze che ne derivino.

È l’esempio classico del Codice di Autodisciplina delle società quotate in Borsa che prevede una serie di regole per le società e i loro organi di governo, orientate alla trasparenza e alla correttezza dei comportamenti sui mercati borsistici. Ma il Codice non contempla nessuna sanzione a fronte del suo inadempimento, se non la circostanza fattuale di trovarsi sul mercato ed essere additati come “non ossevanti” un insieme di regole di natura amministrativa. Sanzione reputazionale, probabilmente più forte di quella legale.

Ancora penso ai Codici di Autoregolamentazione delle imprese, come quello di Confindustria Sicilia, che prevedeva la sanzione dell’espulsione dalla struttura associativa dei soggetti che fossero stati scoperti a pagare il pizzo. Ma si parlò allora di “abusi” proprio perché si paventava una intromissione del privato in vicende giuridiche, la cui sorte era per l’appunto affidata (e non può dirsi diversamente) ad un potere statuale.

Anche qui, comunque, la sanzione “reputazionale”, unica che si possa – ancorchè con qualche forzatura terminologica – definire tale, è quella che è legittimo attendersi da simili decisioni.

Venendo al dunque, il Codice (che chiameremo per brevità “Antimafia”) è ben lungi dal costituire, come dicevamo, una fonte del diritto dotato di autonoma precettività, così come invece il “vero” Codice Antimafia.

Da ciò deriva che a chiederne l’applicazione, proprio perché ad adesione volontaria, non può intervenire nessun Organo dello Stato, se non la stessa Commissione che lo ha redatto, ma sempre in ottica di “moral suasion”. I partiti che lo hanno sottoscritto devono uniformarsi, pena la sola sanzione “reputazionale”, e nulla più. Il problema, qui, è però peculiare rispetto a quello che si pone nella fase di applicazione delle altre forme di autoregolamentazione citate, nonché di tutte quelle della specie. A decidere sulla eventuale “incandidabilità” sono i pertiti, che a loro volta devono seguire norme di legge che impediscono ad un cittadino ritenuto “indegno” di essere inserito nelle liste elettorali. Ma qui scatta il vuoto normativo, che urge colmare. Allo stato, non esistono regole di rango primario che permettono l’esclusione (anzi, la mancata inclusione) nelle suddette liste. La più volte invocata “legge Severino” prevede, al contrario di quanto probabilmente il cittadino medio abbia compreso, che una persona con problemi “giudiziari” possa essere sospesa dall’incarico qualora eletta, ma non vieta la candidatura (e la conseguente elezione) di costei o costui.

A ciò si aggiunga che – come ha ricordato lucidamente Raffaele Cantone – non esiste una legge che fornisca la definizione di soggetti “impresentabili” né tanto meno la prevede il Codice di Autodisciplina della Commissione Parlamentare. La quale – riprendendo ancora Cantone – «è fatta di politici» mentre i processi, come noto, spettano alla magistratura, la quale dovrà accertare ex post (non avendo nemmeno essa possibilità di farlo ex ante) la rispondenza alla legge, e solo a questa, dei futuri (e quelli in carica) amministratori pubblici.

Altre opinioni dell'Autore
Economia

Eurispes, Fara: “Lo Stato torni proprietario e gestore delle grandi infrastrutture del paese”

"Autostrade, telecomunicazioni, energia, porti e grande logistica: dopo gli anni delle privatizzazioni per fare cassa, il Paese deve tornare proprietario e gestore delle grandi infrastrutture e dire basta allo shopping delle multinazionali straniere"
di redazione
Il punto

Per rimettere in corsa l’Italia, veloci pit stop, non megariforme

È la mancanza di infrastrutture il primo freno alla crescita del Paese. Lo Stato spende meno di 20 miliardi di euro l’anno,...
di Corrado Giustiniani
International

Così la “Fortezza Europa” avalla i respingimenti in mare

Negli ultimi anni l’Unione europea è stata protagonista di una gestione sempre più securitaria dei flussi migratori che hanno investito il proprio territorio. La tesi viene spiegat in un saggio di Marco Omizzolo e Pina Sodano, presentato a Wocmes 2018, Congresso mondiale di studi mediorientali.
di Marco Omizzolo
International

Proposta shock: “Il voto ‘ignorante’ valga meno di quello informato”

Il suffragio universale? Sopravvalutato. Il voto ‘ignorante’ valga meno di quello ‘informato’. Il voto ponderato é la proposta di Dambisa Moyo, una importante economista americana, originaria dello Zambia, autrice del libro Edge of chaos
di Alfonso Lo Sardo
Sondaggi & Ricerche

Con un animale in casa, niente viaggio per la metà dei padroni

Nell’ultimo anno oltre 2 italiani su 10 hanno confessato di aver speso di più per viaggi e vacanze, nonostante la crisi non sia ancora del tutto superata. Ma l'amore per i propri animali e la paura del terrorismo frenano la voglia di viaggi.
di redazione
Salute

Il Piano Sanità del ministro Grillo: più fondi e meno liste d’attesa

Sanità e salute: il neo ministro Giulia Grillo ha illustrato le linne programmatiche del suo mandato. Vaccini, risorse per la sanità, liste d’attesa da ridurre e aumento della trasparenza.
di redazione
Ambiente

Porto Hub di Palermo. “Piano ecosostenibile da 435.000 posti”

Un nuovo porto Hub a Palermo: è il progetto dell’Eurispes, presentato a palazzo d’Orleans, sede della presidenza della Regione. Tutti i dettagli
di Alfonso Lo Sardo
Intervista

Educazione civica nelle scuole, Bruno Assumma: “Magistra vitae”

"L'educazione civica la personalità deve servire a stimolare una visione della vita e un "modus operandi" nella società", sostiene il professor Assumma.
di Valentina Renzopaoli
Intervista

Stefano Molina: «Educazione civica mirata allo sviluppo sostenibile»

Educazione civica nelle scuole: "Sì all'insegnamento dell'educazione civica, no al voto. La cittadinanza globale non è istruzione, ma educazione", sostiene Stefano Molina della Fondazione Agnelli
di Corrado Giustiniani
Intervista

Romeo (Lega): «La difesa deve essere legittima sempre»

Legittima difesa: "Se una persona sa che svaligiando una casa la farà sempre franca, non avrà nessun incentivo a smettere di delinquere". Il dibattito prosegue con l'opinione di Massimiliano Romeo, capogruppo della Lega al Senato.
di Corrado Giustiniani