Clima, Greta chiede all’Onu di seguire la scienza. Le “predizioni” dell’Eurispes

La piccola Greta all’Onu: ascoltate, seguite le indicazioni della scienza. L’occasione è stata il “Forum politico di alto livello” svolto nella sede dell’Assemblea generale durante il quale è stato presentato e discusso il Rapporto 2019 sullo Sviluppo Sostenibile Globale (Global Sustainable Development Report – GSDR), il documento che ha fatto il punto sui progressi e le carenze delle politiche realizzate per il raggiungimento degli obiettivi generali e specifici dell’Agenda 2030 sulla grande correzione dell’attuale modello di sviluppo globale. Il Rapporto, presentato ogni quattro anni – l’ultimo è del 2016 – è stato elaborato da un gruppo di 15 scienziati di diverse discipline ai quali gli Stati membri dell’Onu, seguendo il nuovo metodo di stretta collaborazione tra mondo politico e mondo della scienza, hanno affidato il compito di valutare i processi in atto per la sostenibilità dello sviluppo e di suggerire raccomandazioni. Come era prevedibile, il Rapporto ha evidenziato i notevoli avanzamenti economici diffusi nel mondo in questi ultimi quattro anni; ma nello stesso tempo anche quanto gli Stati siano ben lontani da quella correzione di rotta necessaria per influire sui cambiamenti climatici, tutelare efficacemente l’ambiente, assicurare uno sviluppo giusto ed equilibrato. La denuncia di queste carenze – ben dimostrata da dati ed analisi precise e verificate con il coinvolgimento di numerosi centri scientifici a livello mondiale – ha messo in luce che, se per quanto riguarda l’ambiente siamo vicini a punti di rottura irreversibili, anche per quanto riguarda lo sviluppo economico l’umanità non è in condizioni molto diverse, a causa dell’enorme incremento delle disuguaglianze economiche e sociali tra le aree geografiche, nelle città, tra i diversi gruppi sociali. Questo processo diffuso di crescita delle disuguaglianze, motivo di crescenti instabilità sociali, preoccupa in sostanza quanto i cambiamenti climatici e richiede urgenti interventi correttivi.

Nel raccomandare azioni correttive su questo fronte, il Gruppo degli Scienziati dell’Onu propone numerose misure tra cui, nel metodo, una stretta collaborazione tra governi, operatori economici, esponenti della società civile e cittadini, e l’avvio, da parte degli Stati, di politiche organizzate su precise “interazioni” tra gli interventi nei vari settori, troppo spesso separati l’uno dall’altro. Un approccio integrato allo sviluppo richiede, da un lato, la organizzazione di un nuovo modello di governance, ben diverso da quelli tradizionalmente seguiti finora dagli Stati (interventi sui fattori istituzionali); dall’altro, l’adozione di un approccio integrato allo sviluppo che persegua contemporaneamente gli obiettivi di crescita economica e di promozione sociale. Gli Stati dovrebbero, infine, elaborare politiche finalizzate a promuovere un diverso equilibrio tra consumi privati e consumi pubblici, orientando ed incoraggiando con adeguati sistemi di tassazione e incentivazione, gli imprenditori ad investire in prevalenza sui cosiddetti beni comuni (common goods), trovando in questo àmbito i propri margini di profitto.

Su questo punto il nostro resoconto si ferma perché viene spontaneo il richiamo alle tesi che, a tale riguardo, l’Eurispes ha sostenuto da tempo in Italia ed in àmbito europeo. Era il 16 marzo 2006 quando l’Eurispes, con il sostegno della fondazione tedesca F. Ebert, riunì nella sala delle Colonne del Parlamento Italiano un numeroso gruppo di studiosi ed esperti europei, esponenti politici e delle associazioni, per richiamare l’attenzione sulla necessità di promuovere nuove politiche orientate, appunto, dal principio della sostenibilità. In quella occasione, alla quale seguirono la formazione di un coordinamento permanente ed analoghe conferenze nel 2007, 2008, 2014 ed audizioni al Parlamento europeo ed al Comitato Economico e Sociale di Bruxelles, furono ben definiti i termini della sostenibilità, dell’equilibrio da costruire tra crescita economica e promozione sociale nelle politiche pubbliche, del valore dei beni comuni. Il prof Stefen Haseler, ad esempio, della Metropolitan University di Londra (che, per inciso, previde con chiarezza la crisi finanziaria internazionale degli’anni successivi) spiegò come per sviluppo sostenibile si intenda un modello di sviluppo finalizzato a ridurre ed eliminare al massimo i rischi di rottura di un sistema, assicurando un progresso duraturo ed equilibrato nel tempo; e richiamò con molta energia gli esponenti politici ad assumere precise responsabilità su questo fronte. Il prof. Detlev Albers, dell’Università di Brema, illustrò bene che crescita economica e promozione sociale sono due aspetti della stessa medaglia, da perseguire dunque insieme, e non come era sostenuto dalla maggioranza dei decisori politici in Italia e in Europa: prima doveva essere perseguito lo sviluppo economico per affrontare poi i problemi sociali con una adeguata distribuzione della ricchezza. Il sociale era, ed è tuttora, da considerare come un fattore produttivo che, in quanto tale, deve essere oggetto di precise politiche di valorizzazione, non di semplice assistenza; e infine la tesi sostenuta dal prof. Gianni Mattioli, già Ministro dell’Ambiente e membro del Consiglio Direttivo dell’Eurispes, di costruire un diverso equilibrio tra consumi privati e pubblici a favore di questi ultimi, programmando e incentivando uno spostamento degli investimenti pubblici e privati sui beni comuni. Queste le tesi dell’Eurispes che oggi ritroviamo recepite nel Rapporto sullo Sviluppo Sostenibile Globale 2019 delle Nazioni Unite. Un richiamo ispirato all’orgoglio? No, piuttosto di triste malinconia per la sordità e miopia di una classe dirigente politica italiana ed europea che non ha saputo ascoltare per tempo raccomandazioni preziose e ben fondate su precise ricerche scientifiche. Ci voleva un aggravamento drammatico delle negatività nei processi di sviluppo economico, sociale, ambientale per affermare una diversa consapevolezza nelle principali sedi internazionali; e ci voleva Greta per dare un impulso, si spera, alla grande correzione da apportare nelle attuali politiche a livello globale e nazionale, a cominciare dal nostro Paese.

Il Rapporto è leggibile sul sito ONU:
https://sustainabledevelopment.un.org/globalsdreport/2019

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