Animali

Coronavirus e animali. Enpa: “Cani abbandonati? È una fake news”

Animali e coronavirus. Molti interrogativi, ma anche tante fake news ribalzate da un sito all’altro, da un profilo Social all’altro in queste ultime settimane. Esistono rischi reali, e come deve comportarsi chi accoglie in casa e in famiglia un animale domestico?
Quali le correlazioni tra cambiamenti climatici e sfruttamento degli animali?
Per fare chiarezza su questi ed altri temi, abbiamo chiesto aiuto a Carla Rocchi, antropologa e animalista, Presidente dell’Enpa, il più antico ente per la protezione degli animali in Italia.

Presidente, giusto per esercitare la nostra memoria storica, quando si parla dell’Enpa (Ente Nazionale per la Protezione degli Animali) ci si riferisce davvero alla prima realtà italiana a difesa e a protezione degli animali. Ci potrebbe raccontare sulle origini dell’Ente che presiede?
È la prima realtà ufficialmente riconosciuta. Un po’ di storia: vedendo in che condizioni lavoravano gli animali da traino e da soma, Giuseppe Garibaldi nel 1871 accolse l’invito della irlandese Anna Winter e fondò con il suo medico, Timoteo Riboli, la prima associazione zoofila italiana che si chiamava “Società per la protezione degli animali contro i mali trattamenti che subiscono dai guardiani e dai conducenti”. Quell’associazione poi diventò, nel 1938, l’Ente Nazionale Protezione Animali.

Ci parli dei numeri dell’Ente oggi, in termini di presenza sul territorio. E, se possibile, per capire i meccanismi alla base del lavoro che svolgete, ci piacerebbe sapere in quale modo scegliete le campagne da sostenere, che sono numerosissime. Tra le tante missioni in Italia e all’estero, potrebbe segnalarcene qualcuna in particolare indicativa per i risultati ottenuti?
L’Ente è presente sul territorio con circa 200 realtà operative. Si occupa degli animali gestendo rifugi, Centri per il recupero della fauna selvatica, campagne di sterilizzazione sia dei randagi sia degli animali di persone non abbienti. Effettua un importante lavoro di controllo tramite le proprie Guardie Zoofile. Assistiamo anche animali liberi come le colonie feline, ma non solo. Per fare un esempio, tuteliamo le tartarughe marine, di cui monitoriamo e difendiamo la schiusa. Importante il lavoro in Tribunale sia per denunciare maltrattamenti sia per contrastare atti amministrativi illegittimi quasi sempre emessi a tutela della caccia.
Le campagne sono prevalentemente propositive, ad esempio, per promuovere la sterilizzazione, principale mezzo di contrasto del randagismo. Esiste un progetto che si chiama “Rete solidale” che organizza e sostiene gli interventi. In Italia è stata di recente effettuata una importante missione che ha portato in salvo i cani del Centro Assistenza Richiedenti Asilo di Mineo, abbandonati dopo la chiusura del Centro e oggi al sicuro nelle strutture Enpa.
All’estero un esempio esemplare di missione è stato il recupero di Bruno e Chiara, due cani compagni dei soldati italiani della base di Bala Murghab, nel Nord dell’Afghanistan. Quando la base è stata chiusa, il destino dei due cani sembrava segnato. L’Enpa è intervenuta per recuperarli. Bruno e Chiara sono stati portati prima ad Herat, poi a Kabul e poi con un volo particolare sono arrivati in Italia, a Perugia; successivamente, sono stati adottati da un ingegnere che li aveva conosciuti nella base italiana in Afghanistan.
Il caso di Iceberg, è quello di una la cagnetta italiana regolarizzata in Danimarca. Rischiava di essere soppressa per la legge locale. È stato possibile intervenire, far cambiare la legge e riportarla in Italia.
Esiste poi un lavoro sistematico e continuativo nei Balcani e non solo sugli animali domestici. Con Animals Asia abbiamo fatto un importante recupero di orsi in Albania che ora si trovano al sicuro in Abruzzo. Sempre in Albania vengono assistiti i randagi, come pure in Bosnia dove sono state addirittura realizzate strutture per l’accoglienza. In Macedonia l’obiettivo dell’Enpa è di far cambiare la legge per attuare le migliori politiche di contenimento del randagismo.
Vorrei segnalare, infine, la nostra ultima campagna: un video emozionale dal titolo #GliAbbracciChePuoiDare per condividere, soprattutto di fronte al disagio prodotto dall’epidemia di Covid-19, l’amore per gli animali e dire basta agli abbandoni (visualizzabile alla fine dell’intervista, ndr).

Il 28 febbraio scorso è arrivata da Hong Kong la notizia, diffusa dall’Agriculture, Fisheries and Conservation Department (Afcd), del primo caso di cane domestico positivo al coronavirus. Tra le tante notizie e fake news che stanno viaggiando sul web, l’ipotesi di un possibile contagio attraverso i nostri pet quanto è reale? Avete ricevuto segnalazioni e richieste di informazioni e chiarimenti da parte dei cittadini? Che cosa vi chiedono in particolare e quali strumenti avete adottato per promuovere una corretta informazione sull’argomento?
Sia l’Oms sia l’Istituto Superiore di Sanità hanno ribadito che il contagio attraverso gli animali domestici non esiste. Dunque la comunicazione non può che seguire quello che indica il mondo scientifico. E, in questo senso, contrastare le false informazioni. Gli animali non trasmettono il coronavirus: continuiamo a dirlo con molta chiarezza.
In questi giorni abbiamo ricevuto migliaia di quesiti. Per questo motivo l’Enpa ha promosso la divulgazione di un Vademecum sugli animali al tempo del Coronavirus, costantemente aggiornato, e fruibile sul sito dell’Associazione (http://enpa.it/upload/content/20203251651284.pdf) per tenere informati gli associati e gli utenti attraverso le corrette indicazioni su che cosa possiamo fare e che cosa non dobbiamo fare per la tutela della salute di tutti e su come cambia il nostro agire quotidiano in questi giorni di emergenza.

Secondo i dati che avete a disposizione, si stanno verificando fenomeni di abbandono legati proprio allo scoppio dell’epidemia di Covid19?
Per fortuna, non c’è alcuna evidenza di incremento di abbandoni in questo momento. Questa è una notizia diffusa senza il supporto di nessun dato. Basti pensare che i dati ufficiali li rileva il Ministero della Salute annualmente sulla base delle entrate nei canili sanitari. In ogni caso, non rileviamo questa circostanza neanche nei nostri rifugi. Non c’è ad oggi un incremento di abbandoni, il problema è un rallentamento delle adozioni, tuttavia consentite, a causa delle generali difficoltà di movimento delle persone.

Un’ultima domanda sull’argomento: diversi Stati hanno avviato o avvieranno, a breve, sperimentazione animale su possibili vaccini per debellare il Coronavirus. Sembra che non ci siano state prese di posizione forti da parte degli ambientalisti e degli animalisti in questo senso. Davanti alla perdita di così tante vite umane, il mondo dei difensori dei diritti degli animali, si trova oggi davanti ad un dilemma?
Noi rimaniamo fortissimamente convinti che la sperimentazione efficace passi attraverso metodi che non sono quelli della sperimentazione animale. Proprio in un momento di pandemia così forte e di necessità di intervento così urgente, a noi risulta che le sperimentazioni più avanzate siano già prevalentemente al livello della sperimentazione sul malato. Quindi, è probabile che questa volta la necessità dell’urgenza abbia accorciato i tempi senza dover condurre inutili sperimentazioni sugli incolpevoli animali.

Uno dei temi cari all’Ente è quello della forte correlazione, anche se in un contesto multicausale, tra cambiamenti climatici e lo sfruttamento degli animali attraverso gli allevamenti intensivi. Era il 1992 quando il saggio di Jeremy Rifkin, Ecocidio, denunciò i processi alla base della produzione dell’industria alimentare della carne divenuti insostenibili da un punto di vista della produzione di inquinamento e per le conseguenze sulla salute pubblica. Molti, dopo averlo letto, diventarono vegetariani. Oggi i dati dell’ultimo Rapporto Italia, pubblicato dall’Eurispes a inizio 2020, ci dicono che il numero dei vegetariani/vegani è in crescita fino a quasi il 9% della popolazione dai 18 anni in su. Qual è la posizione dell’Associazione su questi due argomenti, allevamenti e vegetarianesimo, e quali iniziative state portando avanti o intendete attivare?
Siamo da sempre su questi temi per motivi etici e di salute pubblica. Noi sappiamo che tutte le epidemie e pandemie possono essere riferite ad un degrado ambientale, in particolare legato a tutto quello che attiene alla produzione della carne. Il principale protagonista di questa violenta aggressione all’ambiente è infatti proprio l’allevamento intensivo. Basti pensare che inquinano più gli allevamenti intensivi che non la circolazione di automezzi nel mondo. Chiunque scelga di essere vegetariano, o ancora meglio vegano, fa quindi bene a se stesso, all’ambiente ed è un benefattore dell’umanità. Il fatto che i numeri dei vegetariani e vegani in Italia siano in crescita, significa che c’è un aumento della consapevolezza dei cittadini.

Passiamo ad un argomento più lieve. Sempre l’Eurispes nella tradizionale indagine sul rapporto uomo e mondo animale ha rilevato una novità interessante: una maggiore attenzione alla salute dei nostri amici animali con il sempre maggiore utilizzo di integratori alimentari e addirittura, in più di un caso su quattro, alimenti biologici. Secondo lei, si tratta di un vezzo, una moda, o di una tendenza che continuerà a diffondersi, assottigliando sempre di più le differenze tra alimentazione umana e quella dei nostri animali da compagnia?
Si tratta di attenzione. Nel momento in cui una persona accoglie un animale, si assume una responsabilità e innesca un circuito affettivo. Così come noi lo facciamo per le persone a cui vogliamo bene, lo facciamo per gli animali a cui ugualmente vogliamo bene. Avere attenzione per un animale non significa vezzo o moda, significa affetto e rispetto, cura, peraltro ampiamente ripagata dagli animali.

Il prossimo anno ricorrerà il trentennale dell’entrata in vigore della legge 281 del 1991 che enuncia il principio generale secondo il quale «lo Stato promuove e disciplina la tutela degli animali d’affezione, condanna gli atti di crudeltà contro di essi, i maltrattamenti e il loro abbandono al fine di favorire la corretta convivenza tra uomo e animale e di tutelare la salute pubblica e l’ambiente». Guardando oggi ai risultati e agli effetti della normativa, quali differenze nota nell’applicazione a livello delle singole regioni sul nostro territorio e quali con gli altri paesi europei?
Sono passati trent’anni e posso affermare che al mondo non esiste una normativa come la nostra che abbia lo stesso rispetto per gli animali, come ad esempio quello di consentire la soppressione solo in caso di malattie gravi e incurabili. Questa legge, anche dopo trent’anni, rimane un punto altissimo di civiltà. È una legge eccellente che tutto il mondo ci invidia, deve soltanto essere applicata bene e in tutto il Paese. Il problema è che il livello di gestione non è omogeneo e il comportamento verso gli animali è un indicatore di correttezza amministrativa che vale allo stesso per animali e persone.

Potrebbe spiegarci in che modo viene regolamentato in Italia il trasporto degli animali da allevamento e quali sono, se esistono, le criticità e gli aspetti che, a suo giudizio, andrebbero disciplinati e introdotti nella normativa vigente per migliorarla?
È un momento di criticità forte di tutta la filiera. Nella produzione di carne sono drammatici i tempi dell’allevamento, le gabbie sono un orrore e anche il trasporto non fa eccezione. È tutto fatto a misura di profitto. Le normative esistono, magari sono insufficienti, ma ci sono e regolano i tempi del viaggio, la sosta, l’abbeveramento, l’età minima degli animali per viaggiare. Il problema è che quasi nessuno le rispetta. I controlli non sono sufficienti. Ci sono connivenze. La maggior parte degli animali arriva dall’estero dove le situazioni sono, se possibile, peggiori. E gli orrori iniziano lì. Quando si fa un controllo, si trovano inadeguatezze, sempre. A noi non risulta un controllo nel quale non sia stata riscontrata una qualche irregolarità. Certamente, servirebbero leggi migliorative, ma se già venissero applicate quelle vigenti, saremmo molto più avanti.

VIDEO #GliAbbracciChePuoiDare

 

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