Coronavirus, i “taxi della bontà” consegnano buoni spesa alle famiglie in difficoltà

Prove reali di convivenza futura: si potrebbe definire così, quello è successo, lunedì scorso, in una Firenze diversa, quando i “taxi della bontà” con a bordo 10 volontari – da piazza della Signoria, luogo e simbolo storico della municipalità gigliata – si sono dati appuntamento per attraversare la città e consegnare venticinque buoni spesa ad altrettanti nuclei familiari, individuati dai servizi sociali del Comune. Come un forte lampo di luce hanno riempito il vuoto generato dai tanti giorni durante i quali abbiamo assistito alla desertificazione dei centri urbani, assediati dalla paura del contagio e spossati da un’incertezza crescente.

«Prendersi cura, perché nessuno si salva da solo». Le parole che Papa Francesco ha ribadito in più occasioni, bastano a far capire la missione – che è poi la stessa ragion d’essere – dell’Associazione Pane Quotidiano (https://www.panequotidianofirenze.it), realtà che, da più di un secolo (1898 l’anno della sua fondazione), opera nell’area del capoluogo toscano ed è stata ideatrice dell’iniziativa.

L’originale corteo della generosità è stato reso possibile grazie all’impegno della cooperativa Taxi So.Co.Ta., della Società Mutuo Soccorso Tassisti, della Management Capital Partner Srl e della Mummu Academy, le quali hanno deciso insieme di percorrere questo itinerario di valore che, oltre a portare un aiuto concreto a chi ne ha più bisogno, serve a farci riflettere sul destino delle nostre città a valle di un’emergenza che oltre alla dimensione sanitaria sta progressivamente disvelando i caratteri drammatici di una profonda crisi economica e sociale.

«Siamo andati incontro a otto anziani, sette donne sole e ad alcune famiglie con bambini. Vogliamo essere in prima linea nella battaglia contro la povertà, per praticare l’inclusione e contribuire a spezzare le tensioni sociali e le tante preoccupazioni che si affastellano in un orizzonte che fa registrare una decisa espansione delle fasce di povertà. Abbiamo anticipato l’appuntamento di quest’anno perché nei difficili mesi che stiamo attraversando, la domanda di aiuto è diventata più pressante. Non sono più ammesse lentezze, la nostra coscienza di uomini liberi e responsabili è, infatti, costantemente sollecitata dalla condizione di indigenza in cui vivono tanti nostri concittadini» questo il commento del Presidente dell’Associazione Pane Quotidiano Alberto Pagani.

In tempo di pandemia è molto importante che i “motori” della generosità non restino bloccati, questo il messaggio che il capoluogo toscano ha voluto lanciare al paese. «Occorre assicurare modelli di assistenza che diano forma concreta a quella “città per l’uomo” che per noi non possiede le sembianze di un vago ideale, ma il volto reale di un obiettivo perseguibile. Il futuro è già presente, dobbiamo pur costruirlo, un pezzo per volta, facendo ognuno la sua parte. La solidarietà è l’abito più bello di cui l’essere umano può oggi vestirsi», ci tiene a precisare Francesco Rotiroti che di Pane Quotidiano è consigliere e socio benemerito.

Alla straordinarietà del momento si è rifatto l’assessore al welfare del Comune di Firenze Andrea Vannucci, che ha inquadrato questa “giornata particolare” nel contesto di un’Italia che sta cercando di superare lo shock del lockdown mettendo in campo le energie migliori di cui dispone. «Un grazie doppio – ha dichiarato a conclusione della manifestazione – mi sento di esprimere a nome di tutta la cittadinanza a questa compagine di soggetti che hanno messo in campo un interessante modello di collaborazione intersettoriale, dimostrando che si può essere vicini agli altri con generosità e spirito di servizio».

Il fronte della bontà ha coinvolto Istituzioni ed imprese nella dimensione di una responsabilità sociale che si tramuta in responsabilità civile. «Abbiamo bisogno di tanti momenti come questi – il parere di Lucio Insinga, Direttore generale di Management Capital Partner – che servono al mondo manageriale per maturare una visione diversa del business. L’etica è il nome nuovo da dare al pensiero, su questa scia dovremo rifondare il capitalismo che ha mostrato la corda. Se vogliamo dare un significato alla tanto agognata ripartenza dobbiamo lavorare per far crescere il capitale sociale che si costruisce sulla promozione dell’intelligenza e della cultura, dalla quale dipende il nostro benessere esistenziale prima che economico».

È evidente che un nuovo paradigma dovrà affermarsi, perché azioni come quelle portate avanti dal terzo settore non rimangano delle voci isolate. Beni come fiducia e cooperazione sono diventati termini critici in questo particolare momento storico in cui si può rafforzare il valore delle comunità solo generando nuove forme di welfare solidaristico. Pane Quotidiano ha le carte in regola per farlo. Si potrebbero richiamare tanti altri esempi a partire dal progetto Cibo Buono – volto a produrre benessere pro domo a chi si trova in difficoltà – per avere l’esatta misura dello sforzo messo in campo. Qualche numero: nel 2019 è stato così distribuito gratuitamente oltre una tonnellata di pane destinato a soggetti indigenti e alle mense solidali. Sono stati, inoltre, elargiti alle famiglie disagiate circa 30.000 euro in buoni acquisto per derrate alimentari acquistabili attraverso i canali della grande distribuzione. Altro terreno di intervento l’erogazione di molteplici tipologie di sussidi, come il pagamento di bollette relative a utenze domestiche essenziali nel quadro dell’operazione Bolletta Solidale per un ammontare di 11.000 euro. L’operazione Occhiale Solidale ha, inoltre, consentito di impegnare 1.500 euro per l’effettuazione di visite oculistiche e la fornitura di occhiali per la vista, rivolgendosi a soggetti con inabilità visiva che non godono di altre forme di assistenza.

Da giornate come questa bisogna trarre un’iniezione di fiducia. Le maschere del male, per usare il titolo di un celebre saggio di Giorgio Pacifici (ed. Franco Angeli NdR), sono innumerevoli e sparse negli angoli più imprevedibili; ma le vie del bene sono infinite. Per averne conferma basta ricordare la “storia del pane”, che è ricca di sapienza e di poesia, d’arte e di fede, come il grande studioso della civiltà mediterranea, Pedrag Matvejevi? (scomparso tre anni fa) ci ha raccontato nel suo Pane nostro (ed. Hoepli NdR).

“Buono come il pane”, il detto vivo nella tradizione popolare non fallisce, ricordandoci che è l’alimento che abbraccia l’umanità: dal giorno lontano in cui i nostri antenati si stupirono per la simmetria dei chicchi sulla spiga, fino ad oggi, quando miliardi di esseri umani ancora soffrono la fame e sognano il pane, mentre altri lo consumano e lo sprecano nell’abbondanza. Sulle rive del Mediterraneo, dalla Mesopotamia alle tavole del mondo intero, il pane è stato il sigillo della cultura. Si è ritrovato al centro di dispute sanguinose e interminabili: le guerre per procacciarsi il cibo, ma anche le lunghe controversie sulla tipologia – lievitato oppure azzimo – da usare per la comunione. Lo si ritrova, nelle sue mille varietà, in molte opere d’arte, dall’antico Egitto alla Pop Art.
Giusto, dunque, ripartire dal gesto simbolico di spezzarlo per gli altri, rinnovando quel potente valore simbolico che lo colloca al centro di un rito eucaristico che deve diventare realtà vissuta ogni giorno.

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