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Coronavirus in Sicilia, a rischio il sistema sanitario. La Regione potenzia la terapia intensiva

di
Redazione

Non è certo in discussione l’impegno o l’efficacia politico-amministrativa del Governo regionale siciliano che si è distinto per capacità organizzativa e coordinamento delle forze in campo, ma la sostenibilità stessa del comparto sanitario, alle prese con il flagello del coronavirus.
Nello Musumeci – presidente della Regione Sicilia oggi in isolamento volontario dopo il contatto ravvicinato con il collega Nicola Zingaretti, risultato positivo, in occasione di un vertice a Roma – e l’assessore alla sanità Ruggero Razza avevano ragione. Il Governatore era stato accusato di eccessivo rigore per il suo invito, rivolto a chi volesse raggiungere l’Isola, di rimandare le partenze nella consapevolezza della vulnerabilità e della insufficienza della risposta che poteva essere fornita in caso di necessità.
D’altra parte, se il sistema sanitario della Lombardia, eccellenza riconosciuta in campo nazionale oggi vacilla, quello siciliano, dinnanzi ad una crescente richiesta di ricoveri cosa avrebbe potuto dare in termini di assistenza? Rientra in questa prospettiva, quindi, l’opinione dell’assessore Razza per il quale «la Sicilia sta lavorando in maniera molto forte per raggiungere, complessivamente, 500 posti di terapia intensiva, aggiungendone 100 alla disponibilità attuale».
Aggiungendo, inoltre, che «si stanno realizzando strutture sanitarie collegate al contenimento dell’emergenza». La preoccupazione esiste ed è tangibile. «C’è, infatti, un numero altissimo di casi aggiuntivi – prosegue Razza – che si potrebbero determinare per questo esodo dal Nord al Sud».
Il Governo siciliano ha chiesto, infatti, ai ragazzi di registrarsi sul sito della Regione, cosa che hanno già fatto in oltre undicimila. Un elemento di conoscenza decisivo per potere tracciare la presenza sul territorio di chiunque raggiunga l’Isola dalle regioni dell’area rossa o gialla.
L’obiettivo è quello di incrementare il numero dei posti letto. Lo sforzo che si chiede ad operatori sanitari, medici e paramedici, è eccezionale e se il contenimento c’è stato fino ad ora il merito è loro, oltre che dell’approccio che la giunta ha garantito, nella consapevolezza dei limiti e delle carenze strutturali di una sanità regionale che ha dovuto fare i conti con la razionalizzazione delle risorse e con il taglio di reparti e di personale. Provvedimenti importanti sono stati introdotti, proprio per dare una risposta immediata all’emergenza della diffusione del virus.
Le misure sono quelle adottate per effetto del decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri e dell’ordinanza del Presidente Nello Musumeci che obbliga chiunque a partire dal quattordicesimo giorno antecedente all’8 marzo abbia fatto ingresso in Italia dopo aver soggiornato in zone a rischio epidemiologico o sia transitato in Lombardia e nelle altre province individuate dal Dcpm, a comunicarlo al Comune, al dipartimento di Prevenzione sanitaria e al proprio medico.
L’ordinanza prevede anche l’obbligo per questi soggetti di osservare l’isolamento domiciliare di 14 giorni. L’emergenza posti letto riguarda sicuramente la provincia di Palermo, dove si registra la carenza di disponibilità nel reparto di Malattie infettive a pressione negativa ossia quelli dove vengono ricoverati in isolamento i pazienti positivi al coronavirus.
In Sicilia, in tutto, sono solo 58 i posti letto a pressione negativa, distribuiti per lo più nel Catanese – altri 18 nelle province limitrofe. Le riunioni organizzative tra i vertici della sanità siciliana si susseguono di ora in ora. I manager delle aziende sanitarie sono in costante contatto ed è stata attivata una task force tra i vari ospedali. Di fatto, la pneumologia dell’ospedale Vincenzo Cervello di Palermo verrà adibita a terapia intensiva respiratoria mentre i reparti di chirurgia generale e toracica saranno trasformati in reparti di degenza per i pazienti affetti da coronavirus.
La rianimazione, infine, ospiterà i pazienti che dovranno essere intubati. Tra gli altri obiettivi, la riapertura dell’ex-Istituto materno infantile di Palermo con i suoi 60 posti letto di isolamento. I tempi sono stretti e non è escluso che, a fronte di un aumento dei casi di contagio, possano essere acquisite nuove strutture per fronteggiare una situazione sempre più difficile e della quale, ancora, non si conosce la reale entità.
La campagna di comunicazione sulle condotte consigliabili, varata dal Governo regionale, è stata massiccia ed è proprio sull’adesione volontaria di quante più persone alle buone pratiche che si sta puntando per contenere un’emergenza che può diventare drammatica.
L’Ugl, intanto, individua in 200 i posti di terapia intensiva aggiuntivi sui quali poter fare affidamento nelle prossime settimane, alla luce di una previsione di aumento dei casi dopo gli arrivi di molti residenti provenienti dalle regioni del Nord. Per i segretari Ugl-Sanità Sicilia, Carmelo Urzì e Raffale Lanteri, infatti, «su 456 postazioni programmate, quelle attivate sono solo 346 e si rende necessaria la riapertura di strutture dismesse, ma anche la riconversione di alcuni reparti, con l’interruzione delle prestazioni sanitarie non urgenti e non indispensabili».
Intanto, la Regione Sicilia informa che, ad oggi, i pazienti affetti da coronavirus sono 54 di cui 19 ricoverati, 34 in isolamento domiciliare e uno guarito. Ad Agrigento 11, 27 a Catania, 1 ad Enna, 2 a Messina, 10 a Palermo, 1 a Ragusa, 2 a Siracusa.

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