Europa

Europee 2019, ultima chance. Ora si deve cambiare

89

I risultati delle elezioni europee hanno mandato dei segnali chiari, solo apparentemente contraddittori. Si tratta di segnali positivi, se raccolti e ben utilizzati. Vediamo perché:
per la prima volta, l’Europa è stata al centro del dibattito, anche se sono mancate le proposte, il voto è diventato pan-europeo; lo si è visto dalla aumentata affluenza alle urne;
dal dopoguerra, di fronte ad un’Europa in pericolo, c’è stata una risposta positiva dei cittadini, non solo per la partecipazione, ma anche per il risultato del voto; come se i cittadini avessero voluto offrire ancora una “chance” all’insieme dell’Unione mandando messaggi chiari alle forze politiche ed ai governi nazionali;
è emersa una richiesta di cambiamento e di discontinuità dell’Ue; lo si è visto dal contenimento delle forze sovraniste e, contemporaneamente, dal rafforzamento delle forze di ispirazione liberale e dei Verdi, entrambe favorevoli, da sempre, ad una maggiore integrazione dell’Europa; inoltre, per la prima volta, si è registrata la perdita della maggioranza assoluta dei popolari e dei socialisti che hanno “governato” sinora il Parlamento Europeo e l’Unione.
I cittadini si sono ancora fidati, rafforzando il “fronte” pro-Europa, mandando però dei segnali inequivocabili, che non possono essere elusi ancora, anche perché questa potrebbe essere l’ultima occasione. Infatti, i risultati dei sovranisti in Italia ed in altri paesi, sono frutto della paura dei cittadini, che i partiti tradizionali non hanno colto, dovuta agli errori commessi nella gestione della crisi economica, degli immigrati e degli attentati terroristici (la sicurezza). Tutti elementi che hanno mandato in tilt l’Unione e ridato fiato agli egoismi ed agli interessi nazionali, visti da ognuno come scorciatoia, a volte illusoria, per poter risolvere, da soli, interessi ormai sempre più complessi e interconnessi, a livello sia europeo che internazionale.
Ci sono, quindi, tutte le condizioni per creare una maggioranza o addirittura più maggioranze “europeiste” favorevoli al cambiamento, purché si tratti di un cambiamento vero, non per conservare l’esistente, ma per far ripartire l’Europa su basi nuove. Si potrebbe arrivare addirittura ad una maggioranza con più di 500 deputati; si potrebbe avere una maggioranza, favorevole al cambiamento, escludendo i popolari, che sono stati i maggiori responsabili delle politiche attuate durante la crisi economica – almeno una parte di loro.
Che cosa bisognerebbe fare? Che cosa dovrebbero fare il nuovo Parlamento ed i governi?
Innanzitutto, mandare dei segnali chiari, anche di metodo, mostrando che non si vuole continuare come prima. A questo fine, sono importanti le indicazioni dei governi per la nomina della nuova Commissione – in particolare del suo presidente, meglio se scelto al di fuori del Partito Popolare – e del nuovo governatore della BCE. Le scelte del futuro assetto dell’Unione dovrebbero essere elaborate dalla nuova coalizione politica e votate dal Parlamento, sulla base di una tabella di marcia che indichi le linee di riforma per una nuova Unione e le basi delle politiche che, nel frattempo, andrebbero attuate. In particolare, quelle economiche, sociali ed occupazionali, partendo dal completamento di quelle avviate per l’Eurozona, con una sospensione delle politiche di austerità e, in attesa di una condivisione dei rischi, di un riequilibrio dei parametri che oggi distribuiscono vantaggi e svantaggi non equi tra i paesi.
Quello che serve, comunque, e che i cittadini si aspettano dal nuovo Parlamento, non sono altri cinque anni di incertezza, di purgatorio o di “attesa” messianica – com’è avvenuto praticamente negli ultimi dieci anni – ma è necessario che lo stesso Parlamento assuma un ruolo centrale nelle iniziative e nelle proposte.
Il Parlamento, in questo senso, dovrebbe darsi un mandato, preparare un Progetto per una nuova Unione e votarlo, spingendo così a schierarsi e ad agire quei paesi che chiedono di volere cambiare e rafforzare l’Unione nell’interesse dei cittadini.
Di sicuro, oggi, non abbiamo bisogno più di parole, di promesse o di documenti vuoti, ma di proposte con l’indicazione dei tempi per trasformarle in fatti concreti. È la migliore risposta che si possa dare a coloro che invece l’Europa vorrebbero eliminarla.

Ultime notizie
Società

Indagine sul Processo Penale: Fara: “La giustizia sta peggio di 10 anni fa”

Cosa accade nelle aule giudiziare del nostro Paese. A distanza di 11 anni dal Primo Rapporto sul processo penale, esce il nuovo studio dell'Eurispes. Ecco cosa è cambiato.
di redazione
Giustizia

Giustizia, i temi “hot”. Avv. Tafuro: “Contro lo stop alla prescrizione astensione ad oltranza”

Il “dossier giustizia” agita la maggioranza giallo-rossa. Dal tema delle intercettazioni al nodo della prescrizione, passando per il riordino del Csm. Ne parliamo...
di Valentina Renzopaoli
Gioco

Alcol, droga, fumo, gioco. Sacchetti: “Il rischio dipendenza fa parte dell’uomo”

Dipendenze vecchie e nuove. I numeri crescono e anche le tipologie. Da cosa dipende? La sanità pubblica ha gli strumenti per affrontarle? Ne parliamo con Emilio Sacchetti, Presidente Eletto della Accademia Italiana di Scienze delle Dipendenze Comportamentali
di Alberto Baldazzi
Crescita

Summit Italia, America Latina e Caraibi. Ricceri: “Eco-compatibilità decisiva per la cooperazione internazionale”

L'Eurispes ha partecipato alla “IX Conferenza Italia, America Latina e Caraibi” che si è svolta il 9 e 10 ottobre al Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale
di Antonio De Chiara e Maria Grazia Melchionni
Diritti umani

Summit sui diritti umani a Dublino. Omizzolo: “Ho visto la bellezza di un mondo che non vuole soccombere”

Oltre cento difensori di diritti umani si sono dati appuntamento a Dublino dal 2 al 5 ottobre. Tra loro, Marco Omizzolo, ricercatore dell'Eurispes, eletto Human Rights Defender.
di Marco Omizzolo
Crescita

Sud: l’idea del Mezzogiorno va ripensata. “Combattere la rabbia figlia della frustrazione”

Sud e Futuro: il convegno organizzato dalla Fondazione Magna Grecia getta le basi per una rivoluzione culturale e politica. Il racconto del primo Annual International meeting che si è svolto a Palermo 4 al 6 ottobre, durante il quale è stato presentato il primo Rapporto sul futuro del Mezzogiorno.
di Alfonso Lo Sardo
Fisco

Web tax, Europa: imperdonabile ritardo. Milioni di euro non intercettati dall’erario e utenti che “pagano” con i propri dati

Il 13 dicembre 2018 il Parlamento europeo ha votato ed approvato due relazioni, con le quali viene chiesto all’Europa di introdurre un sistema comune di tassazione per i servizi digitali. L’Italia era stata la prima a muoversi su tale terreno, approvando già, nelle ultime due Leggi di Bilancio una sua web tax, successivamente rimasta solo sulla carta per mancanza dei decreti attuativi. L’analisi e le proposte dell’Osservatorio Eurispes sulle Politiche fiscali.
di Giovambattista Palumbo
Mezzogiorno

Il futuro del Sud. Molti possibili scenari: occorrerà sceglierne uno

Dal 4 al 6 ottobre si svolgerà a Mondello il I Annual International Meeting “Sud e Futuri” organizzato dalla Fondazione Magna Grecia. Parteciperanno oltre 50 protagonisti dell’economia, della cultura, dell’università, della magistratura, del giornalismo che si confronteranno su idee, progetti e proposte per il futuro del Sud.
di Alfonso Lo Sardo
Economia

La nuova frontiera delle criptovalute: rischio corto circuito tra aziende e autorità di controllo

Dal Petro alla Libra: i principali colossi dell’economia sarebbero in procinto di entrare prepotentemente nel mercato delle monete digitali. Ma l’idea di fondo di una vera e propria valuta alternativa, fondata esclusivamente sulla fiducia dei mercati e dei consumatori, anziché sul valore cogente imposto da leggi statali o sovranazionali, ancora non viene accettata dalle autorità bancarie e finanziarie.
di Andrea Strata e Michelangelo Principe
Economia

Stop contanti, nuove tasse non servono. “Ridurre le commissioni sui Pos”

Per incentivare l’uso di transazioni tracciabili occorre una chiara strategia di medio-lungo periodo, che porti anche ad un cambio culturale e all’implementazione della digitalizzazione dei cittadini e della PA. A tal fine, il primo punto su cui intervenire è senz’altro la riduzione delle commissioni sui Pos.
di Giovambattista Palumbo