Fumo, la lotta al tabagismo passa anche attraverso la riduzione del danno

Le patologie tabacco-correlate causano 80.000 vittime ogni anno; un dato che rimane stabile da diversi anni. Così come quello dei fumatori, anche se l’Istituto Superiore della Sanità ha segnalato una diminuzione sotto i 10 milioni rilevata dall’Istat, su cui pare legittimo nutrire dubbi: troppo rapida la “discesa” da 11,6 milioni a 10,1 che si sarebbe manifestata nell’ultimo biennio, e che è probabilmente frutto di campionamenti diversi. La lotta al tabagismo, dunque, sta ottenendo risultai assai limitati. Partendo da questi assunti si giustifica pienamente l’attenzione che L’Eurispes dedica al potenziale di riduzione del danno insito nel passaggio dal fumo tradizionale combusto ai nuovi strumenti senza combustione. A livello internazionale la validazione attraverso ricerche pubbliche e indipendenti, sta procedendo spedita. L’OMS e, di conserva, il Ministero della Salute italiano, sono più cauti, in quanto ligi al principio di precauzione. Altri sistemi sanitari europei manifestano maggiori aperture. Ma, tornando al nostro Paese, l’Eurispes ritiene che le autorità italiane, seguendo il principio di precauzione, arrivano a negare ex abrupto quello di riduzione del danno. Il Ministero ha segnalato che la riduzione del danno nell’area del fumo non deve far parte della cassetta degli attrezzi della sanità pubblica. Secondo l’Eurispes, i nuovi strumenti vanno studiati e analizzati sempre più a fondo; nessuno afferma che non presentino una percentuale di rischi per la salute ma questi rischi sono senz’altro assai minori rispetto alle evidenze drammaticamente negative legate al tabacco combusto. Su questo, l’Istituto condivide le posizioni di ampi settore del mondo clinico.

La funzione di un Istituto di ricerca è quella di stimolare riflessioni che, adeguatamente valutate, possano anche determinare degli shift nelle posizioni del mondo scientifico e nelle Istituzioni. Nessun preconcetto, dunque. Siamo pienamente d’accorso con le Autorità sanitarie nazionali relativamente al rischio che sia il fumo tradizionale sia i nuovi strumenti rappresentano per i più giovani e per i minori. Vanno fatti tutti gli sforzi, vanno prese tutte le iniziative per limitare forme di dipendenza vecchie e nuove per le più giovani generazioni. Allo stesso tempo, vanno valorizzati tutti gli strumenti per aiutare i fumatori a smettere, anche quando esprimono forti difficoltà o, addirittura, una scarsa volontà. In questi casi la “sostituzione” del fumo tradizionale con i nuovi strumenti o, meglio ancora, il loro utilizzo per lo “svezzamento” dal fumo combusto, ci sembrano strategie da percorrere in un più equilibrato rapporto tra principio di precauzione e principio di riduzione del danno. Ai più giovani dobbiamo dire: “non fumate”, “non svapate”, ma anche “non bevete” e, più in generale, assumete comportamenti più sani; ai fumatori “incalliti” dobbiamo dire “smettete”, ma corredare questo invito pressante con una batteria di strumenti che li aiutino nel difficile percorso. Tra questi, senz’altro rientrano la sigaretta elettronica e il tabacco riscaldato.

Per quello che riguarda i più giovani, i “non ancora fumatori”, oltre ai divieti bisogna assicurare che le pratiche commerciali anche nell’area dei nuovi strumenti siano estremamente corrette e che, soprattutto in Rete, non si veicolino messaggi allusivi e suadenti. Per i fumatori adulti, che vanno sospinti fuori dell’area del fumo, è opportuno che avanzi una informazione corretta anche sui nuovi strumenti.
A questo fine l’Eurispes ha attivato alcuni tavoli seminariali permanenti che vedono la presenza di scienziati, esperti di comunicazione, associazioni di consumatori e soggetti della filiera produttiva e distributiva dei nuovi strumenti. Vi partecipano tra gli altri personalità quali il Professor Antonio Catricalà, il Professor Francesco Cognetti, il Professor Gianni Riotta, il Professor Fabio Beatrice, Direttore del Centro antifumo di Torino, Il Dottor Parretti della SIMG (Società Italiana di Medicina Generale), il Dottor De Masi, Presidente dell’Adiconsum, i vertici dell’Anafe, l’associazione degli imprenditori della filiera della sigaretta elettronica aderente a Confindustria, e quelli della FIT (Federazione Tabaccai). L’obiettivo dei tavoli è duplice: da una parte, proporre un protocollo di autoregolamentazione per la comunicazione del settore dei nuovi strumenti che assicuri la massima salvaguardia dei giovani dal rischio dell’assunzione di nuove dipendenze, e la massima correttezza nell’utilizzo degli strumenti del marketing, anche nel web; dall’altra, identificare formule e modalità di corretta informazione per i fumatori adulti che, escludendo come per il tabacco combusto il ricorso alla pubblicità, permettano una corretta, direi anche, doverosa informazione che renda eventualmente possibile orientarsi verso una scelta consapevole di comportamenti e abitudini meno dannosi per la salute.

Fin quando nella già citata “cassetta degli attrezzi” per lottare contro il tabagismo ci saranno solo centri antifumo scarsamente efficaci – che per altro sono frequentati solo da una media annua di 13.000 fumatori – e il numero verde afferente all’ISS che, per dichiarazione dello stesso Istituto, nel periodo del lock-down ha ricevuto una media quotidiana di 32 telefonate, di passi reali e di successi concreti se ne vedranno ben pochi. Con tutte le cautele del caso, l’Eurispes invita le nostre Autorità sanitarie a non mettere la testa sotto la sabbia, e ad iniziare a valutare anche i nuovi strumenti. Perché, come si sa, “il meglio è nemico del bene”. Tra “smettere di fumare senza se e senza ma”, e aiutare concretamente chi non ce la fa, come ci dicono molti grandi clinici, esiste un’area che risulta determinante per la salute dei cittadini, e che non può rimanere terra di nessuno. “Oscurarla” non ha senso. Bisogna, invece, illuminarla attraverso una serie e approfondita discussione.

 

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