Il caso Borsellino: promoveatur ut amoveatur?

“Sin quando non si comprenderà che la mafia e le altre organizzazioni similari non sono qualcosa di immutabile e invincibile, regnerà sempre la rassegnazione allo strapotere mafioso e con essa la mancanza della volontà di cambiamento”.

La frase è una delle tante belle ed emblematiche che un inascoltato Giovanni Falcone andava pronunciando nei suoi discorsi più o meno ufficiali e nei suoi scritti giuridici, dei quali consiglio una attenta e rinnovabile lettura nella raccolta intitolata “La posta in gioco”. Essa mi sovviene nei giorni in cui apprendiamo con viva soddisfazione dell’incarico romano all’anticorruzione di Lucia Borsellino, figlia del grande Paolo che, insieme a Giovanni, sono tra gli eroi del nostro secolo.

I familiari dei due grandi magistrati hanno continuato e continuano nelle istituzioni e nella società civile la battaglia dei maestri dell’antimafia, mai parolai – come troppi oggi in circolazione, accanto ad un nugolo di indomabili servitori dello Stato in divisa e senza -, ma costruttori di strategie e strumenti senza dei quali la lotta al crimine organizzato sarebbe indubbiamente più difficile.

Ma la vicenda di Lucia Borsellino impone alcune riflessioni che, accanto a quella primaria e più evidente che ho sopra manifestato, non hanno la stessa intonazione positiva.

Ricordo in breve che la Borsellino era assessore alla Sanità della regione Sicilia, fino a circa un mese fa, quando si dimise in polemica col suo presidente e a seguito di una serie di pressioni, tra le quali alcune al vaglio della magistratura, frutto della cultura mafiosa spesso regnante nella sanità pubblica non solo siciliana, a dire il vero, ma che si insinua nei settori dell’economia pubblica e privata dove c’è da lucrare denaro e potere. La sanità è una di queste, e Lucia non accettava l’idea che si continuasse a ritenerla riserva di caccia per i soliti noti (perché in Sicilia finiscono per esserlo). Qualche giorno fa l’assegnazione della scorta alla stessa Borsellino ne costituisce palmare evidenza.

Ciò che stupisce è che il promoveatur – ribadisco, meritatissimo – di Lucia sembrerebbe aver posto fine a polemiche e a dietrologie (proprio come questa che, in maniera probabilmente infondata, il sottoscritto va adombrando). Invece credo non vada sottovalutato il sostanziale permanere dello status quo che ella voleva scardinare. Mi auguro, insieme a molti siciliani e connazionali, che chi rimane vorrà alzare ancora di più la guardia sul settore specifico, nella bella e tormentata Sicilia. In omaggio al pensiero di Falcone che apre queste mie modeste riflessioni.

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