L'opinione

La tragedia libanese

Beirut, luogo mitico negli anni Cinquanta e Sessanta del cosiddetto jet-set internazionale. Mercato finanziario molto importante per la regione mediorientale e non solo. Rifugio dorato anche per molti bancarottieri. Gli italiani si distinsero tra questi per notorietà e glamour.
Il Libano, bellissimo paese dei cedri tra Siria e Israele, un tempo ormai lontano detto la “Svizzera del Medio Oriente”.
Il paese si suicidò tra il 1975 ed il 1990 in una guerra civile che fece 250mila morti e causò l’esodo di 1milione di persone.
Questo disastro nasce sulla fine e sulla spartizione dell’Impero ottomano.
Dopo la prima guerra mondiale le Nazioni Unite danno alla Francia un mandato sul Libano e la Siria.
Il 26 novembre del 1941 la Francia proclamò l’indipendenza del Libano ma la sovranità vera arriva nel 1946 con i militari francesi che lasciano quel paese.
In Libano si raggiunge un accordo tra le differenti comunità religiose, maroniti sunniti e sciiti, accordo che funzionò per 20 anni
Poi tutto si ruppe con violenza, senza pietà.
Il 15 luglio del 1958, 15mila marines sbarcarono a Beirut per dividere i duellanti ma la situazione divenne sempre più complicata.
Nasce la questione palestinese che si incontra con la tragedia libanese.
Dopo l’ultimo tragico e violentissimo botto di Beirut nessuno sa che cosa succederà ancora.
Si spera che non ci siano altre deflagrazioni.
Il Libano fa gola a molti in una sempre più complicata partita geopolitica tra maroniti, sunniti e sciiti di Hassan Nasrallah; non dimenticano Israele e Siria ed anche la Turchia.
Il caos regna tra le bugie di troppi attori.
L’Italia è presente per aiutare Beirut.
La pace è una scelta che vince sempre.

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