L’istruzione è un tema centrale nell’agenda del Premier Draghi

istruzione

Le dichiarazioni del Premier Mario Draghi hanno avuto riferimenti costanti al mondo dell’istruzione con una frequenza dettata certamente dal momento, ma non consueti nelle linee programmatiche di un governo.

Infatti ha usato per 12 volte con varianti la parola scuola, 8 volte il termine formazione, 5 volte il vocabolo ricerca e 2 volte si è riferito all’università. In tutto 27 volte, esattamente quanto il termine pandemia, che ricorre per 22 volte, insieme a virus, che viene ripetuto 5 volte. Questa analogia indica la dimensione dell’urgenza di nuove politiche educative.
Il Premier è stato coerente con quanto affermava nel 2007 da governatore della Banca d’Italia: “l’istruzione si conferma al primo posto fra i campi dove un cambiamento forte è
necessario”.
 

Promuovere al meglio il capitale umano, istruzione e formazione, scuola, università e cultura

 
Draghi ha premesso che la crescita economica dipende dalla fiducia dei cittadini verso le istituzioni. E tanto per cominciare la fiducia è un risultato legato al capitale sociale così come all’educazione civica di un Paese. Quando poi, riferendosi alla breve durata dei governi, ha precisato che “conta la qualità delle decisioni” è evidente che queste dipendano dal risultato del processo educativo delle classi dirigenti.
Nelle dichiarazioni si è impegnato a “promuovere al meglio il capitale umano, la formazione, la scuola, l’università e la cultura”, soprattutto per fare in modo che i giovani non siano costretti ad emigrare, poiché la comunità nazionale “troppo spesso non sa valutare il merito”.
 

Draghi ha equiparato le “ferite profonde” sul piano sanitario ed economico a quelle educative

 
E il riconoscimento del merito inizia proprio nelle scuole, dove non si possono indistintamente promuovere quasi tutti, e nelle università, che, secondo Roger Abravanel, rappresentano “il simbolo nazionale dell’assenza del merito”.
Il premier ha equiparato le “ferite profonde” sul piano sanitario ed economico a quelle educative. Ed ha citato espressamente le “disuguaglianze”, facendo l’esempio delle scuole superiori dove, nella prima settimana di questo mese, poco più del 61 % ha potuto seguire le lezioni a distanza, con il restante quasi 40% rappresentato soprattutto da studenti meridionali.  A riguardo, ha ribadito che occorre fare tesoro delle esperienze che si stanno maturando da non disperdere quando si ritornerà in presenza.
Non a caso, ha auspicato di “tornare rapidamente a un orario scolastico normale”, “recuperare le ore di didattica […] soprattutto nelle regioni del Mezzogiorno”, “rivedere il disegno del percorso scolastico annuale”, precisando però che “il ritorno a scuola deve avvenire in sicurezza”. E conciliare la duplice esigenza non è propriamente facile.
 

Draghi ha ribadito l’importanza di un percorso educativo in linea con gli standard europei

 
Dopo l’emergenza educativa ha effettuato un passaggio di grande rilevanza, orientato in prospettiva. Infatti, ha ribadito l’importanza di “un percorso educativo” in linea con gli standard europei, dai quali siamo in genere molto distanti. Tutto ciò, ha affermato, richiede l’utilizzo di nuove materie e metodi che integrino saperi umanistici, competenze scientifiche e conoscenza delle lingue, investendo sulla formazione di docenti in grado di formare adeguatamente le nuove generazioni. Il riferimento ai docenti mi pare fondamentale, perché il successo dell’istruzione è la conseguenza della reale qualità dei docenti, attualmente selezionati in modo approssimativo sia nelle scuole che nelle Università.
Importante inoltre il riferimento al disallineamento tra scuola e mondo del lavoro, puntualizzando con i numeri l’importanza degli istituti tecnici, in quanto saranno necessari nei prossimi anni circa 3 milioni di diplomati nei settori digitale e ambientale. A proposito Draghi ha ribadito le dotazioni finanziarie straordinarie che sono previste nei programmi nazionali di ripartenza pari a un miliardo e mezzo, che rischiano tuttavia di essere sprecati se queste scuole non si riorganizzano.
 

Università orientata alla necessità di trasformazione digitale e transizione ecologica

 
Passando poi all’Università ha fatto esplicito riferimento alla creazione di competenze che rispondano in modo esteso e puntuale sia alla trasformazione digitale che alla transizione ecologica, la quale rappresenta una sfida epocale dal punto di vista educativo.
Occorre pertanto investire sulla ricerca, compresa quella di base, puntando all’eccellenza. E in tale processo è decisivo che sempre più donne vi siano impegnate, in modo da contribuire allo sviluppo del Paese.  
In riferimento alla necessità di attrarre investimenti nel Mezzogiorno, c’è un altro richiamo significativo quando ribadisce l’importanza di creare un ambiente di legalità e sicurezza. Va da sé che sia strategica l’azione educativa di prevenzione.
Ampio spazio il Premier ha dedicato al programma europeo “Next Generation”, che si pone obiettivi per i prossimi 5 anni coinvolgendo in pieno la formazione e la ricerca.
Infine, è qualificante avere posto tra gli obiettivi strategici in modo esplicito la ricerca, l’istruzione e la formazione, così come avere ribadito “il ruolo della scuola che tanta parte ha negli obiettivi di coesione sociale e territoriale”.
Fin qui le dichiarazioni di Draghi. Sono passaggi importanti ma impegnativi, resi ancora più difficili dalla pandemia. Ma forse proprio nelle condizioni di emergenza si possono porre le basi per cambiamenti strutturali.
 

Fondamentali la formazione e la selezione dei docenti scolastici e universitari

 
Nel pur complesso clima dell’unità nazionale, si potrebbe tentare di rompere schemi e rendite, puntando sulla qualità dell’educazione, che è l’unica che può garantire il futuro di una nazione, pure in settori che Draghi, per il taglio asciutto del suo discorso non ha potuto esplicitamente trattare: la sicurezza informatica, il confronto con l’intelligenza artificiale e la prevenzione della criminalità. Tutti temi che saranno sempre più centrali.
Ma la qualità dell’educazione si ottiene con un concorso di fattori tra i quali è centrale la formazione e la selezione dei docenti scolastici e universitari, dove deve emergere davvero il merito e non le stabilizzazioni e le procedure.
A proposito, oltre alle risorse che direttamente e indirettamente si potranno indirizzare con il Recovery Fund, si potrebbe subito porre mano alle regole, che, accanto al precariato scolastico, stanno pure aggiungendo un insostenibile precariato universitario.
Di fronte al severo decremento demografico che investirà nei prossimi anni scuole e università, forse sarebbe opportuno formare, selezionare e pagare meglio un numero minore di docenti. Forse gran parte di tutto il resto di quanto ha dichiarato il Premier, potrà essere una conseguenza.
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