Morti bianche e sfruttamento del lavoro. Giordano: “Ispettori dimezzati, ci sono responsabilità politiche”

In Italia a causa del lavoro vi sono un morto ogni otto ore e un infortunato ogni 50 secondi, a cui vanno aggiunte le persone affette o morte per malattie professionali. Una tragedia quotidiana che ha enormi costi umani, economici, sociali, amministrativi, giudiziari, previdenziali e assicurativi. A questa situazione, si affianca il fenomeno dello sfruttamento lavorativo e del caporalato. Marco Omizzolo ne ha parlato con Bruno Giordano, magistrato della Corte di Cassazione, esperto di diritto della sicurezza sul lavoro e contrasto allo sfruttamento lavorativo.

In qualità di magistrato presso la Corte di Cassazione e docente universitario esperto di sicurezza del lavoro, considerando la sua lunga esperienza sul tema, ci può chiarire qual è, secondo lei, la situazione italiana attuale con riferimento alla legislazione sul lavoro e quali provvedimenti sarebbero necessari per meglio contrastare il fenomeno degli infortuni sul lavoro?
In Italia a causa del lavoro vi sono un morto ogni otto ore e un infortunato ogni 50 secondi, a cui vanno aggiunte le persone affette o morte per malattie professionali. Una tragedia quotidiana che ha enormi costi umani, economici, sociali, amministrativi, giudiziari, previdenziali e assicurativi. Veri e propri crimini di pace, frutto di logiche di profitto e di omissioni politiche.

In che senso omissioni politiche?
In Italia nel 2008 abbiamo avuto, dopo quarant’anni di attesa, un testo unico sulla sicurezza del lavoro che attende ancora i decreti attuativi. Ci sono stati sei ministri del lavoro, di tutti gli orientamenti politici, ma stiamo ancora aspettando. Da oltre venti anni sento dire, all’indomani di ogni strage sul lavoro, che ci vogliono più controlli e che saranno assunti nuovi ispettori. Ma in dieci anni gli ispettori delle Asl sono stati dimezzati e non ho ancora visto nuovi ispettori del lavoro. Queste sono omissioni e quindi responsabilità politiche.

Lei si è anche molto occupato di sfruttamento lavorativo e contrasto al caporalato. Qual è la situazione attuale in materia?
Siamo tornati a livelli ottocenteschi quando a governare il lavoro era il potere di chi aveva il lavoro e lo dava a chi obbediva e si sottometteva. Così è nato il caporalato, come controllo del territorio e delle persone. Dopo quasi due secoli di conquiste di diritti, siamo tornati a quello stato di cose: niente diritti, nessuna dignità a chi ha bisogno di lavoro. Il salario viene imposto, non contrattato da chi ha la forza di rappresentare, l’evasione contributiva e fiscale è massima, la domanda di lavoro è disponibile ad accettare tutto pur di sottrarsi al bisogno. La risposta a tutto questo è sempre dettata dal prezzo di mercato del prodotto finale, in agricoltura soprattutto, ma anche in edilizia, nei trasporti, nei lavori a domicilio.
Lei da tempo studia questi temi dal punto di vista giuridico, criminologico ed economico. La condizione di sfruttamento sembra quasi il frutto di una scelta di politica economica…
Il diritto e i diritti devono governare il mercato e non il contrario. Se consentiamo invece che il mercato disciplini i diritti, ogni libertà ha il valore economico prodotto da un prezzo di vendita. Consentire o contrastare questo è una scelta di politica economica. La nostra Costituzione all’art. 41 lo impedisce e il legislatore, la politica, chi ci amministra deve rispettare la Costituzione.

E le imprese?
Lo sfruttamento del lavoro spesso viene ammantato da una giustificazione quasi di forza maggiore che recitano soprattutto i piccoli datori di lavoro: «Se veramente dovessimo garantire tutti i diritti potremmo chiudere, quindi abbiamo bisogno di andare avanti così». Ma non è vero. Non bisogna fare l’errore di credere a questo ricatto basato su una falsa retorica auto-giustificativa: le imprese che rispettano i diritti sono sane anche nel mercato. Nella mia esperienza giudiziaria ho visto quasi sempre imprese irregolari produrre infortuni e non ho mai visto imprese sane sotto processo.

La legge 199/2016, che peraltro ha contribuito a redigere, risulta di fondamentale importanza nel contrasto a questo fenomeno criminale. Ci può spiegare quali sono i punti essenziali della norma e se essa è completamente attuata o se lo è solo in parte?
In gran parte non è ancora attuata. La legge 199 ha riformulato il reato di sfruttamento lavorativo che prima non aveva avuto applicazione. Oggi vi sono migliaia di procedimenti penali che hanno scoperchiato un immenso mercato del lavoro nero. Quasi il 100 per cento delle aziende controllate utilizzavano lavoro nero, quindi l’impresa reale teme i controlli e l’applicazione della legge che prevede conseguenze e sanzioni incisive, non nel senso della gravità ma dell’effettività. Si prevede il controllo giudiziario dell’azienda da parte di un amministratore nominato dal giudice, la responsabilità penale dell’impresa, la confisca del profitto, dei mezzi e financo del patrimonio ingiustificato. Quindi il reato previsto dall’art. 603 bis del Codice penale è un “reato sentinella”. Svela l’accumulo di ricchezza illecita, fondata sul lavoro degli sfruttati, sull’evasione, sulla frode allo stato sociale.

In qualità di consulente della Commissione contro gli infortuni del lavoro della scorsa legislatura, si è occupato, tra le altre, di due situazioni particolarmente significative. In primis, della morte di Paola Clemente, morta il 13 luglio del 2015 nelle campagne di Andria, e di un importante blitz organizzato proprio dalla Commissione di cui era consulente nelle campagne pontine. Ci può raccontare, in sintesi, i risultati ottenuti su entrambe queste situazioni e quali sono le conclusioni in merito che lei ha tratto?
La morte di Paola Clemente ha svelato drammaticamente che il caporalato non era una questione di uomini, immigrati, sfruttati a nero. Ma riguarda anche donne, italiane, regolarizzate, almeno parzialmente e apparentemente. Paola Clemente infatti era regolarmente assunta da una agenzia di lavoro interinale e inviata in varie aziende mediante un contratto di somministrazione. Tutto legale ma senza tutela alcuna per la salute e la sicurezza, con pochi soldi ma una busta paga apparentemente regolare, gestita da chi in una stagione aveva spostato oltre 5mila contratti di lavoratori agricoli stagionali. Caporalato legale e legalizzabile attraverso il contratto di somministrazione. Senza alcuna visita medica effettiva, tanto da morire raccogliendo l’uva sotto il sole cocente di luglio.
Meccanismo pressoché simile nell’agro pontino con lavoratori coperti da buste paga parziali, idonee a dimostrare, in qualsiasi momento, di essere in regola ma non corrispondente al lavoro effettivamente prestato. Garanzie, tutela, diritti: inesistenti.
Questi casi hanno in comune l’agricoltura. Ma tanti altri casi sono emersi in tutte le regioni d’Italia, e in vari altri settori.

Esiste, secondo lei, un legame tra mafie, caporalato e sfruttamento lavorativo nelle campagne?
Il caporalato ha bisogno di controllare persone, territorio, lavoro. La mafia nell’Ottocento era nata e cresciuta così, insinuandosi e offrendo il controllo nelle campagne e sui braccianti. Poi i campieri sono passati nelle città e l’espansione è diventata inarrestabile. Oggi, stiamo clonando questo meccanismo, rigenerando uomini che vendono e comprano il lavoro di altri uomini. Se non si sradica subito qualsiasi forma di sfruttamento, alimenteremo nuove aggregazioni criminali che, come già accaduto, sono sinergiche con la criminalità organizzata che ben accetta persone che controllano altre persone.
Il caporalato, lo sfruttamento lavorativo, le forme varie di grave sfruttamento lavorativo sono ancora diffuse nel Paese da Sud a Nord. Mancano, secondo lei, alcune norme specifiche e nel caso quali? Inoltre, quali azioni di riforma è necessario mettere in campo?
Basta applicare le norme che abbiamo. Ma per attuare la legge ci vogliono ispettori, non coordinati ma unificati in un unico corpo e con un’agenzia specificamente preposta. In tal senso l’Ispettorato Nazionale del Lavoro non ha avuto – e invece dovrebbe avere – i poteri e le risorse necessarie.

Lei è originario della provincia di Ragusa. Un territorio a chiara vocazione agricola che ha visto diffusi episodi di sfruttamento lavorativo e caporalato. Qual è, secondo lei, la situazione in quel territorio oggi?
La provincia di Ragusa è al centro di una fascia costiera, da Gela a Pachino, che presenta una situazione produttiva omogenea, schiacciata dalla vessazione commerciale della grande distribuzione e dalle centrali di acquisto che stabiliscono oligopolisticamente il prezzo dei prodotti agricoli. Gran parte dei lavoratori sono rumeni, nord-africani, orientali: la vera forza lavoro che porta ogni giorno sulle nostre tavole i prodotti di un’agricoltura d’avanguardia creata da contadini ingegnosi già dagli anni Sessanta. Mi addolora che i figli di quei braccianti, oggi, sfruttino altri braccianti.

Ultime notizie
intelligenza
Intervista

Intelligenza artificiale e regole: serve un impegno dell’Unione sui diritti sostanziali

Intelligenza artificiale e diritto, ne parliamo con Giusella Finocchiaro, Professoressa ordinaria di diritto privato e diritto di Internet all’Università di Bologna. Per non cadere in un rischioso processo di “burocratizzazione digitale” bisogna partire da elementi culturali prima che giuridici, senza perdere di vista i princìpi.
di Massimiliano Cannata
intelligenza
Sicurezza

Tecnologia, sicurezza e istruzione: intervista a Nunzia Ciardi, Vice Direttore Generale dell’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale

La tecnologia è entrata di forza nella scuola grazie alla DAD, che in pandemia ha permesso a milioni di studenti di seguire le lezioni da casa. Bisogna continuare su questa strada e sfruttare le potenzialità offerte dalla tecnologia in àmbito scolastico e formativo secondo la dott.ssa Nunzia Ciardi, Vice Direttore Generale dell’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale.
di Massimiliano Cannata
scuole italiane
Immigrazione

Scuola e cittadini italiani di domani

La questione della presenza degli stranieri nelle scuole implica un’ambivalenza di obiettivi: migliorare la qualità dell’istruzione a prescindere dalla discendenza, oppure comprimere il diritto costituzionale all’apprendimento. La scuola deve avere una funzione di istruzione e integrazione sociale.
di Angelo Perrone*
scuole italiane
insularità
Intervista

Insularità e perifericità: costi e correttivi nell’intervista al Prof. Francesco Pigliaru

L’insularità si lega spesso all’idea di una compensazione economica, ma bisogna distinguere tra condizioni di prima e seconda natura legate all’insularità, come spiega il Prof. Francesco Pigliaru nell’intervista dedicata al tema delle isole e della continuità territoriale.
di redazione
insularità
insularità
Intervista

Il diritto costituzionale all’insularità: intervista al Prof. Tommaso Edoardo Frosini

Il professor Tommaso Edoardo Frosini, Ordinario di diritto pubblico comparato nell’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli, evidenzia le attinenze tra diritto costituzionale all'insularità e uguaglianza, così come sancito dalla nostra Costituzione, e individua trasporti e digitale come i settori nei quali investire per le isole.
di redazione
insularità
medici
Sanità

Sanità a rischio, pesa la carenza di medici e l’assenza di chirurghi

Sanità a rischio: dalla carenza di medici all’assenza di chirurghi. Questo sarà il prossimo futuro senza una programmazione “a monte”, e l’aumento dei posti in Scuola di Specializzazione non è sufficiente a risolvere la carenza di personale medico.
di ROCCO LEGGIERI*
medici
l'algoritmo d'oro e la torre di babele
Diritto

L’algoritmo d’oro e la torre di Babele

“L’algoritmo d’oro e la torre di Babele” di Caterina e Giovanni Maria Flick è un saggio sugli effetti della tecnologia sulla nostra civiltà, con un invito alla conservazione dell’umano e alla sua conciliazione con il progresso tecnologico.
di Ilaria tirelli
l'algoritmo d'oro e la torre di babele
Istruzione

Scuola, più fondi e voglia di futuro: intervista a Ivana Calabrese

Nell’àmbito del Secondo Rapporto su Scuola e Università dell’Eurispes, dialoghiamo con Ivana Calabrese di Ashoka sul tema dell’Istruzione in Italia, ma innanzitutto sul futuro di una istituzione che passa attraverso docenti capaci e fondi per l’innovazione.
di Massimiliano Cannata
Fisco

La Riforma della riscossione, nuovi criteri per decongestionare i debiti non riscuotibili

La recente Riforma fiscale introduce il “discarico automatico” dei ruoli dopo 5 anni dall’affidamento. Lo scopo principale del provvedimento è risolvere il problema all’accumulo dei debiti fiscali in mancanza di cancellazione delle posizioni non più riscuotibili.
di giovambattista palumbo
insularità
Intervista

Insularità, cruciale la sentenza della Corte costituzionale: intervista al Prof. Gaetano Armao

A un anno dall’introduzione nell’art. 119 del principio di insularità, tracciamo un bilancio sui risultati e sulle lacune nell’intervista al Prof. Gaetano Armao. Sarà cruciale la prossima sentenza della Corte costituzionale rispetto a risorse e provvedimenti finora inefficaci e insufficienti.
di redazione
insularità