Il punto

Netflix e la nuova televisione. Breve storia del domani

271

Ma quando la smetteranno questi americani di cambiarci la vita? Quando la finiranno di prendere di mira le nostre (care, vecchie) abitudini? Quando la smetteranno di costringerci a nuovi modi di fare le cose di sempre? Da anni è un continuo: prima impara a usare Google, e poi Ebay, ora Amazon; … che fai? non ti apri un account Facebook, Linkedin, Twitter (e ora pure Instagram)? E vai su iTunes, usa Uber, AirBnB (altrimenti sei antico) e infarcisci lo smartphone di app e smetti di comprare il quotidiano di carta. Che fatica questi anni! – e ora, questo Netflix, che vuole da me?

Forse qualcuno ricorderà un vecchio film di Alberto Sordi – Il Vigile del 1960. Diverse scene si svolgevano dentro un bar. Era sempre molto frequentato, anche la sera, e la ragione era una: la televisione. Guardare la televisione, certi programmi che oggi diremmo “cult”, era una sorta di rito collettivo, aggregante e inevitabile. Per forza, si dirà: solo il 5% delle famiglie aveva la televisione in casa, in salotto per la precisione. Durerà poco: è la fine degli anni Settanta e i dati dicono che quell’elettrodomestico ingombrante è entrato ormai in tutte le abitazioni. I suoi tempi di programmazione scandiscono quelli della vita familiare: dal famigerato “a letto dopo il Carosello”, si passa alla cena organizzata intorno alla trasmissione del TG; e poi i film: prime visioni infarcite di pubblicità; programmi sempre più targettizzati che aggregano generazioni (Le Iene), opinioni (L’Ottavo Nano) e via dicendo. Aumenta il numero di canali, si moltiplica quello dei programmi e tutto cambia: l’aggregazione di persone di fronte al televisore diviene l’eccezione piuttosto che la norma. I tecnici del marketing la chiamano “segmentazione della massa”: si guarda l’insieme dei telespettatori, vi si cercano differenze rilevanti e a quelle ci si rivolge con un prodotto specifico.

Poi, un bel giorno, arriva una cosa nuova, che inizia a cambiare il nostro rapporto con la televisione (e con il mondo): la tecnologia. Era il 1991 – un anno importante per la tecnologia (e non solo): c’è il lancio del GSM radiomobile, quello che consente l’invio degli sms; Tim Berners-Lee mette online il primo sito web, segnando la nascita del World Wide Web. Bene, in quel 1991, in Italia – mentre muore Freddie Mercury, imperversa la Guerra del Golfo, l’USSR si sfalda e gli U2 tirano fuori Achtung Baby, uno dei più bei dischi rock della storia – arriva la televisione via satellite: si chiamava Telepiù, due anni dopo seguita da Stream. Si fa strada un’idea che agli esperti di televisione all’epoca sembrava eretica: pagare un prezzo per usufruire di programmi televisivi. Gli italiani, è vero, conoscevano il canone Rai ma quella era ed è una tassa, non un prezzo. La differenza è abissale: il prezzo fa di me un cliente, la tassa un cittadino (o suddito?). È il calcio a infrangere la barriera: pagare per vedere giocare in diretta la propria squadra del cuore in campionato (quasi) non ha prezzo, no?
E ora Netflix. Un nome che non si capisce. Cioè, capiamo “net”, che significa rete: allora intuiamo subito che anche questa nuova diavoleria americana ha a che fare con Internet. Toccherà forse imparare anche questa? I numeri di questo pezzo di 2018 dicono di sì: 136 milioni di famiglie nel mondo (6 volte l’Italia, per intenderci) guardano la televisione, due ore al giorno in media, mediante un abbonamento a Netflix. Questa li attrae investendo come nessuno: 80 film (più di quanto realizzato da tutta Hollywood messa assieme); 13 miliardi – sì, miliardi – di dollari investiti nella produzione di film e serie, ovvero 4 miliardi più dell’anno precedente, ovvero l’intero budget della mitica BBC.

Ma, anche se i numeri fanno impressione, non è questo a far capire che forse, mediante Netflix, Internet cambierà anche la televisione – dopo aver cambiato il telefono, la mobilità, gli acquisti, i viaggi, eccetera. Wikipedia (eccone un’altra!) dice che “nel 2006 Netflix ha lanciato un premio di un milione di dollari per chi fosse in grado di migliorare del 10% almeno le performance dell’algoritmo di suggerimento dei film”. Algoritmo: qui si accende una lampadina. E che cosa mostra? Che se mi iscrivo a Netflix le mie scelte di visione lasciano traccia; che iscrivendomi devo dare alcune informazioni di base su me stesso; che le prime e le seconde sono messe assieme e formano un abbozzo di profilo della mia persona che, poi, viene costantemente aggiornato e arricchito di particolari; che questo mio profilo viene confrontato e ricondotto a migliaia (o milioni?) di altri in giro per il mondo; che su questa base le macchine di elaborazione dati di Netflix, quando scelgo un bel film da vedere, mi presentano altri (molti, troppi) film e/o serie alternative.
Fantascienza? No. Reed Hastings, il fondatore di Netflix, sostiene che entro breve “televisione” significherà qualsiasi schermo – tv, smartphone, tablet, pc – ciascuno popolato di piccole icone – le app dei brand media – e che la vedremo così: a volte da soli, a volte assieme; e quando in compagnia, saremo spesso un solitario connesso ad altri, distanti fisicamente ma vicini sulla rete; a volte (sempre meno) saremo un assieme che condivide il medesimo divano. Ma, soprattutto, Hastings dice che Netflix apprenderà e conoscerà i nostri gusti meglio di noi stessi. Se vi sembra fantascienza considerate che, già oggi, maneggiando dati di varia natura, Netflix ha disegnato oltre 2000 profili di persone e che tratta ciascuno di essi come un cliente.

Entusiasmo o paura? A ciascuno la propria emozione. Di certo c’è che gli anni a venire manderanno in onda una nuova, profonda, trasformazione di quello che, un tempo, chiamavamo televisione.

Ultime notizie
Lavoro

Parassiti al Sud? In realtà il Mezzogiorno è più operoso ed eroico del Nord

I meridionali sono inoperosi. Sono degli indolenti e degli scansafatiche. Marco Ascione interprella e analizza i dati, ed emerge una realtà totalmente diversa alla banale "vulgata" comune.
di Marco Ascione
Cultura

Fenomeno Tarantino “pulp e cool”. “Ma la sua violenza è etica e il suo cinema scomodo”

Quentin Tarantino torna nelle sale italiane con C'era una volta...a Hollywood (Once Upon a Time...in Hollywood). Attesa altissima per il nono film del regista che, fin dal suo folgorante esordio, ha “scritto” un nuovo modo di fare cinema. Qual è, quindi, l'impatto che il cinema di Tarantino ha avuto dagli anni Novanta ad oggi? Ne parliamo con Gianluca Pelleschi, redattore della rivista di cinema online Gli Spietati.
di Raffaella Saso
Economia

Governo e Sud, Saverio Romano: “Ferrovie, Anas, Eni investano come fanno al Nord”

Il Governo Conte bis ha dedicato al Sud il punto numero 19 del suo programma, indicando la necessità di «lanciare un piano straordinario di investimenti per la crescita e il lavoro». Si tratta di «enunciazioni di principio, alle quali spero seguano fatti», commenta Saverio Romano, ex Ministro delle politiche agricole, che guida il Dipartimento Mezzogiorno dell'Eurispes.
di Valentina Renzopaoli
Il punto

“Golden Power e il 5G”, non è il titolo di un film 007 ma la nostra vita

È il 2012 quando la Repubblica Italiana si dota (finalmente) di uno strumento fondamentale in tempi di globalizzazione tecnologica: la cosiddetta Golden...
di Alberto Mattiacci
Criminalità e contrasto

Guardia di Finanza, ecco come si formano i giovani finanzieri. Gen. Ricozzi: «Il primo insegnamento è il rispetto»

Guida gli Istituti di formazione che preparano e addestrano i giovani aspiranti finanzieri: uomini e donne che, nel Corpo della Guardia di Finanza, sono chiamati a tutelare i princìpi e i valori della Costituzione economica. Il Generale Carlo Ricozzi, Ispettore per gli Istituti di Istruzione, spiega a L'Eurispes.it che il primo insegnamento è il «rispetto delle persone, della legalità e del diritto».
di Valentina Renzopaoli
Informazione

Social media come le slot machine. L’attesa di un like è come quella di una vincita in denaro

Social media e gioco d'azzardo: alcune ricerche dimostrano che il meccanismo di dipendenza è simile, grazie a veri e propri “trucchi” psicologici che alimentano il cosiddetto “loop ludico”.
di Alfonso Lo Sardo
Gioco

Fortnite: chi è Edoardo alias Carnifex, il campione italiano pagato per giocare

Esports: chi è Edoardo Badolato, il 24enne italiano arrivato sesto al Campionato del mondo di Fortnite. Nato e cresciuto a Bergamo, in arte Carnifex, racconta a L'Eurispes.it perché ha scelto questa strada.
di Valentina Renzopaoli
Economia

Governo Conte, Bombardieri (Uil): “Il lavoro è la priorità. Zingaretti al posto di Salvini? Tratteremo allo stesso modo”

Governo giallorosso ai nastri di partenza. Pd e Movimento 5 Stelle alleati per “rendere l’Italia migliore”. Ma quali sono i dubbi, le prospettive, le difficoltà all’orizzonte? E quali sono le misure che potrebbero favorire la crescita e la tutela del lavoro? Lo abbiamo chiesto a Pierpaolo Bombardieri, Segretario generale aggiunto della Uil.
di Valentina Renzopaoli
Informazione

Tempi da guru. Il “caso Panzironi”

Ho visto Panzironi. Cioè, non lo sapevo che quel tizio fosse Panzironi e, a dirla tutta, non sapevo nemmeno chi fosse, questo...
di Alberto Mattiacci
Cultura

Induismo, “C’è ignoranza e superficialità. Bisogna riscrivere i libri di scuola”

Gli induisti stranieri in Italia sono circa 150mila; a loro si aggiungono tra i 30 e 50mila italiani che hanno aderito ai valori, alla filosofia, al culto dell'Induismo. Una religione che affascina molti, ma sulla quale c'è una conoscenza molto approssimativa. Ne parliamo con Svamini Hamsananda Giri, Vice presidente dell'UII.
di Valentina Renzopaoli