Obesità infantile: quando il cibo abbonda

I tassi di obesità infantile nel nostro Paese sono considerati tra i più alti: il sovrappeso in Italia interessa circa 1 bambino su 3, mentre stati di obesità cronica circa 1 bambino su 10 (OECD). Ad oggi, nonostante i miglioramenti registrati negli ultimi dieci anni, siamo ancora al secondo posto in Europa per diffusione dell’obesità infantile maschile (21%), dietro solo a Cipro, e al quarto per obesità infantile femminile (14%). Secondo una stima media, i bambini in sovrappeso risultano essere al 21,3% mentre il 9,3% risulta obeso. I dati Istat indicano inoltre che l’obesità è un disturbo diffuso maggiormente nelle regioni del Sud Italia, dove i bambini e gli adolescenti in eccesso di peso sarebbero il 32% e il 26%.

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ben 38 milioni bambini al di sotto dei 5 anni sono in forte sovrappeso o obesi in tutto il mondo (dati 2019). Senza un’importante inversione di rotta, questo dato salirà a 70 milioni entro il 2025.

Le evidenze indicano che quando i bambini manifestano uno stato di sovrappeso all’asilo hanno un rischio 4 volte maggiore di essere obesi nel corso dell’adolescenza. Mentre si considera che un bambino obeso a 6 anni ha più del 50% di probabilità di essere a sua volta un adulto obeso.

L’andamento del fenomeno in Italia. La prima raccolta dati del Sistema Nazionale di Sorveglianza “OKkio alla SALUTE”, promosso dal Ministro della Salute e coordinato dall’Istituto Superiore di Sanità, è del 2008, seguita da altri quattro round a distanza di due anni ciascuno, nel 2010, 2012, 2014 e 2016. Sono state esaminate le tendenze nella prevalenza di sovrappeso e obesità tra i bambini della scuola primaria di età compresa tra gli 8-9 anni, utilizzando i valori limite definiti dall’OMS e della World Obesity Federation. Le indagini hanno coinvolto circa 45.000 bambini in ciascuno dei cinque turni. Le conclusioni dello studio hanno fatto emergere i seguenti dati: tra il 2008/9 e il 2016, la prevalenza del sovrappeso è diminuita dal 44,4 al 39,4%; l’obesità è diminuita dal 21,2 al 17%.
Un’influenza positiva in questo senso è data da fattori come l’educazione dei genitori, particolarmente della madre, e la nazionalità che, se straniera, condizionerebbe negativamente questi miglioramenti percentuali.

L’importanza dell’allattamento. Le campagne di sensibilizzazione portate avanti dall’Unicef Italia parlano chiaro: 100mila casi di obesità infantile potrebbero essere evitati grazie l’allattamento e, quindi, promuovendo anche il sostegno alle madri in questo percorso. In Italia, su 22 paesi europei, si registra la più alta prevalenza di obesità tra i bimbi che non hanno ricevuto l’allattamento (21,2%).

Vanno inoltre considerati i disturbi legati all’obesità. Fortunatamente, solo nel 5% dei casi l’obesità in età evolutiva è conseguenza di patologie e cause organiche ben identificabili (ipersecrezione di cortisolo, ipotiroidismo, iperinsulismo). Nella maggior parte dei casi, è invece detta primitiva o essenziale, e quindi trattabile intervenendo direttamente sui fattori ambientali (stress, ambiente sociale) e su un miglioramento dello stile di vita. Secondo il Ministero della Salute un bambino su 20 in sovrappeso soffre di pressione alta; un bambino obeso su 4 soffre di ipertensione (si stima che il 4% tra bambini e ragazzi fino ai 16 anni soffrano di problemi di pressione).

Un bambino obeso su 20 soffre di una condizione definita di pre-diabete, cioè un’alterazione del metabolismo del glucosio con valori di glicemia alti che però possono ancora regredire; più del 30% dei bambini obesi hanno trigliceridi e colesterolo elevati rispetto ai valori di normalità, condizione che li espone sia a rischi di sindrome metabolica come il diabete, sia alla comparsa di arteriosclerosi; più del 30% dei bambini obesi presentano un accumulo di grasso nel fegato.

Ma quali sono le cause principali del sovrappeso e poi dell’obesità tra i più piccoli? Sicuramente le abitudini alimentari non corrette, un largo consumo di carboidrati semplici e carne, a cui si aggiunge il consumo di prodotti poco naturali, ad alto indice calorico e basso valore nutrizionale (il 33% consuma una colazione non idonea ed il 36% assume regolarmente bibite gassate già in tenera età). A ciò si aggiungano i comportamenti sedentari, oggi più che mai estremizzati da un rapporto di dipendenza dalla tecnologia che inizia sempre prima. Lo stato di salute della madre durante la gravidanza o le diseguaglianze sociali ed economiche sono ulteriori fattori che non fanno altro che aumentare il rischio per i bambini di sviluppare precocemente disturbi legati al sovrappeso e all’obesità; disturbi che una volta si credeva fossero strettamente associati, nella maggior parte dei casi, all’invecchiamento e all’età adulta (Eurispes, Rapporto Italia 2020).

 

 

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