Salute

Sanità ancora fiore
all’occhiello,
ma con pochi dentisti e lunghe attese

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La sanità pubblica italiana non è al tracollo. In controtendenza rispetto alla visione generalmente diffusa nell’opinione pubblica, il nostro Sistema Sanitario è tra i migliori al mondo.

I risultati del 1° Rapporto sul Sistema Sanitario italiano – “Il termometro della salute” -, realizzato da Eurispes ed Enpam e presentato nella sede del Ministero della Salute, parlano chiaro. Lunghe liste d’attesa, fuga dei medici all’estero, corruzione, sprechi, disuguaglianze nell’accesso alle cure: sono le principali criticità che emergono dall’indagine. Accanto a queste, gli aspetti positivi della nostra sanità come i poli d’eccellenza e la dotazione tecnologica.

Il Rapporto si è concentrato su un’analisi approfondita che privilegiasse l’ottica dei cittadini/pazienti, senza dimenticare, però, la sua sostenibilità dal punto di vista dei conti pubblici. La sua apertura si è focalizzata su dati generali del comparto come l’investimento della spesa pubblica (14,1%, l’1,1% in meno rispetto alla media europea) e il numero di addetti del settore (quasi 1 milione e 800 mila, a cui si devono aggiungere anche le quote di lavoro nero, in particolare nella cura della persona: circa 300-400 mila).

L’indagine Eurispes-Enpam si è poi soffermata sulle tante contraddizioni e sulle tante difformità della sanità italiana: dal precariato diffuso all’elevato invecchiamento, in particolare nella medicina di base dove l’anzianità media si attesta sui 27 anni di operato. Dal blocco del turnover, soprattutto nelle Regioni sottoposte ai piani di rientro, passiamo alla quasi totale assenza di un servizio odontoiatrico pubblico (dei circa 37 mila medici odontoiatri solo il 2,9% di essi – 1.100 unità – lavora nella sanità pubblica. Al quadro drammatico delle liste d’attesa per le visite specialistiche (il cui dato più grave sono i 12 mesi delle visite neurologiche) seguono i volumi generati dalle “intramoenia” e a quelli che ritornano nelle casse pubbliche (poco più del 10% circa, pari a 150 milioni di euro).

“Il termometro della salute”, inoltre, non ha mancato di sottolineare e di analizzare a fondo i temi legati agli sprechi e alle diverse aree di intervento dei fenomeni corruttivi. Temi che evidenziano come il nostro Paese sia in linea con gli andamenti internazionali dell’illegalità, secondo le statistiche elaborate da Ocse e Ue: un tasso medio che si attesta intorno al 5,5% per quel che riguarda la corruzione e la frode in sanità. A quest’ultimo si deve aggiungere anche l’impatto della stima delle cattive pratiche, dall’inefficienza della spesa pubblica sanitaria (circa il 3%) al peso degli sprechi (il 18%), per un costo totale sulle casse dello Stato che si aggira sui 23,6 miliardi di euro.

Basti pensare che, solo nel 2016, il Comando dei Carabinieri per la Tutela della Salute ha realizzato quasi 14mila operazioni di controllo e comminato sanzioni amministrative per un totale di oltre 6 milioni di euro. Il valore dei beni sequestrati si aggira intorno ai 165 milioni di euro, sono state chiuse 237 strutture e sequestrati più di 38 mila dispositivi non a norma e 727 mila confezioni di farmaci. La Guardia di Finanza, inoltre, ha segnalato che le frodi più ingenti sono quelle che riguardano le strutture private accreditate (oltre 50 milioni di euro) e ha individuato 885 soggetti (su un campione di 3mila pazienti esenti) che, senza averne diritto, hanno beneficiato di prestazioni per oltre 800mila euro.

Il Presidente dell’Eurispes, Gian Maria Fara, ha spiegato: “Il Rapporto ha voluto osservare il sistema della sanità a tutto tondo, prendendo contatto con i diversi temi e con le maggiori contraddizioni. Occorre soprattutto ricordare, però, che nonostante i ritardi e i problemi, il nostro Sistema Sanitario rimane uno dei migliori al mondo per la capacità di assicurare la salute dei nostri cittadini”.

Al Presidente dell’Eurispes fa eco il Presidente della Fondazione Enpam, Alberto Oliveti, che ha affermato che “il nostro Sistema Sanitario è un fiore all’occhiello di civiltà che va difeso e, crediamo, che la strada migliore per farlo sia quella della selezione dei livelli essenziali di assistenza da garantire su tutto il territorio nazionale”.

“Per realizzarlo – interviene sulla metodologia il Presidente del Comitato scientifico dell’Osservatorio, Vincenzo Macrì – abbiamo utilizzato fonti amplissime e, molte, di matrice internazionale. Per questa ragione, il nostro Rapporto si astiene rigorosamente da qualsiasi tentazione di forzature interpretative dei dati. Ne risulta un quadro che apparirà sorprendente, in particolare a coloro che pensano che la situazione italiana sia decisamente peggiore di quello che in realtà è”.

La presentazione del Rapporto si è conclusa alla presenza del Ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, che ha colto l’occasione per fare un bilancio delle attività svolte durante la legislatura, dei tanti cambiamenti apportati per favorire la sostenibilità del nostro Sistema Sanitario e delle grandi sfide che in futuro andranno affrontate.

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