L'opinione

Un anno di Tg: bilancio dell’informazione in Italia su società e diritti

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L’osservatorio TG

Giunto al termine della sua sesta stagione (giugno 2015), l’Osservatorio dei Tg realizza quotidianamente un’analisi delle news delle reti tv generaliste nelle edizioni di prime time, che viene diffusa da numerosi siti e blog. Per ogni stagione viene pubblicato l’Almanacco dei Tg, un volume che riporta le analisi di un intero anno d’informazione main stream corredate da riflessioni di “fase” e da approfondimenti tematici.

L’Osservatorio Tg – una sorta di termometro che in tempo reale fornisce indicazioni sui flussi di comunicazione e sulle loro criticità – è un’iniziativa ormai stabile al servizio della consapevolezza critica di chi opera nella comunicazione. La realizzazione di numerose clip video e la presenza del suo Direttore Alberto Baldazzi in molti spazi delle reti televisive nazionali ha assicurato una forte visibilità al lavoro dell’Osservatorio grazie alla diffusione sul web e a diverse iniziative pubbliche (seminari, lezioni universitarie, campagna di denuncia, ecc.)

L’Osservatorio Tg è totalmente autofinanziato dai giornalisti che collaborano alla sua realizzazione. Nella passata stagione Open Society Foundations ha contribuito alla pubblicazione dell’ Almanacco dei Tg 2013-2014 e alla realizzazione dei report tematici annuali.

Proponiamo qui di seguito il sintetico report su una delle tematiche che più hanno interessato la comunicazione main stream nella stagione appena passata, quella dell’immigrazione e della cosiddetta “emergenza profughi”, molto spesso molto spesso affrontata con toni esasperati e ansiogeni.

 

Emergenza profughi e media

La stagione 2014/2015 della comunicazione mainstream ha proposto tra i temi centrali più frequentemente trattati (e maltrattati) quello dei migranti che raggiungono Lampedusa e le coste della Sicilia sui barconi dei disperati organizzati e guidati dai mercanti di uomini. Le centinaia di vittime dei naufragi e le opposte visioni della politica sulle operazioni di salvataggio e sull’accoglienza dei richiedenti asilo, hanno animato e animano il dibattito tra le forze politiche che vede, però, proprio nella stampa e nell’informazione Tv un protagonismo che sfocia in taluni casi in campagne viscerali. I quotidiani di centrodestra e alcune testate della tv commerciale (Studio Aperto e Tg4), come attestato dalle analisi quotidiane dell’Osservatorio Tg hanno prodotto vere e proprie campagne securitarie che identificano nel fenomeno dei profughi un pericolo per la sicurezza nazionale. Alla tradizionale equiparazione migrante-clandestino per alcuni mesi (novembre- aprile) si è tentato di sostituire il binomio profugo-terrorista, anche in assenza di qualsiasi riscontro oggettivo e sull’onda emotiva dei video dell’Isis. Le parole d’ordine della Lega di Matteo Salvini sono diventate il leitmotiv di ampi settori della stampa e della Tv. Gli attacchi sono stati a 360 gradi: oltre alla “sicurezza a rischio”, viene chiamato in campo il costo per l’assistenza ai richiedenti asilo, contrapposto all’assenza di politiche sociali per gli italiani in difficoltà. “Mille euro al mese, ecco quanto ci costa ogni profugo salvato nel Canale di Sicilia”: questo il tenore di titoli e servizi in alcuni Tg Mediaset. Va segnalato che fortunatamente non mancano soggetti che esprimono una linea più corretta e aperta alla comprensione del fenomeno epocale della migrazione generata dalle guerre e dalle persecuzioni in Africa e in Medio Oriente. Tra questi troviamo i Tg del Servizio Pubblico e, in particolar modo, il Tg2, autore di alcuni scoop sul trattamento incivile riservato ai richiedenti asilo e sulle trame criminali degli scafisti. Ciò nonostante anche l’informazione più corretta e i settori politici più responsabili sono costretti sulla difensiva rispetto alle campagne xenofobe che mietono forti consensi in un Paese attraversato dall’insicurezza generata dalla crisi.

Le sterili polemiche delle forze politiche di estrema destra e dei media che le sostengono, hanno accompagnato l’attività di Mare Nostrum, conclusasi lo scorso novembre, così come quella meno efficace di Triton, occupando stabilmente il centro del dibattito pubblico. Negli ultimi mesi il quadro si è allargato all’evidente disimpegno europeo. Il tentativo del governo italiano di porre il tema in un contesto di soluzione europea è stato visto con scetticismo da parte consistente del mondo dell’informazione, che sembra propendere per un incancrenirsi della situazione, il che permette di proseguire nella campagna di attacchi ai profughi condita da evidente disinformazione. Va segnalato che nelle ultime settimane (maggio-giugno) di fronte a proposte politiche più lungimiranti, la sloganistica più retriva ha però perso tendenzialmente peso anche nella rappresentazione che ne danno i media. Nel contesto dell’informazione italiana mainstream   hanno poi avuto, a partire dallo scorso novembre, grande spazio le squallide immagini del malaffare che ha assorbito parte delle risorse messe a disposizione per l’accoglienza dei profughi, a dimostrazione che i migranti dal nord Africa e dal Medio Oriente rappresentano un vero e proprio “business” per le associazioni criminali. L’inchiesta “Mafia Capitale” ha svelato le forzature e le tangenti (“un euro al giorno a migrante”) che hanno contraddistinto l’attività di numerosi soggetti pubblici, privati e cooperativi, che sono stati chiamati a gestire l’emergenza dei richiedenti asilo. Solo ultimamente cominciano a comparire, nei Tg ma soprattutto nei tal show dei Servizio Pubblico e di La7, i tanti casi di accoglienza “silenziosa” che, soprattutto nei piccoli centri, testimoniano come l’assistenza ai profughi e ai richiedenti asilo possa essere efficace e produrre concrete politiche d’integrazione. Per quel che riguarda i Cie e i Cara, si segnala l’attività d’informazione svolta da soggetti quali LasciateCIEntrare, che produce campagne sulle condizioni spesso degradanti che vi si riscontrano, senza riuscire a “sfondare” i cancelli dell’informazione mainstream. Di particolare rilievo è l’attività di comunicazione svolta da Carta di Roma, l’Associazione nata nel 2011 che si occupa di stimolare una corretta informazione sui temi dell’immigrazione. Recentemente (luglio 2015) Carta di Roma ha dato vita ad un seminario di 2 giorni svoltosi a Firenze dal titolo “Una nuova etica giornalistica inizia dal contrasto all’hate speech”, troppo spesso utilizzato quando si affrontano i temi dell’immigrazione.

Nel mese di giugno si sono mostrate pienamente le contraddizioni delle politiche europee che, con il trattato Dublino 2, impediscono ai disperati salvati in mare e sbarcati sulle coste italiane di raggiungere le rispettive famiglie che vivono nei paesi del nord Europa. L’informazione mainstream ha inquadrato con continuità i profughi africani e mediorientali bloccati alla frontiera di Ventimiglia tra Italia e Francia, e le famiglie di immigrati costrette a bivaccare negli androni della maggiori stazioni ferroviarie italiane. In tal modo la consueta aggressività di alcuni media ha cambiato sostanzialmente obbiettivo, rivolgendosi contro le inadempienze e gli egoismi europei.

Il combinato-disposto della scoperta del malaffare che avvolge il business dei profughi e dei richiedenti asilo e dell’incapacità dell’Europa di farsi carico di una questione che non è solo italiana o dei paesi mediterranei, ha fatto sì che nelle ultime settimane, come è stato da più parti sottolineato, anche i settori più chiusi e schierati dell’informazione abbiano almeno in parte “virato”, occupandosi finalmente della soggettività dei disperati, inquadrati nella loro reale condizione di vittime e di esseri umani bisognosi di assistenza , e non più solo come “portatori di problemi” per i cittadini italiani. Questo shift va messo in relazioni anche con la conclusione della campagna elettorale amministrativa, durante la quale diverse forze politiche hanno strumentalizzato in primo luogo proprio la cosiddetta “emergenza profughi”.

Le reazione spontanee di migliaia di semplici cittadini che hanno assistito in ogni modo i migranti impediti di recarsi negli altri paesi europei (a Roma , a Milano, a Ventimiglia e ad altri valichi di frontiera) e che l’intero mondo dell’informazione ha dovuto inevitabilmente mostrare (giugno 2015), attestano che le campagne sicuritarie e xenofobe hanno, sì, fatto proseliti in una logica di consenso elettorale, ma non modificato l’atteggiamento di diffusa apertura e la disponibilità solidale di molti cittadini, organizzati o meno dalle tante associazioni di volontariato e del terzo settore da sempre silenziosamente all’opera nell’assistenza ai bisognosi. Da questo punto di vista si può affermare che la società civile è “più avanti” e più “sana” rispetto all’immagine che, spesso artificialmente e interessatamente, ne vogliono dare alcuni media.

 

 

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