Tg, contagi alle stelle ma l’informazione “mantiene la calma”.

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I Tg dal 3 al 7 gennaio – Il 2022 dell’informazione si apre con edizioni in larga parte assorbite (ben 28 aperture) dalla drammatica crescita dei contagi, che in settimana superano i 200mila casi giornalieri. Anche se lo scenario si fa sempre più critico, il prime time non abbandona i toni fiduciosi che avevano caratterizzato la narrazione dello scorso dicembre, riconfermando nei servizi una lettura soddisfatta dell’azione di Governo, nonostante la presenza di voci dissonanti tra la politica. Anche le nuove misure di giovedì, con l’obbligo vaccinale fissato per gli over50, vengono accolte senza particolari critiche, anche se i Tg delle 20 riportano da metà edizione le divisioni che hanno accompagnato il varo della nuova stretta anti-Covid. Grande risalto, ma in chiave critica, viene dato dal Tg5 di venerdì alle metafore orwelliane di Beppe Grillo, riprese in apertura.

Scuola, duro confronto Governo-Regioni

È sul fronte della scuola che emergono maggiori divisioni (21 riferimenti nei titoli), con servizi che seguono il confronto tra il Ministro Patrizio Bianchi ed alcuni governatori delle Regioni (Vincenzo De Luca in primis) che restano intenzionati a posticipare le riaperture.

No vax: la “figuraccia” del tennista Djokovic

Permane forte anche la critica verso i no vax, al centro di titoli e servizi Mediaset per i loro comportamenti pericolosi ed autolesionisti. Su questo tema si innesta, da martedì, la vicenda di Djokovic, numero uno del tennis mondiale che, da non vaccinato, aveva ottenuto un’esenzione per partecipare al campionato australiano, poi bloccato in aeroporto per la sua condizione irregolare: 9 riferimenti nelle titolazioni, con Enrico Mentana che martedì commenta a braccio quanto grave suonasse questa concessione, soprattutto in un paese come l’Australia rimasto per quasi un anno in lockdown.

Quirinale, countdown al 24 gennaio. Tg 4 denuncia lo “scippo dell’Ilva”

Spazi al momento ristretti per la corsa al Quirinale, che in settimana raccoglie appena 6 titolazioni. Tg4 resta la testata che segue con maggior trepidazione il confronto tra le forze politiche, presentando una sinistra divisa sui nomi – ed incline per questo ad un bis di Sergio Mattarella – ed un centrodestra unito attorno al nome di Silvio Berlusconi; le altre testate si concentrano sulla logicistica delle operazioni di voto, che cominceranno dal 24 gennaio.

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Ampio spazio trasversale agli interventi della politica sui temi economici. La proposta europea di reinvestire nell’energia nucleare figura in settimana nei servizi, ma non produce particolari sviluppi. Approfondimenti anche per il tema del “lavoro che non c’è”, con diversi titoli e servizi. Forte l’apertura del Tg4 di martedì, che denuncia allarmato la distrazione della metà dei fondi (575 milioni) per la bonifica dell’area dell’Ilva di Taranto, destinati invece alla costruzione di nuovi impianti ecocompatibili (notizia non ripresa dalle altre testate).

Sul Kazakistan l’ombra dell’Urss

Le proteste in Kazakistan, nate per gli aumenti dei costi dell’energia e sfociate in una rivolta aperta con migliaia di arresti e l’entrata in campo delle truppe di Russia e Cina, occupano buona parte della pagina degli esteri, con 12 riferimenti nei titoli ed approfondimenti per Tg La7. La cronaca occupa la seconda parte delle edizioni, con il Tg5 che dedica (martedì) l’apertura a due gravissimi episodi di genitori che uccidono i propri figli. Spazio per il Tg2 al ricordo del disastro della Costa Concordia.

Migranti, nei Tg i “numeri” e le “storie”

L’anno appena iniziato si apre con due narrazioni distinte sul fenomeno migratorio. Da una parte quella del Tg4, che rilanciando i numeri del 2021 (67mila arrivi) parla di “emergenza immigrazione” e li paragona con preoccupazione a quelli 5 volte inferiori del 2019, quando «al Viminale c’era Matteo Salvini». Dall’altra, quella dei Tg Rai e del Tg5, che martedì dedicano un servizio alla storia della madre afghana che, per tener caldi i suoi bambini, è finita col morire assiderata sul confine tra Iraq e Turchia: una delle oltre 120mila persone respinte nel corso dell’ultimo anno.

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