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Valute digitali e ordine monetario globale

di
Gabriele Cicerchia

L’introduzione delle Central Bank Digital Currencies (CBDC) rappresenta un passaggio cruciale nella ridefinizione dell’ordine monetario internazionale. Ben oltre la dimensione tecnica, le valute digitali si configurano come strumenti ad alta intensità politica, capaci di incidere sulle relazioni tra cittadini, autorità pubbliche e mercati, ridefinendo i meccanismi di intermediazione monetaria e il perimetro del controllo informativo. In questo scenario, l’Euro digitale si presenta come la risposta europea alla sfida della digitalizzazione monetaria. Dopo una fase esplorativa avviata nel 2021, la Banca Centrale Europea ha avviato nel novembre 2023 la fase preparatoria conclusiva, che si concluderà nell’ottobre 2025, finalizzata a delineare l’architettura di emissione, distribuzione e governance della nuova valuta.

L’Euro digitale prevede un modello in cui la BCE è l’unico validatore autorizzato

L’Euro digitale sarà garantito dalla BCE, dotato di corso legale e pienamente convertibile con l’euro cartaceo. Sarà accessibile tramite dispositivi mobili e supporti fisici, anche offline, con l’obiettivo di potenziare l’efficienza dei pagamenti, rafforzare la sovranità monetaria europea e promuovere l’inclusione finanziaria. A livello tecnico, la struttura del sistema sarà fortemente centralizzata: a differenza delle criptovalute basate su blockchain distribuite e permissionless, in cui la validazione è affidata a una rete decentrata di nodi, l’Euro digitale prevede un modello in cui la BCE è l’unico validatore autorizzato. Questo conferisce all’istituzione centrale un potere informazionale e operativo senza precedenti, ridefinendo in senso verticale il rapporto tra utente e autorità monetaria. Ogni unità sarà pienamente tracciabile. Sebbene l’Eurosistema abbia ribadito l’impegno a garantire elevati standard di privacy attraverso pseudonimizzazione e canali offline, la mancanza attuale di un quadro normativo definitivo sulla gestione dei metadati solleva interrogativi legittimi.

Il rischio è che le valute digitali si evolvano da strumento di efficienza a meccanismo di controllo

Il rischio, in assenza di vincoli giuridici chiari e garantiti, è che l’infrastruttura si evolva da strumento di efficienza a meccanismo di controllo. Il precedente cinese dell’e-CNY (yuan digitale), già operativo in fase avanzata in diverse province, rappresenta un esempio di moneta programmabile, tracciabile in tempo reale e teoricamente bloccabile in qualsiasi momento, in funzione di criteri politici o sociali. Il Digital Yuan è integrato con il sistema di credito sociale, che assegna punteggi comportamentali limitando l’accesso a beni e servizi. È vero che il contesto normativo europeo è teoricamente incompatibile con simili sviluppi, ma la struttura tecnica dell’Euro digitale rende necessaria una vigilanza democratica ex ante. La BCE ha escluso per ora funzioni di programmabilità (ad esempio limiti d’uso o scadenze temporali), ma non esistono garanzie di invarianza, soprattutto in condizioni di crisi o deroghe emergenziali. Nel continente africano, la Nigeria rappresenta il primo caso paradigmatico di CBDC lanciata da un’economia emergente. L’eNaira, introdotta nel 2021, è gestita tramite una blockchain permissioned (Hyperledger Fabric) sotto il controllo della Central Bank of Nigeria. Al marzo 2024, tuttavia, essa rappresentava appena lo 0,36 % della moneta in circolazione, nonostante gli incentivi pubblici. A inizio 2025, la percentuale è salita di poco, raggiungendo lo 0,37 %. L’adozione è rimasta marginale, frenata dalla bassa fiducia nelle istituzioni monetarie, dalla limitata alfabetizzazione finanziaria e dal timore di una sorveglianza governativa pervasiva.

La moneta digitale BRICS non è pensata per l’uso quotidiano dei cittadini ma come un asset strategico

In parallelo, i paesi BRICS stanno sviluppando un’alternativa sistemica. Durante il vertice di Kazan del 2024, è stato rilanciato il progetto di una valuta comune per facilitare gli scambi intra-blocco, orientata a sostenere la de-dollarizzazione e a costruire un’infrastruttura monetaria multipolare. Non pensata per l’uso quotidiano dei cittadini, questa valuta si configura come un asset strategico, potenzialmente ancorato a un paniere di materie prime (oro, gas, petrolio) e gestito da una rete cooperativa di banche centrali. I dati del 2025 indicano che oltre il 95 % degli scambi tra Cina e Russia avviene già in valute locali, e l’obiettivo del gruppo è raggiungere il 50 % di commercio intra-BRICS entro il 2027. Sul versante opposto, il dollaro mantiene comunque un primato evidente. Secondo SWIFT, ad agosto 2024, il 49,1 % dei pagamenti internazionali era denominato in dollari, contro il 21,6 % dell’euro e il 4,7 % dello yuan. La sua presenza nelle riserve valutarie globali si attestava al 57,7 % nel primo trimestre 2025, con un leggero calo, mentre l’euro è risalito al 20,1 %.

L’Euro digitale esprime un paradigma tecnocratico, la moneta BRICS incarna una visione geopolitica e l’eNaira rivela le fragilità dei contesti emergenti

Nel frattempo, le criptovalute private rappresentano un’ulteriore forza destabilizzante. A marzo 2025, la capitalizzazione del mercato cripto era di circa 2,7 trilioni di dollari, trainata da Bitcoin, Ethereum e stablecoin come Tether e USDC, quest’ultime impiegate soprattutto per transazioni transfrontaliere. L’emergere delle valute digitali rappresenta anche una reazione sistemica delle autorità pubbliche al potenziale disordine generato da questi strumenti privati e non regolati. In definitiva, i modelli proposti riflettono visioni radicalmente diverse di governance monetaria. L’Euro digitale esprime un paradigma tecnocratico e centralizzato, orientato a rafforzare il controllo istituzionale; la moneta BRICS incarna una visione geopolitica di autonomia multipolare; l’eNaira rivela le fragilità e le resistenze nei contesti emergenti. In tutti i casi, le valute digitali (CBDC) non sono semplici innovazioni neutre, ma architetture politiche che definiscono accesso, potere e responsabilità nella nuova economia digitale. L’evoluzione delle Central Bank Digital Currencies impone una riflessione ampia sulle implicazioni sistemiche, che travalicano l’ingegneria finanziaria e si estendono alle dinamiche sociali, tecnologiche e istituzionali. La monetizzazione digitale modifica il rapporto quotidiano con il denaro, sollevando interrogativi sulla trasparenza delle finalità, sulla percezione del controllo e sulla fiducia nelle istituzioni. Il rischio di esclusione digitale, legato alla scarsa alfabetizzazione finanziaria e informatica, può accentuare le disuguaglianze esistenti, specialmente nelle fasce meno connesse o più vulnerabili.

La concorrenza tra banche centrali e attori privati potrebbe alterare il paradigma della sovranità monetaria, esponendo i cittadini a forme di dipendenza algoritmica

L’infrastruttura delle CBDC, per quanto centralizzata, deve essere progettata per resistere ad attacchi informatici, disastri tecnologici e tentativi di manipolazione. L’emergere della quantum cryptography impone una revisione dei protocolli di cifratura, per garantire la sicurezza anche in scenari futuri ad alta complessità. Con l’aumento delle sperimentazioni nazionali, diventa cruciale la definizione di standard di interoperabilità tra valute digitali diverse, per evitare il rischio di frammentazione monetaria. Inoltre, la possibile integrazione con sistemi decentralizzati – come wallet crittografici o smart contracts – apre scenari tecnici e giuridici ancora inesplorati. Le grandi piattaforme digitali stanno introducendo propri ecosistemi di pagamento e trasferimento di valore, con impatti significativi sulla distribuzione del potere monetario. La concorrenza tra banche centrali e attori privati potrebbe alterare il paradigma della sovranità monetaria, esponendo i cittadini a nuove forme di dipendenza algoritmica. In un ecosistema digitale basato su regole codificate, diventa imprescindibile una nuova educazione civica digitale, per consentire ai cittadini di comprendere le logiche sottese alle scelte algoritmiche. La governance delle decisioni automatizzate deve rispondere a criteri di intelligibilità, accountability e controllo democratico, in conformità con il Digital Services Act e l’AI Act.

Il futuro delle valute digitali non può essere affidato all’auto-regolazione tecnica o alla sola discrezionalità delle autorità monetarie

Alla luce di quanto sopra, appare evidente che l’introduzione delle valute digitali impone un ripensamento del quadro giuridico-istituzionale. Le valute digitali ridefiniscono il patto istituzionale tra cittadini e autorità monetarie, sollevando interrogativi inediti su diritti fondamentali, proporzionalità degli strumenti di controllo e trasparenza delle decisioni algoritmiche. Diventa quindi imprescindibile l’elaborazione di un corpus normativo vincolante a livello europeo e internazionale che disciplini in modo chiaro le garanzie di anonimato e protezione dei dati personali, secondo il GDPR (Reg. UE 2016/679) e la Carta dei diritti fondamentali dell’Ue (artt. 7 e 8); i limiti costituzionali alla programmabilità della moneta, in linea con il principio di libertà economica (art. 41 Cost. italiana) e il divieto di misure discriminatorie; i meccanismi di controllo democratico sulle banche centrali, previsti anche dallo statuto della BCE (Protocollo n. 4, TFUE, art. 15 e 21); la trasparenza delle decisioni automatizzate, in coerenza con il Digital Services Act e il regolamento sull’intelligenza artificiale (AI Act). Il futuro delle CBDC non può essere affidato all’auto-regolazione tecnica o alla sola discrezionalità delle autorità monetarie. Serve un diritto della moneta digitale, capace di garantire equilibri istituzionali, prevenire derive autoritarie e assicurare che l’innovazione sia compatibile con i principi fondamentali dello Stato di diritto. Solo così la moneta digitale potrà diventare strumento di progresso e coesione, anziché di sorveglianza e accentramento. Perché nella nuova ecologia del potere, il denaro non misura solo il valore delle cose ma ridisegna le nuove regole del gioco.

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