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La violenza di genere attraverso i dati: ancora troppi femminicidi e violenza domestica

di
Avv. Michele Andreano

Violenza di genere, secondo il report del Ministero dell’Interno pubblicato nel gennaio 2026, nel corso del 2025 sono stati registrati 286 omicidi volontari, con 97 vittime donne, dato che rappresenta una diminuzione del 18% rispetto al 2024, quando le donne uccise erano state 118. Di queste 97 vittime, 85 hanno trovato la morte in àmbito familiare o affettivo, pari all’87,6%, mentre 62 sono state uccise da un partner o ex partner, corrispondenti al 63,9% delle donne uccise nel 2025. Analizzando l’andamento degli omicidi volontari consumati nel 2025 rispetto all’anno precedente emerge una diminuzione degli eventi, che da 335 passano a 286, con un calo del 15%. Anche i delitti commessi in àmbito familiare o affettivo fanno rilevare un decremento sia del numero degli eventi, che da 158 scendono a 128 con una riduzione del 19%, che delle vittime di genere femminile, che da 101 passano a 85 con un calo del 16%. Gli omicidi commessi dal partner o ex partner nel 2025 fanno registrare, rispetto all’anno precedente, un leggero decremento passando da 72 a 71, mentre le relative vittime di genere femminile mantengono lo stesso valore in entrambi gli anni a raffronto, pari a 62 donne.

I dati del Ministero dell’Interno confermano che la stragrande maggioranza degli omicidi di donne, circa l’80%, avviene in àmbito familiare

Benché i dati 2025 mostrino una diminuzione rispetto al 2024, il fenomeno resta drammaticamente stabile nell’arco del quadriennio, con l’àmbito familiare e affettivo che rappresenta il contesto di gran lunga più pericoloso per le donne. I dati del Ministero dell’Interno confermano che la stragrande maggioranza degli omicidi di donne, circa l’80%, avviene in àmbito familiare, quota che risulta in lieve calo negli ultimi due anni rispetto all’84% del 2021 e all’82,5% del 2022.

La violenza di genere negli accessi al Pronto Soccorso: il dato sanitario

Il Ministero della Salute, attraverso il Sistema informativo per il monitoraggio dell’assistenza in Emergenza-Urgenza (EMUR), ha registrato nel 2024 un totale di 19.518 accessi di donne in Pronto Soccorso con indicazione di violenza, dato che rappresenta un incremento del 13,3% rispetto ai 16.896 accessi del 2023. L’incidenza degli accessi con indicazione di violenza sul totale degli accessi di donne in Pronto Soccorso è passata da 15,3 per 10.000 accessi totali nel 2019 a 20,2 nel 2024. Anche rispetto alla popolazione femminile residente, si registra un incremento da 5,3 accessi di donne al Pronto Soccorso con indicazione di violenza per 10.000 residenti nel 2019 a 5,6 nel 2023 e 6,5 nel 2024. Analizzando i dati del Ministero della Salute per il biennio 2023-2024, si osservano tassi di accesso al Pronto Soccorso di donne con indicazione di violenza maggiori per le classi di età comprese tra 18 e 49 anni, con 9,8 accessi per 10.000 residenti nel 2023 e 11,0 nel 2024, e per le minori di 18 anni, con 5,2 accessi per 10.000 residenti nel 2023 e 7,2 nel 2024. I tassi risultano invece più bassi per le donne ultracinquantenni.

Nel 2023 e nel 2024 un accesso su cinque di donne in Pronto Soccorso con indicazione di violenza di genere è riferito a donne straniere

Nel 2023 e nel 2024 un accesso su cinque di donne in Pronto Soccorso con indicazione di violenza è riferito a donne straniere, con percentuali pari al 19,1% nel 2023 e al 20,2% nel 2024. La quota di straniere aumenta nella classe di età 18-49 anni attestandosi al 23,4% nel 2023 e al 24,7% nel 2024. Il divario è massimo nella fascia tra i 18 e i 49 anni, dove i tassi delle donne straniere raggiungono rispettivamente nel 2023 e nel 2024 i valori di 15,0 e 17,6 per 10.000 residenti contro 8,3 e 9,4 per le donne italiane.

Tra le donne di 18-49 anni, nelle diagnosi sono indicati frequentemente il maltrattamento nel 50,9% dei casi e l’abuso sessuale nel 13,4%

Dall’esame delle diagnosi di violenza riportate nel flusso EMUR-PS del Ministero della Salute per il triennio 2022-2024 si possono approfondire le tipologie di violenza che conducono all’accesso al Pronto Soccorso. Tra le bambine e le ragazze con meno di 18 anni, oltre il 23% degli accessi con diagnosi di violenza è riconducibile all’abuso sessuale su minore, seguito dal 18,7% di accessi per abuso di minore non specificato e dal 11,7% per maltrattamento di bambino. Tra le donne di 18-49 anni, sono indicati frequentemente il maltrattamento di adulto non specificato nel 50,9% dei casi e l’abuso sessuale di adulto nel 13,4%, che insieme spiegano più del 64% delle diagnosi riportate. Negli accessi di donne di 50 anni e più, oltre al maltrattamento di adulto non specificato nel 59% degli accessi con diagnosi di violenza, segue l’anamnesi personale di trauma psichico da violenza fisica nel 12,1% dei casi.

Le conseguenze della violenza di genere

Le conseguenze fisiche della violenza sono documentate sia dall’Indagine Istat 2025 che dai dati del Ministero della Salute. Secondo i dati Istat, il 29,8% delle vittime di violenza da partner o ex partner riporta ferite dall’ultimo episodio. Tra le conseguenze fisiche rilevanti, il 17,9% delle donne ha dovuto recarsi al pronto soccorso per le violenze subite durante la relazione, il 17,4% è stato ricoverato in ospedale e il 4,4% ha dovuto interrompere l’attività lavorativa. Le ferite riportate sono nella maggior parte dei casi lividi, presenti nell’85% dei casi, seguiti da tagli, graffi, bruciature o ferite simili nel 14,5% dei casi, mentre l’1,1% delle vittime ha riportato fratture.

Le conseguenze psicologiche della violenza risultano pervasive e durature: più della metà delle vittime soffre di perdita di fiducia e autostima

La percezione del pericolo per la propria incolumità è un indicatore significativo della gravità dell’episodio. Il 28,9% delle vittime di violenza da parte di partner o ex partner ha provato paura per la propria vita, percentuale che sale al 46,8% tra chi ha subito violenze da ex partner e al 55,6% tra chi ha subito stupri o tentati stupri da ex partner. Per le violenze subite dal partner attuale la percentuale è del 21,3%, mentre per quelle da uomini non partner è del 25,4%, anche in questi casi con picchi in corrispondenza della violenza fisica e soprattutto degli stupri. Le conseguenze psicologiche della violenza risultano pervasive e durature. A seguito delle ripetute violenze fisiche o sessuali subite dai partner, attuali o precedenti, più della metà delle vittime soffre di perdita di fiducia e autostima (54,8%). Tra le conseguenze sono molto frequenti anche ansia, fobia e attacchi di panico nel 48,4% dei casi, disperazione e sensazione di impotenza nel 44,4%, disturbi del sonno e dell’alimentazione nel 43,6%, depressione nel 31,6%, nonché difficoltà a concentrarsi e perdita della memoria nel 26,4%, dolori ricorrenti nel corpo nel 18%, autolesionismo o idee di suicidio nell’11,7% e infine difficoltà nel gestire i figli nel 10,7% dei casi.

Il 35,4% delle vittime della violenza di genere nella coppia, considerando sia le relazioni attuali sia quelle precedenti, hanno dei figli, per lo più minorenni

Esiste un legame documentato anche tra gravidanza e violenza. Nel nostro Paese, secondo i dati Istat 2025, tra le donne che hanno subìto più volte le violenze fisiche o sessuali da parte dei partner attuali o precedenti il 9,1% l’ha subita durante la gravidanza. Per il 65,8% di queste, la violenza durante il periodo di gestazione è rimasta uguale al periodo precedente la gravidanza, per il 12,1% è diminuita, mentre per il 6,9% è aumentata e per il 13,1% è iniziata durante il periodo della gestazione. Il 35,4% delle vittime della violenza nella coppia, considerando sia le relazioni attuali sia quelle precedenti, hanno dei figli, per lo più minorenni, circa il 94%. Nel 62,1% delle violenze ripetute le madri segnalano che i figli hanno assistito alla violenza, e che i figli l’hanno subita direttamente nel 19,6% dei casi. Il 40% delle donne segnala ansie e paure eccessive dei figli che hanno assistito a violenza, il 28% nota maggiore irrequietezza, il 18,6% difficoltà ad addormentarsi o frequenti risvegli notturni, il 12,5% comportamenti aggressivi a casa o a scuola, e circa l’11% riporta sia disturbi dell’alimentazione, sia problemi scolastici.

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