Esperienze negative online e ricadute sul benessere: i dati dell’indagine Eurispes 2026
Che le aggressioni subìte in Rete lascino tracce concrete sulla salute psicologica non è più una semplice intuizione, ma un’evidenza consolidata dalla letteratura scientifica. Una rassegna sistematica di 24 studi longitudinali sulla vittimizzazione tra pari ha documentato associazioni robuste con depressione, disturbi d’ansia, sintomi post-traumatici e bassa autostima, con rischi che aumentano quando l’esposizione è ripetuta o persistente, pur con notevole variabilità nelle stime a seconda dei metodi di misurazione.
Anche il versante più strettamente digitale è stato indagato con approcci causali: uno studio su conversazioni private di Instagram condivise da ragazzi tra 13 e 21 anni ha mostrato che le molestie online producono una maggiore espressione di disagio psicologico nelle vittime fino a 14 giorni dopo l’episodio.
In questo scenario, si inseriscono i dati dell’indagine condotta dall’Eurispes nel 2026 sul rapporto fra italiani, tecnologie digitali e salute mentale, che misurano quanto queste esperienze siano diffuse e quali siano le ricadute sui soggetti che le hanno vissute.
Episodi spiacevoli online: un’esposizione tutt’altro che marginale
L’esposizione a episodi spiacevoli o dannosi è tutt’altro che marginale, con il 26% del campione che afferma di aver incontrato involontariamente contenuti violenti o disturbanti, il 23,4% di aver subìto commenti offensivi, insulti o attacchi personali, e il 21,8% la condivisione non autorizzata di fotografie o video. Il 16,4% è stato bersaglio di phishing, il 15,2% ha subìto la violazione di un account o il furto di identità, il 14,6% forme di esclusione intenzionale, il 12,1% furto di dati o denaro, il 12% molestie e il 10,1% minacce.
Un fenomeno che vede più esposti i giovani
Anche in questo caso i giovani risultano i più esposti. Fra i 18-24enni il 40,7% ha visto contenuti violenti o disturbanti, il 38,4% ha ricevuto offese o attacchi, il 37,2% ha sperimentato la condivisione non autorizzata di immagini, il 26,7% molestie, il 25,6% esclusione e il 22,1% minacce. L’elevata incidenza può dipendere dal maggior tempo trascorso online e dalla centralità delle piattaforme nella vita relazionale, ma segnala anche che l’ambiente nel quale i giovani cercano appartenenza e riconoscimento è lo stesso che li espone frequentemente ad aggressioni e violazioni.
Le ricadute sul benessere emotivo e sulla fiducia
Per chi le ha vissute, le esperienze negative producono conseguenze significative. Il 45,9% riconosce un impatto sul benessere emotivo, il 39,3% sull’autostima, il 49,3% sulla fiducia nelle piattaforme e il 43,8% sul proprio comportamento online. Fra i più giovani l’impatto sul benessere emotivo raggiunge il 65,6%, quello sull’autostima il 59%, la perdita di fiducia il 59% e la modifica dei comportamenti il 50,8%.
Il dato è notevole se confrontato con la funzione compensatoria attribuita alle piattaforme, particolarmente rilevante nei giovani adulti: fra i 18-24enni il 91,9% dichiara di usare i Social Network almeno qualche volta per alleviare emozioni negative.
Alcune brevi conclusioni
Emerge, dunque, un paradosso che la ricerca sulla salute mentale digitale sta iniziando a mettere a fuoco: le stesse piattaforme che i giovani adulti utilizzano per regolare le proprie emozioni sono anche il luogo in cui sono più frequentemente esposti a contenuti violenti, offese, molestie e violazioni della propria immagine. Quasi tutti i 18-24enni ricorrono ai Social per alleviare stati d’animo negativi, e due su tre di quelli che hanno subìto esperienze dannose ne riconoscono le ricadute sul proprio benessere emotivo: un intreccio che rende difficile separare la funzione di supporto dalla fonte di rischio.
La perdita di fiducia nelle piattaforme, indicata da quasi la metà di chi ha vissuto esperienze negative e da sei giovani su dieci fra i 18-24enni, rappresenta, inoltre, un segnale importante per le Istituzioni e per le stesse aziende tecnologiche: una sfiducia così diffusa suggerisce che la sicurezza degli ambienti digitali non sia più soltanto una questione di tutela individuale, ma una condizione necessaria per la sostenibilità sociale dell’intero ecosistema online. Interventi di educazione digitale, progettazione più responsabile delle piattaforme e strumenti di supporto psicologico accessibili appaiono, ancor più alla luce di dati esposti, necessariamente complementari più che alternativi.

