Bilancio Energetico Nazionale, differenze regionali e potenzialità inespresse

bilancio energetico

È stata pubblicata da Eurispes la ricerca dal titolo: Il Bilancio energetico Nazionale, Differenze Regionali e Potenzialità Inespresse. Il report si apre con un’analisi delle diverse fonti di approvvigionamento, dei livelli di consumi e delle differenti forme di produzione presenti sul territorio italiano. Esso ci restituisce il quadro di un paese fortemente dipendete da fonti di approvvigionamento estere, alle prese con la doppia sfida di proseguire nel processo di decarbonizzazione dell’economia e di attutire lo shock energetico scaturito dal conflitto in Ucraina. Riguardo alle fonti di approvvigionamento, si può affermare che la crisi energetica ha, nel complesso, avuto l’effetto di dare un’ulteriore accelerazione allo sviluppo di impianti di produzione energetica da fonti rinnovabili, permettendo al nostro Paese di proseguire nel raggiungimento degli obiettivi fissati a livello europeo in tema di decarbonizzazione. Al riguardo si può evidenziare come già nel 2020 la quota di rinnovabili nel consumo finale di energia avesse raggiunto il 20,4% del totale, rispetto ad un obiettivo del 17%. Particolarmente positivi erano stati i risultati raggiunti nella produzione di energia elettrica dato che il 38% dell’energia elettrica prodotta in Italia nel 2020 derivava da fonti rinnovabili. Quasi il 50% in più dell’obiettivo del 26% dichiarato per il 2020.

Il 38% dell’energia elettrica prodotta in Italia nel 2020 derivava da fonti rinnovabili

Per quanto riguarda, invece, i livelli dei consumi i risultati raggiunti sono stati meno positivi di quanto avvenuto in tema di decarbonizzazione. Se da un lato il nostro Paese è riuscito in maniera abbastanza rapida a ridurre la dipendenza dall’importazione di gas e petrolio russo e ad aumentare il livello di stoccaggi in previsione dell’inverno, dall’altro l’aumento vertiginoso dei prezzi dell’energia ha colpito duramente famiglie e imprese su tutto il territorio nazionale. L’aumento dei prezzi ha coinvolto tutti i comparti, ma gli effetti non si sono distribuiti in maniera omogena e hanno contribuito ad acuire il divario tra il Nord e il Sud del Paese. Al riguardo, basti pensare all’indice di povertà energetica che in alcune aree del Mezzogiorno, si stima, essere aumentato del 200%, rispetto ad un aumento medio, a livello nazionale, di circa il 100%. Sempre in relazione alle differenze tra le diverse aree del Paese, va evidenziato come l’Italia sia il Paese con il maggior potenziale di produzione di energia rinnovabile in Europa dopo la Francia e la gran parte di questo potenziale sia installabile nel Sud. In questo contesto, un’ulteriore accelerazione allo sviluppo di impianti di produzione energetica da fonti rinnovabili potrebbe portare grandi benefici al Mezzogiorno, tanto in termini occupazionali quanto di accesso ad energia a prezzi più bassi. Affinché ciò sia possibile occorre però risolvere il problema legato alla mancanza di infrastrutture di trasporto dell’energia elettrica che permettano di trasportare l’energia prodotta da impianti nel FER al Mezzogiorno verso i consumatori finali, spesso situati nel Nord del Paese.

L’Italia ha il maggior potenziale di produzione di energia rinnovabile in Europa dopo la Francia 

In tema di infrastrutture di trasporto dell’energia e di decarbonizzazione, un settore su cui il nostro Paese potrebbe investire maggiormente (soprattutto nel Mezzogiorno) riguarda la produzione di idrogeno verde. L’idrogeno è un gas che può avere un’origine completamente rinnovabile se, in fase di produzione, si utilizza elettricità prodotta da rinnovabili per il processo di elettrolisi dell’acqua. Questa tecnologia nota come Power to Gas consente di sviluppare importanti sinergie tra sistema elettrico e sistema del gas. In questo contesto, la possibilità di stoccare e trasportare idrogeno prodotto attraverso fonti di energia rinnovabili potrebbe permetterebbe al Paese di superare le difficoltà legate alla distribuzione di energia prodotta da FER la cui produzione, come visto, è concentrata prevalentemente nel meridione mentre gran parte dei consumi sono localizzati nel Nord Italia. Al riguardo è particolarmente rilevante la sperimentazione condotta nel 2019 che ha permesso l’immissione di una miscela di idrogeno al 5% in volume e gas naturale (H2NG) nella rete di trasporto gas italiana ad alta pressione con riconsegna della miscela a due utenze industriali interconnesse alla rete. Questo tipo di sperimentazione, la prima in Europa, se applicata all’attuale domanda annua di gas, oltre a favorire grandemente il trasporto di energia tra le zone di produzione e quelle di consumo, potrebbe portare, secondo stime SNAM, all’abbattimento di circa 5 milioni di tonnellate di emissioni di CO2 attraverso l’immissione in rete circa di 7 miliardi di metri cubi di idrogeno verde.

Aumentare il livello di autonomia energetica sfruttando le risorse in nostro possesso

L’analisi ci restituisce il quadro di un Paese storicamente dipendente dall’importazione di risorse e con minor autonomia energetica rispetto a gran parte delle realtà europee, un Paese che, nonostante gli sforzi introdotti dal governo, ha risentito e sta risentendo più di altri delle conseguenze della crisi energetica ed economica verificasti a seguito dello scoppio del conflitto in Ucraina. In questo contesto risulta indispensabile aumentare il livello di autonomia energetica sfruttando in maniera più efficiente le risorse in nostro possesso. L’Italia, che è ai primi posti in Europa per disponibilità di risorse energetiche rinnovabili, potrebbe aumentare il proprio livello di autonomia energetica sfruttando, di più e meglio, il proprio potenziale. Questo non solo permetterebbe di affrontare con maggior sicurezza il momento contingente, ma favorirebbe altresì gli obiettivi legati al processo di decarbonizzazione e alla transizione energetica, che rimangono aspetti imprescindibili sia per il futuro del Paese, sia per la qualità della vita delle generazioni future.

Bilancio energetico, impedimenti burocratici e vincoli legislativi limitano il raggiungimento del pieno potenziale

Se da un lato l’analisi mette in luce potenzialità inespresse, non mancano diversi elementi problematici. Essa conferma una serie di debolezze storiche del nostro Paese e mette in risalto alcune, fin troppo note criticità italiane, che troppo spesso negli ultimi decenni hanno rallentato la crescita. Vi sono infatti una molteplicità di impedimenti burocratici e di vincoli legislativi che limitano fortemente il raggiungimento del nostro pieno potenziale. Al riguardo, basti pensare ai tempi necessari per ottenere l’autorizzazione alla costruzione di un impianto fotovoltaico e alle difficoltà che si possono incontrare per ottenere il collegamento con la rete nazionale. A ciò vanno aggiunti i soliti impedimenti legati alla realizzazione di nuove opere, troppo spesso bloccate da piccoli ma incisivi gruppi d’interesse e da una politica più attenta a cavalcare i sentimenti dell’opinione pubblica anziché concentrarsi su di una programmazione strategica di medio-lungo periodo. Al riguardo sono emblematici i casi del rigassificatore di Piombino e del termovalorizzatore di Roma fermi al palo da quasi un anno. Dove, invece di discutere della rilevanza strategica che l’opera avrebbe per il Sistema Paese, o sui costi/benefici che simili infrastrutture potrebbero avere, assistiamo ad un dibattito sostanzialmente monopolizzato da temi locali che poco o nulla hanno a che vedere con le dinamiche globali a cui si dovrebbe tentare di rispondere.

Bilancio energetico nazionale: accelerare su decarbonizzazione e contenere l’aumento dei prezzi

Per concludere, si può affermare che se da un lato il Paese ha la necessità di far fronte alle contingenze di breve periodo legate all’aumento vertiginoso dei prezzi dell’energia, dall’altro deve sfruttare la congiuntura favorevole per accelerare il più possibile il processo di decarbonizzazione della nostra economia. L’aumento dei prezzi delle fonti energetiche non rinnovabili, i finanziamenti europei legati al piano REPowerEU e i fondi del Recovery Plan stanno creando le condizioni perfette per lo sviluppo e la costruzione di impianti di produzione energetica da fonti rinnovabili. Affinché ciò venga realizzato, però, non bastano finanziamenti e progetti; è necessario avere una classe politica dotata di visione strategica e un apparato burocratico funzionante, in grado di supportare la realizzazione e l’implementazione di progetti.  

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