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Sorveglianza e controllo sociale nell’era digitale: il sistema di credito sociale nella Repubblica Popolare Cinese

di
Giovanna Imbesi*

Lo studioso inglese Adam Knight definisce il sistema di credito sociale cinese  (shehuixinyongtixi) una tecnica disciplinare di regolazione. I soggetti che ne fanno parte, pubblici, privati e membri del Partito, sono attori e destinatari nella formazione e nell’applicazione delle regole, secondo un disegno ispirato a un modello “olistico” di società esemplare. Alla base c’è un’idea precisa: il corpo sociale può essere plasmato. Il governo centrale cinese costruisce la società, ne elabora le dinamiche e modifica a suo piacimento anche i rapporti tra i cittadini e governanti. Per chi ha elaborato questo progetto, la società è un tutto olistico e proprio per questo modificabile. Questo sistema cinese è stato analizzato in modo molto approfondito in un recente seminario organizzato dal Centro Ricerca BRICS e dal Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università di Parma, diretti dalla prof.ssa Lucia Scaffardi, sulla base degli studi condotti da Giulia Formici e dalla prof.ssa Elena Consiglio dell’Università di Palermo.

Innovazione tecnologica e ambizione politica

Nel sistema di credito sociale cinese, ovviamente, anche l’innovazione tecnologica gioca la sua parte. La raccolta di dati in Cina non è una novità, ma è certo che dei miglioramenti negli ultimi anni si sono realizzati grazie a tecniche di computazione avanzate che permettono di incrociare e analizzare vaste quantità di dati differenti. In più, quando parliamo di destinatari, non ci limitiamo ai cittadini ma anche agli amministratori stessi, che dovrebbero essere valutati e, se necessario, sanzionati per comportamenti non conformi ai criteri di “buona governance”. Una previsione che, almeno in teoria, introduce un principio di responsabilità dall’alto e che dovrebbe operare come una garanzia per la popolazione, anche se la sua applicazione concreta resta difficile da riscontrare.

Sul piano della sorveglianza, il cambiamento è duplice. Da un lato, si assiste a un’estensione degli ambiti di controllo, con sanzioni plurisettoriali. Chi viola, ad esempio, norme sulla pianificazione familiare può subire ripercussioni anche sul piano economico o finanziario. Dall’altro, aumenta la pervasività del sistema: non esistono più spazi realmente sottratti all’osservazione in cui una persona è libera di muoversi e quindi ogni dimensione, pubblica o privata che sia, diventa potenzialmente una modalità di controllo. Il principio cardine è: “Se la fiducia è rotta in un posto, le restrizioni sono imposte ovunque”.

L’imperativo cinese della stabilità e la sintesi morale

C’è un principio, più degli altri, che aiuta a leggere e comprendere le logiche dell’ordinamento cinese: la stabilità. Al riguardo, un libro della studiosa australiana Sarah Biddulph, L’imperativo della stabilità, (The Stability Imperative, UBC Press , Vancouver,2015), sottolinea come una società stabile debba essere salvaguardata a tutti i costi, anche sacrificando i diritti individuali o sanzionando chi, al governo, fallisce nel mantenerla. La stabilità è il valore supremo su cui si regge l’intero edificio istituzionale cinese. Il sistema regolatorio agisce come uno strumento di governo attraverso cui viene irradiata nella società una “sintesi morale” definita dal Partito Comunista. Questa sintesi comprende ideologie, valori e gerarchie morali che non sono prodotti spontaneamente dalla società, ma discendono dall’alto. Secondo la dottrina socialista, il Partito si fa interprete dei valori della società che raccoglie in una sintesi “scientifica” la quale deve permeare ogni dinamica relazionale, dai rapporti interpersonali a quelli verticali con la pubblica amministrazione.

Il sistema di credito sociale nel panorama del controllo

Il credito sociale non nasce nel vuoto. Al contrario, si innesta su una lunga tradizione di strumenti di controllo e regolazione già esistenti, adattandosi alle riforme economiche del paese. Partiamo dalla Hukou (Registrazione della residenza), il metodo storicamente più conosciuto. Legando l’assistenza sociale e i documenti d’identità alla residenza della famiglia (il “focolare”), lo Stato controlla gli spostamenti dei cittadini. Un altro sistema operante era quello delle Danwei (Unità di lavoro), i luoghi dove i lavoratori vivevano e ricevevano vitto, alloggio e vestiario. Con lo smantellamento del sistema pianificato, questa forma di controllo pervasivo ha perso forza. Persistono, invece, i Comitati di quartiere, organismi che monitorano il vicinato e possono denunciare attività sospette o illegali (come riunioni religiose non autorizzate). Strumenti efficaci, ma limitati, incapaci di superare le barriere fisiche e di competere con quelle digitali. A completare il quadro troviamo i Dossier (Registrazione pubblica), archivi personali tenuti dai burocrati su ogni cittadino. Il sistema di credito sociale si inserisce proprio qui, tra modelli esistenti e storicamente accettati, integrandoli e potenziandoli tramite l’elemento della data governance: la capacità di raccogliere, incrociare e analizzare enormi quantità di dati per orientare comportamenti individuali e collettivi. Non più solo controllo territoriale o comunitario, ma una supervisione algoritmica, continua e invisibile.

 Le spiegazioni del sistema

Le interpretazioni si articolano su tre filoni. Secondo la spiegazione autoritaria, Il sistema è visto come uno strumento di sorveglianza digitale pervasiva volto ad aumentare il controllo del Partito, preludendo a una forma di dittatura digitale. La seconda lettura è moralista: lo Stato si propone come promotore di virtù civiche, ispirandosi alla tradizione confuciana secondo la quale si vogliono creare dei “sudditi” perfetti. L’obiettivo dichiarato nei documenti ufficiali è instaurare la Rule of virtue (il governo della virtù), dove la condotta morale conta quanto o più dell’osservanza della legge. Infine vi è la chiave interpretativa della fiducia, (Xinyong), il cui termine cinese ha un significato ambivalente di “credito” e di “fiducia”. Secondo questa prospettiva, il sistema nasce dall’esigenza di ricostruire un tessuto di fiducia eroso da decenni di rapide trasformazioni economiche e sociali. Un tentativo, dunque, di stabilizzare relazioni economiche e interpersonali attraverso meccanismi di reputazione formalizzati.

A queste spiegazioni di valore prevalentemente storico, attualmente se ne aggiunge una quarta: quella tecnocratica. Secondo questa visione, il sistema di credito sociale è un rimedio tecnologico all’inefficacia della legge. Attraverso la “datificazione”, si crea un Data State in cui i cittadini diventano data-self (o bio-self), ovvero costruzioni digitali basate sui dati su cui si esercita il controllo e che lo Stato può monitorare e modificare con precisione.

Limiti e riflessioni filosofico-giuridiche del credito sociale

Ad oggi, nonostante l’ambizione dichiarata del progetto, si possono riscontrare lacune concrete e interrogativi teorici non trascurabili. Primi fra tutti i limiti strutturali non passano inosservati: manca una legge definitiva. In materia, esiste soltanto una bozza risalente al 2022 e sul fronte tecnico persistono inefficienze, come la presenza di codici duplicati e superflui che inevitabilmente rallentano l’analisi dei dati. Un altro limite è l’efficacia asimmetrica, in quanto le sanzioni che dovrebbero essere applicate a tutti in modo omogeneo, continuano a non coinvolgere gli alti funzionari. A subire le conseguenze del sistema sono i cittadini comuni e non le élite al potere.

Il sistema di credito sociale rappresenta un esperimento senza precedenti di governare il corpo sociale attraverso i dati

Al centro del dibattito emerge anche un nodo più propriamente filosofico, relativo all’elemento della fiducia: può questa essere veramente imposta? Per sua natura essa nasce spontaneamente e quindi l’introduzione di premi e punizioni rischierebbe di creare una società virtuosa “per paura”, che agisce non per convinzione morale, ma per evitare sanzioni. Peraltro la creazione di un modello ingegnerizzato come questo, solleva interrogativi sull’autonomia individuale. A ciò si aggiungono i problemi irrisolti, quali il diritto all’oblio, ovvero la possibilità di cancellare tracce di comportamenti passatidopo un ravvedimento, e la scarsa attenzione alle diseguaglianze economiche, che spesso sono alla base della sfiducia sociale. In conclusione, il sistema di credito sociale rappresenta un esperimento senza precedenti di governare il corpo sociale attraverso i dati, ma solleva profondi interrogativi sulla natura della libertà, della responsabilità personale e dei limiti del controllo tecnologico sulla società.

*Giovanna Imbesi, Ricercatrice in Economia Internazionale, Laboratorio dell’Eurispes sui BRICS.

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