Gentrificazione e turismo, quale futuro ci aspetta

gentrificazione

Il termine gentrificazione (in inglese “gentrification”) fu coniato negli anni Sessanta del Novecento dalla sociologa Ruth Glass, in riferimento ai cambiamenti del tessuto urbano che stavano interessando la città di Londra. Non si riferiva, all’epoca, al turismo di massa che sta cambiando il volto delle città, bensì a una serie variegata di fenomeni di ripopolamento sociale dei quartieri. La gentrificazione è un fenomeno di trasformazione territoriale in cui la classe sociale ricopre un ruolo centrale, trattandosi di un processo di transizione legato al cambiamento della composizione di classe nel quartiere, per il passato riferibili generalmente alla classe media e alla classe operaia, e ad oggi assimilabili più alle classi emergenti o a fenomeni come il turismo di massa. Un fenomeno complesso che ha anche recentemente trovato spazio nelle pagine del Rapporto Italia 2022 dell’Eurispes.

Gentrifiers di prima e seconda generazione

Chi sono dunque i gentrifiers oggi e in che modo la loro appartenenza sociale si lega alla gentrificazione? Ebbene i gentrifiers non sono un gruppo sociale omogeneo e identificabile allo stesso modo in ogni processo di gentrificazione. Le loro caratteristiche variano in base al contesto, così come esiste una differenza tra chi può essere definito gentrifier in una fase iniziale e chi invece rientra in questa categoria nelle sue fasi più avanzate della gentrificazione. Può accadere infatti che ai primi gentrifiers del quartiere se ne succedano altri, rendendone la composizione sociale ancora più distante da quella originaria. Ciò accade ad esempio quando studenti e artisti si mescolano e sostituiscono gradualmente i vecchi residenti di un’area, seguiti a loro volta dall’arrivo di famiglie della classe media che influenzano il mercato immobiliare innescando profondi cambiamenti nella composizione abitativa e commerciale.

Turismo e gentrificazione in Italia, un fenomeno in crescita

Oggi i gentrifiers sono anche i turisti che sono tornati ad affollare i centri storici delle città d’arte italiane, fonte di ricchezza per tante attività legate al turismo ma che se non sapientemente guidate possono innescare processi irreversibili di ricomposizione urbana. Sebbene la pandemia abbia creato nuovi effetti collaterali – già si parla di de-gentrificazione – la recente ripresa dei flussi turistici genera nuove domande.

I dati sono riferiti a una situazione pre-covid (2018), quando l’Istat riporta 438,8 milioni di presenze negli esercizi ricettivi italiani, con un incremento del 2% rispetto alle rilevazioni dell’anno precedente. La città di Roma è prima con 29 milioni di turisti che hanno soggiornato in città, seguita dai 12,1 milioni di visitatori di Venezia e Milano. Solo a Roma, nel 2018, si sono registrate due milioni di presenze rispetto all’anno precedente (dati Istat). Il dato prende forma quando si osservano le rilevazioni del settore alberghiero ed extra-alberghiero: se gli esercizi alberghieri registrano una crescita pari all’1,6%, gli extra-alberghieri crescono del 2,7%.  Inoltre, gli esercizi extra-alberghieri (Airbnb e affini) hanno registrato un incremento degli arrivi del 6,5%, il doppio rispetto agli esercizi alberghieri, che sono cresciuti del 3,2%. I dati Istat evidenziano, già nel 2018, un trend significativo di crescita degli esercizi extra-alberghieri in termini sia di arrivi (dal 19,2% del 2008 al 24,5% del 2018) sia di presenze (dal 32,6% al 34,8%). Il dato, associato con i 438,8 milioni di presenze, rende l’idea dell’impatto urbanistico del settore turistico.

I numeri evidenziano 280.000 alloggi che sfuggono ad ogni tipo di controllo, non solo tributario

Già nel 2015, Airbnb contava 3,6 milioni di presenze, per un giro d’affari superiore ai 3 milardi di euro. Su un totale di 83.300 host italiani, il 73% aveva affittato l’intera casa/appartamento, declinando l’home sharing ­a una dimensione spiccatamente commerciale. Federalberghi riconduce il fenomeno a una vera e propria shadow economy che sfugge alle regole del mercato alberghiero, rendendo più difficile la pianificazione urbanistica delle città in relazione ai flussi turistici. Ad agosto del 2018, erano disponibili sulla piattaforma Airbnb 397.314 alloggi in Italia (+78,34% rispetto al 2016, ovvero +174.528 alloggi), mentre le strutture extra-alberghiere di natura analoga censite dall’Istat in Italia erano 113.538. I numeri evidenziano almeno 280.000 alloggi che sfuggono ad ogni tipo di controllo, non solo dal punto di vista tributario: sono alloggi che già pesano sulla geografia sociale dei quartieri, sulla loro economia, sui prezzi delle case e degli esercizi commerciali. Le città più attive per numero di annunci sono, nell’ordine, Roma (29.519 annunci), Milano (18.482), Firenze (11.341), Venezia (8.025) e Napoli (6.858) (dati Federalberghi-Incipit srl 2018).

Diminuiscono i negozi al dettaglio, crescono take away e ristorazione

Anche la demografia d’impresa può fornire dati sul futuro che ci attende in merito alla gentrificazione, soprattutto in presenza di dati rilevati per un ampio periodo di tempo. Negli ultimi dieci anni si è assistito a un profondo cambiamento del tessuto commerciale delle città, con una tendenza alla riduzione progressiva delle attività, come riportato dall’Ufficio Studi Confcommercio in occasione della settima edizione dell’Osservatorio sulla demografia d’impresa nelle città italiane realizzata in collaborazione con il Centro Studi delle Camere di Commercio G. Tagliacarne. Stando ai dati evidenziati da Confcommercio, dal 2012 al 2021 hanno chiuso 85mila negozi al dettaglio e quasi 10mila attività di commercio ambulante. In controtendenza, sono in crescita le attività di ristorazione di street food e take away, e alcune tipologie di alloggio, quali i bed and breakfast e gli appartamenti per soggiorni brevi. In meno di 10 anni, nei 120 comuni di grandi e medie dimensioni presi ad esame dell’indagine, sono scomparsi quasi 85mila negozi fisici, di cui quasi 4.500 durante la pandemia. Un declino smentito quando si prendono in considerazione le attività di ristorazione e alberghiere legate ai flussi turistici: in nove anni il numero di alberghi nei centri storici del Mezzogiorno è cresciuto addirittura dell’89,3%, del 34% del Centro-Nord Italia.

Gentrificazione o declino, la risposta è nella pianificazione urbana

Secondo molti la gentrificazione ha innescato, in ogni caso, processi positivi sul tessuto urbano: la stabilizzazione delle aree in declino, il recupero e la ristrutturazione del patrimonio immobiliare, in certi casi un incremento di social mix, la riduzione degli spazi cittadini inutilizzati, maggiori entrate fiscali e sviluppo urbanistico. Quando la pandemia ha spinto le persone a cercare spazi al di fuori della città, in aree verdi o in piccoli centri con affitti più accessibili per lavorare da remoto, si è parlato addirittura di degentrificazione come sintomo di declino, fenomeno di decrescita opposto al progresso urbano generato da disoccupazione, cattiva gestione amministrativa e aumento della criminalità nelle grandi città. Ma gli effetti negativi della gentrificazione vanno innanzitutto individuati, e regolati dalle autorità preposte per ridurne gli impatti sulla comunità residente quali il displacement, o l’elevata speculazione nel mercato immobiliare e conseguente incremento dei prezzi, che rischiano di convertire i centri storici delle città in posti ad uso e consumo del turismo di massa.

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