Foreste di sughera, una risorsa da difendere per la rinascita dei territori rurali

sughero

La crisi che attraversa il settore del sughero, causata da fattori sia interni che internazionali, ha rappresentato il punto di avvio per un’analisi indirizzata non tanto alla ricerca delle ragioni del suo declino, quanto piuttosto all’individuazione delle possibili e differenti prospettive di sviluppo per i territori di produzione, attraverso la cura e la valorizzazione della foresta di sughera, alla quale i luoghi rurali, la loro cultura, la qualità dell’ambiente e la presenza dell’uomo e delle sue attività, sono così strettamente legati. Si vogliono inoltre individuare “altre”, differenti possibilità, non sostitutive ma integrative, funzionali, per quella che è una delle risorse più importanti dell’economia del territorio dei comuni interni del Nord Est Sardegna.
Dalle stime dell’Inventario Nazionale delle Foreste e dei serbatoi di Carbonio (INFC) del 2015 emerge che la Sardegna è la regione d’Italia a più alta presenza di aree forestali e di terreni naturali (oltre 1.200.000 ettari). Di questi, secondo i dati del Piano di Sviluppo Rurale (PSR) 2014/2020, circa 250.000 ettari di superficie forestale sono caratterizzati dalla presenza di sugherete (140.000 ettari) e boschi di sughera, compresi i pascoli arborati a sughera e le altre aree forestali e pre-forestali vocate.

La Sardegna è la regione d’Italia a più alta presenza di aree forestali e di terreni naturali

Il Report realizzato dall’Eurispes, e presentato oggi, ha evidenziato l’importanza delle foreste di sughera rispetto agli obiettivi ed alle strategie globali e locali, si è soffermato sull’analisi delle stesse quale sistema ecologico di notevole rilevanza e sul contributo che esso può dare agli obiettivi mondiali di assorbimento di CO² e di mitigazione dei cambiamenti climatici, non sottovalutando inoltre la sua natura di patrimonio d’eccezionale importanza dal punto di vista paesaggistico, caratteristico e unico nel Mediterraneo. Per questi motivi si è conseguentemente valutata l’opportunità di analizzare sia l’evoluzione legislativa che ha interessato il sistema di gestione delle sugherete, sia il rapporto tra la corposa legislazione in materia e la sua reale applicazione.

La programmazione comunitaria in agricoltura – dall’Agenda 2000 al NextGenerationEU – indica la cura dell’ambiente e del paesaggio quali parti del patrimonio comune e collettivo, imponendo agli Stati Membri di condividere la Strategia Forestale Comune. In Italia la norma ha trovato applicazione nel Programma-quadro per il settore forestale e nella Strategia Forestale Nazionale (SFN), licenziata dal MIPAAF nel febbraio del 2022.
Allo stato dei fatti, nel contesto nazionale e regionale, le foreste di sughera vengono indicate come patrimonio da proteggere e sviluppare in quanto essenziali non solo come supporto alle attività di trasformazione ma soprattutto per l’affermazione degli obiettivi delle politiche ambientali, per favorire forme di multifunzionalità delle attività delle imprese locali a prevalente conduzione agro-silvo-pastorale e di integrazione reddituale. Ciò nella crescente consapevolezza che il mondo rurale rappresenti una riserva di risorse e potenzialità, di attrattiva turistica e naturalistica, in gran parte inesplorate e non adeguatamente valorizzate.

In ambito normativo le foreste di sughera vengono indicate come patrimonio da proteggere e sviluppare

Dal Testo Unico in materia di foreste e filiere forestali (D.lgs. 34/2018), alle più recenti leggi regionali in materia di forestazione e di gestione forestale sostenibile (L.R. 3/89, PFAR del 2006, L.R. 8/2016) attraverso i piani regionali di sviluppo rurale susseguitisi dal 2000 ad oggi, si può osservare come vi sia una attenzione particolare alla materia che, il più delle volte, purtroppo non è riuscita a raggiungere gli obiettivi prefissati. Le ragioni di tale insuccesso sono individuabili in vari elementi: dai limiti strutturali della stessa compagine burocratica, alle limitate consapevolezze e aspettative di parte dei soggetti protagonisti, talvolta alla perdurante convinzione sulla immodificabilità dei processi di arretratezza.

La gestione forestale sostenibile e l’uso intelligente delle risorse, anche economiche, non solo possono permettere di mantenere e valorizzare le foreste e la loro ricca biodiversità con la loro funzione d’assorbimento e stoccaggio di anidride carbonica, ma anche sortire effetti sociali in termini di crescita di ricchezza, avviando un processo di diversificazione dell’economia rurale e di creazione di nuove opportunità occupazionali e di reddito. La promozione di attività extra-agricole potrebbe inoltre arginare lo spopolamento delle zone interne e delle aree rurali marginali, permettendo una valorizzazione ed una fruizione turistica sostenibile dei territori.

La promozione di attività extra-agricole potrebbe arginare lo spopolamento delle zone interne e delle aree rurali 

Le foreste di sughera costituiscono una risorsa economica importante: circa l’85% delle foreste italiane è concentrato in Sardegna e nel Nord Est è presente la gran parte del patrimonio regionalecirca l’85% delle foreste italiane è concentrato in Sardegna e nel Nord Est è presente la gran parte del patrimonio regionale. Esse, per lungo tempo, ne hanno alimentato l’economia fino a farlo riconoscere internazionalmente come “territorio leader” nella produzione e nella lavorazione del sughero. Se ciò ha determinato la nascita di un Distretto Industriale, oggi esse hanno una sempre maggiore necessità di essere salvaguardate da processi di deperimento e depauperamento. La tutela, la cura e la manutenzione della foresta, racchiudono obiettivi global e local: è assorbimento/riduzione di CO²; è incremento della quantità e della qualità del prodotto sughero; è tutela e conservazione della qualità dei luoghi dei paesaggi dei contesti naturali in cui esse sono inserite; è risorsa ed elemento di sviluppo.

Circa l’85% delle foreste italiane è concentrato in Sardegna

In un’Isola dove i problemi dello spopolamento delle aree interne si mostrano intensi ed inarrestabili, i 16 comuni della Sardegna Nord Orientale ne rappresentano la parte meno investita sia dallo spopolamento che dalla riduzione delle attività produttive e quindi meno esposta agli elementi di impoverimento economico sociale che hanno caratterizzato altre aree dell’Isola.  Questi territori hanno il vantaggio di essere sufficientemente vicini ai porti e ad un aeroporto, “confinano” e “gravitano” sulle dinamiche economiche di una fascia costiera ad elevato tasso di crescita, ne hanno colto in parte delle possibilità di inserimento ed interconnessione e con essa hanno posto in essere forme di interazione di scambi, seppure non sviluppati per le loro potenzialità, naturalistiche, ambientali, culturali ed economiche.

I territori del Distretto del Sughero tra spopolamento e nuove possibilità di sviluppo

L’estensione complessiva della loro superficie territoriale è di 2.160,20 Kmq, con una densità della popolazione residente di 21,2 abitanti per Kmq, molto al di sotto del già basso valore regionale che è di 68,4 per Kmq e di quello della ex provincia Olbia Tempio (47,3). La popolazione nei 16 comuni nel 2021 è di 45.727 residenti con una lenta graduale riduzione fra il 1991 ed il 2021 (-3,3%) ed una più intensa fra il 2011 ed il 2021 (-6,9%). La diminuzione, fra il 1991 ed il 2021, è stata complessivamente più accentuata nei 7 comuni del Distretto del Sughero (-10,9%) rispetto agli altri 9 comuni (-8,7%) in cui sono ancor più radicate la cultura e la dimensione rurale. Le imprese attive, nel 2020 sono 5.190 e vedono numericamente prevalere sugli altri il settore dell’Agricoltura (33,9%). In 8 comuni questo valore è posizionato fra il 40 ed il 60%, seguito dal Commercio (20,1%) e dal settore delle Costruzioni (15,5%) che conferma una significativa tenuta pure negli anni di attraversamento della crisi.

Nel periodo 2015-2020 le imprese attive si sono incrementate complessivamente di 30 unità. Dati positivi nei settori dei Servizi (+81), dell’Agricoltura (+66), dell’Alloggio e Ristorazione (+13) e delle Costruzioni (+5). Gli altri settori economici hanno registrato una diminuzione e fra essi quelli del Commercio (-68) e del Manifatturiero (-53) che è stato un baluardo nel Distretto del Sughero ma continua a ridurre la propria incidenza (dal 9,9 all’8,8%) nel tessuto produttivo. Il comparto del sughero tuttavia aveva già contenuta negli anni precedenti la propria spinta vitale. Nello stesso arco temporale, all’interno del settore dell’Agricoltura, continua la riduzione delle imprese attive nell’Allevamento degli Animali (-9,4%) ma il numero totale delle imprese si è incrementato di 66 unità e crescono soprattutto il comparto delle Attività Miste (+119, ovvero +30%) e con valori più contenuti le Coltivazioni Agricole (+15 unità) ed i Servizi Connessi (+2).

Turismo sostenibile, una risorsa economica e ambientale per il Distretto del Sughero 

L’elevato numero di imprese attive nel settore dell’Agricoltura (1.758), di gran lunga il più consistente rispetto agli altri, sostiene e consolida la tenuta e la vitalità di un sistema economico e sociale in cui permangono elementi dell’organizzazione produttiva e della cultura rurale, che rappresentano oggi risorse importanti su cui costruire ed avviare un percorso di sviluppo moderno e sostenibile fortemente attrattivo per emergenti e solidi segmenti di domanda turistica.

Le aspirazioni verso lo svolgimento di attività turistica sono oggi riposte in poco meno di 250 unità ricettive, nella quasi totalità di piccola dimensione e di tipologia extra alberghiera (92%) mentre le strutture alberghiere, sebbene numericamente contenute (8%), hanno un’incidenza nell’offerta di posti letto di circa il 32%. Le attività ricettive sono localizzate prevalentemente nei 7 comuni del Distretto, particolarmente nella città di Tempio Pausania (48%) e l’80% di esse assicura una apertura annuale. Nei comuni più vicini alle coste le presenze turistiche sono prevalentemente estive, in quelli più interni le presenze si diluiscono fra aprile ed ottobre con una significativa incidenza di turismo internazionale con valori percentuali che nei differenti centri oscilla fra il 50 e il 70%. Le fasce di età più interessate sono quelle fra i 45 e 60 anni, circa 40%; fra i 35 ed i 44 attorno al 20%; fra i 25 ed i 34 (20%). Gli ospiti mostrano di voler comprendere ed interagire con la cultura dei luoghi e di ricercare anche modalità utili per protrarre il loro tempo di permanenza mediante forme di lavoro a distanza. 

*Docente della facoltà di Economia all’Università di Sassari e componente del Comitato Scientifico della sede dell’Eurispes in Sardegna

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