Nuraghi di Sardegna, una risorsa non solo culturale

nuraghi sardegna

Le ziqqurat mesopotamiche, le piramidi dell’antico Egitto, i dolmen megalitici di Stonehenge e il tempio del Sole di Machu Picchu sono da anni tra le aree del pianeta che l’Unesco ha incluso nel patrimonio che l’umanità è chiamata a preservare. Sono siti archeologici che identificano le regioni del mondo che hanno la fortuna di ospitarli. L’Unesco li ha scelti per il fascino che emanano e per la plurimillenaria storia di cui sono simbolo e memoria. Requisiti che potrebbero appartenere a buon diritto anche ai nuraghi che con la loro massiccia diffusione puntellano la Sardegna. Sono identificativi del luogo al quale appartengono, hanno una lunga storia alle spalle (ancor più misteriosa, addirittura, di quella dei monumenti citati) e sono l’espressione di un passato che silenziosamente sembra voler interloquire con il mito. Quello di popolazioni autoctone di cui poco si sa e di popoli esploratori che, solcando il Mediterraneo, hanno fatto rotta verso quella che gli antichi greci erano soliti chiamare Ichnusa.

Icone da villaggio globale

Eppure, la Sardegna è conosciuta nel mondo soprattutto per le sue spiagge e il candore azzurrino delle acque marine che le bagnano. Lo è anche, ma in misura decisamente minore, per la sua tradizione gastronomica (il pecorino sardo e il pane carasau, ad esempio) e per quella bandiera con i quattro mori che è diventata un po’ un’icona da villaggio globale, perché capita di vederla sventolare anche nei luoghi e nelle circostanze più improbabili. L’immagine dei due calciatori sardi della nazionale che ha vinto gli europei, Sirigu e Barella, che si fanno immortalare con la coppa e la bandiera dei quattro mori ha fatto conoscere la Sardegna più rapidamente di quanto abbiano fatto sino ad ora molti libri di storia e tante fiere internazionali del turismo. Potere del soccer, forse, e prova dell’inefficacia di strategie comunicative e promozionali che non riescono a valorizzare le risorse, esclusive ed eccezionali, di un’isola che avrebbe molto da raccontare e far conoscere di sé.

Non si tratta di includere i nuraghi in un pacchetto turistico all inclusive. Chi visita la Sardegna dovrebbe sapere che quelle migliaia di torri di pietre massicce che s’incontrano dappertutto meritano di essere conosciute. Certo, non si può chiedere nemmeno al turista più scrupoloso di onorare con una sosta i tanti nuraghi dell’isola. Sarebbe un’impresa che metterebbe alla prova anche il più meticoloso catalogatore di beni culturali.

La ragion d’essere dei nuraghi

Sparsi nei tanti angoli dell’isola, in modo particolare nel suo interno (guarda caso, la parte della Sardegna meno conosciuta e visitata), si contano diverse migliaia di nuraghi, facilmente identificabili, ma tutti più o meno dotati di una loro originalità, attribuibile alla struttura, alle dimensioni, al luogo nel quale sono stati eretti e alla funzione che gli si attribuisce. Non esiste un censimento definitivo che dia il totale dei nuraghi sardi. Non esiste, insomma, una cifra ufficiale che dica quanti sono e ciò dimostra non tanto l’imperizia del ricercatore quanto, semmai, le tante difficoltà che s’incontrano nel portare avanti un simile obiettivo. A motivo del fatto che quello dei nuraghi è un mistero vero e proprio, a partire dalla loro stessa ragion d’essere che ancora oggi fa discutere, e scontrare, storici e archeologi.

Un unicum nella storia

Partiamo dal numero. Un numero ufficiale viene dal Piano Paesaggistico Regionale che indica la presenza in Sardegna di 4.562 nuraghi. Un numero netto e già di per sé sorprendente, ma da molti contestato, perché ritenuto inferiore a quello reale. Danno notizia di circa seimila nuraghi due siti web come nurnet e tharros.info, affidabili e ben documentati. Ci sono, inoltre, linguisti come Mauro Maxia che si sono serviti anche dei dati emersi da uno studio recentissimo realizzato per la metanizzazione dell’isola. «Studio che – precisa lo specialista – ha consentito in diversi casi di confermare o implementare i dati raccolti in precedenza».[1] Per Maxia, il numero dei nuraghi di cui la storia della Sardegna dovrebbe serbare memoria sarebbero, addirittura, non meno di ottomila. Certo, non sono tutti materialmente identificabili; di molti non si conservano nemmeno pochi resti, ma, grazie alla toponomastica e a un nuovo approccio allo studio delle fonti scritte e cartografiche, si può giungere alla conclusione che i numeri sinora dichiarati, per quanto apparentemente alti, sono più bassi del dato reale che un po’ alla volta e con fatica va comunque configurandosi. Va poi ricordato che i nuraghi costituiscono un unicum nella storia delle prime civiltà formatesi nel bacino mediterraneo, un unicum di cui la Sardegna è l’esclusiva detentrice, e ciò, tenendo conto anche della distribuzione piuttosto uniforme nell’isola, ne fa il più distinto e indubitabile tratto identitario. 

Nuraghi misteriosi

Chiediamoci ora quale deve essere stata la funzione per la quale gli antichi abitanti dell’isola hanno costruito un così gran numero di edifici conici. La questione non è liquidabile in poche battute e quel che con sicurezza si può dire è che niente di definitivamente certo è stato acclarato in proposito. Residenze comunitarie, in qualche caso regge (come il complesso straordinario di Barumini), piccole fortificazioni simili, per il loro scopo e per la difficoltà di accedervi, alle casematte della Seconda guerra mondiale, silos in cui stipare e conservare il raccolto e, all’occorrenza, dare riparo al bestiame, vedette o torri per l’avvistamento a distanza di possibili incursori o invasori, i nuraghi sono stati considerati anche come luoghi di culto. Se così fosse (e questa è una delle ipotesi più accreditate), verrebbe da immaginare la presenza di una popolazione sull’isola particolarmente religiosa e di una civiltà che poteva essere caratterizzata in senso ieratico. Ma di tutto ciò, ovviamente, non si può sostenere alcunché, confermando ancora una volta l’aura di mistero che continua ad avvolgere la storia di queste antiche costruzioni.

Il nuraghe promozionale

Ma che cosa c’è di più intrigante e promozionale del mistero? Per far sì che il nuraghe promuova la Sardegna occorre però che a essere promosso sia lo stesso nuraghe. Un’operazione di questo genere è in corso e può essere addirittura datata dal 1963, quando il regista Marcello Baldi portò a termine le riprese dei Patriarchi, ambientando e raccontando le vicende di Noè tra i nuraghi.

Terra biblica, anche se per qualche regista più adatta a scenari western, la Sardegna venne trasformata in un set e i nuraghi diventarono le dimore degli antichi ebrei. Per credere con più convinzione che il cinema possa degnamente perorare la causa dell’isola e dei suoi nuraghi sono occorsi più di cinquant’anni. È stata trasmessa lo scorso anno, ad esempio, una puntata della serie tv di Netflix, Con i piedi per terra, dedicata alla Sardegna, tappa di un viaggio esplorativo di Zac Efron, attore tra i più noti, soprattutto al pubblico giovanile, dello star-system hollywoodiano. E sempre nel 2020 si è scoperta una fascinosa Sardegna scenografica grazie alla pellicola di Ulrike Kofler, What we wanted. Girato nell’estate del 2019, il lungometraggio, tra i titoli nuovi di Netflix, è stato candidato dall’Austria agli Academy Awards 2020 per la categoria “Migliore film straniero”. Da Cartoon Italia arriva, infine, la notizia che sempre Netflix potrebbe decidere di dedicare un film di animazione alla Sardegna, dove, val la pena ricordare, si sta attualmente girando una nuova versione disneyana della Sirenetta.

Leggi anche

La Tentative list dell’Unesco

Il cinema potrebbe davvero dare una grande mano alla Sardegna per vedere finalmente riconosciuto il grande valore storico e artistico dei nuraghi. Il passo iniziale è l’inserimento di questi monumenti nella Tentative list nazionale che costituisce un primo screening dei beni culturali e paesaggistici che aspirano a far parte del patrimonio dell’umanità riconosciuto dall’Unesco. L’operazione è in corso e nell’isola l’attesa è grande. A far ben sperare è anche l’adesione alla campagna promozionale di tutta la classe politica isolana. Sembrerebbe che mai come in questo momento la causa dei nuraghi sia riuscita a suscitare una simile mobilitazione. Intellettuali, politici, uomini dello spettacolo e dello sport hanno assicurato il loro sostegno. Non manca, naturalmente, quello dell’industria del turismo, che dalla promozione dell’immagine dell’isola ha solo da guadagnarci. E se mai i nuraghi non dovessero bastare, in quest’immagine di terra seducente e misteriosa troverebbero posto anche altre grandi emergenze archeologiche dell’isola, come le “domus de janas” (letteralmente, case delle fate, di cui si contano alcune migliaia di esemplari), fonti e pozzi sacri, le tombe di giganti che sembrerebbero aver lasciato traccia in Sardegna, ma anche i giganti di Mont’e Prama, menhir e piccoli tempi. Insomma, un tesoro di testimonianze, spesso ben conservate, di un passato probabilmente più luminoso di questo scorcio di presente.

[1] M. Maxia, I nomi di oltre ottomila nuraghi, diffusione e significato, NOR, Ghilarza 2020, p. 9.

Ultime notizie
Italia

Reti europee di trasporto TEN-T: l’Italia penalizzata dalle nuove strategie adottate

Una premessa. Era il lontano 2004 quando l’Unione europea, per impulso di Romano Prodi Presidente della Commissione, immaginò di rafforzare il processo...
di Gianpaolo Basoli, Luca Danese, Marco Ricceri
violenza contro le donne
Donne

Violenza contro le donne, meno vittime ma attenzione ai reati spia

Violenza contro le donne, nel report della Direzione centrale della Polizia criminale allerta sui reati spia e sulle vittime con disabilità. Diminuiscono i casi di femminicidio, -9% rispetto al 2021, ma aumentano le violazioni di allontanamento e i reati di violenza sessuale.
di redazione
violenza contro le donne
stalking
Criminalità e contrasto

Stalking, vittime degli atti persecutori continuano ad essere soprattutto le donne

Lo stalking, ossia gli atti persecutori, è considerato uno dei reati spia, quei delitti che sono indicatori di una violenza di genere. È possibile leggere il fenomeno attraverso gli ultimi dati messi a disposizione dalla Direzione Centrale della Polizia Criminale e le indagini realizzate dall'Eurispes.
di Susanna Fara
stalking
intelligenza artificiale
Tecnologia

Intelligenza artificiale, costi e benefici ambientali della rivoluzione digitale

Intelligenza artificiale e sostenibilità: migliorare l’efficienza energetica dei sistemi è utile al bilancio ambientale, ma non bisogna trascurare gli impatti diretti delle operazioni di calcolo e delle infrastrutture tecnologiche, in termini di consumo energetico e di materie prime.
di Roberta Rega
intelligenza artificiale
scuola
Scuola

La crisi della scuola come laboratorio di eccellenza e inclusione raccontata dal Presidente Roberto Ricci attraverso i dati INVALSI

La scuola italiana descritta dalle prove INVALSI è un sistema affetto da divario territoriale e scarsa attenzione alla crescita degli alunni: un alunno su dieci è in una situazione di fragilità al termine del ciclo di scuola secondaria, con punte vicine al 20% nelle regioni del Mezzogiorno.
di Roberto Ricci*
scuola
sud e coesione
Italia Domani

Sud e coesione territoriale: a che punto siamo?

Sud e coesione territoriale sono tra i punti fondamentali del PNRR. Quasi 20 miliardi di euro sono destinati a politiche di inclusione e coesione, volte a colmare il divario territoriale presente in Italia. Dopo il lavoro svolto dal Ministero del Sud, le modifiche di competenze dei Ministeri volute dal nuovo governo introducono nuovi scenari organizzativi.
di Claudia Bugno*
sud e coesione
Van Gogh
Cultura

Vincent Van Gogh, i colori che hanno influenzato il mondo. La mostra a Roma

La pittura di Vincent Van Gogh è entrata nell’immaginario collettivo, diventando oggetto di venerazione e culto. Una mostra al Palazzo Bonaparte di Roma, in occasione dei 170 anni dalla nascita, esplora il mistero di una fascinazione per il colore che ha conquistato intere generazioni.
di Angelo Perrone
Van Gogh
welfare
Intervista

Le nuove emergenze impongono un ripensamento del welfare e del ruolo dei sindacati. Intervista al Presidente Tiziano Treu

Le nuove emergenze globali impongono un ripensamento di welfare e ruolo dei sindacati per far fronte ad emergenze sociali legate a inflazione e povertà. Il PNRR e l’agenda Draghi hanno segnato una svolta verso coesione e sostenibilità, ma bisogna puntare sull’innovazione. A colloquio con Tiziano Treu Presidente del CNEL.
di Massimiliano Cannata
welfare
questione meridionale
Mezzogiorno

Questione meridionale ancora aperta. Superare il divario tra Nord e Sud centrale per ritrovare unità nazionale

La questione meridionale è stata messa da parte con la Seconda Repubblica, lasciando la centralità alla narrazione politica di un Paese disunito e con opposte rivendicazioni. Ma il Sud resta al centro dello sviluppo del Paese e della sua unità nazionale, e il PNRR deve rappresentare una occasione per colmare il divario.
di Luca Bianchi*
questione meridionale
agroscienze
Agricoltura

L’ascesa dell’agricoltura sostenibile e la crescita del mercato delle agroscienze

Alla ricerca della sostenibilità in agricoltura Il settore agricolo si sta ormai orientando su scala globale verso pratiche sostenibili volte a preservare e...
di Cecilia Fracassa
agroscienze