L’industria della moda tra fast fashion e moda etica

moda fashion

L’Annual Fashion Talk di Mediobanca riporta un’analisi dell’industria del fashion, dimostrando come la pandemia abbia causato serie ripercussioni anche nel mondo della moda. Nel 2019 l’industria della moda era fiorente: gli 80 big mondiali hanno fatturato 471 miliardi. Con 10 aziende di spicco sulle 38 presenti, l’Italia è il Paese maggiormente rappresentato a livello numerico in Europa, mentre la Francia è la prima come giro d’affari (36% del fatturato sul totale europeo). Nei primi nove mesi del 2020 le maggiori aziende del fashion hanno subìto una significativa contrazione: in America -29%; nel Nord America -19,3%, in Europa -23,7%; in Asia e Oceania -14,8%. Il settore ha registrato una diminuzione complessiva del fatturato del 21,8%.

Nei primi mesi del 2020 il giro d’affari della moda italiana è calato del 23%

L’industria del fashion si è impegnata a favore di una produzione più sostenibile per il Pianeta: le multinazionali della moda, nel 2019, hanno ridotto il consumo di acqua del 3,4%, le emissioni di anidride carbonica del 7,1% e la produzione di rifiuti del 3,1%. La percentuale di energia elettrica prodotta da fonti rinnovabili impiegata dai colossi del fashion, invece, è aumentata del 7,3%. Nei primi mesi del 2020 il giro d’affari della moda italiana è calato del 23%. Le stime indicano che la ripresa inizierà nel corso del 2021, ma l’assestamento del volume d’affari sulle cifre precedenti alla crisi si avrà soltanto nel 2023.

L’industria della moda è la seconda più inquinante al mondo dopo quella petrolifera

Si usa l’espressione fast fashion per indicare quelle aziende di abbigliamento che producono e vendono “moda veloce”, ossia capi economici ma glamour, che interpretano e cavalcano i trend del momento. Ritmi di produzione estremamente sostenuti determinano la necessità di delocalizzare in paesi come la Cina, il Bangladesh e l’India, dove la manodopera ha un costo bassissimo, le condizioni di lavoro non rispettano gli standard minimi di sicurezza, i materiali utilizzati sono scadenti e numerose sono le sostanze chimiche tossiche impiegate nei processi di produzione. Il fast fashion comporta costi enormi in termini di mancato rispetto delle norme di sostenibilità ambientale, economica e sociale. Il numero di aziende che adotta i modelli organizzativi e le strategie del fast fashionè in crescita. L’industria della moda è la seconda più inquinante al mondo dopo quella petrolifera. Per la realizzazione di una t-shirt vengono impiegati 2.700 litri di acqua, per un paio di jeans 3.800 ed il 20% dell’inquinamento idrico mondiale è da imputarsi allo smaltimento dei residui chimici tossici con cui vengono trattati i capi di abbigliamento. Non mancano però segni di speranza: da un lato scelte sempre più consapevoli da parte dei consumatori; dall’altro, l’emergere dei problemi legati al “modello fast fashion”.

Fashion Revolution: per una moda etica e sostenibile

Nel crollo del complesso produttivo di Rana Plaza in Bangladesh nel 2013, 1.133 persone sono morte e molte altre sono rimaste ferite. Le aziende coinvolte non hanno ritenuto necessario adempiere l’obbligazione risarcitoria in favore dei parenti delle vittime e dei superstiti rimasti feriti, mutilati e senza lavoro. La tragedia ha fatto nascere la Fashion Revolution, il più grande movimento attivista globale per la promozione di una moda green, etica e sostenibile lungo tutta la filiera. L’attenzione della moda italiana nei confronti del tema della sostenibilità è testimoniata anche dalla pubblicazione (2012) del “Manifesto della sostenibilità per la moda italiana”, da parte della Camera Nazionale della Moda Italiana. Scopo del Decalogo è quello di «tracciare una via italiana alla moda responsabile e sostenibile e di favorire l’adozione di modelli di gestione responsabile lungo tutta la catena del valore della moda a vantaggio del sistema Paese» (www.cameramoda.it).

Moda, uno sguardo al presente rivolto al futuro

Il modello di business italiano sembra avere accumulato un ritardo rispetto al paradigma della sostenibilità e un più maturo approccio verso tale tematica può rappresentare la chiave di volta per un futuro e necessario cambio di prospettiva nel settore della moda. Per raggiungere tale obiettivo sembra indispensabile una vera e propria rielaborazione dell’approccio al mercato, basato su concetti quali: responsabilità, trasparenza, valori sostenibili integrati nei processi strategici e produttivi, qualità, innovazione. Dalla fine degli anni Settanta le imprese di moda hanno iniziato a utilizzare strategie basate sul cosiddetto green marketing e sulla comunicazione ambientale, anche in risposata alla crescente sensibilità per il problema. Il green marketing moderno deve sedurre i consumatori e aiutare a cambiare le pratiche quotidiane. A questo scopo, green marketing e green claims devono basarsi su messaggi intuitivi, combinare al meglio la tecnologia, il commercio e gli effetti sociali. Pensato secondo questa accezione, il green marketing diviene strumento prezioso che attribuisce una valenza positiva al mercato, capace di orientare democraticamente il sistema produttivo, nella consapevolezza che il cambiamento verso la sostenibilità sia condizione necessaria della civiltà dei consumi.

Leggi anche

Ultime notizie
Relazione DIA
Criminalità e contrasto

Relazione Semestrale DIA, la mafia si insinua anche grazie ai traffici di droga e di armi

La Relazione DIA relativa al primo semestre 2023 è stata resa nota questa mattina. Le mafie emergono come fenomeni sempre più mutevoli che cambiano forme e modalità di azione, adattandosi ai contesti socio-economici. Il traffico di droga resta la fonte maggiore di profitto per i clan, mentre si rileva la presenza di un traffico di armi, anche da guerra.
di redazione
Relazione DIA
economia africana
Mondo

Come va l’economia africana? La realtà del Continente al di là dei macro-dati

L’economia del Continente africano crescerà tra il 3,8% e il 4% nel 2024 e sarà la seconda economia a livello mondiale dopo quella asiatica, ma i dati reali, non meramente legati a fattori economici, descrivono una realtà più incerta e mutevole, determinata dai conflitti, dall’instabilità politica e da disastri naturali ed eventi climatici, come la siccità.
di Emanuele ODDI*
economia africana
rimesse economiche
Immigrazione

L’importanza sociale delle rimesse economiche dei migranti

Le rimesse economiche dei migranti rappresentano una risorsa per il paese d’origine che le riceve, oltre a un diritto e un mezzo di emancipazione di molte famiglie dalla povertà. Ma allo stesso tempo, queste possono creare squilibri nel tessuto sociale: una ricchezza, dunque, che andrebbe guidata da progetti di investimento strutturati.
di Marco Omizzolo*
rimesse economiche
Intervista

Neuroscienze della narrazione, lo storytelling nell’era dell’Intelligenza artificiale

“Neuroscienze della narrazione” è il saggio di Marco La Rosa, pubblicato da Hoepli, che analizza presente e futuro dello storytelling nell’era dell’IA. Oltre al rischio di un eccessivo appiattimento dei contenuti, come già accade per le immagini generate da IA, La Rosa allerta sulla condizione dell’“uomo di vetro”, ovvero privato della sua riservatezza.
di Massimiliano Cannata
migrazione e asilo
Europa

Nuovo Patto europeo su migrazione e asilo, manca un vero equilibrio tra responsabilità e solidarietà

Il nuovo Patto europeo su migrazione e asilo ha generato notevoli perplessità sul fronte dei diritti umani e della solidarietà tra Stati Ue, in particolare sul trattamento dei minori e sulla possibilità data agli Stati membri di rifiutarsi di ospitare i richiedenti asilo in cambio di un contributo finanziario alla gestione dei processi di rimpatrio.
di Ugo Melchionda*
migrazione e asilo
violenza di genere
Società

Giovani e violenza di genere. I dati della Direzione Centrale della Polizia Criminale

Violenza di genere, un report del Servizio Analisi Criminale delle Forze di Polizia analizza il fenomeno in una ottica generazionale. I delitti in àmbito affettivo e familiare sono in calo, ma troppo spesso riguardano vittime e autori con meno di 34 anni, con prevalenza di giovani adulti. Il 76% delle donne vittime di violenze sessuali ha meno di 34 anni.
di redazione
violenza di genere
competenze digitali
Lavoro

Competenze digitali e nuove priorità nel mondo del lavoro, l’appuntamento Adnkronos Q&A

Attrarre nuovi talenti, valorizzare la formazione specifica e investire sulle persone: questi i temi al centro del nuovo appuntamento Adnkronos Q&A, con focus su parità e gender gap
di redazione
competenze digitali
Rapporto Italia
Rapporto Italia

Rapporto Italia, presentati i dati dell’Eurispes per il 2024

Rapporto Italia 2024, nelle parole del Presidente dell’Eurispes Gian Maria Fara un Paese al bivio, che ha bisogno di coraggio nelle scelte. Ma bisogna innanzitutto superare il “presentismo” che ha contraddistinto gli ultimi anni per scegliere con consapevolezza tra conservazione o futuro.
di redazione
Rapporto Italia
concessioni balneari
Diritto

Giurisprudenza amministrativa su concessioni balneari

Sulle concessioni balneari c’è bisogno di meno proroghe e più regole certe, ragionevoli e trasparenti, in quanto non è più possibile affidarsi solo agli esiti della giurisprudenza. I provvedimenti dovranno tenere in conto l’esperienza professionale e il know-how delle imprese, nonché tutelare gli eventuali investimenti già effettuati.
di giovambattista palumbo*
concessioni balneari
baby gang
Sicurezza

Baby gang tra realtà e percezione. Intervista a Stefano Delfini, Direttore Servizio Analisi Criminale della Direzione Centrale della Polizia Criminale

Il 36% degli italiani denuncia la presenza di baby gang nel proprio territorio, come emerge dal Rapporto Italia 2024. Ma non bisogna confondere realtà e percezione, afferma Stefano Delfini, Direttore del Servizio Analisi Criminale, che nel corso dell’intervista traccia un quadro del fenomeno criminale minorile nel nostro Paese.
di Susanna Fara
baby gang