Approfondimenti

Gioco legale in Puglia. Si apre la fase di riflessione

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Il 27 ottobre scorso a Bari, l’Eurispes ha presentato il rapporto Gioco legale e dipendenze in Puglia, realizzato nel quadro delle attività dell’Osservatorio Permanente su giochi, legalità e patologie dell’Istituto.

Lo studio propone un’analisi dello stato dell’arte e degli orizzonti che si prospettano rispetto alle decisioni che verranno assunte dal legislatore regionale che, per la prima volta, si confronta con la possibilità di modificare la legge che nel 2013 venne approvata per contrastare la diffusione del gioco d’azzardo patologico (L.R. n. 43/2013).

La legge regionale n. 43/2013, oltre ad individuare le iniziative e le attività da avviare per il raggiungimento della finalità di prevenzione e contrasto delle dipendenze da gioco e per il trattamento terapeutico e il recupero dei soggetti coinvolti, disciplina l’offerta di gioco prevedendo, in sostanza, che tutti gli esercizi dedicati ed autorizzati ad offrire gioco pubblico debbano essere ubicati «in un raggio non inferiore a cinquecento metri» da determinati luoghi ritenuti sensibili, quali istituti scolastici, luoghi di culto, oratori, centri sociali, ecc.

Il rapporto ha, quindi, dedicato un’attenzione particolare alle conseguenze sul piano occupazionale della piena entrata in vigore della misura, sopra descritta, il cosiddetto “distanziometro” che, secondo il dettato originario della legge, era prevista per il 20 dicembre 2018 (il Consiglio Regionale della Puglia, successivamente alla presentazione dello studio, nella seduta del 30 ottobre scorso, ha approvato la proroga di almeno sei mesi del termine, spostandolo quindi al 20 giugno 2019). Quasi 9.000 posti di lavoro in meno e circa l’80% di punti di offerta del gioco destinato a chiudere i battenti: è la stima della sola occupazione diretta calcolata dall’Eurispes, senza considerare tutto l’indotto economico che genera l’industria del gioco.

La ricerca condotta dall’Eurispes ha manifestato un forte scetticismo sull’efficacia del distanziometro, sottolineando che non è la “medicina” adeguata per prevenire e curare la diffusione del disturbo da gioco d’azzardo.

Il Presidente del Comitato Scientifico dell’Osservatorio, Antonio De Donno, durante la presentazione del rapporto, ha sottolineato, alla luce della propria esperienza professionale di magistrato impegnato nella repressione del gioco illegale, l’importante ruolo delle imprese di gioco autorizzate dallo Stato per il presidio del territorio e come deterrente alla diffusione di forme di illegalità.

Di fronte ai dati nazionali emersi dalla recente indagine epidemiologica dell’Istituto Superiore di Sanità, in Puglia i cinque Dipartimenti delle Dipendenze Patologiche, hanno preso in carico 875 giocatori “palogici”, segno della necessità di avviare ed implementare le campagne informative e i progetti di sensibilizzazione, già contemplati nella Legge Regionale per far emergere il “sommerso” dal tessuto sociale anche attraverso il coinvolgimento delle istituzioni scolastiche e delle famiglie.

Passando al fronte giuridico, è stato ricordato che la Corte Costituzionale, che già nel 2017 si è pronunciata in ordine alla competenza della Regione a legiferare a tutela della salute pubblica dei cittadini pugliesi, a fronte dei rischi connessi alla dipendenza da gioco; non si è invece ancora espressa sulla legittimità degli effetti della misura del “distanziometro” ed in particolare sulla ragionevolezza e proporzionalità di restrizioni della libertà economica che portano alla sostanziale esclusione e divieto di attività considerate lecite nel nostro ordinamento giuridico.
La legge regionale, secondo la visione di Eurispes, presenta criticità nella parte in cui non dispone che gli enti locali siano tenuti a svolgere attività istruttorie che attestino il quadro fattuale in cui operano le attività di impresa. Dall’analisi è, infatti, emerso un quadro di forte incertezza giuridica, evidentemente sottovalutato dal legislatore regionale del 2013, quale effetto diretto della legge n. 43. I principali Comuni della Puglia, in mancanza di un obbligo in tal senso, non si sono dotati di una mappatura dei luoghi sensibili presenti nel rispettivo territorio, rendendo così impossibile per le imprese del settore individuare zone in cui poter operare nel rispetto della legge.

Resta il dato, stigmatizzato dalla stessa Corte Costituzionale, che di fronte ad un sistema normativo nazionale sostanzialmente inoperante, le Regioni (compresa la Puglia) hanno legittimamente sopperito all’inerzia del legislatore centrale per far fronte all’esigenza primaria di tutela della salute specie delle fasce più vulnerabili della popolazione.

All’indomani della decisione del 30 ottobre scorso, di prorogare gli effetti definitivi della legge regionale (sino all’emanazione di un Testo Unico a livello nazionale, ma non oltre sei mesi), preceduta da un’ampia discussione che ha coinvolto i consiglieri regionali dei differenti schieramenti politici, si può dire aperta una nuova fase di confronto e riflessione rispetto alle misure già adottate e da adottare e all’efficacia delle stesse, nonché riguardo al bilanciamento tra i principi fondamentali coinvolti e ferma restando l’indiscussa prevalenza della tutela della salute pubblica.

Le evidenze degli approfondimenti di natura tecnica e scientifica, ad oggi pubblicati, fanno propendere per un ripensamento delle strategie di prevenzione e contrasto delle dipendenze da gioco, nella ricerca di un giusto punto di equilibrio tra le diverse esigenze di tutela della salute pubblica, dell’ordine pubblico, della libertà di impresa e delle entrate erariali (nei primi nove mesi del 2018, secondo il report diffuso dal MEF il 5 novembre scorso, le entrate totali relative ai giochi sono state di 10,7 miliardi di euro, segnando un +4%).

Dall’obiettivo comune e condiviso di contrastare e prevenire la diffusione della dipendenza da gioco d’azzardo, riteniamo occorra ripartire per individuare gli strumenti e le misure più efficaci, valorizzando i progetti di educazione, informazione e sensibilizzazione già previsti dalla Legge Regionale e ad oggi non adeguatamente attuati, ma anche responsabilizzando i titolari degli esercizi di gioco, introducendo adempimenti anche strutturali per garantire maggiori controlli e tutele per gli utenti-giocatori.

In questa direzione, non può che essere apprezzato l’ordine del giorno approvato dalla maggioranza del Consiglio Regionale della Puglia, nell’ambito della stessa seduta del 30 ottobre 2018, che “impegna il Governo Regionale a chiedere al Governo nazionale una tempestiva iniziativa normativa, anche attraverso decreto legge, in materia di giochi, in modo che lo Stato ossequi la materia legislativa allo stesso riservata”.

Va, infatti, ricordato che, nel nostro ordinamento giuridico, la gestione e l’organizzazione dei giochi e delle scommesse sono oggetto di riserva statale mentre la tutela della salute pubblica, rispetto ai rischi di dipendenza da gioco d’azzardo, costituisce materia di competenza concorrente per cui lo Stato fissa la cornice dei principi fondamentali della disciplina e le Regioni le disposizioni di dettaglio.

Lo Stato centrale è, quindi, chiamato a recuperare il terreno perduto e a disciplinare il settore, a tutela della unitarietà dell’ordinamento, riappropriandosi della propria competenza anche riguardo ai criteri distributivi dell’offerta di gioco, per arrivare all’approvazione del tanto invocato Testo Unico ovvero di una riforma organica (come previsto nel c.d. Decreto Dignità) che includa anche il rafforzamento dell’impianto sanzionatorio per un’adeguata repressione di tutti i fenomeni illeciti che il comparto esprime.

Chiara Sambaldi e Andrea Strata sono i Direttori dell’Osservatorio permanente Giochi, legalità e patologie dell’Eurispes

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