L'opinione

Libero pensiero, libertà di manifestarlo e nuovi padroni

99
libertà

Sui fatti di Milano si è detto tanto, e io stucchevolmente, ma temerariamente ci ritorno.
Consapevole dei rischi di dire cose già dette, demagogiche e populiste. Anzi avverto il lettore. Potrebbe considerarle eversive, perché parlano di “democrazia incompiuta”, “deficit culturale”, “dittatura di strada”, “anarchia consapevole”, “riforma penale”.

Temi scomodi, specie per i giuristi ed i legislatori: che, quando sono in gioco principi democratici cristallizzati, come quello del libero pensiero e della libertà di manifestarlo, sono restii a dire che non si possono comprimere diritti di tanti a beneficio degli “pseudo diritti” di pochi.

I diritti si esercitano, e per questo sono tali, nell’ambito delle leggi che li regolano.

I nostri codici e la Costituzione reggono alle prove del tempo proprio perché sintesi e composizione mirabile di diritti e doveri che, ormai sulla carta, non hanno potuto che essere oggetto di “scopiazzamento” da parte delle civiltà che volessero darsi un “tono” di democrazia.

Ma quando uno degli articoli della Costituzione repubblicana che più di altri riconosce la nostra essenza di appartenenti a una comunità, il numero 3, viene continuamente disapplicato e vilipeso (lasciamone per ora stare degli altri), è tempo di intervenire. Prima di ogni riforma elettorale, prima di ogni celebrazione espositiva, prima di ogni giustapposizione di interessi economici, finanziari, politici, sociali.

L’uguaglianza formale e sostanziale. Così si definisce a scuola e nelle università.

Tutti i cittadini sono uguali, in estrema sintesi, e quelli che non si trovano nelle condizioni di esserlo, dovranno trovare nell’intervento dello Stato sovrano l’alleato risolutore di qualsiasi problema che abbia causato quella disuguaglianza. E’ una norma “cornice”, “programmatica”, a volerla definire con la dottrina.

Serve da pietra angolare per la costruzione di tutto l’ordinamento: di tutta la Carta dei diritti e doveri, dei codici a venire, dell’azione della magistratura, delle decisioni degli organi dello Stato, della regolazione dei poteri tra organi. E anche dell’azione dei tutori dell’ordine, quelle forze di polizia tanto e troppo spesso vituperate proprio perché chiamate – attraverso l’esercizio della forza dello Stato(?) – a ripristinare di fatto quella uguaglianza sostanziale che è stata in qualche modo minacciata a livello formale.

Ciò che le violenze di Milano dei soliti (ormai li conosciamo…ma non li prendiamo) black bloc pone più di ogni altra cosa in evidenza, drammaticamente, è che essi sono i veri arbitri dell’applicazione dell’art. 3 della Costituzione.

Decidono loro chi ha diritto di manifestare, se una manifestazione ha da tenersi, se uno può lasciare la sua auto parcheggiata in mezzo alla strada durante una pacifica rimostranza o una partita di calcio, se uno può uscire per strada e andare a lavorare o al parco mentre loro sono “in giro”, se un negozio chiude o apre, se un muro si imbratta, se un mezzo di trasporto parte ed arriva, se qualcuno di noi può prelevare soldi da un bancomat,e così via.

Qualcuno dei troppi ignoranti che in Italia aprono la bocca e danno ad essa un fiato, senza distinzione di mestiere, cultura, sesso, razza e religione, pensa che la colpa sia – a seconda delle simpatie o antipatie – del Ministro dell’Interno, del Presidente del consiglio di turno, dei questori, dei prefetti, della polizia, magari anche di chi, pur sapendo che ci sarebbe stata una manifestazione a rischio, ha lasciato la sua macchina parcheggiata al solito posto oppure ha deciso di tenere aperto il suo negozio.

Non è così. La colpa – ma se si tratta di reati tocca parlare anche di dolo, non dimentichiamolo – è di tutti coloro che da anni non ascoltano le grida di “uguaglianza” che vengono dalla società civile, continuando pervicacemente ed anacronisticamente a ritenere che anche i delinquenti, in fondo, hanno diritto ad una opinione e, magari, ad un carcere che non li faccia stare troppo a disagio. E anche di quanti pensano che un processo sia “giusto” anche se questo dura dieci anni, e nel frattempo i cittadini da risarcire restano i “diseguali”, perché i loro cari (vittime di stragi ed omicidi) o le loro cose distrutte hanno già subito, in fondo, il loro “ingiusto” processo.

Si badi bene. In questa “roulette russa” al vero colpevole non esistono responsabilità da ascrivere, in via diretta, alla magistratura e alle forze dell’ordine. Senza il loro lavoro (anche se a volte sbagliano come tutti) il caos sarebbe sovrano ed il nostro amato Paese somiglierebbe ad uno Stato sudamericano.

Io, e penso tutti i cittadini onesti, non vogliamo inchinarci a nessun padrone, tantomeno se incappucciato e munito di spranga e molotov. Questo tizio alle manifestazioni non arriva proprio, non ha diritto di andarci. E’ un “diseguale”. Per lui, per loro, l’uguaglianza di fronte allo Stato deve essere una chimera. Senza se e senza ma. Agendo immediatamente sulla repressione, con poteri finalmente degni di uno Stato democratico alle forze dell’ordine (oggi spaventate non certo da questi delinquenti, ma dalle conseguenze che un loro gesto di difesa di un debole possa causare non tanto a livello giudiziario, ma nei confronti di una parte di opinione pubblica buonista e tollerante per principio). Ma soprattutto sulla prevenzione, ad esempio con perquisizioni ante-manifestazioni a chi intende legittimamente andarci (ma chi ha il volto coperto va in galera!), con cavalli e idranti ai poliziotti (si guardino gli esempi degli altri Stati democratici nella repressione delle manifestazioni violente). Arresti differiti e custodia cautelare senza termini, fino ad un processo per direttissima con pene edittali maggiori di quelle ridicole oggi previste, senza attenuanti e “incensuratezze” che tengano.

L’occasione sono i prossimi provvedimenti legislativi in cantiere sulla sicurezza. Vediamo di non mancare l’ennesimo appuntamento.

 

 

Ranieri Razzante, avvocato, è docente di Legislazione antiriciclaggio presso l’Università di Bologna. Presidente AIRA,   Associazione Italiana Responsabili Antiriciclaggio, è consulente della Commissione Parlamentare Antimafia.
Dirige l’Osservatorio sul Riciclaggio e Finanziamento del Terrorismo della Fondazione Bruno Visentini.

Altre opinioni dell'Autore
Criminalità e contrasto

Il crimine organizzato colombiano e i nuovi rapporti con la ’Ndrangheta: Europa nel mirino

Una delle più recenti evoluzioni del crimine organizzato colombiano è il passaggio da una struttura di vertice e unitaria a un’altra sempre verticistica ma disarticolata. Come sta diversificando il suo portafoglio criminale e quali sono i suoi rapporti con le mafie italiane?
di Vincenzo Musacchio
Sicurezza

Criminalità, l’evoluzione del potere mafioso. I risultati della Relazione DIA 2° semestre 2019

Il quadro della criminalità organizzata italiana e straniera, i suoi settori di interesse, le proiezioni internazionali, l’evoluzione organizzativa, i collegamenti con poteri occulti e terrorismo. Vincenzo Macrì analizza la relazione della Dia del secondo semestre 2019, che anticipa anche lo scenario criminale creatosi in Italia per effetto della pandemia da Covid-19 nel primo semestre del 2020.
di Vincenzo Macrì
Economia

Crisi da Coronavirus, economia mondiale giù del 5% nel 2020. Italia tra i paesi più in difficoltà

Secondo stime del Fondo Monetario Internazionale (FMI), la crisi della pandemia dovrebbe avere un impatto sulla crescita dell’economia mondiale pari a -4,9% nel 2020. Se il contesto generale e le incertezze rispecchiano una situazione comune a tutti gli attori mondiali, esistono tuttavia differenze sostanziali tra le singole economie e l’Italia sarebbe uno dei paesi maggiormente in difficoltà.
di Ludovico Semeraro
Società

Coronavirus e diritti: tutelare gli interessi della collettività o garantire i diritti fondamentali dei singoli?

La crisi innestata dall’epidemia di Covid e dalle scelte fatte per combatterla, ha prodotto una forte pressione sulla protezione dei diritti umani. In un clima di chiusura generalizzata dei confini nazionali, numerosi giuristi e diversi sociologi hanno analizzato gli effetti che tutto questo ha prodotto sul complesso dei diritti umani e sul loro godimento diretto.
di Marco Omizzolo
Video

Non è più un lusso. Intervista a Martin Elsner, Rocco Forte Hotels

il turismo di lusso – solitamente immune a cali di profitto – ha registrato numerose cancellazioni e perdite dovute al periodo di lockdown che ha interessato tutto il mondo. Come si è riorganizzato questo settore?
di Emilio Albertario
Video

Zavoli, il socialista di Dio

      Non ho ricordi personali di Sergio Zavoli, se non la sua firma sotto la mia lettera di assunzione in Rai, 36 anni...
di Emilio Albertario
Metafore per l'Italia

Un piano straordinario di investimenti pubblici

«Quello che serve è un piano straordinario di investimenti pubblici, finalizzato al riassetto del Paese. Un piano che acquisti evidenza per ampie...
di Gian Maria Fara
Il punto a Mezzogiorno

Mezzogiorno: tre strade per ribaltare un destino già segnato

Secondo Nino Foti, Presidente della Fondazione Magna Grecia, sono tre i passaggi obbligati per riuscire a riempire di contenuti e progettualità una “partenza nuova” alla quale in qualche modo ci obbliga il Recovery Fund per il Mezzogiorno.
di Nino Foti
scuola

Scuola, rischio abbandono con l’emergenza Covid. Le misure di sicurezza rischiano di favorirlo

Scuola, la chiusura forzata ha modificato profondamente le abitudini degli studenti e il lockdown potrebbe avere come effetto negativo l’aumento repentino degli abbandoni scolastici.
di Ilaria Tirelli
Ambiente

Bonus bici, impennata delle vendite. Ma l’Italia è un Paese bike friendly?

Il “bonus mobilità” – dedicato all’acquisto delle due ruote, ma anche monopattini elettrici, stabilito dal Governo nel decreto Rilancio –, ha fatto impennare le vendite che si stima, da maggio, siano state tra le 500 e le 600mila.
di Valentina Renzopaoli