Libia, da che parte stiamo? L’intervista alla deputata Aisha Tablage del Parlamento di Bengasi

Il Mediterraneo, che fino a poco tempo fa si pensava fosse relegato ai margini dello sviluppo dello scambio di merci nel mondo, da qualche anno è ritornato prepotentemente sulla scena sia dal punto di vista economico sia dal punto di vista politico e religioso. Dal punto di vista economico, sono cambiati gli attori principali: mentre in passato i punti di riferimento nel bacino del Mediterraneo erano la Francia, la Gran Bretagna, l’Italia e anche la Spagna, attualmente i centri decisionali si sono spostati in altri luoghi, più lontani. E questo è accaduto verso Ovest e soprattutto verso Est: parliamo di Mosca, dell’India, del Sudafrica, del Brasile e della Cina, i cosiddetti BRICS. Paesi che stanno investendo nel Mediterraneo per sfruttare le ricchezze del mare dal punto di vista politico, culturale e anche religioso. Abbiamo assistito, dopo la Primavera araba, ad una serie di vicissitudini che hanno interessato diversi Stati. L’Egitto ha trovato la propria stabilità con Al-Sisi, e ha ripreso in maniera vigorosa lo sviluppo iniziato precedentemente; anche la Tunisia ha un’ottima stabilizzazione, mentre abbiamo ancora una situazione incerta in Libia dove, dopo la morte del Colonnello Gheddafi, non si è trovata un’intesa unitaria e nazionale che potesse garantire al paese la crescita necessaria. Un paese, per noi italiani, importante da un punto di vista storico e culturale, nel quale attualmente si vedono contrapposti due schieramenti: da un lato, il generale Afthar, dall’altro, al-Sarraj che, nonostante goda del riconoscimento internazionale, ha poca rappresentanza all’interno del territorio libico.
Ne abbiamo parlato con la deputata Aisha Tablage del Parlamento di Bengasi che ha la delega alla ricostruzione chiedendole di fare chiarezza, perché spesso quelle che ci arrivano dalla Libia sono notizie mediate e non rendono chiaro il quadro dell’attuale momento politico che sta vivendo il paese. L’intervista è stata raccolta in occasione della seconda giornata della manifestazione Med Blue Economy, organizzata dalla CISE a Gaeta, della quale la Tablage è stata ospite.
 
Deputata Aisha Tablage, ci racconti che cosa sta accadendo in Libia…
Grazie per questa intervista e per l’interesse nei confronti della Libia. Sono parlamentare del Parlamento di Tobruch che si trova nella zona Est della Libia, sotto la guida del generale Afthar. Il nostro Parlamento non è rappresentativo – come si vorrebbe far credere – solo di una parte del paese, ma è rappresentativo dell’Est, dell’Ovest e del Sud, quindi della Libia intera (ovviamente senza considerare l’area Nord di Tripoli oggi in mano ad al-Sarraj, ndr). Siamo stati eletti con una votazione libera e trasparente. Siamo stati scelti dal popolo che ha voluto che lo rappresentassimo sin dal 2014.
I fratelli musulmani, visto che siamo riusciti a creare un Parlamento eletto regolarmente in Libia che era diventato un paese molto sensibile e difficilmente governabile dalla caduta di Gheddafi, si sono visti togliere la possibilità di agire liberamente all’interno del territorio secondo il proprio interesse e non seguendo l’interesse della popolazione.
In questa circostanza, quando è stato appena eletto il Parlamento di Tobruch, i fratelli musulmani non hanno accettato che si potesse andare verso una stabilità. Il generale Afthar, dunque, con il suo intervento ha liberato tutta l’area di Bengasi e tutta la parte Est del paese sia dai fratelli musulmani, che hanno idee estremiste, sia dai terroristi legati all’Isis che utilizzavano le nostre città come loro covo. Ultimamente è stata liberata anche la zona a Sud, al confine con il Ciad, dove erano presenti molte cellule terroristiche che, appunto, arrivavano dal Ciad, colpivano e rientravano in quella che è ormai una terra di nessuno. Oggi, la popolazione è libera e circola con molta tranquillità. In questo scenario abbiamo una Libia nella quale l’Est del paese è completamente libero, non ci sono più cellule terroristiche, così pure al Sud. Ovviamente, Afthar ha pensato a rendere sicura anche Tripoli, poiché qui non c’è un governo nazionale, ma semplicemente l’area è gestita da milizie al soldo di altri paesi stranieri. Queste milizie, attraverso le armi e la forza che hanno a disposizione controllano questo territorio; addirittura riescono a controllare la Banca centrale libica, quindi decidono a chi sono destinate le risorse che ovviamente vanno a rimpinguare anche le loro forniture di armi, aumentando in questo modo il livello di controllo di cui sono capaci. Il generale Afthar non poteva restare a guardare, poiché la Libia è una, è uno Stato intero, non ci sono fazioni che ci dividono, siamo un popolo unico; dopo aver liberato la Libia a Est e a Sud, ha dato l’ordine di liberare anche la capitale, Tripoli, da una presenza militare che non è legale, non rappresenta la Libia, ma che è riuscita ad imporsi soltanto con armi e violenza.
Le tribù che si trovano a Tripoli hanno chiamato, hanno chiesto aiuto al generale Afthar, affinché potesse portare il proprio aiuto per liberare l’area da queste cellule terroristiche e da queste milizie e il generale ha dato ascolto al richiamo del popolo.
Purtroppo al-Sarraj vuole mantenere saldo il suo potere e quindi la sua presenza, per questo si è alleato con le milizie che si trovano a Tripoli contro l’esercito del governo nazionale: come conseguenza, ci sono stati molti morti e molti feriti, come ben sapete, e ci sono anche tantissimi libici sfollati che aumentano di numero di giorno in giorno. In questo quadro, sono subentrate forze straniere che appoggiano questo governo che è sostenuto dalle milizie irregolari. Si tratta di paesi esteri che danno loro sia finanziamenti sia armi sia uomini che sono tornati in aereo dall’estero, terroristi che sono rientrati e sono stati fatti atterrare a Tripoli dove stanno combattendo contro il governo di Afthar. Pensavamo che questa situazione si sarebbe risolta in poco tempo, ma poiché, come ho già detto, sono subentrate altre forze esterne a modificare le circostanze e a rafforzare le milizie irregolari, essa si sta prolungando rispetto alle nostre previsioni.

Per quanto riguarda la questione dell’immigrazione, appena è iniziata l’avanzata del generale Afthar verso Tripoli, il governo di al-Sarraj ha minacciato i paesi occidentali dell’arrivo di 800mila immigrati pronti a sbarcare in Europa, e ha quindi chiesto di essere aiutato. Quale approccio e quale cooperazione possiamo aspettarci effettivamente noi italiani, noi europei, da parte del generale Afthar? E che cosa chiede al nostro Paese in questo momento?
Innanzitutto al-Sarraj è stato messo al suo posto dall’Onu e quindi siete stati voi, non intendo solo voi italiani, ma tutto il mondo a dargli questo potere, mentre noi siamo stati eletti. Questo governo ci è stato imposto e si è preteso che noi lo accettassimo in ogni caso. La cosa che vorrei davvero sottolineare è che voi europei, e in particolare voi italiani, potete impedire che il Qatar e la Turchia non inviino nel nostro Paese altre armi e uomini. Armi e uomini che stanno arrivando qui con aerei carichi di terroristi scaricati a Misurata; gli stessi che combattono a fianco dei fratelli musulmani contro di noi, che siamo l’unico esercito regolare che sta tentando di liberare la popolazione dai terroristi e da al-Saraj stesso, messo lì per questo scopo e alleatosi, invece, con il terrorismo e le milizie irregolari.
Non dovete aver paura dell’immigrazione perché la nostra presenza porterà stabilità e sicurezza in Libia. Dovete solo dialogare con al-Sarraj affinché faccia entrare a Tripoli il nostro esercito e si allei quindi con noi per liberare la zona dal terrorismo. Questa sarebbe una soluzione che andrebbe bene per noi in Libia e anche per voi italiani.

Si ringrazia Essa Eskander per aver fatto da interprete

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