Nicola Graziano vince il Premio Falcone e Borsellino per il “manuale contro la mafia”

Vincitore del Premio “G.Falcone e P.Borsellino 2019” per la Sezione Dottrina dedicata alle opere in materia di diritto penale, processuale penale e criminologia, un manuale per sconfiggere le Mafie: un volume che mette mano alla dottrina su sequestri penali, misure di prevenzione e procedure concorsuali fornendo per la prima volta soluzioni interpretative essenziali per quanti operano in questo àmbito.
Ne parliamo con l’autore Nicola Graziano che ha affrontato la stesura del libro a quattro mani con la collega Livia De Gennaro.
Magistrato, il dottor Graziano svolge attualmente le sue funzioni di giudice delegato ai fallimenti presso la sezione fallimentare del Tribunale di Napoli. Dottore di ricerca in Diritto Ambientale Europeo e Comparato, perfezionato in Amministrazione e Finanza degli Enti Locali, Specializzato in Diritto Amministrativo e Scienza dell’Amministrazione nonché in Diritto Civile.
Fa parte del gruppo di eminenti studiosi che animano il Comitato Scientifico dell’Istituto di ricerca Eurispes, attraverso una rete internazionale di cooperazione e di scambio con le più importanti Università e i più autorevoli centri di ricerca internazionali.
Tra le tante iniziative delle quali si è fatto promotore, il suo impegno civile lo porta oggi nelle Scuole di tutto il Paese per avvicinare i ragazzi alla nostra Costituzione.

Un Premio importante quello che è stato consegnato a Lei e a Livia De Gennaro il 21 febbraio alla Camera dei Deputati. Quali sono state le motivazioni alla base di questo riconoscimento?
Sono molto felice di aver ricevuto, unitamente alla collega De Gennaro, questo prestigioso riconoscimento giunto alla XXV edizione. Il premio è stato promosso dall’Istituto Giuridico di Ricerca Comparata e dal Libero Istituto Carlo Cattaneo di Castellanza – LIUCC di Varese nella immediatezza delle stragi che hanno visto la fine dei due valorosissimi colleghi Giovanni Falcone e Paolo Borsellino e, da allora, ha visto premiate molte prestigiose opere che nella materia del diritto penale, della procedura penale e della criminologia sono state ritenute importanti a dare un contributo giuridico-scientifico alla lotta alle mafie.
Per questo motivo il nostro volume dal titolo Sequestri penali, misure di prevenzione e procedure concorsuali. Analisi dei rapporti alla luce del nuovo codice antimafia (Maggioli Editore) è stato prima selezionato e poi è risultato vincitore del premio internazionale “G. Falcone – P. Borsellino” anno 2019. È un libro innovativo che ha studiato nello specifico il fenomeno giuridico dei rapporti che sussistono rispetto alle misure analizzate che prima di questa opera non hanno avuto mai una sistemazione unitaria.

Nella stesura del volume, che cosa vi ha spinto ad individuare un tema così complesso? Con quale obiettivo?
Quando è nata l’idea del volume, l’obiettivo era appunto quello di offrire ad una visione sistematica di una materia estremamente articolata e poco esplorata dalla dottrina. Il tema era e resta estremamente complesso ma sempre più attuale, vista la importante azione che svolgono la Magistratura e le Forze dell’ordine nel contrasto alla criminalità organizzata e, segnatamente, nell’aggressione dei patrimoni mafiosi.
Per questo motivo, abbiamo individuato una serie di giovani autori che con noi hanno collaborato alla stesura dei capitoli di cui si compone il volume che, con la loro notevolissima professionalità, hanno reso possibile una più consapevole analisi del tema dei rapporti tra sequestri penali, misure di prevenzione e procedure concorsuali la cui complessità è tale da impegnare gli operatori del diritto in quell’esercizio interpretativo delle numerose norme nel tentativo di una maggiore chiarezza delle possibili interrelazioni nel coordinamento tra le stesse.
Del resto, è questo il dichiarato intento che noi curatori del volume collettaneo abbiamo inteso realizzare, così cercando di affrontare il variegato tema dei rapporti tra i vari vincoli di indisponibilità, con particolare riferimento alle novità normative contenute nel recentissimo restyling del Codice antimafia che ha affrontato, tra l’altro, anche il tema dei rapporti tra gli strumenti di intervento ablativo statuale e le procedure concorsuali.

Ci parli del volume. Alcuni lo hanno descritto già come un “Manuale contro le Mafie”, può spiegarci il perché di questa definizione?
Nello specifico, il volume si occupa di una serie innumerevole di profili. In effetti la recentissima riforma del Codice antimafia, attuata con la legge n. 161 del 17 ottobre 2017, ha reso necessario affrontare il tema della cosiddetta fallimentarizzazione delle misure di prevenzione patrimoniale, con particolare riferimento alla tutela dei terzi, alla possibilità per l’amministratore giudiziario di intraprendere la strada delle procedure concorsuali minori quali il concordato preventivo, l’accordo di ristrutturazione dei debiti e ancora l’accesso alle procedure di sovraindebitamento, fino ad arrivare alle ipotesi di chiusura del fallimento prevista dagli articoli 63 e 64 del Codice antimafia.
Il volume affronta il tema delle gestione dei rapporti di lavoro nelle aziende sequestrate, con riferimento alle problematiche affrontate nel recentissimo D.Lgs. n. 72 del 18 maggio 2018 recante norme per la tutela del lavoro nell’ambito delle imprese sequestrate e confiscate in attuazione dei princìpi e criteri direttivi indicati dalla legge 17 ottobre 2017, n. 161. Particolarmente complesse poi sono le questioni interpretative affrontate nel commento al D.lgs. n. 54 del 18 maggio 2018 recante disposizioni per disciplinare il regime delle incompatibilità degli amministratori giudiziari, dei loro coadiutori, dei curatori fallimentari e degli altri organi delle procedure concorsuali.
L’opera, infine, affronta il delicatissimo tema del sequestro delle quote e delle partecipazioni sociali e il tema della governance della crisi di impresa nel caso di società sotto sequestro penale.
Per questo motivo forse il volume può, in senso lato, definirsi un manuale che contribuisce alla lotta alle mafie perché vuole essere uno strumento pratico operativo per rendere più efficaci gli strumenti che il Legislatore italiano mette a disposizione degli operatori in questo settore. Per utilizzare le parole di Giovanni Falcone, che diceva «segui il denaro e troverai Cosa nostra», noi siamo convinti che solo una concreta ed efficiente aggressione al patrimonio criminale può davvero sconfiggere un fenomeno che costituisce un vero e proprio cancro per la nostra società ed è proprio in questa ottica che abbiamo cercato di indirizzare il nostro lavoro di interpretazione della materia così ampia e composita che abbiamo scelto di trattare organicamente.

Esistono ad oggi, secondo Lei, lacune normative nell’àmbito trattato?
Il tema centrale è il recupero alla legalità dei beni che sono sottratti ai patrimoni criminali.
In questa chiave credo debba essere posto in essere ogni sforzo legislativo perché la sottrazione dei beni ai mafiosi senza una loro riqualificazione in chiave di legalità ed un loro effettivo riutilizzo sociale significa un successo dello Stato solo a metà.
Sono molto felice che alla premiazione, avvenuta nella splendida cornice della Sala del refettorio della Camera dei Deputati, sia stato presente il Prefetto Bruno Frattasi, che è il Direttore dell’Agenzia Nazionale per l’Amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata, il quale ha raccontato nel suo appassionato intervento proprio degli sforzi che l’Agenzia da lui diretta sta facendo in questa direzione.
Voglio ricordare solo le sterili polemiche che di recente sono divampate in merito alla riforma che ha previsto, in limine litis, la possibilità di vendita dei beni sottratti alla criminalità organizzata perché io credo che, alle condizioni estreme previste dalla riforma, si possa certamente procedere alla vendita di tali beni superando quel luogo comune secondo cui gli stessi necessariamente ritornino nelle mani dei criminali. In questo lo Stato è chiamato a fare la sua parte perché, e mi sia passata una espressione non mia, è lo Stato che vince sempre e comunque.

Dottor Graziano, Lei è un magistrato da sempre impegnato anche nel sociale. Può raccontarci qualcosa delle iniziative più recenti alle quali sta collaborando?
Provo sempre imbarazzo a parlare delle cose della mia vita e soprattutto del mio impegno quotidiano. Ma mi sia consentito di ricordare a me stesso la mia visione di magistrato che, al di là delle aule di giustizia, deve poter contribuire ad una discussione su temi sociali che possano spingere al progresso culturale specie delle nuove generazioni. Di recente, è stato pubblicato uno dei miei ultimi lavori che è rivolto soprattutto agli studenti, ma non solo e necessariamente, che si chiama Parole di Libertà – Percorsi di Educazione Civica (Rogiosi Editore) con il quale io ho inteso consegnare la mia idea della Costituzione Italiana secondo una analisi emotiva ed emozionale dei princìpi fondamentali in essa contenuti.
In questi mesi quindi ho iniziato il giro di presentazione in diverse scuole italiane (di ogni ordine e grado) e molte scuole adotteranno il libro per lo studio della materia dell’Educazione civica (che ha sostituito la materia Cittadinanza e Costituzione) in base alla recentissima riforma legislativa.
Sono assolutamente convinto che parlare ai giovani di Libertà come ho provato a declinarla secondo le Parole contenute nel mio libro possa essere un valido contributo alla consapevolezza che la Cultura e la Conoscenza rendono i cittadini liberi e consapevoli delle proprie scelte di cittadinanza attiva. È questa la strada che, come ho teorizzato nel mio ultimo libro, porta alla Bellezza in Costituzione.

Secondo gli ultimi dati rilevati dall’Eurispes, la fiducia dei cittadini nei confronti della Magistratura sta tornando a crescere. A quali fattori secondo Lei si lega questo risultato?
Sono molto felice che Lei abbia voluto sottolineare questi dati perché credo che la fiducia nella Magistratura da parte dei cittadini sia un momento in cui si realizza pienamente uno dei principali fondamenti della nostra Repubblica.
A mio parere, questo si spiega semplicemente considerando che, al di là di casi isolati e di polemiche sterili e strumentali, i cittadini sanno che la maggior parte dei magistrati italiani sente profondamente il senso profondo delle Istituzioni che rappresenta e nel quotidiano impegno prova a dare un concreto aiuto alla realizzazione della Giustizia con la lettera maiuscola. Troppo spesso si punta il dito sulla Magistratura come potere da arginare ma io credo che bisogna superare il preconcetto e continuare a comunicare, con il silenzioso esempio dell’impegno quotidiano, che i magistrati hanno a cuore il loro lavoro che svolgono con senso del dovere e con abnegazione. Penso per esempio alla vicenda della prescrizione e di come sia stata ampiamente strumentalizzata fino ad arrivare a far pensare che se il processo penale non funziona questo sia colpa (quasi esclusivamente) di magistrati fannulloni. Evidentemente questo non è affatto vero, ma ancora una volta si deve arrancare per far emergere la verità.
Mi viene da chiudere proprio pensando ai colleghi Giovanni Falcone e Paolo Borsellino che, come tantissimi altri colleghi, hanno sacrificato la loro vita per il lavoro di Magistrati onorando così la nostra Repubblica Italiana.

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