Il futuro del lavoro: intervista ad Alessandra Zedda, Assessore al Lavoro della Regione Sardegna

Sardegna

La Sardegna come le Hawaii? Se ne è discusso a Tempio Pausania, in occasione del XVII incontro internazionale promosso dalla Rete Europea sui Mercati del Lavoro Regionali e Locali. All’assessore al Lavoro e Vice presidente della giunta regionale, Alessandra Zedda, abbiamo chiesto di fare il punto sulle direttrici che il suo mandato sta seguendo proprio in materia di lavoro, occupazione e nuove tecnologie, temi che hanno caratterizzato la conferenza svoltasi in Sardegna dal 13 al 14 ottobre.

Spesso, l’assessorato da lei ricoperto è stato visto in Sardegna come la funzione di chi deve assolutamente combattere la disoccupazione. Questo fenomeno, seppur sempre grave e preoccupante, appare oggi più contenuto. Questo significa che le politiche del lavoro potrebbero comprendere anche altre priorità?

Sin dall’inizio del mio mandato ho dovuto necessariamente occuparmi anche delle politiche passive e della tutela dei lavoratori che, per la crisi dell’impresa, hanno perso il lavoro o sono stati sospesi. Mi riferisco in particolare alla Cassa integrazione ordinaria (Cigo) e straordinaria (Cigs), al Fondo di integrazione salariale, agli altri Fondi di solidarietà, territoriali o settoriali, con adesione basata sulla contrattazione collettiva e alla Nuova Assicurazione Sociale per l’Impiego (NASpI), per la generalità dei lavoratori dipendenti. Ho sempre ritenuto che il mercato del lavoro italiano sia molto, probabilmente troppo, centrato sulle politiche passive ad opera dalla parte pubblica. Per questo motivo, il mio impegno e del mio Assessorato, è stato fortemente orientato all’integrazione delle politiche passive con le politiche attive. Questa necessità è stata espletata anche all’Europa e ne è testimonianza un progetto di impostazione innovativa, come il GOL il cui acronimo, Garanzia per l’Occupabilità dei Lavoratori, fa ben sperare. Si tratta del perno dell’azione di riforma nell’ambito delle politiche attive del lavoro che, oltre a GOL, prevede un Piano per le nuove competenze, il potenziamento dei Centri per l’impiego e il rafforzamento del sistema duale. L’orizzonte temporale del Programma, coincidente con quello del PNRR, è il quinquennio 2021/2025. Le politiche del lavoro non possono limitarsi a queste iniziative, ma devono prevedere altre priorità, ovvero quelle riferite al superamento delle condizioni di svantaggio e discriminazione, al pieno riconoscimento del diritto di parità di genere e di opportunità di accesso soprattutto per le donne e le giovani generazioni, all’inclusione sociale e lavorativa per le categorie più deboli. Questo è possibile con l’attivazione di un piano di formazione complessivo che tenga conto dei bisogni del territorio, ma anche delle opportunità che offre il mercato, privilegiando professioni che possano consentire l’ingresso nel mercato del lavoro. Da questo punto di vista, innovazione e tradizione devono percorrere strade comuni. Soprattutto in Sardegna è possibile incrementare la formazione sui mestieri tradizionali, per contribuire alla riqualificazione dei territori, in particolare di quelli a rischio di spopolamento. Le politiche del lavoro attive sono quelle che maggiormente rispondono al rispetto della persona e al pieno riconoscimento della dignità di ogni uomo e ogni donna e al sacrosanto diritto di partecipare, attraverso il lavoro, allo sviluppo sociale ed economico della propria terra.

Un’indagine piuttosto recente di una software company sarda sul rapporto tra Intelligenza Artificiale e imprese non ha fatto registrare una grande adesione da parte dei soggetti. Tra le piccole e medie imprese dell’Isola che si è tentato di coinvolgere, solo una su dieci avrebbe dato il suo contributo alla ricerca. Se ne deve, a suo avviso, dedurre che nella struttura produttiva ci siano ancora resistenze o dubbi sull’uso e sui vantaggi delle nuove tecnologie?

Sinceramente mi sembra una deduzione piuttosto superficiale. Non è detto che le motivazioni di una mancata partecipazione ad una ricerca corrispondano ad uno scarso interesse o peggio ad una resistenza sull’uso o i vantaggi, in questo caso, delle nuove tecnologie. Siamo subissati di questionari, analisi, indagini di mercato e il più delle volte si preferisce dedicare tempo allo studio e agli investimenti. Occorre poi anche comprendere quale metodologia di ricerca sia stata adottata e il campione a cui si è fatto riferimento. In ogni caso, proprio il fatto che alla ricerca abbiano partecipato solo 55 imprese, ovvero il 10,44% delle imprese contattate – per le ragioni più disparate – non può certamente conseguire che vi siano dubbi circa il valore delle nuove tecnologie. Piuttosto, occorre una riflessione seria circa la centralità della persona nel circuito dei processi produttivi e il valore del lavoro come espressione della dignità di ogni uomo e ogni donna. Siamo tutti consapevoli di quanto, in alcuni àmbiti, lo spregiudicato e immotivato ricorso alle nuove tecnologie abbia di fatto tagliato fuori le persone, producendo disoccupazione e isolamento. È pur vero che le opportunità tecnologiche sono le più disparate e, soprattutto in alcuni àmbiti, possono costituire un grande vantaggio per le imprese, garantendo opportunità diversamente non conseguibili. Tuttavia, riconosco che occorre compiere uno sforzo maggiore in termini di informazione, comunicazione e educazione all’uso delle nuove tecnologie, per comprendere i vantaggi dell’utilizzo in settori finora inesplorati. A questo proposito non posso dimenticare che la software company sarda in questione ha portato avanti significativi progetti con la partecipazione di Sardegna Ricerche e del CRS4 che, ricordo, è stata istituita dalla Regione Sardegna nel 1985 e dal 2015 è stata trasformata in agenzia regionale. Questo per dire che l’Amministrazione Regionale fa la sua parte. In conclusione, a mio avviso, i problemi che attraversano le piccole e medie imprese in Sardegna non sono certo riconducibili a resistenze o dubbi sull’uso e i vantaggi delle nuove tecnologie, bensì di adeguamento degli impianti, di investimenti sulle infrastrutture e di politiche attive finalizzate alla promozione dell’occupazione. In tal senso, le nuove tecnologie possono offrire un grande contributo.

Si sta pensando di introdurre misure che favoriscano gli investimenti da parte delle aziende dell’Isola? Quale ruolo potrà avere il decisore politico in tutto ciò?

Nell’insieme, oltre a tutti quei provvedimenti finanziari messi in campo dalla Regione rivolti ai disoccupati, alle imprese e ai lavoratori in generale, si vuole dare spazio ad interventi mirati sulla certificazione delle competenze e su una nuova formazione professionale che stia al passo con l’evoluzione del mercato del lavoro. Mi riferisco, in particolare, agi investimenti e all’attivazione di percorsi formativi per nuove competenze innovative e tecnologiche, che comunque abbiano come riferimento le competenze del passato, capaci di aprire le barriere di una nuova frontiera del lavoro, del progresso e del benessere.

L’innovazione tecnologica e l’applicazione delle nuove tecnologie passano sempre più attraverso l’uso dei Big Data. Vale, e in quale misura, anche per la Sardegna?

È un mondo in continua evoluzione. Molte aziende utilizzano i Big Data per perfezionare le proprie strategie di marketing. Il mercato dei Big Data in Italia negli anni passati ha fatto registrare una crescita considerevole, trainata soprattutto dagli investimenti delle grandi imprese, mentre le piccole e medie imprese faticano maggiormente a causa delle difficoltà riscontrate nel reperire delle competenze adeguate. Certamente, anche per la Sardegna, per stare al passo con il mercato e colmare quel gap tra domanda e offerta del lavoro, dobbiamo investire su una nuova frontiera formativa, puntando sull’attivazione di percorsi formativi che mirano alla certificazione di competenze di innovazione tecnologica.

Crede che il ricorso in misura maggiore all’Intelligenza Artificiale e, in generale alla tecnologia più avanzata, possa in futuro dissuadere molti dei giovani sardi che dopo gli studi lasciano l’Isola a prefigurare un destino professionale non lontano dalla loro terra?

La fruizione delle risorse del PNRR investirà tutti gli aspetti del ciclo di vita delle imprese che vogliono acquisire competitività, attraverso gli investimenti, nella digitalizzazione dei processi produttivi, nella valorizzazione della produttività dei lavoratori, nella formazione di competenze adeguate e nello sviluppo di nuovi prodotti e processi. La nostra regione si caratterizza per essere una terra semplice, in cui prevale l’economia reale. Le attività prevalenti sono quelle del turismo, dell’agroindustria, dell’artigianato e dei servizi avanzati. Creare un ambiente sardo favorevole alle imprese, che risponde quindi a un preciso interesse pubblico, porterà anche una tecnologia più avanzata. Questo processo, a mio parere, deve partire da una lettura e dall’implementazione della struttura economica locale, caratterizzata da un’imprenditoria di tipo cooperativo, che dovrà tener conto della nuova fase di globalizzazione e dei cambiamenti tecnologici che stiamo vivendo. Anche nell’ambito del Programma GOL sono previste un insieme di misure organiche e complementari in grado di favorire gli investimenti per l’innovazione tecnologica e per la competitività. Saper cogliere questa sfida, però, non riguarda solo il Governo, ma soprattutto gli imprenditori. Quello che il Governo propone, impegnando risorse importanti nei prossimi anni, è un vero patto di fiducia con il mondo delle imprese che vogliono crescere e innovare; allo stesso modo, le imprese lo dovranno fare con i giovani per ricreare fiducia nel territorio. Sono certa questa sia la strada giusta.

Assecondando una tendenza, più che altro un’esigenza, dettata dai tempi, la conferenza di Tempio contribuisce a stimolare e rendere più solida la rete di rapporti tra il vecchio Continente e i Paesi dell’Asia sud-orientale. In una dinamica che sappiamo essere tanto complessa quale posto potrà avere la Sardegna?

In prima battuta, mi sia consentito dire che la Sardegna attende il pieno riconoscimento dei propri diritti e la conseguente attuazione: dal principio di insularità – oramai in Costituzione – a quello per la continuità territoriale, fino alla possibilità di esprimere appieno la propria autonomia regionale. La Sardegna potrà avere la sua parte e giocare il proprio ruolo strategico se e quando saranno eliminati i pregiudizi, gli ostacoli e le contrapposizioni che impediscono all’Isola di affermare pienamente le proprie potenzialità. Nello specifico della domanda, sono certo che i dirigenti asiatici presenti al XVII incontro annuale promosso dalla Rete Europea sui Mercati del Lavoro Regionali e Locali in collaborazione con l’Eurispes, sapranno cogliere il valore dei sistemi di governance del mercato del lavoro attuati in Sardegna e l’efficacia dei sistemi informativi. La rete dei Centri per l’Impiego, l’azione propulsiva dell’Agenzia Sarda per le Politiche Attive, la promozione di progetti formativi innovativi, il sistema complessivo dei Servizi per il Lavoro operante in Sardegna costituiscono un patrimonio straordinario per la creazione di processi di cooperazione e collaborazione con altre realtà economiche e produttive, anche se lontane geograficamente. Di sicuro, la conferenza di Tempio rappresenta una sfida da cogliere per adeguare e rafforzare la nostra visione di futuro, ottimizzare il livello di efficienza e efficacia dei servizi pubblici e privati e puntare alla diffusione e applicazione dei sistemi di Intelligenza Artificiale nel mondo del lavoro. In tal senso, coltiviamo il sogno e animiamo la mite presunzione di poter almeno eguagliare, se non superare in termini di sostenibilità, il primato raggiunto dalle Isole Hawaii. Siamo pronti a cogliere l’opportunità di sviluppare un grande progetto di transizione ecologica e attendiamo la costituzione del nuovo Governo con la speranza che sappia riconoscere alla Sardegna un ruolo di primo livello, fondamentale per perseguire azioni di valorizzazione delle competenze e processi di inclusione sociale, per uno sviluppo economico realmente sostenibile.

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