Si investe sempre di più in ricerca e sviluppo nei paesi Ocse

Appena prima della crisi del Covid-19 , i paesi Ocse hanno intensificato gli investimenti in R&S, acronimo utilizzato per indicare la quota di ricerca e sviluppo. Le ultime statistiche ufficiali infatti indicano che la spesa in R&S nell’area Ocse è cresciuta in termini reali del 4% nel 2019. Inoltre, secondo gli ultimi dati pubblicati il 18 marzo nel database Main Science and Technology Indicators (MSTI) dell’Ocse, l’intensità di R&S, ovvero la spesa interna per ricerca e sviluppo espressa in percentuale del Pil, è salita nei paesi Ocse dal 2,4% nel 2018 a quasi il 2,5% nel 2019.

La crescita dell’intensità di R&S ha interessato la maggior parte dei paesi Ocse nel 2019, in primo luogo gli Stati Uniti, la Germania e la Corea. Negli Stati Uniti, la quota di R&S ha superato il traguardo del 3% per la prima volta, mentre l’intensità di R&S della Cina è cresciuta dal 2,1% al 2,2%.

L’Italia ha invece visto una quota di R&S del 1,45% rispetto al Pil nel 2019 (in lieve rialzo rispetto al 2018, quando l’intensità degli investimenti in R&S rappresentavano il 1,43%).

L’area Ue ha sperimentato un aumento del 2,1% guidato dalla Germania

Al contrario, l’area UE27 ha sperimentato un aumento più modesto del 2,1%. La crescita degli investimenti in ricerca e sviluppo nell’area UE27 ha avuto una accelerazione a partire dal 2016, principalmente guidata dalla Germania, pur con un tasso di crescita inferiore rispetto a Cina e Stati Uniti nello stesso periodo. Tuttavia, la performance dell’UE27 supera quella del Giappone, che invece è passato dallo spendere l’equivalente di due terzi del totale dell’UE27 nel 2000 a meno della metà nel 2019. La Corea e il Regno Unito offrono un’altra interessante analisi. Anche se i paesi avevano livelli identici di spesa in R&S nel 2008, la Corea ha riportato il doppio di R&S rispetto al Regno Unito appena un decennio dopo.

Il settore privato ha trainato la spesa in ricerca e sviluppo nel 2019

Nel 2019, è il settore privato ad aver maggiormente contribuito alla crescita totale della spesa per la R&S nell’area Ocse, che rappresentando il 71% di tutte le prestazioni di R&S nell’area Ocse con un incremento degli investimenti in R&S del 4,6% nel 2019. D’altra parte, la R&S a livello governativo ha comunque registrato una ripresa. La R&S nel settore dell’istruzione superiore è cresciuta del 2,4%, mentre gli investimenti in materia di R&S a livello governativo sono aumentate del 3,4%, confermando una parziale inversione di tendenza rispetto al passato.

L’intensità di R&S a livello governativo, sebbene di straordinaria rilevanza, è solo uno dei vari indicatori usati per misurare il progresso verso il raggiungimento dell’Obiettivo di Sviluppo Sostenibile (SDG) 9 delle Nazioni Unite sull’Innovazione. È necessaria una prospettiva più ampia per valutare il pieno contributo dell’intensità di R&S statale all’innovazione, che tenga conto, per esempio, dei finanziamenti non diretti alla R&S, come il sostegno alle università e gli incentivi fiscali per la R&S aziendale.

Industria e conoscenza la categoria in cui R&S ha visto un più rapido incremento

L’Ocse ha elaborato una mappatura sperimentale del supporto governativo alla R&S su quattro cluster di interesse ai fin degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile delle Nazioni Unite: salute e società, industria e conoscenza, clima e infrastrutture, sicurezza. “Industria e conoscenza” è stata la categoria in cui il sostegno alla R&S ha visto un più rapido incremento, riflettendo una maggiore enfasi su forme non dirette di sostegno alla R&S. I finanziamenti esplicitamente destinati a “salute e società” sono saliti nel 2019, diventando la seconda maggiore area di finanziamento.

Per quanto riguarda il 2020, la raccolta di dati è ancora in corso. L’Ocse ha però sviluppato ed esaminato i diversi indicatori principali per fornire una proiezione più tempestiva dello stato degli investimenti in R&S, con lo scopo di assistere i governi e in generale tutti i possibili fruitori di tali informazioni.

Leggi anche

Gli investimenti in ricerca e sviluppo delle grandi aziende hanno continuato a crescere i maniera significativa nel 2020 (anche se ad un tasso significativamente inferiore a quello del 2019) ma con notevoli differenze tra le industrie, con profonde implicazioni potenziali per quei paesi con aziende specializzate in settori più negativamente colpiti dalla crisi. Il settore della tecnologia dell’informazione e della comunicazione (ICT) e quello biomedico hanno mostrato un incremento in ricerca e sviluppo, mentre altre aree, specialmente la tecnologia dei trasporti, tendono a una diminuzione degli investimenti. Nel complesso, se confermato dai dati ufficiali, questa sarebbe la prima crisi economica globale nella storia dell’OCSE durante la quale non si assista a un calo dell’investimento di ricerca e sviluppo a livello industriale. Nel 2020 gli investimenti in R&S sono cresciuti più velocemente (o sono diminuiti meno) delle entrate. Questo è indicativo di un aumento trasversale dell’intensità di R&S in tutte le industrie.

I budget dei singoli Stati in ricerca e sviluppo sono aumentati del 6,2% nel 2020

Sul fronte governativo, sempre per quanto riguarda i dati disponibili a marzo 2021, i budget dei singoli Stati per la voce R&S sono aumentati del 6,2% nel 2020. Questa stima rappresenta un netto aumento rispetto al 2019, quando i budget di R&S sono aumentati del 3,2% rispetto all’anno precedente. Tale incremento può riflettere da un lato maggiori finanziamenti R&S autorizzati precedentemente, dall’altro un sostegno d’emergenza nel contesto della pandemia, soprattutto per la R&S legata alla sanità, per lo sviluppo di vaccini e cure in risposta al Covid-19.

Ultime notizie
conferenza europa
Europa

La Conferenza sul Futuro dell’Europa entra nel vivo

La Conferenza sul Futuro dell’Europa entra finalmente nel vivo, articolata in diverse fasi che vanno dall’ascolto, alla generazione di proposte concrete e alla realizzazione delle stesse. La parola d’ordine è partecipazione, dal momento che i cittadini europei saranno direttamente coinvolti come rappresentanza, ma sussiste il nodo delle procedure più opportune a cui far riferimento.
di Nicola Verola*
conferenza europa
radio
Cultura

La radio non è in crisi, ha tanta storia e moltissimo futuro

La radio non è un mezzo in crisi, ma ha profondamente cambiato la sua offerta con meno scouting e più programmi di approfondimento. Dagli anni della propaganda fascista, all’epoca delle radio libere, oggi le radio si attengono ad una offerta generalista nelle scelte musicali e più improntata su programmi giornalistici e di approfondimento, nonché sulle nuove tecnologie.
di Alfonso Lo Sardo
radio
populismo
Politica

Il secondo tempo del populismo

"Il secondo tempo del populismo" di Alessandro Barile, pubblicato da Momo edizioni, raccoglie saggi sulle evoluzioni del populismo ad oggi. I saggi affrontano tematiche diverse, declinando il populismo in chiave geopolitica, come fenomeno di contrapposizione di classe o polarizzazione tra centro e periferie, offrendo così una visione globale e odierna del fenomeno.
di Ilaria Tirelli
populismo
astensionismo
Opinioni e commenti

A lezione dalle urne: l’astensionismo è distanza tra cittadini e politica

I ballottaggi per i Sindaci hanno confermato l’inesorabile declino della partecipazione popolare alle scelte comuni: la distanza tra cittadini e politica è una lacerazione profonda per la democrazia, che evidenzia la inadeguatezza della politica locale e dei partiti nel fare da tramite tra cittadini e Istituzioni.
di Angelo Perrone*
astensionismo
Economia

Sindacato e cambiamenti globali: quale preparazione hanno i sindacalisti?

I sindacalisti di oggi hanno la preparazione e le competenze adeguate per rappresentare al meglio le esigenze dei lavoratori in questa fase...
di Marco Ricceri*
Internazionale

The task of politics is to be “regulating rooms” between the interests of finance and the society

The belief that the so-called European welfare state was an obstacle to the development of the modern market and that it was...
di Gian Maria Fara*
STATO
Metafore per l'Italia

La politica sia “stanza di regolazione” tra interessi di mercato e corpo sociale

Le esperienze recenti dimostrano che senza il suo sistema di welfare l’Europa non avrebbe retto all’urto delle crisi. Lo Stato e le Istituzioni hanno il compito di regolare ed equilibrare gli interessi del mercato e le esigenze del corpo sociale, non limitarsi all’esercizio di un ruolo esterno di vigili del mercato. Riaffermare tale posizione significa ripartire dalla crisi esistenziale generata dall’incertezza e riequilibrare i divari economici e di genere.
di Gian Maria Fara*
STATO
medicina
Recensioni

Da Ippocrate a Bill Gates, come la tecnologia ha cambiato la medicina

Il futuro della medicina è adesso. Fa il punto sullo stato dell’arte della tecnologia il nuovo libro del giornalista Claudio Barnini: Da Ippocrate a Bill Gates. Come la tecnologia ha cambiato la medicina. 
di redazione
medicina
Ue
Economia

La nuova proposta Ue di direttiva sul bilancio di sostenibilità “Corporate Sustainability Reporting Directive”

All’interno dell’Unione europea il dibattito sulle tematiche della trasparenza è senza dubbio ormai maturo ed esistono già regolamentazioni sulla rendicontazione non finanziaria che le aziende sono tenute ad applicare per essere in regola con gli obiettivi generali di sostenibilità
di Fabrizio Zucca*
Ue
Internazionale

Corruzione e nuove forme di infiltrazione nella Pa e nell’economia

A margine del 30° Forum Economico dell’Europa Centrale e dell’Est (Karpacz, Polonia - 7 al 9 settembre), nel panel dedicato alle prospettive...
di redazione