Le innovazioni scientifiche e tecnologiche nella lotta al Covid

Il mondo è ancora immerso nel caos provocato dalla diffusione del Covid-19 e molte rimangono le incertezze riguardanti le conseguenze e le ripercussioni di questa crisi, che ha colpito trasversalmente ogni aspetto delle nostre vite. La pandemia è stata un catalizzatore che ha accelerato tendenze già in atto, aprendo l’accesso alle pubblicazioni, aumentando l’uso di strumenti digitali, potenziando la collaborazione internazionale sulle innovazioni scientifiche e tecnologiche, stimolando una varietà di partnership tra pubblico e privato ed incoraggiando l’impegno attivo di nuovi attori – cittadini scienziati, il movimento dei creatori e le filantropie.

La scienza e la tecnologia offrono, al momento, l’unica strategia di uscita dal Covid-19

Secondo il rapporto redatto dall’OCSE sulle prospettive per la scienza, la tecnologia e l’innovazione del 2021 (“Science, Technology and Innovation Outlook 2021. Times of Crisis and Opportunity”), tra gennaio e novembre del 2020 sono state circa 75.000 le pubblicazioni scientifiche sul Coronavirus, di cui oltre tre quarti ad accesso aperto. Gli Stati Uniti detengono il primato delle pubblicazioni, seguiti da Cina e Regno Unito. La scienza e la tecnologia offrono, al momento, l’unica strategia di uscita dal Covid-19, svolgendo un ruolo essenziale nel fornire una migliore comprensione del virus e della sua trasmissione, in un periodo di tempo molto breve. Secondo il rapporto, nei primi mesi della pandemia, gli Enti nazionali di finanziamento della ricerca in tutto il mondo hanno speso circa 5 miliardi di dollari in finanziamenti di emergenza per la ricerca e lo sviluppo di una linea di contrasto al Covid-19. Ad agosto 2020, circa due miliardi di dollari (un insieme di denaro pubblico e privato) sono stati promessi per gli sforzi di ricerca internazionali, soprattutto attraverso la Coalition for Epidemic Preparedness Innovation (CEPI) e la Global Alliance for Vaccines and Immunization (GAVI) per lo sviluppo di vaccini. Nella seconda metà del 2020, i finanziatori nazionali della ricerca hanno integrato sempre più le richieste di sovvenzione, specifiche per lo studio del virus SARS-CoV-2, nei meccanismi di finanziamento tradizionali, rendendo più difficile il loro tracciamento, rendendo impossibile determinare se l’assegnazione di eventuali fondi sia avvenuta a scapito dei finanziamenti per altre discipline e, in caso affermativo, su quale scala. La campagna di risposta alla pandemia si è avvalsa di sforzi nazionali ed internazionali. Nell’ambito della produzione scientifica, gli Stati Uniti e la Cina risultano essere stati i due principali contributori alle pubblicazioni sull’argomento: circa un quarto delle loro produzioni sono frutto di collaborazione con ricercatori provenienti da ogni parte del mondo. Altri paesi con un alto impegno nelle collaborazioni internazionali di ricerca includono il Regno Unito, la Germania, la Francia, l’Italia, l’Australia, il Canada e l’India. I database di ricerca e gli editori scientifici hanno rimosso i paywall in modo tale da poter permettere alla comunità scientifica di condividere rapidamente i dati e le pubblicazioni relative al Covid-19. I documenti accademici non ancora sottoposti a peer review, o in attesa di essere pubblicati, sono diventati molto comuni nel campo della ricerca medica, consentendo una più rapida diffusione dei risultati scientifici, ma anche aumentando i rischi legati alla garanzia della qualità dei dati e delle informazioni divulgati. Questi sviluppi segnano importanti cambiamenti che potrebbero accelerare la transizione verso una scienza più aperta nel lungo periodo.

Le tecnologie digitali e biomediche svolgono un ruolo essenziale nella lotta alla pandemia

Al di là delle loro attività di ricerca, gli scienziati sono stati inoltre chiamati a fornire un contributo da esperti in materia di salute pubblica; hanno dovuto divulgare informazioni inevitabilmente incomplete e mutevoli, e farlo in modi tali che promuovessero la fiducia del pubblico nei confronti delle Istituzioni e della comunità scientifica in generale. Gli strumenti digitali e le infrastrutture di dati aperti hanno permesso agli scienziati di continuare a lavorare al di fuori dei loro abituali ambienti di laboratorio, molti dei quali sono stati soggetti a chiusure preventive per ridurre le possibilità di trasmissione del virus. Nel Science Flash Survey 2020 dell’OCSE, più di tre quarti degli scienziati hanno indicato di essere passati al lavoro da casa nel 2020 e quasi due terzi hanno sperimentato, o si prevede che accadrà in futuro, un aumento nell’uso di strumenti digitali per la ricerca come conseguenza della crisi. Il settore privato ha fornito un’ampia gamma di soluzioni innovative per aiutare a far fronte all’emergenza sanitaria e ad uscirne nel miglior modo possibile. Molte aziende hanno recentemente implementato o ampliato l’uso delle tecnologie digitali e biomediche; esse svolgono un ruolo essenziale nella lotta contro gli effetti della pandemia e nella ricerca di soluzioni mediche, in particolare per quanto riguarda il rapido sviluppo di vaccini. Due tecnologie emergenti – la biologia ingegneristica e la robotica – hanno dimostrato di essere fondamentali nel contribuire a migliorare la resilienza sanitaria delle società. Una recente scoperta tecnologica, la biofonderia, permetterebbe di ridurre notevolmente il tempo di passaggio dalla fase ideativa a quella produttiva e contribuirebbe a migliorare l’affidabilità e la riproducibilità della bioproduzione. Le biofonderie sono strutture altamente automatizzate che seguono flussi di lavoro dettagliati e complessi attraverso l’uso coordinato di robot da laboratorio: i vaccini RNA messaggero per Covid-19 (ad esempio, i vaccini Pfizer-BioNTech e Moderna, che sono stati i primi ad aver autorizzato gli studi clinici) sono particolarmente adatti a questo tipo di approccio.

La sfida etica del vaccino per il Covid-19

La crisi ha anche accelerato l’uso delle tecnologie digitali per facilitare il telelavoro, l’e-learning, l’e-commerce e altre attività. Ciò ha permesso a parti dell’economia e della società di continuare a lavorare, attenuando così, anche se solo in piccola parte, l’impatto della pandemia sui vari àmbiti sociali ed economici. Tuttavia, secondo il rapporto, esiste la possibilità che le lacune esistenti nell’adozione e nell’uso delle tecnologie digitali – in particolare tra grandi imprese e piccole e medie imprese (PMI), ma anche tra i vari settori – possano essere esacerbate. Potrebbe aumentare il divario di produttività tra chi si avvale dell’utilizzo del digitale e chi ancora no, approfondendo la vulnerabilità dei ritardatari e riducendo la solidità economica. Allo stesso tempo, molti governi considerano la pandemia come un forte richiamo alla necessità di una transizione verso società più sostenibili ed eque. Lo slancio creato dalla crisi pandemica offre l’opportunità di stabilire meccanismi globali efficaci e sostenibili per appoggiare la gamma e la portata della ricerca e sviluppo necessari per affrontare un più ampio spettro di sfide globali. L’attuale situazione serve a ricordare che la politica deve guidare gli sforzi di innovazione dove sono più necessari. I governi dovrebbero costruire portafogli di sostegno all’ammodernamento che li dotino di meccanismi, strumenti e capacità per indirizzare gli sforzi di innovazione, soprattutto per affrontare le sfide sociali più pressanti. Misure dirette e ben concepite per il settore R&S (ricerca e sviluppo) sono potenzialmente più adatte a sostenere la ricerca a lungo termine e ad alto rischio e a puntare su innovazioni che generano beni pubblici (ad esempio, nel settore sanitario). Negli ultimi tre decenni, il sostegno all’industria e alla conoscenza è stata la categoria di cluster legati agli obiettivi di sviluppo sostenibile (SDG) in più rapida crescita. I finanziamenti per la salute e la società hanno raggiunto un picco nel 2009, mentre si è registrata una crescita limitata del supporto alla ricerca legata al nostro pianeta e alle infrastrutture SDG. Garantire l’accessibilità economica dell’intervento governativo sarà una delle principali preoccupazioni per molti, dato l’aumento dei costi economici della pandemia. Il debito pubblico in tutti i paesi è senza precedenti, ben al di sopra dei livelli raggiunti durante la crisi finanziaria globale del 2007. Condizioni così sfavorevoli potrebbero limitare gravemente la portata della politica in materia di innovazione scientifica e tecnologica.

Emergenza Covid: inutile aumentare debito senza compensare con risorse

La crisi ha anche evidenziato l’importanza della scienza ad alta intensità di dati

La natura complessa e sfaccettata del dover affrontare problemi come la pandemia in corso e le transizioni di sostenibilità, evidenzia la necessità di approcci transdisciplinari al momento regolati da norme e istituzioni non adeguate. Il documento pubblicato dall’OCSE sottolinea come la necessità di riformare il dottorato di ricerca e la formazione post-dottorato, per sostenere una diversità di percorsi di carriera, sia essenziale per migliorare la capacità delle società di reagire a situazioni critiche come quella causata dal Covid-19, e per affrontare sfide a lungo termine. La crisi ha anche evidenziato l’importanza della scienza ad alta intensità di dati. Una nuova schiera di professionisti e scienziati di supporto alla ricerca, con competenze digitali, deve essere formata ed accolta nel mondo accademico. Risulta evidente che la pandemia è un problema globale che richiede soluzioni globali e prevede la cooperazione e la collaborazione internazionale. Nessun paese può battere il Covid-19 da solo. Ai governi spetterà l’arduo compito di costruire la fiducia e di definire dei valori comuni per garantire condizioni di parità per la cooperazione scientifica – inclusa un’equa distribuzione dei benefici da essa derivanti –, adottando come parte dei loro pacchetti di stimolo e di ripresa misure per proteggere i sistemi di innovazione.

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