Svizzera: la mafia non è neutrale

Quando si parla di Svizzera si pensa immediatamente ad una terra di banche, di flussi di denaro, dove anche la criminalità organizzata gestisce i suoi capitali. Raramente si discute di mafia in Svizzera, di una reale e comprovata presenza sul territorio, radicata da decenni, che solo dopo diventa il tramite per il riciclaggio dei proventi illeciti. Nicoletta della Valle è Direttrice di fedpol dal 2014, dopo essere stata direttrice supplente dal 2006 al 2012. L’Ufficio federale di polizia (fedpol) è, in senso lato, l’organo di polizia della Confederazione. fedpol è, infatti, il centro comune di contatto delle autorità di polizia svizzere ed estere e svolge, in veste di polizia federale, compiti di polizia giudiziaria e di sicurezza. Il dialogo con la Direttrice della Valle per la rubrica “Cosa vuol dire mafia? – Dialoghi sulla legalità” ci presenta la reale dimensione che vive la Confederazione elvetica, dove nel gennaio del 2020, per la prima volta, sono stati espulsi due italiani con legami con la mafia, ed è stato impedito l’accesso in Svizzera a quindici persone, sempre per legami con la criminalità organizzata italiana.

Si può parlare di presenza di mafia in Svizzera? Se la risposta è affermativa, come nasce e si sviluppa la presenza della criminalità organizzata? Quali sono le misure di contrasto e i risultati ottenuti fino ad oggi?

In Svizzera sono presenti tutte le mafie. La ’Ndrangheta è quella con la presenza più marcata. Le prime strutture della ’Ndrangheta si sono insediate all’inizio degli anni Settanta. Le locali svizzere e i suoi membri hanno stretti legami con le case madri in Calabria, dove vengono prese le decisioni di ordine strategico e organizzativo. Altrettanto importanti sono i legami con le propaggini della ’Ndrangheta presenti nel Nord Italia, tramite le quali vengono progettate e condotte attività in Svizzera, nonché con le strutture operanti in Germania nelle zone di confine.

La ’Ndrangheta ha creato in Svizzera delle aree di influenza: alcune regioni sottostanno infatti al controllo territoriale delle locali. Le mafie in Svizzera sono policriminali e agiscono in maniera opportunistica: in particolare, il traffico di stupefacenti rappresenta la loro fonte principale di guadagno. Un ruolo importante è svolto anche dal traffico di armi (principalmente per rifornire di armi i clan di appartenenza in Italia), dal riciclaggio di denaro, dagli investimenti nell’economia legale locale (soprattutto nel settore gastronomico e immobiliare) e dall’offerta di rifugio ai latitanti. In Svizzera le mafie aspirano essenzialmente a penetrare i mercati legali e illegali. Puntano in parte anche a esercitare influenza politica, ad esempio, mediante il controllo della comunità di immigrati italiani. Atti di violenza quali gli omicidi vengono perpetrati anche in Svizzera, in genere per “mettere in riga” membri e complici. Tuttavia, in passato spesso non è stato possibile individuare alcun nesso diretto con la mafia. Per contrastare la criminalità organizzata, fedpol fa affidamento su un approccio multidimensionale mediante la piattaforma di lavoro COC Countering Organised Crime: infatti la repressione non è di per sé sufficiente, ma deve essere accompagnata anche da misure preventive. fedpol pronuncia, ad esempio, divieti di entrata o espulsioni nei confronti di membri delle mafie.

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La cooperazione nazionale e internazionale si rivela ugualmente di estrema importanza. Lavoriamo pertanto a stretto contatto con le autorità italiane, soprattutto nell’ambito di squadre investigative comuni. Lo scambio d’informazioni con i nostri partner di Polizia italiani è dunque fondamentale: la maggior parte delle informazioni proviene infatti dall’Italia. In questo modo possiamo quindi ampiamente beneficiare delle competenze delle autorità italiane nella lotta alla mafia. Tuttavia, è nostra intenzione rafforzare anche la cooperazione con le autorità svizzere che non assolvono compiti di sicurezza, come quelle del registro fondiario o fiscali. La mafia continua nel frattempo a fare grossi affari. I proventi sono stati in parte immessi nel circuito legale di denaro e la mafia continuerà a perseguire tale scopo. «Follow the money», seguire il flusso del denaro, è questo il nostro motto.

Nel 2000 c’è stato il caso dell’avvocato Moretti, riciclatore di denaro al servizio della ’Ndrangheta, che la giustizia elvetica ha condannato a 14 anni per aver “pulito”, dal 1993 al 2000, ben 75 miliardi delle vecchie lire. Si è trattata della prima storica condanna in Svizzera per criminalità organizzata. Quanto è gravoso ancora oggi il fenomeno del riciclaggio dei capitali mafiosi? E quanto pesa sull’economia della Svizzera?

Quando i primi membri delle mafie si sono insediati in Svizzera, non esisteva ancora una legge anti-riciclaggio. La norma è entrata in vigore solo in 1994; applicata con successo per la prima volta nel 2003, quando un avvocato ticinese è stato condannato per riciclaggio di denaro, traffico di stupefacenti e appartenenza a un’organizzazione mafiosa. I mafiosi hanno così potuto trarre profitto da questa situazione. La Svizzera è una piazza finanziaria importante, questo la rende attraente per le mafie, in quanto garantisce loro una certa discrezione. Le mafie, dal canto loro, dispongono di forti liquidità di denaro che cercano di investire in attività legali in Svizzera allo scopo di infiltrarne il tessuto sociale ed economico e di riciclare i proventi dei reati. La mafia ricorre a metodi discreti per far circolare le proprie liquidità, ad esempio mediante il leasing di auto di lusso, l’acquisto di beni immobiliari, di ristoranti o di società. Come già accennato, le mafie hanno accumulato ingenti quantità di denaro. fedpol seguirà con maggiore attenzione il ruolo di “gatekeeper” svolto dagli intermediari. Per immettere nel circuito legale i loro fiumi di denaro, le mafie infatti non si presentano in banca con in mano le valigie piene di contanti, ma si affidano ad avvocati e notai al loro soldo. Seguire il flusso di denaro permette di riconoscere i legami e il funzionamento delle mafie in Svizzera. La lotta alle mafie non può dunque prescindere da una stretta cooperazione con le autorità italiane che ci forniscono primi indizi importanti, né dallo scambio d’informazioni tra gli attori e le autorità svizzere interessate da vicino dal flusso di denaro mafioso (registro fondiario, imposte).

Come sono articolati i rapporti della Polizia Federale con la magistratura italiana, è in essere una piena e reciproca collaborazione?

La collaborazione tra autorità svizzere e quelle italiane funziona bene. fedpol collabora infatti a stretto contatto con le Forze dell’ordine italiane (Guardia di Finanzia, Polizia di Stato e Carabinieri). Il Ministero pubblico della Confederazione intrattiene, a sua volta, stretti legami con la Magistratura italiana. La creazione di squadre investigative comuni costituisce inoltre un vero valore aggiunto nei procedimenti penali. Su iniziativa italiana sono state create diverse piattaforme che si rivelano preziose per intensificare questo scambio di informazioni: ad esempio, il protocollo operativo o più recentemente il progetto @ON con Europol al quale partecipa anche fedpol. fedpol fa inoltre parte del gruppo di lavoro di lotta alle mafie I-CAN di Interpol, diretto dall’Italia. Sebbene le basi legali e le procedure giuridiche risultino diverse in Svizzera e in Italia, abbiamo finora potuto apprezzare una cooperazione attiva e proficua. Grazie a questo scambio d’informazioni, possiamo usufruire delle esperienze di ciascuno, delle migliori pratiche in materia di lotta alla mafia e soprattutto di un eccellente coordinamento come in occasione dell’operazione condotta nel luglio 2020 tra Svizzera e Italia che ha portato all’arresto di un boss della ’Ndrangheta e di due suoi complici.

Nel 2014 venne scoperta la cosca di Frauenfeld, operante da 40 anni in Svizzera e collegata alle cosche di Vibo Valentia e Reggio Calabria. Quale organizzazione mafiosa rappresenta, a suo giudizio, il maggiore pericolo per la società svizzera e per quali motivi?

La ’Ndrangheta si contraddistingue per la sua forte presenza in tutto il Paese e va pertanto considerata come la mafia potenzialmente più pericolosa. Nel frattempo, diverse strutture della ’Ndrangheta si sono insediate e radicate in Svizzera. La coesione tra i membri è particolarmente accentuata, vista la frequente presenza di legami familiari. La pressione familiare rende pertanto quasi impossibile una fuoriuscita dall’organizzazione. Se necessario, per imporre la disciplina, viene fatto anche ricorso alla violenza. Per quanto concerne le altre mafie, nonostante la minore disponibilità di informazioni sul loro conto, si ritiene che rappresentino anch’esse una grossa minaccia. Infatti, pur essendo meno strutturate e radicate sul territorio, le loro attività criminali, come pure la loro infiltrazione nell’economia legale, risultano alquanto significative.

C’è una sensibilità antimafia in Svizzera? Ovvero nella società civile il fenomeno viene avvertito come un pericolo cui non devono rispondere solo le Forze dell’ordine e la Magistratura ma che necessita di una risposta corale di tutti i cittadini?

L’impatto delle mafie sulla Svizzera è stato a lungo sottostimato. Le mafie sono state considerate per molto tempo come un problema specifico italiano, nonostante le loro attività criminali si estendessero già oltre il confine italiano. È per questa ragione che dobbiamo proseguire i nostri sforzi e rafforzare la cooperazione e la sensibilizzazione di tutte le autorità svizzere, non soltanto delle autorità preposte al perseguimento penale ma anche di quelle “civili”.

L’articolo è disponibile anche in inglese

Switzerland: the mafia is not neutral

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