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CFO al femminile: il potere discreto che sta riscrivendo le regole della finanza

di
redazione

Donne controcorrente nella finanza è il nuovo libro di Claudio Barnini incentrato sulle CFO, Chief Financial Officer, ovvero le donne che occupano uno dei ruoli più sfidanti e ancora più esclusivi del mondo aziendale. Le CFO esercitano una grande influenza nel mondo della finanza, una responsabilità che si esprime ogni giorno nei numeri, nelle strategie e nelle decisioni che muovono il denaro delle grandi organizzazioni.

Donne controcorrente nella finanza è il nuovo libro di Claudio Barnini incentrato sulle CFO, donne che occupano uno dei ruoli più sfidanti del mondo aziendale

Le protagoniste sono le CFO coinvolte da Barnini per raccontare le loro esperienze: Tiziana Bonacina (Value Group), Sara Cavallari (Massimo Group S.p.A.), Cinzia Giupponi (ETS S.p.A. Engineering and Technical Services), Elena Lagomarsino (Otsuka), Raffaella Tessari (Cherry Bank), Ilaria Bennati (Banca Sistema), Tatiana Simonelli (Alfasigma) e Annarita Carparelli (AP International), e le testimonial Cristina Ceccato (CFO e Top 50 CFO Forbes) e Serena Rossetti (CFO di Serenis). Il libro nasce dall’ascolto delle loro voci: storie di carriera, di ostacoli reali, di visioni sul futuro della finanza. Non un manuale di self-help, non un catalogo di eccellenze, bensì un racconto corale che parla di strutture da cambiare, di pregiudizi da nominare, e di un’economia che sta cambiando volto.

Le protagoniste raccontano le loro esperienze in bilico tra carriera e vita privata

Intervistate dal giornalista Claudio Barnini, le protagoniste hanno raccontato le loro esperienze in bilico tra carriera e vita privata. La prefazione è di Gian Maria Fara, Presidente dell’Eurispes che sottolinea: «La discriminazione occupazionale di genere non è un fenomeno congiunturale, destinato a correggersi da solo, in maniera autonoma, con il progredire del tempo e dell’avanzamento culturale della società. Il dato non riguarda soltanto il nostro Paese, ma l’Italia lo declina con una specificità che merita attenzione. A livello globale la presenza femminile ai vertici aziendali rimane una quota residuale, lontana dalla parità in ogni latitudine. Ma l’Italia si colloca stabilmente nella coda dei Paesi europei per presenza femminile nei ruoli manageriali: meno di un manager su tre è donna». La realizzazione del volume in questo momento storico non è casuale: l’Unione europea ha approvato una strategia per la parità di genere 2020-2025 che include trasparenza retributiva e accesso alla giustizia per discriminazione. Inoltre in Italia, per la prima volta, esiste una Strategia nazionale per la parità di genere con obiettivi misurabili.

Sheconomy, in Italia nel 2025 il 36% dei manager è donna

Il termine Sheconomy – fusione di she ed economy – descrive il crescente potere economico, lavorativo e imprenditoriale delle donne a livello globale. Non una tendenza di nicchia: le donne controllano oggi attività finanziarie per 10.000 miliardi di dollari negli USA nel 2024, con proiezioni che superano i 30.000 miliardi entro il 2030. Si prevede inoltre che entro il 2030 il 45% delle donne vivrà in modo autonomo e indipendente, ridisegnando i modelli di consumo e di investimento.

In questo contesto, la presenza femminile nei ruoli apicali cresce: in Italia nel 2025 il 36% dei manager è donna, superando la media Eurozona al 35%. A livello mondiale, la percentuale di donne in posizioni apicali ha raggiunto il 33,5% nel 2024, contro il 19,4% del 2004. Il ruolo di CFO, in particolare, registra una presenza femminile del 44,6% nel mid-market. Ma la Sheconomy nel libro non è raccontata come una forma di “femminismo economico” di facciata, ma è un progetto di riforma strutturale. Contrastare il Matilda Effect è ora una priorità in scienza, in economia, e in ogni campo in cui il potere del lavoro femminile viene sistematicamente ridimensionato. Nella finanza, l’effetto si traduce in divari concreti. In Italia, le giovani manager guadagnano in media 2.258 euro contro i 2.853 euro della media europea femminile.

Effetto Matilda: quando il merito sparisce

Negli USA, le donne in posizione dirigenziale guadagnano circa 817 dollari in meno a settimana rispetto ai colleghi uomini con ruoli equivalenti. Quando si esaminano i vertici delle grandi aziende, gli uomini rappresentano il 94% dei CEO delle società S&P 500. Eppure i dati smentiscono ogni assunto di fragilità o inadeguatezza: le donne mostrano una gestione del debito più prudente e consapevole, con un’incidenza delle sofferenze sui prestiti del 3,8% contro il 6,2% degli uomini. La competenza c’è, il riconoscimento, spesso no.

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