Diritto alla salute per tutti durante la campagna vaccinale

salute

Tra i diritti fondamentali riconosciuti ad ogni essere umano vi è, senza alcun dubbio, anche quello alla salute. Ciò vale indipendentemente da status giuridico, appartenenza sociale o di altra natura della persona. Il diritto universale alla cura pubblica, evidentemente urgente e da difendere soprattutto durante la pandemia in corso, costituisce uno dei pilastri della società del diritto. La stessa Corte costituzionale afferma (n.992/1982) che la salute «richiede una completa ed esaustiva protezione» quale base essenziale di un «pubblico servizio» del quale la persona, indipendentemente da qualunque appartenenza, reale o supposta, «ha pieno e incondizionato diritto, e che gli vien reso, in adempimento di un inderogabile dovere di solidarietà umana e sociale, da apparati di personale e di attrezzature a ciò strumentalmente preordinati, e che in ciò trovano la loro stessa ragion d’essere» (Corte costituzionale n.103/1977).

L’universalità della cura e della vaccinazione non sempre vale per tutti

Sotto questo versante sono ricorrenti gli appelli istituzionali e di medici impegnati nella campagna di vaccinazione contro la pandemia che invitano ad avere fiducia nei confronti dello Stato e delle procedure organizzate contro il Covid-19. Il diritto alla salute per essere osservato necessita di un’organizzazione pubblica specifica, di una politica sanitaria inclusiva, universale, adeguatamente finanziata ed espressione delle conoscenze più avanzate in termini medici e organizzativi. Eppure, l’universalità della cura e della vaccinazione non sempre vale per tutti. Vi è senza dubbio la necessità, come afferma ancora la Corte costituzionale (n.267/1998) di un «bilanciamento dell’interesse tutelato da quel diritto con gli altri interessi costituzionalmente protetti» derivanti ad esempio dai limiti di risorse disponibili oppure in ragione delle norme e condizioni sociali che producono forme di separazione se non di emarginazione tra autoctoni e stranieri, ossia tra cittadini e non cittadini. L’esercizio del diritto alla cura e alla salute pare infatti risentire grandemente della sua organizzazione pubblica e della relativa governance in relazione alla volontà politica che governa questo tema e diritto, e poi delle norme vigenti che tendono a produrre separazioni o distinzioni discriminatorie tra uomini e donne in relazione al loro status giuridico e sociale. Per fare un esempio banale, mentre i media nazionali e le istituzioni di ogni ordine e grado organizzano le vaccinazioni e nel contempo invitano la cittadinanza tutta ad avere fiducia nei vaccini, nella scienze e nello Stato, sembrano non considerare adeguatamente, forse per non turbare precari equilibri di maggioranza, la presenza nel Paese di migliaia di persone che vivono condizioni di strutturale marginalità e periferizzazione e che spesso non dispongono di un regolare permesso di soggiorno.

Leggi anche

Sono coloro che, non senza un filo di ipocrisia, vengono chiamati “invisibili”, residenti nelle aree marginali delle periferie sociali del Paese e che mancano dei percorsi di emancipazione e rappresentanza che invece una società democratica dovrebbe garantire a tutti. In pochi si domandano, ad esempio, se sono in corso le vaccinazioni e come peraltro ciò stia avvenendo per i migranti residenti in alcuni insediamenti informali presenti nel Sud, Centro e Nord del Paese. Si tratta di uomini, donne e minori che vivono un’emarginazione grave, denunciata più volte da numerose inchieste e report di carattere nazionale e internazionale, sui quali sembra caduto un inaccettabile silenzio. Non si tratta solo di un dovere etico, cosa in sé già sufficiente. La comprensione di tutti, nessuno escluso, dentro i programmi di vaccinazione non solo è coerente coi dettami della Costituzione italiane e delle varie Convenzioni sui diritti umani ma costituisce l’unica strategia per evitare il persistere della pandemia e della sua straordinaria capacità di diffondersi e di procurare disagi, sofferenze e morte.

Il diritto alla salute è un «ambito inviolabile della dignità umana»

Proprio sulla vaccinazione di tutti i residenti nel Paese, oltre che nel resto del mondo, si gioca la credibilità italiana e dell’Europa, la sua coerenza costituzionale e la partita fondamentale per sconfiggere la pandemia. Il governo dovrebbe infatti sempre ricordare che il diritto alla salute è un «ambito inviolabile della dignità umana» (Corte costituzionale n.185/1998) e che «deve essere riconosciuto a tutti gli stranieri a prescindere dalla loro presenza regolare o non regolare sul territorio italiano, essendo comunque consentito al legislatore prevedere diverse modalità di esercizio dello stesso» (Corte costituzionale n.252/2001).

Diritto alla salute anche per gli irregolari

Come correttamente ricordato in un recente saggio di Gianluca Bascherini e Antonello Ciervo dal titolo L’integrazione difficile: il diritto alla salute e all’istruzione degli stranieri nella crisi del Welfare State, i principi fondamentali che riconoscono il diritto alla salute come universale e inviolabile anche con riferimento ai migranti soggiornanti nel territorio nazionale senza un regola permesso di soggiorno hanno trovato traduzione legislativa nel Capo I del Titolo V del TUIM, intitolato “Disposizioni in materia sanitaria”. Questo intervento normativo ha introdotto un apposito titolo di soggiorno per cure mediche (art.36) e ha diversificato l’assistenza sanitaria per gli immigrati in base a regolarità e durata del soggiorno, distinguendo tra immigrati obbligati all’iscrizione al Ssn, immigrati che possono scegliere se iscriversi al Ssn o stipulare un’assicurazione privata e immigrati non iscritti né iscrivibili al Ssn.

In ogni caso, l’art.35, terzo comma del TUIM stabilisce che agli immigrati “irregolari” sono comunque garantite «le cure ambulatoriali ed ospedaliere urgenti o comunque essenziali, ancorché continuative, per malattia ed infortunio e sono estesi i programmi di medicina preventiva a salvaguardia della salute individuale e collettiva». A questo riguardo, peraltro, come ancora ricordano Bascherini e Ciervo, il TUIM individua specifici settori di intervento e ne fa oggetto di una tutela rafforzata (ad esempio vaccinazioni, profilassi, diagnosi e cura di malattie infettive, tutela della gravidanza, della maternità e della salute dei minori). Proprio il Ministero della salute, con la circolare del 24/03/2000 n.5, ha ribadito che «devono intendersi per cure urgenti quelle cure che non possono essere differite senza pericolo per la vita o danno per la salute della persona, mentre per cure essenziali devono intendersi quelle prestazioni sanitarie e terapeutiche, relative a patologie non pericolose nell’immediato e nel breve termine, ma che nel tempo potrebbero determinare un maggiore danno alla salute o addirittura un rischio per la vita dello straniero».

Applicare la Costituzione per riconoscere il diritto alla cura, alla vaccinazione e all’assistenza pubblica

Insomma la pandemia è pienamente dentro questa linea e per poter immaginare di superare presto la crisi pandemica in corso si deve superare il paradigma del “prima gli italiani o solo i regolari” per entrare dentro quello del diritto universale alla salute e alla cura per tutti, nessuno escluso. Sarebbe dunque necessaria una maggiore attenzione e impegno politico comprendendo nelle politiche governative che determinano le attività di cura, assistenza e vaccinazione tutte quelle famiglie che vivono nel degrado e nella povertà, nell’emarginazione e subordinazione, nell’irregolarità e sono vittime di sfruttamento. È dunque necessario dare piena applicazione alla Costituzione e riconoscere il diritto alla cura, alla vaccinazione e all’assistenza pubblica anche a coloro che vivono nei ghetti di Rosarno, San Ferdinando, Castel Volturno, Vittoria, nelle aree rurali dell’Agro Nocerino, salernitano e pontino, fino all’astigiano, al vercellese, del Veneto e di ogni altra area del Paese dove esiste una marginalità che rischia di trasformare quei residenti nei “mai vaccinati”, ultimi della fila e per questo condannati alla malattia e a volte alla morte.

La pandemia come opportunità per sconfiggere le disuguaglianze

Ciò contribuirebbe a immaginare la pandemia non solo come una malattia da sconfiggere bensì una opportunità per costruire un Paese più inclusivo, giusto e coeso sotto il profilo sociale e civile, per una democrazia di fatto coerente e correttamente applicata e non solo in punta di diritto. Ciò significa anche affrontare finalmente e superare i problemi riconducibili alle inefficienze delle amministrazioni pubbliche nel fornire adeguate informazioni agli immigrati riguardo i loro diritti, in campo sanitario e non solo, e nel risolvere le differenze culturali che generano difficoltà di comunicazione con il personale ospedaliero, difficoltà che richiederebbero un maggior impegno sul terreno della mediazione linguistica e culturale da parte delle strutture sanitarie.

Ultime notizie
nft
Diritto

NFT: le opere d’arte e il diritto. Il ruolo dei musei

L’opera d’arte nell’epoca degli NFT Walter Benjamin nel saggio del 1936 “L’opera d’arte nell’epoca della sua riproducibilità tecnica” affronta, tra i primi, la criticità della...
di Alessio Briguglio*
nft
upskilling
Economia

Upskilling nella Pubblica amministrazione tra esigenze, opportunità e rischi

L’upskilling, ovvero il miglioramento del profilo professionale, nella PA può tradursi in un investimento per la crescita dell’intero settore pubblico, in un’ottica di maggiore fluidità e intercambiabilità di ruoli e mansioni. Importante è far corrispondere alla crescita delle competenze anche progressioni di carriera.
di Simone Cannaroli
upskilling
continete africano
Mondo

Social media e movimenti di protesta nel continente africano

Il continente africano sta registrando negli ultimi anni un incremento delle proteste giovanili, dovute non solo alla marginalizzazione dei giovani dalla vita politica ed economica: una maggiore accessibilità ad Internet data dalle reti mobili e la diffusione dei social network hanno facilitato le organizzazioni e il dibattito pubblico.
di EMANUELE ODDI
continete africano
anac
Criminalità e contrasto

Anac presenta oggi la sua Relazione annuale alla Camera dei Deputati

Anac presenta oggi la Relazione sulle attività svolte e traccia un bilancio della corruzione in Italia nel 2021. Il nostro Paese migliora di 10 posizioni nell’Indice della percezione della corruzione, ma il Presidente di Anac Busìa pone l’accento sulla importanza di prevenire la corruzione.
di redazione
anac
sughero
Ambiente

Foreste di sughera, una risorsa da difendere per la rinascita dei territori rurali

In Sardegna si concentra circa l’85% delle foreste italiane di sughera, e nel Nord Est è presente la gran parte del patrimonio regionale. Il Report presentato oggi da Eurispes documenta la crisi del settore del sughero nei territori coinvolti e ne valorizza potenzialità e risorse, in primis quelle ambientali e turistiche.
di Carlo Marcetti*
sughero
guardia di finanza
Criminalità e contrasto

Guardia di Finanza, azione costante a tutela di spesa pubblica e cittadini

Per il 248esimo anniversario della sua fondazione, la Guardia di Finanza pubblica un bilancio operativo relativo agli interventi del 2021 e dei primi 5 mesi del 2022. Nel periodo di riferimento, la Guardia di Finanza ha eseguito più di un milione di interventi ispettivi che hanno dato origine a circa 74 mila indagini a contrasto di illeciti in campo finanziario ed economico e delle infiltrazioni criminali.
di redazione
guardia di finanza
Economia

Politiche per la coesione, una sinergia con il Pnrr per la crescita

Il 10 giugno scorso l’Italia ha trasmesso il testo finale dell’Accordo di Partenariato 2021-2027. Il documento, presentato in una sua prima versione...
di Claudia Bugno*
Africa criptovalute
Economia

Africa 2022: il ruolo delle criptovalute

In Africa le criptovalute crescono in maniera costante, tanto che la Repubblica Centrafricana ha adottato la criptovaluta bitcoin come moneta nazionale. Ma se da un lato la criptovaluta incentiva il movimento di denaro per imprese e rimesse provenienti dall’estero, dall’altro pesano le carenze in infrastrutture energetiche e regolamentazione.
di Emanuele Oddi
Africa criptovalute
infrastrutture
Infrastrutture

Infrastrutture, migliorare la comunicazione tra Stato e Regioni per ottimizzare gli interventi. Intervista al Sen.Mauro Coltorti

Le infrastrutture italiane registrano ancora un divario importante tra Nord e Sud secondo il Sen. Mauro Coltorti, divario che forse nemmeno il Recovery riuscirà del tutto a sanare. Gli strumenti per intervenire sono in primis una maggiore comunicazione tra Stato e Regioni, innovazioni e legalità.
di Salvatore Di Rienzo
infrastrutture
nextgenerationeu
Europa

NextGenerationEU, innovativo anche nelle strategie di finanziamento

NextGenerationEU è un piano innovativo, che guarda al futuro anche nelle forme di finanziamento: si utilizzeranno i proventi delle autorizzazioni alle emissioni di gas serra, della tariffa sul carbonio dei prodotti importati altamente inquinanti, nonché i profitti residui delle multinazionali.
di Claudia Bugno*
nextgenerationeu